Risposta aperta ad Arcigay

Risposta aperta alla “Lettera aperta dell’Arcigay ai cattolici italiani”, 13.01.2011

alla “Lettera aperta dell’Arcigay ai cattolici italiani”, 13.01.2011

Signori,

Leggendo la vostra  “Lettera aperta dell’Arcigay ai cattolici italiani” e al comunicato relativo, mi sono sentito chiamato in causa come cattolico, ed essendo la lettera “aperta” rispondo in modo altrettanto “aperto” e con sincero piacere.

Ad una prima lettura sembra che vogliate dire “mettiamo da parte ciò che ci divide e cerchiamo di portare avanti insieme ciò su cui possiamo essere d’accordo”.  Da un lato dite che il problema riguarda solo le violenze fisiche quali discriminazioni violente, incarcerazioni, reato di omosessualità e torture; l’invito al dialogo sarebbe solo su questi punti, mettendo da parte altre questioni quali invece quella del matrimonio omosessuale, meno condivisa; per fare questo invitate i cattolici a condividere attivamente la proposta franco-olandese citata e a prendere le distanze dalla Chiesa (“Vaticano”) in quanto le posizioni da questa sollevate sarebbero infondate.

Ma analizzando meglio il testo ho rilevato che il documento da voi proposto non tratta solamente di criminalizzazione degli omosessuali, torture, e incarcerazioni, ma comprende ampiamente proprio la questione del matrimonio omosessuale, che invece dichiarate nella lettera di voler “mettere da parte”, in nome del dialogo.

Non capisco, infine, per quale ragione la lettera si esprime con un “voi” contrapponendo così cattolici e appartenenti ad Arcigay, dando per scontato che non possano esserci persone cattoliche in Arcigay e mi chiedo allora se facciate qualche discriminazione nella vostra associazione, non ammettendo persone cattoliche. Potete chiarire la ragione di questo voi-noi?

Ma sono comunque entusiasta della vostra proposta aperta e dialogante: dialogare vuol dire, innanzitutto, capire le ragioni dell’altro. Vi invito dunque a rispondere alle questioni, allegate di seguito, che ho formulato. Spero di ricevere una risposta non generica e analitica quanto lo sono state le mie argomentazioni, in modo da intavolare un dialogo veramente franco e aperto, e soprattutto approfondito.

In attesa di vostro chiarimento, nel quale confido fermamente e che mi impegno fin d’ora a pubblicare, vi saluto con gioia e amicizia.

Fabrizio Sebastiani.


Prova di invio della notifica di questa lettera ai responsabili di Arcigay (le parti in grigio sono state oscurate per motivi di privacy) - CLICCA SULL'IMMAGINE PER INGRANDIRE

Fonti e riferimenti:

Domande e questioni:

  1. Nel § 4 della [LA] dite che la [P-ONU] sarebbe stata “sottoscritta da tutta l’unione europea e da molti altri stati“. Siete in grado di documentare analiticamente questa affermazione?
    L’espressione “tutta l’unione europea” dovrebbe voler dire “tutti gli stati dell’Unione” che sono ben 27 e che non risulta da nessuna fonte aver tutto sottoscritto tale dichiarazione [P-ONU]. Se invece “tutta l’unione europea” vuol dire la UE in quanto soggetto, ancora una volta, non risulta sottoscritta da nessuna fonte. Invece dalle fonti risulta che sia stata proposta solo da Olanda e Francia e che poi non abbia avuto alcun seguito. Siete in grado di documentare quali stati esattamente l’hanno sottoscritta, come affermate?
    In che modalità, ad esempio, l’avrebbe sottoscritta l’Italia che appartiene alla UE?
    Quali sarebbero i “molti altri paesi” di cui parlate? Siete in grado di documentarlo uno per uno, esibendo opportuni riferimenti ufficiali?
  2. Nel § 3 della [LA] dite:
    “Non vogliamo in questa sede trattare questioni oggetto di un lungo dibattito politico come il matrimonio, le unioni civili, l’adozione, l’omogenitorialità e l’uguaglianza”
    e al paragrafo § 6 [LA] dite che la [P-ONU]  “non cita mai né matrimoni, né adozioni”.
    Queste due vostre affermazioni sembrano decisamente in contrasto netto con i seguenti fatti:

    1. Il § 2 [P-ONU] richiama il § 2 della [DUDO] che a sua volta richiama il § 16 della stessa [DUDO]. Ora quest’ultimo parla del matrimonio fra un uomo e una donna, il che di per se, escluderebbe perentoriamente il matrimonio omosessuale.
      Tuttavia il § 2 [P-ONU] dice esplicitamente “che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” questo aprirebbe la strata a dichiarare “l’identià di genere” (espressione inesistente nel [DUDO]) come ulteriore criterio di applicazione per i diritti umani e di conseguenza, essendo il matrimonio un diritto umano per il § 16 del [DUDO], questo stesso articolo diverrebbe superato in quanto aggiornato dal nuovo § 2 del [P-ONU]. In questo modo il matrimonio omosessuale diventerebbe automaticamente un “diritto umano fondamentale”, cosa che attualmente non è.
    2. Il § 3 della [P-ONU] dice di “riaffermare” dei principi: però alla fine del paragrafo usa l’espressione “identità di genere”, che invece non esiste da nessuna parte nella [DUDO]. L’introduzione della [P-ONU] non riaffermerebbe tanto delle cose ma introdurrebbe ex-novo una nuova forma di criterio per i diritti umani tout-court (quindi anche per il diritto al matrimonio per il § 16 del [DUDU]) basato appunto sulla espressione giuridicamente nuova della “identità di genere” che entrerebbe così a far parte di un nuovo criterio per tutti i diritti umani, compreso quello al matrimonio.
    3. Il § 6 della [P-ONU] è ambiguo: dice che le “violazioni dei diritti umani” vengono condannate “in particolare” rispetto a tutta una serie di barbarie, ma poi sono “inclusi“ anche la “privazione di diritti economici, sociali e culturali”,  espressione molto generica che può comprendere facilmente anche in diritto al matrimonio (configurabile come diritto sociale). Dunque questo articolo pur non citando espressamente il matrimonio, sembra proprio comprenderlo ampiamente.
    4. I § 3, 4, 8, 10, 12 della [P-ONU] usano spesso l’ “identità di genere” e “orientamento sessuale” come espressioni generiche, non riferendosi quindi solo alle violenze quali incarcerazioni, torture, criminalizzazione degli omosessuali etc.. ma includendo genericamente tutti i “diritti umani”, quindi anche quello al matrimonio.
    5. I § 5, 9, 11  della [P-ONU] si riferiscono a tutta una serie di barbarie quali criminalizzazione dell’omosessualità, torture, e altre violenze gratuite. Questi paragrafi, da soli, avrebbero potuto essere sufficienti nel loro intento. Non si capisce perché debbano essere integrati insieme a tutti gli altri paragrafi della [P-ONU] che invece sembrano decisamente includere maggiori prospettive e ampliamento di diritti, fra cui proprio quello al matrimonio.
    6. Il § 12 e 13  della [P-ONU] parlando genericamente di “diritit umani” (ivi incluso dunque il “diritto al matrimonio”) e afferma di voler sottoporre a indagine tutti quegli Stati che non rispettano questa norma, quindi anche tutti gli Stati dove non è riconosciuto il diritto al matrimonio omosessuale: un modo, cioè, di iniziare a stigmatizzare e mettere fuori legge tutti gli Stati che non ammettono il matrimonio omosessuale.
  3. Il [DIL-RES] risulta di incomprensibile contestualizzazione nel § 9 [P-ONU]. L’unico punto applicabile del [DIL-RES] è il punto 1 in quanto il 2 e 3 rimandano a questioni giuridiche e procedure legali interne degli USA. Tale punto 1, però, non risulta dire niente di più di quanto non sia già scritto nella [P-ONU] nel suo complesso. In che modo pensate che questo documento sia pertinente?
  4. Nel § 8 della [LA] dite:
    “Ci permettiamo pertanto di rivolgerci a voi [cattolici, NdR] per stimolare una riflessione finalizzata all’affermazione e alla tutela dei diritti umani fondamentali e la salvaguardia della vita e della libertà di molte donne e uomini che subiscono questo genere di violenze,….”
    Queste violenze, a cui vi riferite, sembrano non essere riferite solo torture, reato di omosessualità, e incarcerazioni ma a diritti generici: questi includono anche il presunto “diritto al matrimonio”? Ossia, la negazione del “diritto al matrimonio” per gli omosessuali la considerate nel contesto di questa frase una violenza?
  5. Nel § 11 della [LA] dite:
    “Non esiste pace senza giustizia, non esiste promozione umana senza l’affermazione e il rispetto dei diritti fondamentali di ogni donna e uomo, indipendentemente dal credo, dalla razza, dalla condizione, dal genere e dall’orientamento sessuale”.
    Fa molto piacere l’uso di espressioni come “non c’è pace senza giustizia” e il concetto di “promozione umana”. Alcune cose, però, risultano incomprensibili e meritano un chiarimento:

    1. Dite, giustamente, che i diritti fondamentali appartengono a ogni donna e uomo, ma subito dopo dite anche “dal genere”: ma il genere distingue proprio la donna dall’uomo: perché ripetere due volte la stessa cosa?
    2. La parola “condizione” mi risulta decisamente generica e onnicomprensiva: cosa si intende esattamente per condizione? E’ chiaro che ognuno di noi ha in qualche maniera almeno una condizione che lo differenzia dagli altri: ma è possibile che una differenza così generica diventi un problema? Questo aprirebbe al paradosso che ogni differenza “di condizione” tra gli uomini diventi ingiustizia. Potete precisare meglio questo concetto?
    3. L’espressione “diritto fondamentale” include anche il diritto al matrimonio? Se così fosse se ne deduce che quelle legislazioni che non prevedono il matrimonio omosessuale sarebbero contro la “promozione umana”. E’ corretta questa interpretazione?
  6. L’articolo § 16 del [DUDU] recita:
    Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
    Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
    La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

    Tale articolo, da solo, esclude il diritto al matrimonio omosessuale a meno di non interpretare l’espressione “Uomini e donne” come sinonimo di “tutte le persone”. Ma in questo caso non si capisce per quale ragione sia stata usata la prima espressione invece della seconda, ne possiamo immaginare come nel 1948 poteva intendersi in senso estensivo.
    Siete disponibili, come precondizione al dialogo che avete lanciato, a rinunciare a ogni interpretazione non estensiva di tale articolo riguardo l’espressione “Uomini e donne”?
  7. AGGIORNAMENTO DEL 15 gennaio 2011: Dopo accurate ricerche mi sono accorto che pare  non esista nessun documento ufficiale in merito a questa “proposta franco-olandese”: ne esistono varie versioni, comunque simili e ufficiose, diffuse pare in internet da chissà quale ufficio diplomatico o politico, fra cui quella da me linkata e referenziata sopra.
    Mi chiedo come si può lanciare una proposta di dialogo basandola su un documento vago, non reperibile ufficialmente da nessuna parte e, quindi, su cui non è possibile
    neanche discutere perchè non si ha un vero testo! E’ questo un serio confronto di discussione? Come si può dialogare su un documento che, ufficilamente, non esiste e non è pubblicato? Che genere di “dialogo” state proponendo davvero? Un dialogo su che cosa?

AGGIORNAMENTO DEL 28 gennaio 2011: Non avendo ricevuto ancora risposta alcuna circa questo “dialogo”, ho sollecitato ancora una volta, come dimostra il seguente screenshoot:


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