Welby ci chiede umiltà
26 dic 2006

Il caso welby si è chiuso. Tragicamente, come i Radical-Strumentalizzatori avevano previsto (o sperato). La discussione, da ambo le parti, ha assunto, in perfetto stile italiota (eufemismo, da italico e idiota) alti livelli di intransigenza e pregnanza ideologica.
Nessuno si è comportato bene, forse neanche il povero Welby. Ma lui, ormai è fuori dalla scena. Nell’altro mondo. Rimaniamo noi.
I Radicali hanno vergognosamente, indignitosamente, pornograficamente strumentalizzato la morte in modo irrispettoso e indicibile. Ma almeno hanno messo in luce una contraddizione, un “buco” nella nostra legislazione che deve in qualche modo essere colmato.
I politici strombazzano a destra e a sinistra (e al centro!) le solite ideologie in nome del “difesa della vita”, “libertà di scelta”, tutte cose che, approfondendo, perdono la loro superficiale retorica e lasciano solo confusione in mente.
La Chiesa non ha fatto altro che ribadire la sua posizione di sempre, e non si è risparmiata una ignobile e burocratica sentenza di negare i funerali religiosi [1], in nome dei freddi articoli del diritto canonico; poteva almeno fare un gesto di clemenza, non solo per pietà, ma anche per opportunità visto che la richiesta di funerale religioso, a mio avviso, è stata una pura provocazione, nella quale dunque la Chiesa sarebbe caduta con tutti i piedi, viste poi le perplessità che la decisione del rifiuto ha generato negli stessi fedeli.
Io, invece, su questa storia non ci ho capito un gran chè. E mi sento meno sicuro di due mesi fa. Ho già espresso il mio favore verso l’eutanasia passiva in precedente post, ma in verità non sono così sicuro di quello che ho scritto.
Invece qui tutti parlano e sono sicuri di quello che dicono: tutti fanno a gara su chi mostra più sicurezza. Ho visto solo tanta ideologia scontrarsi, poca ragione e poca carità cristiana laddove avrebbe dovuto esserci e tanta voglia di attaccare la controparte piuttosto che portare avanti un pensiero nuovo, oppure, più semplicemente, fare un atto di umiltà.
Un atto di umiltà che ammettesse di essere confusi, di essere senza una certezza; nessuno ha detto di voler capire meglio, di voler studiare di più, prima di pronuncarsi. Nessuno ha detto di sentirsi debole nel pensiero e nelle certezze. Tutti superuomini, sul caso Welby. Tutti pronti a dire “si” , “no”.
Il caso Welby, essendo un caso limite, un caso di frontiera, forse, ci insegna che dovremmo abbandonare alcune nostre certezze. Avere umiltà. Umiltà verso noi stessi e le nostre certezze. A non vergognarsi, quando necessario, a dire che ci sentiamo impotenti e spossati.
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