Turchia in Europa?
26 nov 2006
Medio Oriente, Politica, Societa e Cultura No Comments
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In questi giorni non si parla d’altro che della Turchia, del processo di adesione all’Unione e della visita del Papa nei prossimi giorni.
La Turchia chiede da anni di entrare nell’Unione Europea. E’ un paese proiettato verso la modernità, con voglia di cambiare e tante speranze per il futuro. Fra i paesi mussulmani è certamente quello che più di tutti è “vicino” alla storia e alla cultura europea. Ma essere vicino, non vuol dire essere europeo: è un paese di confine, da tutti i punti di vista. Il fatto che sia un paese mussulmano non è il vero problema: è un paese che ha fatto della laicità quasi una religione di stato (cosa oltremondo anomala).
L’ Unione Europea, con il suo grande mercato, competitività, e soprattutto pace, è un progetto interessante, un esperimento riuscito unico al mondo, con un forte carico ideale, nonostante le tante difficoltà. E noi europei siano al contempo felici e coscienti di questo. Il desiderio di altri paesi di voler entrare ci onora.
Entrare in Europa, però, non vuol dire solo entrare in un club economico. Vuol dire condividere valori comuni. E su questi non ci sono sconti.
La UE pone a questo paese molte giustissime condizioni per poter entrare. Eccone alcune:
- pieno riconoscimento di Cipro
- limitazione del potere dei militari sul potere politico
- abolizione della pena di morte
- maggiore tutela per i detenuti e riforma delle procedure penali (nelle carceri turche si pratica ancora la tortura)
- pieno riconoscimento delle libertà religiose, ancora parziali e imperfette
- riconoscimento, rispetto e tutela delle minoranze, ad esempio quella curda
- riconoscimento della “questione Armena“
- maggiore libertà di espressione e di stampa: ad esempio abolizione del reato “attentato alla turchità”, una forma fortemente rafforzata di “vilipendio alla nazione” che di fatto lascia ampio spazio interpretativo per la repressione delle idee e limitazione della libertà di stampa
su tutte queste cose, sia il governo che la società turca non sembrano molto entusiaste. Sembrano o non accettarle o accettarle a forza, giusto per “accontentare” l’Europa e poter entrare. Non sono pronti nel profondo della propria coscienza ad accogliere queste condizioni, con entusiasmo e speranza, ma come un “boccone amaro” da mandar giù. Questo perchè evidentemente non condividono questi punti.
Inoltre i turchi hanno un fortissimo orgoglio e senso nazionale: ma qualcuno dovrebbe spiegare loro che uno dei valori fondamentali dell’Europa è proprio il superamento dei valori nazionali a favore di valori sovranazionali e che necessariamente alcuni dei primi dovrebbero essere rivisti.
Noi europei non dobbiamo imporre alla società turca questi cambiamenti se essi non sono “sentiti” dal basso. Diversamente si rischierebbe un fallimento dei valori europei e anche di quelli turchi. Saremmo tutti insoddisfatti. Il popolo turco deve essere ben informato e cosciente che entrare in Europa vuol dire cambiare alcune cose della loro società.
Da parte sua l’ Euorpa non può continuare a prendere in giro la Turchia: se essa non è in condizioni di entrare, bisogna dirlo chiaramente. Nel frattempo la società turca deve interrogarsi su cosa vuol fare. Mi perplime molto che in tuchia non si parli di sottoporre queste “riforme” complessive a un referendum popolare: comunque vada il risultato, sarebbe una vittoria di tutti. E invece sembra che in quel paese il governo voglia seguire delle logiche sue. L’ Europa dovrebbe invece pretendere un tale referendum.
Non si possono considerare solo motivi di ordine militare-difensivo ed economico (gli unici veri motivi che spingono fortemente la Turchia in Europa) e per questo sacrificare in nome di essi i principi fondamentali dell’Europa.
Finiamola con questa farsa dell’entrata della Turchia in Europa: i tempi non sono maturi: sembrano essersene accorti tutti, tranne le diplomazie che formalmente continuano a rincorrersi, giusto perchè nessuno vuole accollarsi la “colpa” di aver fatto fallire il processo, scaricando la controparte.
Ma cosa fare per uscire dallo stallo ? Una Tuchia definitivamente fuori non sarebbe d’interesse per nessuno. Penso di avere un proposta risolutiva in tal senso… ma ne parlerò in un altro post, perchè riguarda più l’Europa in se, che la “questione turca”.
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