Ti amo così tanto che…

5 Comments

Ti amo così tanto che…. farei di tutto per averti.

oppure:

Ti amo così tanto che… sarei disposto perfino a rinunciare a te.

Quale dei due è un amore più grande? Quale è il valore profondo della rinuncia? Ha un valore in amore?

La rinuncia è un sacrificio: ora non basta che un sacrificio sia “scelto liberamente” per essere libero; un sacrificio è autenticamente libero solo se gli attribuiamo un significato, per un bene più grande.

Voi che ne pensate?

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  1. Cri
    12 ago 2010 @ 09:12:05

    credo che ci siano 2 tipi di amore che si possono esprimere in 2 frasi:
    - Ti amo perchè ho bisogno di te,
    - Ho bisogno di te perchè ti amo.
    La prima è tipica dell’amore adolescenziale, l’ idealizzazione dell’altro che risolve tutti i propri bisogni. All’inizio di un’amore c’ è sempre questa fase.

    La seconda frase è tipica dell’amore maturo, della coppia che ha attraverso difficoltà ed i partner sono pronti a vedere l’altro per quello che è. Il bisogno dell’altro è basato su un sentimento profondo.
    Quando puoi dire di essere innamorato veramente?
    Quando non puoi fare a meno dell’altro. Sono d’accordo.

    Per le tue frasi, caro Fabrizietto, è per me evidente che la prima su basa su un atto egoistico nel vedere l’altro come l’oggetto da concquistare senza considerare i suoi sentimenti.
    La seconda invece si basa su un processo di abnegazione, per la tua felicità sarei disposto a tirarmi indietro.
    Sono entrambe situazioni in cui l’amore non è corrisposto, sono quindi dei legami unilaterali, molto spesso basati su una idelizzazione dell’altro.
    Quando una persona è in una o nell’altra situazione si trova in una situazione di sofferenza e comunque che si opti per la conquista ad ogni costo o per l’abnegazione, siamo cmq nel tipo di amore “Ti amo perchè ho biosgno di te”.
    Un forte abbraccio,
    Cristina

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  2. Fabrizio
    12 ago 2010 @ 09:42:21

    Interessanti le tue osservazioni… alle quali non avevo pensato. Più che altro mi interrogavo sul significato profondo che c’è fra l’amore, la rinuncia, il sacrificio e la libertà. Quando la rinuncia in amore è per un bene più grande? Mi sono infatti accorto che intendevo per “amore” quello di tipo “erotico”, non nel senso carnale, ma come rapporto fra soggetto che desidera e oggetto del desiderio: l’eros è un aspetto positivo in quanto “motore” dell’amore stesso; ma come dici tu, se è da solo, può trasformarsi in egoismo.
    Grazie per le tue parole.

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  3. Massimiliano
    17 ago 2010 @ 16:53:57

    Portando avanti il ragionamento di Cri, sul fatto che sia nel “farei
    di tutto”, sia nell’abnegazione, c’è come elemento comune la
    sofferenza, e dunque l’egoismo, si può argomentare che sia nell’amore
    tipo “ti amo perchè ho bisogno di te”, sia nel ” ho bisogno di te
    perchè ti amo”, c’è come elemento comune il “bisogno” di avere
    l’altro, e dunque sempre egoismo. Così alla fine l’amore, anche quello
    teoricamente “maturo”, si rivela egoismo. E qui giungiamo al
    paradosso, perchè l’amore maturo – il volere il bene altrui – è
    esattamente il contrario dell’egoismo – volere il bene mio-.
    L’equivoco nasce dall’aver identificato troppo sommariamente lo stato
    di sofferenza come sintomo di egoismo (conclusione di Cri), così come
    identificare lo stato di bisogno con un inevitabile assetto egoistico.
    Ma il semplice fatto di provare dolore o bisogno (dell’amato)
    significa essere egoisti? Osservo innanzitutto che, in ultima analisi,
    la sofferenza si traduce sempre nel bisogno di qualcosa che ci manca,
    e che l’equivalenza: sofferenza=bisogno=egoismo non è sempre vera.
    Infatti, si può provare bisogno e sofferenza, come sensazione
    primaria, biologica o psicologica, ma optare in modo diverso (nella
    scelta sta la possibilità propriamente umana e quindi etica):
    1) puntare innanzitutto sull’eliminazione di tale bisogno/sofferenza, a
    mio diretto vantaggio, e questo è l’atteggiamento egoistico, di chi
    cerca appunto il benessere del proprio io;
    2) oppure, ponderando con la ragione l’impulso primario, scegliere consapevolmente per il bene altrui, sacrificando sè: questo è “volere il bene” dell’altro, non di
    sè, almeno direttamente. Ho specificato “almeno non direttamente”
    perchè riuscire a “rinnegare se stesso e prendere la propria croce”,
    quando fatto liberamente in ossequio a valori morali, e non
    semplicemente subito, è un atto che eleva molto interiormente e può
    far sgorgare un’inaudita beatitudine nel cuore della sofferenza: non
    la elimina, ma le dà un senso, nobilitando quel dolore; in qualche
    modo, quel dolore diventa sacro: è questo appunto il senso
    dell’autentico sacrificio: “sacrum facere”, rendere sacro.

    Infine, la mia risposta all’interrogativo di Fabri: per me la risposta
    è la sintesi delle due prospettive: “ti amo al punto che farei di
    tutto per te, perfino accettare di perderti”.

    - Massimiliano

    Rispondi

  4. Fabrizio
    18 ago 2010 @ 16:47:04

    @Massimiliano: non vedo come la formula che tu proponi possa essere una sintesi delle due prospettive. Infatti quando ho scritto “Ti amo così tanto che… sarei disposto perfino a rinunciare a te. “ la intendevo esattamente nel mondo che scrivi tu: “ti amo al punto che farei di tutto per te, perfino accettare di perderti”…. cioè nel senso che si, sono disposto a fare molto…. perfino alla rinuncia. Non è un amore che mettere la rinuncia al primo posto, anzi all’ultimo.

    Grazie per le tue osservazioni.

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  5. mary
    09 set 2010 @ 12:50:21

    riprendendo il punto 2 di massimiliano quando dice: “rinnegare se stesso e prendere la propria croce ……. è un atto che eleva molto interiormente e può
    far sgorgare un’inaudita beatitudine nel cuore della sofferenza” . l’inaudita beatitudine nel cuore della sofferenza non l’ho mai provata, forse perchè è un sentimento molto profondo e io non sono mai arrivata a tanta profondità, dunque un mio limite.
    Ciò che conosco è invece la necessità di rinunciare all’oggetto per proprio amore perchè questo comporta meno sofferenza che trattenerlo.
    sarebbe interessate conoscere ciò che sta tra la minore sofferenza e la beatitudine.

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