09 ott 2011
FabrizioReligione Fede Chiesa, Societa e Cultura Dignità Umana, Felicità, Relativismo, Santi, Schiavi moderni, Suicidio
Della morte di Steve Jobs se ne è parlato molto. Anche da un punto di vista della fede cristiana. In questa prospettiva ne ha parlato, tanto per fare qualche nome Famiglia Cristiana, Antonio Socci, La Bussola Quotidiana. Condivido in particolare, per profondità di pensiero, il post sul blog di Antonio Spadaro, che ha rimarcato come la sua visione della vita e della morte sia assolutamente non banale. Per chi ha fede è non banale proprio perché detto da un non credente.
Al di la di certe polemiche, ci sono comunque parole (soprattutto nel ormai famoso discorso “siate affamati, siate folli”) che possono suonare come vicine ad atteggiamenti simili a quella di certi santi. L’uomo credente non può non vedere in quelle parole molti molti elementi cari proprio alla fede. More
09 dic 2010
FabrizioArte, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Cinema, Filosofia, Suicidio

Mario Monicelli, suicidatosi in questi giorni
Il suicidio di Monicelli mi ha fatto documentare e incuriosire sulla vita e il pensiero di questo personaggio. Dopo il post «Presidente, per quanto tempo ancora?» ho ascoltato una intervista a Mario Monicelli a Raiperunanotte. Si parla dell’Italia, del Duce, di Berlusconi…
Sono completamente d’accordo con tutto quello che il grande regista dice fino a 2’00″. Ma poi prosegue (trascrivo il resto):
Giornalista: …non sento speranza dalla sue parole, maestro….
Monicelli: La Speranza è un trappola. E’ una brutta parola. Non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni. More
03 dic 2010
FabrizioEtica, Filosofia, Politica, Societa e Cultura Dignità Umana, Etica, Fine vita, Libertà, Politically correct, Pseudolibertà, Relativismo, Suicidio
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana
On. Giorgio Napolitano.

Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Signor presidente, lei ha affermato in questi giorni che il gesto di Mario Monicelli di porre fine alla sua vita sarebbe “un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare” [1].
Le ricordo, Signor Presidente, che Mario Monicelli non era una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. Le ricordo, Signor Presidente, che anche lei non è una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. Anzi il primo cittadino di questo paese. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. More
15 mar 2010
FabrizioEtica, Societa e Cultura Amore, Libertà, Pseudolibertà, Suicidio
Giappone. La patria dei suicidi. Uno ogni quarto d’ora. Anche la politica inizia a prendere sul serio coraggio il problema e a parlarne pubblicamente, abbattendo un tabù.
Non è raro che all’ingresso di una stazione della metropolitana di Tokyo si veda l’annuncio di un ritardo a causa di un “ginshinjico”, ossia un “incidente con una persona”: è la formula eufemistica con cui si definisce il suicidio di chi si è gettato tra i binari al passaggio di un treno. L’annuncio è ormai di routine. Il corpo viene rapidamente portato via, i moduli di polizia riempiti in tutta fretta e la circolazione riprende in tempi brevi, frenetica ed efficiente come sempre.
[...]
In un recente dibattito televisivo a cui hanno partecipato tre giovani donne che avevano tentato il suicidio, una di esse, la 26nne Shinohara Eiji, ha raccontato il suo dramma, iniziato alle scuole medie superiori dove era presa in giro perché grassa. La continua umiliazione, anno dopo anno, la portò alla decisione di togliersi la vita. Al ritorno a casa dall’ospedale dove era stata ricoverata con le vene dei polsi tagliate, fu accolta dal padre che l’abbracciò. Era la prima volta in tutta la sua vita che riceveva un abbraccio da suo padre [in giappone e in genere in oriente il contatto fisico è rarissimo e anzi evitato, anche tra gli affetti in famiglia, NdR]. “Non ci siamo detti una parola, ma in quel momento, tra le sue braccia, ho capito che la vita era bella e degna di essere vissuta”.
Tutte e tre le giovani si sono trovate d’accordo nel ritenere che ciò di cui avrebbero avuto bisogno per vincere la disperazione era “ai o kometa osekkai”. “Ai o kometa” significa “essere accompagnate, motivate, dall’amore”, mentre “osekkai” vuol dire “essere oggetto di interesse e di cura”: un modo giapponese per far capire che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che si fosse interessato con amore dei loro problemi. In parole più semplici, un po’ di amore le avrebbe trattenute da quel gesto estremo.
[fonte]
Infondo è questo che desideriamo tutti. E’ ciò che da senso alla vita: un abbraccio d’amore.
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