Lettera all’Industria Chimica

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Una ragazza mi ha chiesto perchè “non si dovrebbero” usare i contraccettivi, adducendo i soliti argomenti di libertà, di autonomia, di decidere con la propria testa etc…

In realtà decidere se una cosa è bene o male non è roba da regolette su cosa si “dovrebbe” o “non si dovrebbe fare”, e basta: troppo moralistico. Bisogna invece analizzare in profondità le cose, capire davvero “cosa c’è dietro”, esserne coscienti. Perchè di questi argomenti nessuno ne parla sul serio. Per risponderle ho preferito usare il genere letterario della lettera, indirizzato a un destinatario del tutto inusuale. More

Eugenetica libera e democratica

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Matthias Bloechle è un ginecologo tedesco che fra il 2005 e il 2006 «aveva seguito nel suo centro di medicina della riproduzione o “Kinderwunschzentrum” a Berlino tre coppie con una predisposizione a malattie genetiche, delle quali una aveva già una figlia handicappata, e trasferito nell’utero delle donne in questione solo embrioni rivelatisi “sani” dopo una PID» [1]

PID vuol dire “Preimplantation Genetic Diagnosis”, Diagnosi Genetica Preinpianto. Detto in altro modo: butto gli embrioni malati, impianto quelli sani, visto che comunque devo fare una qualche “scelta”. More

…ma Voltaire non l’ha mai detto!

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Tomba di Voltaire al Panthèon di Parigi

Nel precedente post «Voltaire si rivolta nella tomba» ho fatto alcune considerazioni circa la famosa citazione attribuita al filosofo francese: «Non condivido le tue idee ma sono pronto a morire affinché tu possa avere il diritto di esprimerle».

Si tratta, come ho già detto di una frase citata all’infinito, nota da tutti dai banchi di scuola. Ma Voltaire non l’ha mai detta! Si tratta infatti di una citazione apocrifa, come documento efficacemente con opportune fonti da Wikipedia in Inglese [1] di cui ho tradotto un passaggio: More

Presidente, per quanto tempo ancora?

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana

On. Giorgio Napolitano.

Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Signor presidente, lei ha affermato in questi giorni che il gesto di Mario Monicelli di porre fine alla sua vita sarebbe “un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare” [1].

Le ricordo, Signor Presidente, che Mario Monicelli non era una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. Le ricordo, Signor Presidente, che anche lei non è una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. Anzi il primo cittadino di questo paese. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. More

Non rispetto le idee degli altri

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Questo post è lungo; se non volete scandalizzarvi troppo avete due possibilità: non leggerlo affatto :roll: o leggerlo tutto 8-O

Il contrasto di ideeIn questa società politicamente corretta ci viene continuamente ripetuto che bisogna rispettare le idee degli altri. Che se non lo facciamo la società rischia il baratro della violenza. Che se non lo facciamo siamo degli intolleranti, dei fanatici, dei fondamentalisti. Che tutto il male del mondo viene dal mancato rispetto per le idee di chi la pensa diversamente da noi. More

Ai o kometa osekkai

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Giappone. La patria dei suicidi. Uno ogni quarto d’ora. Anche la politica inizia a prendere sul serio coraggio il problema e a parlarne pubblicamente, abbattendo un tabù.

Non è raro che all’ingresso di una stazione della metropolitana di Tokyo si veda l’annuncio di un ritardo a causa di un “ginshinjico”, ossia un “incidente con una persona”: è la formula eufemistica con cui si definisce il suicidio di chi si è gettato tra i binari al passaggio di un treno. L’annuncio è ormai di routine. Il corpo viene rapidamente portato via, i moduli di polizia riempiti in tutta fretta e la circolazione riprende in tempi brevi, frenetica ed efficiente come sempre.

[...]

In un recente dibattito televisivo a cui hanno partecipato tre giovani donne che avevano tentato il suicidio, una di esse, la 26nne Shinohara Eiji, ha raccontato il suo dramma, iniziato alle scuole medie superiori dove era presa in giro perché grassa. La continua umiliazione, anno dopo anno, la portò alla decisione di togliersi la vita. Al ritorno a casa dall’ospedale dove era stata ricoverata con le vene dei polsi tagliate, fu accolta dal padre che l’abbracciò. Era la prima volta in tutta la sua vita che riceveva un abbraccio da suo padre [in giappone e in genere in oriente il contatto fisico è rarissimo e anzi evitato, anche tra gli affetti in famiglia, NdR]. “Non ci siamo detti una parola, ma in quel momento, tra le sue braccia, ho capito che la vita era bella e degna di essere vissuta”.

Tutte e tre le giovani si sono trovate d’accordo nel ritenere che ciò di cui avrebbero avuto bisogno per vincere la disperazione era “ai o kometa osekkai”. “Ai o kometa” significa “essere accompagnate, motivate, dall’amore”, mentre “osekkai” vuol dire “essere oggetto di interesse e di cura”: un modo giapponese per far capire che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che si fosse interessato con amore dei loro problemi. In parole più semplici, un po’ di amore le avrebbe trattenute da quel gesto estremo.

[fonte]


Infondo è questo che desideriamo tutti. E’ ciò che da senso alla vita: un abbraccio d’amore.

Eluana e Salvatore: messaggi dall’aldiquà

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Tutti in questi giorni parlano del caso di Eluana Englaro [1] [2] [3] [4]. Voglio dire anche io la mia: sarò sintetico.

Sulla scia mediatica del caso, anche l’immancabile prof. Umberto Veronesi, tramite la sua fondazione [5], propone un modulo Testamento biologico [6] che pur non avendo valore legale, se un cittadino lo compila e firma, dice, può evitare o tenta di evitare, il ripetersi di casi come quelli di Eluana.

Ecco cosa propone di firmare:

[Il sottoscritto] In caso di:
- malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante
- malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione
chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico né a idratazione e alimentazione forzate e artificiali in caso di impossibilità ad alimentarmi autonomamente.

apparentemente semplice e lineare.

Peccato che non prende in considerazione casi come quello di Salvatore Crisafulli [7], che era in condizioni simili a quelle di Eluana ma che capiva e sentiva tutto e che miracolosamente è tornato cosciente tanto da raccontarci le sue pene nel sentire la fame, la sete e i medici affermare che era ormai un vegetale e che bisognava staccare la spina. Solo i genitori lo hanno salvato grazie alla loro insistenza e speranza. E si badi: non si tratta di un miracolo!

Vorrei chiedere al prof. Veronesi:

Cosa farebbe lei, caro professore, se si trovasse in condizioni di aver firmato il suo bellissimo testamento e si trovasse poi in condizioni simili a quelle di Salvatore Crisafulli in seguito a un incidente? Non si pentirebbe, forse, caro professor Veronesi, di averlo firmato? O forse, caro professor Veronesi, Lei che sa bene quale è la realtà scientifica, sarebbe il primo a non firmarlo questo testamento?

Perché…. sa… non è bello, sentire i medici che stanno per staccarti la spina convinti che sei un vegetale, anche e sopratutto con l’ipotesi che hai firmato una stupida liberatoria come Lei ce la propone.

A proposito…. ma che razza di testamento biologico sarebbe se prevede solo una possibilità e nessun questionario? Lei propone una sola cosa: autorizzare di staccare la spina! Ma non doveva essere una scelta? Lei invece ne propone una sola nel suo bellissimo modulo, senza neanche precisare o far scegliere esattamente in quali condizioni si dovrebbe o non si dovrebbe staccarla! Ma che testamento è? Il Testamento per l’eredità dei propri beni prevede infinite possibilità di destinare i propri averi. Ma il testamento biologico da lei proposto ne prevede una e una sola: staccare la spina non appena non siamo più coscienti. Nella sua visione delle cose dovremmo essere più liberi di gestire i nostri averi materiali dopo la morte, piuttosto che gestire la nostra vita. E lei lo chiama testamento? Di cosa?

Come mai Lei che dice con la sua bella fondazione di operare per il progresso delle scienze non dice anche chiaramente alla gente che c’è una certa probabilità che quello che normalmente viene chiamato “stato vegetativo permanete” non sia in realtà ne vegetativo ne permanente (come il caso Crisafulli mostra chiaramente) ? Non è che, forse, caro prof. Veronesi, a lei interessa mettere mano con la sua bella Fondazione di interessi che rappresenta, al mercato degli organi (legale s’intende)? Se ho capito bene piu staccamenti di spina è uguale piu “donazioni” di organi uguale piu lavoro e fama per gente come Lei. E’ giusta l’equazione, professore? Lei si che è un vero uomo di scienza!

Cari amici, date una rapida occhiata al sito di Salvatore [7] e poi rispondete a queste due semplici domande:

1) firmereste un qualunque testamento biologico ?
2) fareste quello che ha fatto il padre di Eluana a vostra figlia?

clicca qui: www.salvatorecrisafulli.it
il blog di Salvatore

[1] quotidianonet.ilsole24ore.com
[2] Unita.it
[3] Asca
[4] blog.panorama.it
[5] Fondazione Veronesi
[6] Modulo Testamento Biologico proposto da FV
[7] http://www.salvatorecrisafulli.it/

Il mito del libero pensiero

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Esiste un mito del “libero pensiero” secondo cui un libero pensatore che si rispetti dovrebbe avere, aderire o sviluppare un pensiero non vincolato da dogmi e/o principi precostituiti non solo in campo filosofico e metafisico, ma anche nella politica, nelle scienze e nella morale [1].

Questo implica necessariamente che chi invece attua diversamente alcune proprie forme di pensiero, non sarebbe veramente libero.

Questa concezione si basa su una enorme bugia che eserciti di studenti hanno bevuto sui banchi di scuola senza neanche avere un minimo di spirito critico: secondo questo fantomatico dogma esisterebbe dunque un pensiero intrinsecamente libero da contrapporre a un presunto pensiero intrinsecamente non libero, in quanto legato alla tradizione, che evidentemente si vuole combattere.

Ma cosa è intrinsecamente libero, il pensiero o l’uomo?

Non è forse l’uomo ad essere libero di aderire, creare, modificare qualsivoglia pensiero? E per questo, non è forse vero che tutti i pensieri sono intrinsecamente liberi perchè libera è, in ultima analisi, la natura umana? E non è forse ogni pensiero frutto della mente libera (per chi crede anche dello Spirito) dell’uomo? Cosa è dunque veramente libero, il pensiero o l’uomo?

Non importa di che tipo di pensiero stiamo parlando: religioso, ateo, politico, economico… di qualunque pensiero si tratti dal piu efferato al più mite, dal più estremo al più accessibile.. perchè non sarebbe libero se esso è frutto della libertà umana? Perchè non sarebbe libero quando viene accolto con un atto di adesione, sempre frutto della libertà umana? Cosa c’è di non libero in un atto di assenso ad un pensiero?

Cosa ha di più libero un sistema di pensiero solo perchè non è legato ad una tradizione? Per quale ragione un pensiero sarebbe più libero solo perchè invece di essersi consolidato in 100 o 1000 anni (e attraversato indenne decine di generazioni) l’ha invece inventato mio nonno oppure l’ho inventato io di sana pianta? Che razza di “misura di libertà” è questa?

Il termine “libero pensiero” somiglia più a uno slogan pubblicitario che non ad un concetto serio e rigoroso.

…ma forse è meglio terminare con una simpatica, e meno seria, poesia di Trilussa:

La libbertà de pensiero
(Trilussa)


Un Gatto bianco, ch'era presidente
der circolo del Libbero Pensiero,
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch'era contraria a li principî sui.
Giacché nun badi a li fattacci tui,
je disse er Gatto bianco inviperito -
rassegnerai le propie dimissione
e uscirai da le file der partito:
ché qui la pôi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t'associ a l'idee der presidente
e a le proposte de la commissione!
È vero, ho torto, ho aggito malamente...-
rispose er Gatto nero.
E pe' restà nel Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.

[1] «Libero Pensiero significa pensare liberamente (...)
Per essere degni del nome di Libero Pensatore occorre
essere liberi da due cose: la forza della tradizione,
e la tirannia delle proprie passioni. Nessuno è
completamente libero da entrambe, e in misura della
sua emancipazione può essere considerato un Libero
Pensatore.» Bertrand Russell (1872-1970; Nobel 1950)

Sanità mentale per uomini cercasi

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Le notizie che parlano di sesso abbondano sui media, e interent è il teatro più ghiotto. Oggi due notizie: una arriva dallo Yemen e una dagli USA (Las Vegas).

Quando la prof insegna prostituzione

Le lezioni si sono tenute all’interno dello storico bordello legale di Chicken Ranch a 100 chilometri da Las Vegas

Yemen, sposa di 8 anni si ribella

«Botte e abusi. Voglio il divorzio». L’avvocato difensore: «E’ illegale»

Nel primo caso una scuola è andata in “visita scolastica” presso un storico bordello (tutto legale ovviamente) e parlato con le professioniste del settore le quali hanno spiegato i vantaggi di questo mestiere, il tempo libero che lascia per loro stesse, la professionalità, etc…

Nel secondo caso in Yemen un trentenne grazie a leggi tribali, sposa (ma sarebbe forse meglio dire compra) una bambina di 8 anni, la quale disperata delle violenze va alla polizia e chiede il divorzio visto che neanche i suoi genitori pensato di poter fare nulla. L’uomo si difende sostendendo: «Sì, sono stato in intimità con lei — ha detto—ma non ho fatto nulla di male. È mia moglie e ne ho il diritto. Nessuno può fermarmi».

Le due storie sembrano distanti anni luce riguardo la concezione della donna: l’una non solo è il massimo della libertà, ma è addirittura considerabile come modello, visto che le scuole vanno in visita “culturale” in un bordello.

L’altra è senza dubbio il massimo della schiavitù, tanto da essere al limite della legalità (ma con quasi nessuna tutela di fatto) perfino in Yemen, paese basato sulla shari’a e leggi tribali.

Dal punto di vista della donna due mondi opposti. Ma dal punto di vista dell’uomo? Il tema della libertà è fuori discussione in quanto è evidente anche a un lattante che il caso statunitense è di gran lunga preferibile a quello Yemenita.

Eppure questi due casi hanno qualcosa in comune: l’idea che un uomo ha in testa della donna; in entrambi i casi la donna è vista dall’uomo come un oggetto da possedere, per soddisfare i propri bisogni sessuali, fisiologici, naturali. Una mentalità da capo-branco. Animalesca. Bassa. La mentalità del possesso opposta alla mentalità dell’amore e del dono di se.

In un caso puoi comprare quel corpo in un bordello, nel rispetto della volontà della donna e delle regole di convivenza civile, nell’altro caso lo compri lo stesso, senza badare neanche al suo consenso e alla sua dignità; tuttavia in entrambi i casi l’idea dell’uomo sulla donna (consenziente o no non importa) è sempre la stessa: l’ oggetto con cui soddisfare le proprie voglie.

Nella nostra civiltà occidentale, illuminista e liberale ci siamo occupati con vigore e irreprensibile impegno alla dignità e libertà della donna, con indubbi successi.

Però alla sanità mentale dell’uomo, chi ci pensa?

Le leggi possono garantire libertà ma non possono insegnare ad amare.

Né maestri né modelli

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Lo sfogo del Preside di una scuola di Modena, dopo l’agghiacciante fatto di cronaca di studenti che hanno ripreso col cellulare e messo in rete le foto della morte di una coetanea: (notizia qui)

La scuola non assolve più il suo compito: “I ragazzi ci prendono semplicemente per dei tecnici, non siamo più né maestri di vita né modelli“. La famiglia è in crisi: “A Modena, un terzo dei ragazzi ha i genitori separati che quindi seguono poco i figli. Se li convochiamo per qualche mancanza dei ragazzi, quasi sempre prendono le loro parti e trattano preside e professori dall’alto in basso. I ragazzi non hanno senso critico, ma tutti hanno un cellulare nuovo e costoso”.

Qui non c’è solo l’orrore in se del fatto di cronaca. C’è un malessere più profondo.

C’è un rifiuto generalizzato del concetto di bene. Se vai a dire in giro che c’è un bene e un male che è necessario discernere, prima ancora di discutere nel merito, per il solo fatto di osare una tale dicotomia, dicono che sei all’antica, che sei un radicale retrogrado, un integralista religioso, un illiberale che non rispetta le idee altrui, che “tanto… tutto è relativo“, che in nome della libertà bisogna tollerare le idee degli altri, e anche se tu non ti riconosci in nessuna di queste categorie, ti devi beccare l’onta di queste etichette infami, devi sempre essere pronto a immolarti in nome della libertà di parola e di pensiero altrui.

La parola “educazione” è strumentalizzata in molti contesti culturali come sinonimo di “imposizione”, il teorema quindi è che non dovendo “imporre” dobbiamo rinunciare a “educare”: un’altra bugia figlia di questo relativismo nichilista.

Mi ribello a questo pensiero dominante: sono un anticonformista. Un rivoluzionario. Sono contro questa dittatura etichettatrice, che incolla bugie addosso alla Verità. Voglio la vera Libertà, quella che non rinuncia a condurre al bene; e non mi si venga a dire che il bene non esiste: è in ognuno di noi, basta saperlo leggere e vedere; ne è la dimostrazione che tutti ci indigniamo difronte a fatti di cronaca come questo. Perché?