Comunismo, capitalismo, o nuovo moralismo

No Comments

Viviamo in un ambiente moralmente contaminato. Ci sentiamo malati moralmente perché ci siamo abituati a dire qualcosa di diverso da ciò che pensavamo. Abbiamo imparato a non credere in niente, a ignorarci l’un l’altro, a interessarci solo a noi stessi. […] Dobbiamo vedere questa eredità come un peccato che abbiamo commesso contro noi stessi. […] Se capiamo questo, la speranza tornerà nei nostri cuori”.

More

Caro Occidente…

No Comments

Caro Occidente,

Il mondo diventa sempre più piccolo. Sei andato sulla luna, hai inventato internet; ti eri illuso che il progresso avrebbe prima o poi portato libertà e democrazia anche in quei paesi dove non c’era.

Con questa illusione, e sulla scia della “caduta del muro” hai chiuso gli occhi davanti alla protesta di Tienanmen.

Ti eri illuso che il libero mercato fosse portatore anche nei tuoi valori più nobili; sarebbe solo stata questione di tempo: il liberismo economico avrebbe portato anche libertà religiosa, democrazia, diritti umani: hai dato priorità al denaro rispetto ai valori. Non ne vedi oggi le conseguenze? More

Polverone: cominciamo male con la superstizione

2 Comments

Lazio. Meno male che non ha vinto l’iperabortista Bonino.

Ma cominciamo comunque male.

Renata Polveniri ha (inaspettatamente) vinto. E giustamente festeggia. Capisco la tensione delle ultime ore; Capisco che una campagna elettorale accumula tensione, stress, passione, adrenalina. E che quindi si festeggi intensamente, anche lasciandoci andare un po: va bene quindi l’inno di mameli, e va bene pure “la società dei magnaccioni”. Va bene pure l’uscita sui cornetti portafortuna….

Mi pare faccia una grave confusione fra i cornetti e Dio; Magari dovrebbe tornare al primo anno di catechismo  per capire che affidarsi alla logica del secondo non è tanto assimilabile alla logica dei primi.

Qualcuno potrà dire: meglio la borsa piena di amuleti che di tangenti. Peccato però che le due cose non siano mutuamente esclusive.

Abbiamo chiuso con un presidente del Lazio che andava a trans e sniffava coca. (mio post “Buon inizio, Piero Marrazzo”)

Ora invece apriamo con una che confonde Dio con i cornetti portafortuna e vuole farci pure credere che si affida coerentemente a tutti e due.

Buona fortuna, Reglione Lazio.

Radice quarta di Europa

7 Comments

Un mio amico, che ha la passione vignette, rebus, giochi di parole, mi ha mostrato questo:

tentando di risolverlo ho proposto “radice crociata di italia”. Poi mi è stato svelato che era “radici cristiane dell’italia = ?”. Cioè le “radici cristiane” sarebbero una espressione artificiale e da polemica politica. E come prevedibile, dall’indovinello, si è passati a un tema politico.

E così ho raccolto la provocazione, ma mi sono permesso di prenderla un po’ alla larga. More

Libertà e felicità

4 Comments

Vendere un qualcosa con lo slogan della libertà è sempre un buon affare. Ma a cosa serve la libertà?

A essere più felici, dicono. Se la società e le leggi ci offrono più possibilità, ovvero ventagli di scelta quanto più ampi, allora dovremmo essere più felici. Dicono.

Una società più libera sarebbe tale tanto più è ampio il numero di “scelte” che l’individuo può fare: che rapporto c’è fra (questo tipo di) libertà e la felicità?

Siamo tutti d’accordo che la tirannia, il regolismo, la violazione della dignità umana, mortificano la nostra libertà e di conseguenza anche la nostra felicità.

Ma davvero più libertà di scelta ci da sempre e comunque, ipso facto più felicità? Se si, da quali dati sarebbe dimostrato? Se no, ha senso allora invocare sempre più libertà intesa come “avere maggiori possibilità ti scelta”? E che cosa allora ci rende davvero più felici?

Avere più scelte (o averne troppe) non può aumentare il disagio, lo stress e l’incertezza dovuto proprio alla scelta? Ovvero: serve davvero avere più scelte se poi non coltiviamo i parametri per poter effettuare certe scelte?

Il pensiero liberale radicale risponde a questa domanda asserendo che la legge (dello Stato) dovrebbe occuparsi di ampliare questo ventaglio di scelte mentre invece i criteri per orientare queste scelte debbono essere obiettivo del singolo, coltivando le propria filosofie, religione, etc…. In questo modo, dicono, saremo tutti più felici. Ma quali sono i presupposti di questa impostazione? Risposta: le scelte del singolo non sarebbero (o non dovrebbero essere) influenzate dalle scelte degli altri; l’uomo è visto come essere non gregario, un individuo senza relazioni in cui le scelte degli altri non lo influenzano mai. Purtroppo non è così: non tutte le persone e non in ogni circostanza sono così indipendenti o hanno voglia di esserlo in tutto e anzi la mancanza di dipendenza li fa sentire più soli, e più infelici. Pensare diversamente è segno di una falsa antropologia umana, perché non sorretta dalla realtà concreta e reale, ma solo idealizzata su ciò che si vorrebbe che l’uomo fosse (cioè sempre forte, indipendente e senza condizionamenti di nessun altro) e non su ciò che è veramente è (a volte debole, influenzabile, indifeso, non sempre sicuro di se).

La libertà intesa come “maggiore scelta” non rischia forse di essere poco rispettosa per quelle persone che, a causa dei loro limiti personali, intellettuali, culturali, si trovano in seria e imbarazzante difficoltà di dover fare una certa scelta? Insomma qualcuno potrebbe “non voler fare una scelta” ma potrebbe sentirsi più rassicurato e più felice se la collettività si fa carico di una certa scelta che egli non vuole prendere. Se a qualcuno questo ragionamento puzza di paternalismo, mi mostri piuttosto in che modo si può dimostrare, dati alla mano, che le società così dette “più libere” sono anche le più felici. Implicherebbe un poter “misurare” la felicità: ma si può fare?

Chi difende i “diritti” di queste persone? Nessuno mi pare: non certo i paladini della moderna libertà che ci vendono continuamente il dogma per cui:

“maggiori scelte”=”più libertà”=”più felicità”

E’ indubbio che nel corso dei secoli abbiamo sempre più guadagnato “libertà di scelta”, ma allora perché siamo sempre infelici come lo eravamo un tempo? L’uomo di oggi è veramente più felice di uno del medioevo? La domanda non è così innocente e semplice e la risposta non è così scontata. Oggi ad esempio i dipendenti sono “obbligati” a lavorare 8 ore al giorno. E nessuno si sognerebbe che non debba essere così. Chi si rifiuta può essere licenziato, indipendentemente dal lavoro svolto. Nel medioevo il contadino mezzadro rendeva si conto al padrone o al suo signore, ma lo faceva solo alla fine dell’anno con la raccolta: era impensabile che il signore obbligasse il contadino ad alzarsi ad un certo orario o lavorare in certi momenti o a controllare cosa facesse durante la giornata. Forse oggi un contadino del medioevo, con i suoi parametri, vedendo gli operai nelle moderne fabbriche o uffici, li vederebbe come massa di schiavi e penserebbe forse, che infondo infondo lui è più libero.

La felicità, non è un valore, ma uno stato: esso dipende invece dai valori, dipende cioè da che cosa è veramente importante nella nostra vita. Se percepiamo che nella nostra vita stiamo soddisfacendo l’esigenza dei nostri valori, allora siamo felici. Altrimenti siamo meno felici. La felicità, infondo, è dare senso a quello che facciamo. Dare senso alle scelte che facciamo.

E cosa c’entra questo con la libertà? Infondo c’entra perché siccome l’uomo moderno percepisce la libertà di scelta come un valore, allora si sente più felice se ha maggiore libertà. Tuttavia questo modo di concepire la libertà, impone di fatto delle scelte (in un senso o nell’altro) anche a chi avrebbe fatto volentieri a meno di scegliere. Con conseguente autocontraddizione: per essere più liberi, alcuni vengono resi meno felici.

Io, per esempio, potrei non volere il diritto di scegliere l’eutanasia, perché temo di poter fare una scelta sbagliata in un momento di debolezza mia o di sofferenza per i miei familiari. Come si concilia questa “libertà di scelta” con la mia felicità di oggi?

E ancora: in una società plurale, dove i valori possono essere diversi, come si può legiferare con un sistema inteso come bene comune in modo da non mortificare la felicità di qualcuno?

Sento di avere molte domande e poche risposte: sono confuso, tante cose non mi tornano…. e voi, vi sentite così sicuri con certi dogmi in stile moderno?

Forse dovremmo interrogarsi più seriamente su quale è il nesso fra “la felicità” e il “problema del senso”, che evidentemente nessuna legge può risolvere.

Entropia Svizzera

2 Comments

La Svizzera, paese di splendidi paesaggi da sogno, orologi a cucù e ottimo formaggio emmental… Magari!

Tutti riportano questi giorni la notizia che la Svizzera ha detto no alla “invasione islamica” con i referendum contro la costruzione di minareti [1] [2] [3]. Risveglio spirituale della vecchia Europa? Magari! Che con questi segnali si voglia dare un messaggio di riscoperta le proprie “radici cristiane?”. Macchè! A me, che pure sono molto critico verso l’islam e soprattutto verso un certa islamofilia nostrana, pare solo sterile e pericolosa islamofobia e intolleranza verso la religione. O semplicemente paura. Così non ci dimostriamo migliori dei mussulmani nei loro paesi. Non bastava una semplice norma urbanistica per limitarne l’altezza, come si fa con ogni edificio? Potevano. Ma hanno voluto fare un referendum, che indicherà nientemeno che in costituzione il divieto di edificare minareti: siamo alla frutta. E allora ecco che il significato vero non è certo di tipo meramente urbanistico.

Ma… ma… pochi dicono che insieme a quel referendum ce ne era un’altro per la fine della esportazione di armi (di cui la svizzera è grande produttore-esportatore): che invece non è passato. Ma guarda un po’! Gli svizzeri evidentemente hanno paura di intaccare il proprio PIL (=Prodotto Ipocrita Lordo).

Trovo infatti la Svizzera un paese estremamente ipocrita: accanto a giardini, natura incontamintata, perfetta e declamata efficienza, tanto che si erge (o è additato) a modello di convivenza, civiltà, democrazia, ecologia, vedo invece tanta immondizia, nascosta abilmente sotto il tappeto.

La svizzera è un paese che è “ordinato” perchè trasferisce la propria entropia altrove: con il reciclaggio legalizzato delle sue banche, con l’esportazione di armi e altre furbate di questo tipo garantisce un lauto benessere ai propri abitanti che pagano pochissime tasse e ottengono moltissimo dallo stato: ci credo che rispettano alla lettera ogni regola e pagano ogni tassa! Ci credo che se ne facciano anche un vanto, specie con i “sudisti” italiani. Così lo stato sostiene “democraticamente” questo sistema ipocrita che si permette pure di farsi bello agli occhi del mondo. Se poi negli altri paesi si evadono le tasse e si comprano armi in quantità, questi sono affari loro. Legalmente, tanto, non fa una piega.

E’ stato sempre così per la Svizzera: fin dalla storia dell’oro nazista estorto o depositato dagli ebrei nelle loro banche, che nessuno ha più richiesto, hanno sempre guadagnato dalle disgrazie altrui o dalle esigenze di ricconi con pochi scrupoli da altri paesi; e come paese neutrale è sempre stato protetto un po’ da tutti perchè faceva comodo a molti, per molte e inconfessabili ragioni.

Eh no! Gli svizzeri hanno poco di che vantarsi dei loro quattro Cantoni. Dubito che con meno minareti saranno davvero un po’ più cristiani; inizino a interrogarsi sulla coscienza del proprio paese; non lo faranno finchè tutti continueranno nell’adulazione “ma che bel paese-modello proprio perfetto!”. Cari svizzeri: non sareste questo bel paese, se non ci fosse tanto marcio nel mondo.

Preferisco l’Italia, che avrà pure tanti difetti, ma almeno non li nasconde sotto il tappeto. Viva l’Italia!!

[1] Il Tempo.
[2] Il Giornale.
[3] Il Corriere.

Vive la laïcité!

14 Comments

Ecco il mio post che avevo promesso, e preparato da tempo.

Va molto di moda riempirsi bocca della parola laicità, il dogma che deve essere condiviso da tutti. Senza eccezioni. Ciò che stupisce è che tutti si dicono laici, ma ognuno a modo suo. Senza entrare nella polemica laicità vs laicismo, mi pare di capire che ci sono in giro due modi di concepire la laicità:

(1) Secondo alcuni essere laici vuol dire opporsi in ambito pubblico al pensiero religioso. Se una proposta viene dal mondo religioso (che però è più fico chiamare clericale) allora questa non può avere lo stesso diritto di cittadinanza di tutte le altre idee: questo in quanto il pensiero religioso deve essere per definizione relegato nell’ambito delle scelte personali e non può e non deve trovare spazio in un ambito pubblico (=ovvero politico, da polis). La laicità e la religiosità sono due concetti antitetici e non conciliabili. Lo stato laico dovrebbe, in ambito religioso, al massimo preoccuparsi di consentire a tutti di praticare liberamente la proprie convinzioni religiose, purché esse rimangano in quell’ambito ristretto della pratica personale e non diventi dibattito o argomento pubblico.

(2) Secondo altri essere laici vuol dire dare la stessa dignità tanto al pensiero religioso quanto a quello non religioso, senza fare distinzione fra di essi. Tutti i pensieri possono avere lo spazio e la dignità se le persone che lo propongono rispettano le regole democratiche e i fondamenti di una società che è, appunto laica e che si confronta su tutti i temi con delle regole proprie e indipendenti non solo dal credo religioso, ma da qualunque altro schema prefissato. Ne consegue che uno stato laico può accogliere regole e fondamenti che sono provenienti tanto dal mondo religioso così come da quello non credente creando così un humus comune per di una società plurale. Questo humus viene generato secondo la dialettica politica esprimendo con le leggi ciò che si è attinto dalle varie istanze ideali, religiose o no che siano.

Sono due modi contrapposti di intendere la laicità: sui giornali e nei vari dibattiti viene usata a volte nell’una a volte nell’altra accezione. Fate attenzione a quale si tratta, per non farvi fregare dalla disinformazione e da un uso strumentale che finisce per logorare il senso delle parole, quando vengono usate troppo e con troppi significati.

Intanto pongo qualche domanda provocatoria:

  1. Come mai quando alcune posizioni politiche che sono di estrazione dal mondo “religioso” e che però sono largamente condivise (ad esempio appello alla carità verso gli immigrati) non fanno quasi notizia e soprattutto nessuno protesta di “idebita ingerenza nello stato laico”? Come mai questa “ingerenza” si materializza misteriosamente solo su certi argomenti e non su altri? Non sarà perché certe idee non piacciono?
  2. In che modo la (1) si concilia con il rispetto di tutte le idee e della democrazia ?
  3. La definizione (1) non è forse un comodo escamotage per sottrarsi al dibattito inerente il merito delle questioni sollevate? E’ molto comodo evitare di affrontare le questioni nel merito con la semplice scusa che quel pensiero non può essere dibattuto in quanto all’origine c’è un approccio religioso. Non è un modo per non affrontare certe domande imbarazzanti? Perché sottrarsi a un confronto piuttosto di rispondere con argomenti concreti nel merito?
  4. Non è che, forse, sotto sotto la (1) cova un pregiudizio secondo il quale il pensiero religioso sarebbe per definizione aprioristicamente irrazionale e che non abbia nulla di buono da offrire a chi credente non è?
  5. In che modo un credente potrebbe contribuire allo spazio politico pubblico se gli viene negato il diritto di contribuire secondo le sensibilità che sono lui proprie? Al credente (e solo a lui!) viene dunque chiesto di mettere la parte le proprie idee e convinzioni: ma chi porterebbe avanti delle idee che non condivide e non sente come sue?

E voi come vi sentite laici ?

P.S: a non tutti piace riconoscere che il primo a inciderci di moderna laicità fu una figura storica singolare e abbastanza fuori dagli schemi con il suo “date a Cesare quel che è di Cesare….”; a pensarci bene la laicità ce l’ha trasmessa una persona che di laico non aveva proprio niente.

Buon inizio, Piero Marrazzo

No Comments

Voglio dire anche io qualcosa sull’argomento più gettonato e chiacchierato del momento: la vicenda Piero Marrazzo,

Non nutro simpatie o antipatie politiche particolari per lui: ma vorrei qui andare controcorrente, e vedere questa vicenda da un’altra prospettiva.

“Io so che amo Piero, che abbiamo una figlia assieme, che il mondo ci è crollato addosso. Ma so anche che in qualche modo, tutti insieme, ne verremo fuori”. “Rimarrò vicino a Piero a ogni costo”.

Sono le parole di questi giorni di Roberta Serdoz, moglie di Piero Marrazzo [1]. Di lui tutti hanno parlato e sparlato in questi giorni: il livello medio di certi commenti per strada, a lavoro o sul bus non erano più edificanti del comportamento stesso che l’ ex-presidente della Regione Lazio ha mostrato di avere: chi è senza peccato scagli la prima pietra; e mi sono chiesto dove si annidi davvero la decadenza morale.

Ma questa donna, moglie e madre ha spiazzato tutti: ciò che pochi avrebbero detto, lei l’ha detto. Ciò che pochi avrebbero fatto, lei lo ha fatto. Non è tanto un “essere innamorati”, come spesso si intende superficialmente, ma una volontà. Forse già sapeva. Forse era preparata da tempo, ma ci vuole comunque coraggio. Un andare oltre tutto e tutti, con la consapevolezza che la vita è fatta di altro: una consapevolezza che solo la forza di una donna può donare. Che ci siano ancora persone così, ci da speranza per un futuro migliore.

Forza Piero! Forse dietro a tutta questo crollo e perdita c’è una rinascita vera che si cela all’orizzonte, e sono davvero felice che hai le risorse umane vicino a te per farlo. La politica che tanto ti impegnava ti ha subito buttato via non appena la tua utilità è svanita; per te questo mondo è finito; ma non è che forse questo mondo non ti meritava davvero? Questo mondo ti ha usato proprio come, forse, ti illudevi di poter usare il corpo di un’altra persona a pagamento; un filo rosso lega queste due cose. Questo crollo non è stato forse davvero necessario? E se celasse dei risvolti positivi? Certo ora è difficile vederli, perché tutto appare nero: la vergogna, l’onore svanito.

Ma ora credimi comincia la vera vita, quella con le persone che amano sul serio e che ti meritano davvero, perché è quando che siamo deboli, che siamo davvero forti (paradosso? No!). La tua famiglia c’è anche quando tutti ti abbandonano: nella loro fedeltà e volontà si svela il vero amore. Magari ti hanno spesso rimproverato di avere poco tempo per loro e troppo per la politica, quella che oggi si è rivelata un mondo così effimero. Ma ora loro ci sono. Non disperare: possiamo risorgere, riconciliarci, essere perdonati, andare oltre, scoprendo davvero il senso e il bello della vita.

Buon inizio e buon cammino, Piero Marrazzo: non sparire; torna a raccontarci la tua storia tra qualche anno quando, spero, tornerà il sorriso come in questa foto d’archivio [sopra].

Prego per te e la tua famiglia.

[1] dal blog di Luigi Accattoli, ex giornalista del Corriere della Sera

Scrigno dell’ego 3: poesia

No Comments

(seque dal post precedente “Scrigno dell’ego 2: domande laiche”)

Diritto all’istruzione?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto al lavoro?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto alla Cura?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto di Amare?
Si, perché è per i vivi e per vivere

Morire non è un diritto.
Un desiderio non è un diritto.
La risposta al dolore non è la morte.
La risposta alla sofferenza non è la morte.

Che si faccia pure della libertà di coscienza,
lo scrigno dell’ego e arma di ogni umano desiderio…

Che venga pure questa eutanasia…
Che irrompa pure in nome della falsa libertà…

…ma non potrà farlo con il mio si.

Pechino 2008

No Comments

Le olimpiadi di Pechino sono partite. Pensavo che il il boicottaggio sarebbe stata una scelta giusta. Ma mi sono ricreduto. Penso che, in fin dei conti, non sarebbe stata una buona idea: i media non fanno altro che parlare di olimpiadi e di diritti umani in Cina.

Da sempre la Cina viola i più elementari diritti umani. Per quaranta anni abbiamo fatto crescere questo gigante, e adesso che non possiamo più arrestarlo ci fa paura. L’ideologia democratico-liberale in stile occidentale ci ha fatto credere che democrazia e sviluppo economico vanno di pari passo e che quindi la Cina, “prima o poi” con la “ripresa” di Hong Kong, con l’apertura dei mercati, con la crescita economica si sarebbe democratizzata. Troppa fiducia nel “libero mercato”. Forse qualcuno ci credeva davvero.

E invece in Cina oggi molti sacerdoti spariscono; monaci buddhisti torturati; dei coraggiosi studenti di piazza Tienanmen del 4 giugno 1988 nessuno sa che fine abbiano fatto. Dalla Cina in internet non è possibile accedere a www.amnesty.org o www.vatican.va oppure www.humanrights-china.org e migliaia di altri…. lo stesso “Google” ha accettato di collaborare alla censura cinese pur di entrare in quel mercato [1]. Se dalla Cina provate con “Google Immagini” a cercare “tienammen” non avreste lo stesso risultato che trovate invece in italia.

Bush oggi fa la voce grossa [2] e sbraita contro i diritti umani. Non ci si poteva pensare nel 1988? Frattini va a Pechino. Sarkozy invia una lista di detenuti politici [3]. E’ vero che siamo maledettamente ipocriti: come se questi problemi siano noti da ora… forse dopo le olimpiadi si parlerà molto meno di diritti umani in Cina.

Ma almeno un paio di risultati li abbiamo ottenuti:

  1. Oggi è più chiaro a tutti che la dittatura cinese è un vero mostro e che non è detto che ci convenga ancora tacere su questo problema.
  2. I governanti cinesi hanno fallito il progetto di usare le Olimpiadi per dare all’estero una immagine “armoniosa” e positiva di se [4].

Parlare delle Olimpiadi è anche un pretesto per parlare dei diritti umani, e lo si sta facendo. I molti giornalisti li presenti ci stanno riportando notizie, impressioni, reportage sulla censura che subiscono dalla polizia cinese. Il boicottaggio non avrebbe raggiunto lo stesso risultato, anche se era “giusto” in linea di principio.

[1] Corriere della Sera on line, 25.01.2006
[2] http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29068&sez=HOME_SPORT
[3] http://www.agi.it/news/notizie/200808071511-cro-rt11099-art.html
[4]
Bao Tong: La verità sui Giochi Olimpici e sulla Cina (Asianews)

Older Entries Newer Entries