29 ott 2011
FabrizioAforismi, Societa e Cultura Donne, Filosofia, Laicità
La secolarizzazione è a tutt’oggi la sola civilizzazione che manchi di un discorso sulla realtà della madre.
Julia Kristeva, filosofa, psicanalista e scrittrice, More
21 nov 2010
FabrizioAforismi, Etica, Filosofia, Politica Filosofia, Laicità, Libertà, Luoghi comuni, Politically correct, Relativismo
Attenzione: la citazione in questione non è di Voltaire. Vedi mio post successivo di aggiornamento e precisazione. Le parti cancellate (come questa) indicano passaggi e considerazioni non più validi, che però ho lasciato per memoria storica. Le parti in rosso indicano aggiunte successive dopo l’aggiornamento.

Tomba di Voltaire al Panthèon di Parigi
«Non condivido le tue idee ma sono pronto a morire affinché tu possa avere il diritto di esprimerle»
E’ una frase di bell’effetto e affascinante che tutti ricordiamo dai banchi di scuola [1].
Ma viene a volte utilizzata per addurre addirittura che sarebbe “giusto” sostenere attivamente ad esempio una campagna a favore dell’eutanasia [2] anche se non si è a favore dell’eutanasia: e questo perché? Perché così siamo rispettosi del libero pensiero e promuoviamo il pubblico dibattito. More
17 ago 2010
FabrizioSocieta e Cultura Laicità
Ho usato spesso in questo blog il termine “laicismo/laicisti” , per distinguerlo dalla laicità che a mio avviso è un’altra cosa. More
16 ago 2010
FabrizioMedia, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Cattopregiudizi, Laicità, Libertà, Luoghi comuni
Ecco tre citazioni recenti di tre ecclesiastici “doc” e una mia riflessione: More
03 lug 2010
FabrizioReligione Fede Chiesa, Societa e Cultura Cattopregiudizi, Chiesa, Laicità, Libertà, Radici cristiane, Relativismo

Lenin Raghuvanshi
Il crocifisso nelle aule scolastiche italiane non è una tradizione che va contro i valori della laicità [...] le visioni etiche che sono alla base di una cultura non possono essere separate da quella cultura senza distruggerla. I diritti umani e la democrazia non esistono in un vuoto, in uno spazio valoriale neutro. Negare l’identità, la cultura e la storia di una società è una violazione della laicità e dei diritti umani. [1] More
27 nov 2009
FabrizioPolitica, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Filosofia, Laicità, Libertà, Politica
Va molto di moda riempirsi bocca della parola laicità, il dogma che deve essere condiviso da tutti. Senza eccezioni. Ciò che stupisce è che tutti si dicono laici, ma ognuno a modo suo. Senza entrare nella polemica laicità vs laicismo, mi pare di capire che ci sono in giro due modi di concepire la laicità:
(1) Secondo alcuni essere laici vuol dire opporsi in ambito pubblico al pensiero religioso. Se una proposta viene dal mondo religioso (che però è più fico chiamare clericale) allora questa non può avere lo stesso diritto di cittadinanza di tutte le altre idee: questo in quanto il pensiero religioso deve essere per definizione relegato nell’ambito delle scelte personali e non può e non deve trovare spazio in un ambito pubblico (=ovvero politico, da polis). La laicità e la religiosità sono due concetti antitetici e non conciliabili. Lo stato laico dovrebbe, in ambito religioso, al massimo preoccuparsi di consentire a tutti di praticare liberamente la proprie convinzioni religiose, purché esse rimangano in quell’ambito ristretto della pratica personale e non diventi dibattito o argomento pubblico.
(2) Secondo altri essere laici vuol dire dare la stessa dignità tanto al pensiero religioso quanto a quello non religioso, senza fare distinzione fra di essi. Tutti i pensieri possono avere lo spazio e la dignità se le persone che lo propongono rispettano le regole democratiche e i fondamenti di una società che è, appunto laica e che si confronta su tutti i temi con delle regole proprie e indipendenti non solo dal credo religioso, ma da qualunque altro schema prefissato. Ne consegue che uno stato laico può accogliere regole e fondamenti che sono provenienti tanto dal mondo religioso così come da quello non credente creando così un humus comune per di una società plurale. Questo humus viene generato secondo la dialettica politica esprimendo con le leggi ciò che si è attinto dalle varie istanze ideali, religiose o no che siano.
Sono due modi contrapposti di intendere la laicità: sui giornali e nei vari dibattiti viene usata a volte nell’una a volte nell’altra accezione. Fate attenzione a quale si tratta, per non farvi fregare dalla disinformazione e da un uso strumentale che finisce per logorare il senso delle parole, quando vengono usate troppo e con troppi significati.
Intanto pongo qualche domanda provocatoria:
- Come mai quando alcune posizioni politiche che sono di estrazione dal mondo “religioso” e che però sono largamente condivise (ad esempio appello alla carità verso gli immigrati) non fanno quasi notizia e soprattutto nessuno protesta di “idebita ingerenza nello stato laico”? Come mai questa “ingerenza” si materializza misteriosamente solo su certi argomenti e non su altri? Non sarà perché certe idee non piacciono?
- In che modo la (1) si concilia con il rispetto di tutte le idee e della democrazia ?
- La definizione (1) non è forse un comodo escamotage per sottrarsi al dibattito inerente il merito delle questioni sollevate? E’ molto comodo evitare di affrontare le questioni nel merito con la semplice scusa che quel pensiero non può essere dibattuto in quanto all’origine c’è un approccio religioso. Non è un modo per non affrontare certe domande imbarazzanti? Perché sottrarsi a un confronto piuttosto di rispondere con argomenti concreti nel merito?
- Non è che, forse, sotto sotto la (1) cova un pregiudizio secondo il quale il pensiero religioso sarebbe per definizione aprioristicamente irrazionale e che non abbia nulla di buono da offrire a chi credente non è?
- In che modo un credente potrebbe contribuire allo spazio politico pubblico se gli viene negato il diritto di contribuire secondo le sensibilità che sono lui proprie? Al credente (e solo a lui!) viene dunque chiesto di mettere la parte le proprie idee e convinzioni: ma chi porterebbe avanti delle idee che non condivide e non sente come sue?
E voi come vi sentite laici ?
P.S: a non tutti piace riconoscere che il primo a inciderci di moderna laicità fu una figura storica singolare e abbastanza fuori dagli schemi con il suo “date a Cesare quel che è di Cesare….”; a pensarci bene la laicità ce l’ha trasmessa una persona che di laico non aveva proprio niente.
19 nov 2009
FabrizioPolitica, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Chiesa, Europa, Laicità, Radici cristiane
Un retroscena nuovo e singolare, per proseguire sui precedenti post “Crocefissi per le allodole” e “Crocefissi per le allodole 2 (errata)“.
Ieri parlando con una professoressa, storica, di cui non voglio fare il nome, mi dice di avere colleghi che hanno avuto accesso all’ archivio Vaticano a verbali e agli atti preliminari della trattativa sul Concordato, fra Governo Italiano e Santa Sede, e mi ha raccontato cose interessanti.
In tali atti risulterebbe che papa Pio XI in persona intervenne per sciogliere un nodo che si era creato nelle trattative all’interno delle rispettive delegazioni diplomatiche: rinunziò definitivamente a Villa Doria Pamphilj di Roma, che evidentemente era oggetto di trattativa, in cambio della presenza del crocefisso nei luoghi pubblici e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, anche se questo non venne scritto poi nel testo del Concordato. Alla faccia di chi dice che la Chiesa guarda solo al denaro e all’oro.
Quelle trattative durarono sei anni: infatti la legge sul crocefisso è del ’24 e il Concordato è del ’29. Quindi anche se in nessun trattato o aggiornamento concordatario è presente alcun riferimento al crocefisso nei luoghi pubblici, e quindi formalmente è libero da questi vincoli ed è in toto affare dello Stato, sarebbe comunque vero che la legge è storicamente legata a quegli eventi.
Non ci sono pubblicazioni o libri che possano confermare quanto detto: qualcuno dovrebbe andare a verificare negli archivi Vaticani. Mi spiace deludere i miei cinque lettori e dire che non ho modo, ne tempo, ne voglia di farlo; che prendano la notizia così com’è.
12 nov 2009
FabrizioPolitica, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Chiesa, Europa, Laicità, Radici cristiane
In merito al post precedente, devo ricredermi di quello che ho scritto: considerazioni a mente fredda, senza troppo ragionare sul dibattito e senza informarmi: sono stato io stesso vittima di informazioni errate e sono io il colpevole perché non le ho preventivamente verificate. Faccio quindi ammenda, me ne scuso e ne traggo la lezione: bisogna verifcare prima di fare certe affermazioni.
Gaetano Dammacco su piuvoce.net scrive [1]:
In primo luogo occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo, che è stato affacciato da più parti, mettendo a nudo l’esistenza ancora di un pensiero (non debole) di contrasto all’azione della Chiesa (ancorché diversamente motivato): il crocifisso si trova nelle aule non a motivo del Concordato tra Stato e Chiesa ma per atto unilaterale dello Stato italiano. Il nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, sottoscritto nel febbraio del 1984 (così come il Concordato del 1929) non tratta in alcun modo, né diretto né indiretto, del crocifisso e della sua affissione nelle aule scolastiche. Il problema, pertanto, non appartiene al livello dei rapporti formali con la Chiesa cattolica, che sotto questo aspetto non ne è coinvolta.
Sembra quasi che l’autore volesse smentire proprio il mio post! In effetti è bastato un rapido controllo ai testi della leggi in questione per verificare che in effetti è così.
Cadono quindi tutte le argomentazioni che ho fatto nel post precedente.
E allora cosa dico? Favorevole o contrario al crocefisso nelle aule scolastiche?
Mettiamola così: se una legge che imponga il crocefisso insieme al “ritratto del Re” fosse proposta oggi, sarei decisamente contrario, in quanto anacronistica. E infatti come abbiamo già detto, la legge rischiava di passare come inapplicata e dimenticata. Ma giacché si parla di toglierlo e per motivi dichiaratamente antireligiosi o anticristiani, in nome di una percezione distorta di laicità, direi che sono assolutamente favorevole.
Contraddizione? Non proprio: Infatti dopo la vicenda di questi giorni, è evidente che anche una parete bianca diventerebbe un simbolo religioso (espressione di un ateismo di Stato); significato che non avrebbe avuto in assenza totale di una tal legge fin dall’origine: non conta infatti tanto lo stato finale di un sistema (ottenere una parete bianca), ma anche in che modo arriviamo a quello stato finale ovvero le transizioni che ci conducono ad esso e le motivazioni che soggiacciono a queste decisioni: è questo che da il senso alle cose (e non la parete bianca o meno “di per se”). A questo punto qualcuno potrebbe obiettarmi che la parete bianca non è simbolo di ateismo di stato, bensì di sana laicità: ma di questo parlerò meglio nel prossimo post.
Sarebbe poi pure in contrasto con gli articoli 7 e 8 della Costituzione Italiana che riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale: cosa che da fastidio a tanti così detti laici, o meglio persone prevenute per un motivo o per un altro contro l’ istituzione Chiesa; in genere essi tanto si affannano a citare la Costituzione quando si parla di laicità, senza però cogliere che il vero nodo è che la laicità ha tanti modi diversi di essere definita: ogni Stato ha il suo proprio concetto applicato di laicità, cosa che a quanto pare la “corte” di Strasburgo non ha voluto tener conto e ha confuso laicità con negazione della religione.
Ed è per questo che la gente si è giustamente ribellata: ho letto perfino un Lucio Dalla e un Marco Travaglio (gente non sospetta di clericalismo) fare considerazioni di netta condanna verso questa sentenza proprio a causa dell’origine culturale e sociale, prima che strettamente religiosa, di questo simbolo. E devo dire la cosa mi ha anche sorpreso.
Un aspetto invece infinitamente positivo è che si è potuto parlare finalmente al livello di dibattito pubblico qualcosa di serio; che alza decisamente il livello medio dei dibattiti quotidiani: in mezzo a Grande Fratello e puttanopoli politica, la gente ha potuto parlare di identità, religione, significato di simboli e in particolare quelli religiosi in relazione alla nostra storia, e soprattutto chiedersi: “cosa è il crocefisso per me”? e “cosa è il crocefisso per la società italiana”? Al di la delle risposte personali penso siano comunque domande importanti, che stimolano l’intelligenza di tutti.
Unica nota negativa: non sono mancate strumentalizzazioni politiche, cosa che mi offende particolamente: tipo gruppi neofascisti che hanno forzatamente portato in alcune aule il crocefisso, cavalcando l’onda di indignazione popolare. Li invidio solo per tutto il tempo che hanno da spendere.
Nel prossimo post, giusto perché siamo in tema, parlerò proprio di laicità: un testo che ho preparato già da tempo.
[1] LA CROCE SOPRAVVIVERA`ANCHE A STRASBURGO
[2] Concordato: testo del 1929
[3] Accordo tra l’Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione (1984)
03 nov 2009
FabrizioPolitica, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Chiesa, Europa, Laicità, Radici cristiane
Colleghi d’ufficio e in vari altri contesti mi hanno posto il problema su cosa ne penso del così detto crocefisso nelle scuole.
Vediamo un po’: più che dare risposte vorrei porre delle domande. La questione va inquadrata in un raggio ampio e complesso, e si lega a molte altre, soprattutto sulla base del momento storico che stiamo vivendo.
L’identità cristiana per me è importante, anche sul piano culturale e proprio per questo penso che non la si difende imponendo per legge il crocefisso per le scuole: al contrario gli si da un sapore contrario al vero spirito evangelico, per come verrebbe percepita la cosa dalla gente oggi. Diverso sarebbe stato invece il discorso del preambolo sull’origine cristiana nella Costituzione Europea di cui magari ne discuterò in un altro post.
Però… però…. bisogna dire e soprattutto smascherare molte cose.
Non voglio discutere se il crocefisso sia o no un simbolo religioso o culturale e se andrebbe difeso o non andrebbe difeso in quanto simbolo religioso o culturale. Il problema ha invece una origine polemica in campo politico ed è quindi eminentemente politico.
I Cattolici devono rendersi conto che non è sostenibile, ne evangelico, attaccarsi a difendere l’indifendibile: il crocefisso nelle scuole imposto per legge è oggi di per se davvero indifendibile, in una società così diversa e cambiata da quando, nel Concordato, venne tacitamente accettato senza problemi da tutti; il motivo per cui il crocefisso dovette essere una legge dello Stato Italiano, era che si doveva garantire attuazione di un accordo che formalmente avveniva fra due stati: era anche una necessità formale. Viene da chiedersi per quale ragione questa clausola fu prevista nel Concordato: evidentemente si preferì al tempo continuare quella che era una prassi consolidata che tutti reputavano ragionevole giacché i crocefissi adornavano regolarmente scuole, ospedali e tantissimi altri edifici pubblici. Era la prassi e a nessuno veniva in mente di cambiare le cose. Nelle revisioni successive del Concordano nessuno ha pensato di ridiscutere questa norma: perché era già stata “dimenticata”. Come mai ad esempio i così detti laici non l’hanno fatto presente quando venne aggiornato il Concordato negli anni ’80 con Craxi?
Quello che i cristiani possono e devono invece fare oggi non è difendere la legge sul crocefisso ne tantomeno la sua presenza imposta, piuttosto denunciare la manovra sporca che c’è dietro.
Perché di questo si tratta. Solo che nel dibattito nessuno lo dice.
In tutte le scuole statali che ho frequentato io non ho mai visto crocefissi appesi: pensavo fosse solo una antica usanza. Scopro solo oggi, con sorpresa, che esiste effettivamente questa legge quale applicazione del Concordato. Ma evidentemente è stata da sempre, specialmente negli ultimi anni, disattesa e mai veramente applicata. L’unica che avrebbe potuto parlare e lamentarsi era proprio la Santa Sede che aveva tutte le carte per protestare formalmente in sede diplomatica: figuriamoci se lo avessero fatto! Ovviamente il Vaticano si è ben guardato dal farlo. Sono certo soprattutto in quegli anni avevano altro a cui pensare. Se però la questione viene sollevata, come oggi, allora si… ci si deve pensare eccome!
Se guardiamo la legge e come questa viene di fatto applicata oggi dovrebbero in realtà essere i cristiani a lamentarsi di un diritto di fatto calpestato. Come mai, invece, avviene il contrario? Come mai un non-problema che è stato tale per anni ignorato e non ha mai fatto discutere nessuno, solo oggi viene improvvisamente presentato come urgente?
La società è cambiata, nel frattempo, dicono. Ok, è vero.
E’ una questione di principio, dicono. Ok. Ma lo Stato non era laico anche prima?
Perché si insiste proprio su questo problema adesso? Perché non se ne è mai discusso prima, per esempio ai tempi delle battaglie studentesche di fine anni sessanta? Il motivo è semplice: la società laica e la politica e il potere di oggi ha paura della Chiesa e della sua autorità morale. Ha paura del ritorno alla religione di molte persone insoddisfatte e che cercano un senso nella vita in periodo di generale smarrimento morale come è oggi. Il ritorno alla religione è un trend mondiale, che il potere ben conosce: se ne parla da anni nei circoli che contano. Non è un trend solo europeo: è il segno dei tempi. La società laicista e il potere economico del conformismo e del consumismo però si trova impreparato a questo confronto. Si erano abituati all’idea che la religione sarebbe diventata con il tempo un fatto solo privato, qualcosa di meramente folkloristico, come l’astrologia: è il sogno massonico del cristianesimo rinchiuso dentro le chiese, cioè che non rompe le scatole pubblicamente, proprio come avviene oggi nei paesi islamici. Oggi invece dopo la caduta del muro e delle ideologie, dopo crisi economiche e soprattutto morali, si scontrano con un fatto diverso: la religione torna a interessare e a chiedere spazio nel dibattito pubblico che però è arido di idee forti. Con chi si dibatte allora? Il relativismo sente che gli manca terreno sotto i piedi. Prima che il trend si consolidi, è necessario per il potere tenere alto il confronto e la polemica. E come lo fa? Generando l’attrito e cercare ogni pretesto possibile per far apparire la Chiesa come ridicola, retrograda e impositiva agli occhi dell’opinione pubblica, alimentando un vecchio pregiudizio di sapore illuminista. Questo per tenere il più possibile la gente distante dalla religione. E allora, quale miglior succulento esempio se non attivare la polemica del crocefisso nelle scuole?
Un esempio di questa tendenza è la disinformazione costante sui molti fatti di Chiesa e su ciò che fa e dice ad esempio Benedetto XVI giorno dopo giorno: ogni persona che sappia leggere su internet un discorso integrale del Papa può verificare con semplicità che ciò che egli dice non corrisponde affatto a ciò che dicono i giornali di lui; ma al potere che controlla l’informazione questo non importa, tanto sanno che nessuno va a leggerselo davvero. E purtroppo molti anche nella Chiesa cascano dentro questo tranello.
Vediamo: il crocefisso è una clausola a margine del Concordato. Se lo stato vuole abrogare quella clausola, diventa formalmente inadempiente verso la Santa Sede: sarebbe una scorrettezza fuori dal diritto internazionale. Quindi bisognerebbe prima revisionare il concordato. Ma chi andrebbe ad aprire una revisione di un trattato così importante e delicato solo per cambiare una piccola clausola? Un problema oltre che procedurale, anche diplomatico. Ecco il punto: si vuole creare il pretesto per revisionare tutto il Concordato e con la scusa del crocefisso nelle scuole (clausola oggi ragionevolmente attaccabile) viene vigorosamente e senza sosta attaccato l’intero Concordato. Ecco svelato per quale vera ragione così tanto accanimento mediatico verso il crocefisso oggi: è il pretesto per togliere alla Chiesa altri spazi di libertà.
Come mai infatti non si discute delle statue dei santi o crocefissi nelle piazze? Semplice: perché quelli non fanno parte del Concordato. Se la legge sul crocefisso non avesse riguardato il Concordato, ma fosse stata solo una legge dello Stato stiamo pur certi che sarebbe caduta nel dimenticatoio: i crocefissi sarebbero lentamente spariti dalle aule e nessuno avrebbe mai protestato: abbiamo centinaia e centinaia di leggi formalmente in vigore ma de facto non più applicate: e nessuno protesta o se ne cura. Ma quando c’è di mezzo il Concordato bisogna dargli addosso. E allora il vero problema non è il crocefisso nelle scuole, ma c’è dell’ altro.
In questo modo si martella senza sosta l’opinione pubblica sulla questione del crocefisso in modo che lentamente e facilmente come un mantra entra nella gente l’idea che “il concordato è ormai obsoleto e allora va revisionato” visto che contiene tali assurde norme. Tanto la gente non sa neanche di cosa si sta parlando. Un modo per tenere sotto pressione politica l’intera Chiesa: ecco cosa si cela dietro questa propaganda. E non è un fatto italiano. In Spagna è la stessa storia.
Questa è una strategia scorretta, perché non agisce alla luce del sole, a viso aperto, ma nella falsità e nella disinformazione. Non fa che esacerbare gli animi, distrugge il senso di convivenza civile, distoglie l’attenzione dalle altre questioni, utile solo a far imboccare alla gente strade che altrimenti non prenderebbe. Appassionando la gente su temi ideologici se ne annebbia la vista e l’intelligenza: proprio quello che vuole il potere. E’ Pura propaganda, non la discussione serena di un vero problema. Si preferisce una strategia falsa e ipocrita invece di un affronto a viso aperto, che sarebbe difficoltoso e arduo. E’ certamente più facile la scusa del crocefisso nelle scuole. Il potere ha i piedi d’argilla. Il re è nudo. Infondo è una manifestazione di debolezza del potere così detto “laico”.
E’ questo il lavoro dei mass media oggi: qualcuno intelligentemente le ha chiamate armi di distrazione di massa. Benedetto XVI ha coniato un azzeccato termine: “linguaggio inflazionato”. Appunto.
Questo si, come cristiani, dobbiamo denunciarlo.
Ma cosa dovrebbe fare la Chiesa?
I cattolici non debbono innanzitutto farsi prendere dal turbine e nel vortice perverso della propaganda e chiarire il punto: ammettere senza problemi e con tranquillità che la clausola del crocefisso è oggi indifendibile, ma allo stesso tempo svelare e denunciare con forza cosa c’è dietro questa propaganda e non farsi prendere per il naso.
A mio avviso, per spezzare questo meccanismo perverso, la Santa Sede dovrebbe unilateralmente rinunziare a quella clausola (e altre eventuali clausole secondarie di questo tipo), in modo da non alimentare questa assurda e ideologica diatriba. Mettere così a tacere queste ridicole questioni per difendere veramente il Concordato, che è il vero obiettivo non dichiarato ma reale di tutta la questione, e denunciare chiaramente le cose come stanno. Sarebbe un bello smacco alla propaganda in stile zapaterista ormai imperante in Europa e una autentica vittoria per la Chiesa: temo però che non si abbia il coraggio di una mossa così decisa e rigorosa.
Ma allora Fabrizio, al crocefisso nelle scuole dici si o dici no?
Se voglio coniugare onestà intellettuale ma anche legittima coscienza cattolica non posso che sentirmi in trappola perché la domanda viene posta in modo che ogni scelta da prendere è secondo me sbagliata, per motivi diversi: se infatti dico “si” testimonio contro una propaganda ideologicamente anticattolica, ma sosterrei anche una legge che ritengo indifendibile. Se dico “no” mi trovo nella situazione speculare, quindi sempre problematica.
Allora l’unica possibilità ragionevole è l’ astensione. Ma non è un astensione di sapore politically correct o che non sa cosa dire. Piuttosto è un’astensione non muta, denunciante e decisa. Come ho tentato di fare in questo post. D’altra parte non sono stato io a porre la domanda, o no? Quella domanda è un tranello: uno specchio per le allodole. E io non mi sento un’ allodola.
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