03 dic 2010
FabrizioEtica, Filosofia, Politica, Societa e Cultura Dignità Umana, Etica, Fine vita, Libertà, Politically correct, Pseudolibertà, Relativismo, Suicidio
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Italiana
On. Giorgio Napolitano.

Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano
Signor presidente, lei ha affermato in questi giorni che il gesto di Mario Monicelli di porre fine alla sua vita sarebbe “un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare” [1].
Le ricordo, Signor Presidente, che Mario Monicelli non era una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. Le ricordo, Signor Presidente, che anche lei non è una persona qualunque, ma un personaggio pubblico. Anzi il primo cittadino di questo paese. E come tutti i personaggi pubblici creano modelli di imitazione. More
02 ott 2009
FabrizioEtica, Poesie, Politica, Societa e Cultura Bioetica, Etica, Fine vita, Poesie, Politica
(seque dal post precedente “Scrigno dell’ego 2: domande laiche”)
Diritto all’istruzione?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto al lavoro?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto alla Cura?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto di Amare?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Morire non è un diritto.
Un desiderio non è un diritto.
La risposta al dolore non è la morte.
La risposta alla sofferenza non è la morte.
Che si faccia pure della libertà di coscienza,
lo scrigno dell’ego e arma di ogni umano desiderio…
Che venga pure questa eutanasia…
Che irrompa pure in nome della falsa libertà…
…ma non potrà farlo con il mio si.
14 gen 2007
FabrizioReligione Fede Chiesa, Societa e Cultura Bioetica, Fine vita

la dottoressa Claudia Navarini nella rubrica di Bioetica di ZENIT, sposa una tesi molto severa nei confronti di chi sostiene sia l’eutanasia passiva, sia di qualunque forma di presunto (ma a suo avviso falso e forzato) accanimento terapeutico, come quello del caso Welby.
I suoi due articoli [1] [2], incentrati sul piano dell’etica medica, non lasciano spazio a fraintendimenti. Devo dire sono entrambi molto convincenti.
Tuttavia in un paragrafo di [1], recita:
mentre il paziente capace di intendere e di volere – di cui una valutazione specifica abbia dimostrato la totale lucidità – ha sempre la possibilità di rifiutare preventivamente un trattamento sanitario, anche se ciò gli procurasse un danno e al limite anche se ciò avvenisse per esplicita volontà di morire, lo stesso paziente non ha il diritto di chiedere ad un medico di dargli la morte, né in modo attivo (somministrazione di un farmaco letale) né in modo passivo (sospensione di un trattamento necessario alla vita).
questo mi sembra l’unico punto delle sue tesi che necessita di spiegazione, in quanto sembra decisamente contraddittorio.
Come è possibile che un paziente, una volta fatta una tale scelta, debba essere di conseguenza condannato solo per aver accettato la terapia (dagli esiti per altro incerti)? Tornando al caso Welby (tanto per semplificare, visto che tutti lo conoscono) mi sembra di capire che secondo la Navarini, egli avrebbe potuto senza problemi, se non voleva soffrire, opporsi alla terapia prima che gli venisse applicato il respiratore. Tuttavia sembra ragionevole che egli abbia accettato a suo tempo la terapia perchè, forse, in quel momento poteva veramente rappresentare un sollievo e/o una speranza. Forse la prospettiva di sofferenza che poi si è realizzata non era in quel momento contemplata, oppure era solo probabile (forse tutto questo non è valido nello specifico del caso Welby, ma in molti altri certamente si).
Insomma, l’ argomentazione sembra davvero irraggionevole: sembra quasi che secondo la Navarini non sia più l’etica medica che debba servire il malato, ma piuttosto che il malato debba inchinarsi ed essere subalterno all’etica medica. Appare una evidente contraddizione: la medicina è per il malato o il malato per la medicina?
Concordo pienamente con la dottoressa riguardo la spaventosa e pericolosa strumentalizazione che c’è dietro certe tendenze e politiche, che lei doverosamente critica.
Invito cortesemente la Navarini, visto anche la dichiarata disponibilità infondo all’articolo, ad una risposta, anche pubblica, su questo blog o ovunque ella desideri.
Riferimenti:
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