Caro Occidente…

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Caro Occidente,

Il mondo diventa sempre più piccolo. Sei andato sulla luna, hai inventato internet; ti eri illuso che il progresso avrebbe prima o poi portato libertà e democrazia anche in quei paesi dove non c’era.

Con questa illusione, e sulla scia della “caduta del muro” hai chiuso gli occhi davanti alla protesta di Tienanmen.

Ti eri illuso che il libero mercato fosse portatore anche nei tuoi valori più nobili; sarebbe solo stata questione di tempo: il liberismo economico avrebbe portato anche libertà religiosa, democrazia, diritti umani: hai dato priorità al denaro rispetto ai valori. Non ne vedi oggi le conseguenze? More

Radice quarta di Europa

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Un mio amico, che ha la passione vignette, rebus, giochi di parole, mi ha mostrato questo:

tentando di risolverlo ho proposto “radice crociata di italia”. Poi mi è stato svelato che era “radici cristiane dell’italia = ?”. Cioè le “radici cristiane” sarebbero una espressione artificiale e da polemica politica. E come prevedibile, dall’indovinello, si è passati a un tema politico.

E così ho raccolto la provocazione, ma mi sono permesso di prenderla un po’ alla larga. More

Entropia Svizzera

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La Svizzera, paese di splendidi paesaggi da sogno, orologi a cucù e ottimo formaggio emmental… Magari!

Tutti riportano questi giorni la notizia che la Svizzera ha detto no alla “invasione islamica” con i referendum contro la costruzione di minareti [1] [2] [3]. Risveglio spirituale della vecchia Europa? Magari! Che con questi segnali si voglia dare un messaggio di riscoperta le proprie “radici cristiane?”. Macchè! A me, che pure sono molto critico verso l’islam e soprattutto verso un certa islamofilia nostrana, pare solo sterile e pericolosa islamofobia e intolleranza verso la religione. O semplicemente paura. Così non ci dimostriamo migliori dei mussulmani nei loro paesi. Non bastava una semplice norma urbanistica per limitarne l’altezza, come si fa con ogni edificio? Potevano. Ma hanno voluto fare un referendum, che indicherà nientemeno che in costituzione il divieto di edificare minareti: siamo alla frutta. E allora ecco che il significato vero non è certo di tipo meramente urbanistico.

Ma… ma… pochi dicono che insieme a quel referendum ce ne era un’altro per la fine della esportazione di armi (di cui la svizzera è grande produttore-esportatore): che invece non è passato. Ma guarda un po’! Gli svizzeri evidentemente hanno paura di intaccare il proprio PIL (=Prodotto Ipocrita Lordo).

Trovo infatti la Svizzera un paese estremamente ipocrita: accanto a giardini, natura incontamintata, perfetta e declamata efficienza, tanto che si erge (o è additato) a modello di convivenza, civiltà, democrazia, ecologia, vedo invece tanta immondizia, nascosta abilmente sotto il tappeto.

La svizzera è un paese che è “ordinato” perchè trasferisce la propria entropia altrove: con il reciclaggio legalizzato delle sue banche, con l’esportazione di armi e altre furbate di questo tipo garantisce un lauto benessere ai propri abitanti che pagano pochissime tasse e ottengono moltissimo dallo stato: ci credo che rispettano alla lettera ogni regola e pagano ogni tassa! Ci credo che se ne facciano anche un vanto, specie con i “sudisti” italiani. Così lo stato sostiene “democraticamente” questo sistema ipocrita che si permette pure di farsi bello agli occhi del mondo. Se poi negli altri paesi si evadono le tasse e si comprano armi in quantità, questi sono affari loro. Legalmente, tanto, non fa una piega.

E’ stato sempre così per la Svizzera: fin dalla storia dell’oro nazista estorto o depositato dagli ebrei nelle loro banche, che nessuno ha più richiesto, hanno sempre guadagnato dalle disgrazie altrui o dalle esigenze di ricconi con pochi scrupoli da altri paesi; e come paese neutrale è sempre stato protetto un po’ da tutti perchè faceva comodo a molti, per molte e inconfessabili ragioni.

Eh no! Gli svizzeri hanno poco di che vantarsi dei loro quattro Cantoni. Dubito che con meno minareti saranno davvero un po’ più cristiani; inizino a interrogarsi sulla coscienza del proprio paese; non lo faranno finchè tutti continueranno nell’adulazione “ma che bel paese-modello proprio perfetto!”. Cari svizzeri: non sareste questo bel paese, se non ci fosse tanto marcio nel mondo.

Preferisco l’Italia, che avrà pure tanti difetti, ma almeno non li nasconde sotto il tappeto. Viva l’Italia!!

[1] Il Tempo.
[2] Il Giornale.
[3] Il Corriere.

Crocefissi per le allodole 3 (retroscena)

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Un retroscena nuovo e singolare, per proseguire sui precedenti post “Crocefissi per le allodole” e “Crocefissi per le allodole 2 (errata)“.

Ieri parlando con una professoressa, storica, di cui non voglio fare il nome, mi dice di avere colleghi che hanno avuto accesso all’ archivio Vaticano a verbali e agli atti preliminari della trattativa sul Concordato, fra Governo Italiano e Santa Sede, e mi ha raccontato cose interessanti.

In tali atti risulterebbe che papa Pio XI in persona intervenne per sciogliere un nodo che si era creato nelle trattative all’interno delle rispettive delegazioni diplomatiche: rinunziò definitivamente a Villa Doria Pamphilj di Roma, che evidentemente era oggetto di trattativa, in cambio della presenza del crocefisso nei luoghi pubblici e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, anche se questo non venne scritto poi nel testo del Concordato. Alla faccia di chi dice che la Chiesa guarda solo al denaro e all’oro.

Quelle trattative durarono sei anni: infatti la legge sul crocefisso è del ’24 e il Concordato è del ’29. Quindi anche se in nessun trattato o aggiornamento concordatario è presente alcun riferimento al crocefisso nei luoghi pubblici, e quindi formalmente è libero da questi vincoli ed è in toto affare dello Stato, sarebbe comunque vero che la legge è storicamente legata a quegli eventi.

Non ci sono pubblicazioni o libri che possano confermare quanto detto: qualcuno dovrebbe andare a verificare negli archivi Vaticani. Mi spiace deludere i miei cinque lettori e dire che non ho modo, ne tempo, ne voglia di farlo; che prendano la notizia così com’è.

Crocefissi per le allodole 2 (errata)

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In merito al post precedente, devo ricredermi di quello che ho scritto: considerazioni a mente fredda, senza troppo ragionare sul dibattito e senza informarmi: sono stato io stesso vittima di informazioni errate e sono io il colpevole perché non le ho preventivamente verificate. Faccio quindi ammenda, me ne scuso e ne traggo la lezione: bisogna verifcare prima di fare certe affermazioni.

Gaetano Dammacco su piuvoce.net scrive [1]:

In primo luogo occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo, che è stato affacciato da più parti, mettendo a nudo l’esistenza ancora di un pensiero (non debole) di contrasto all’azione della Chiesa (ancorché diversamente motivato): il crocifisso si trova nelle aule non a motivo del Concordato tra Stato e Chiesa ma per atto unilaterale dello Stato italiano. Il nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, sottoscritto nel febbraio del 1984 (così come il Concordato del 1929) non tratta in alcun modo, né diretto né indiretto, del crocifisso e della sua affissione nelle aule scolastiche. Il problema, pertanto, non appartiene al livello dei rapporti formali con la Chiesa cattolica, che sotto questo aspetto non ne è coinvolta.

Sembra quasi che l’autore volesse smentire proprio il mio post! In effetti è bastato un rapido controllo ai testi della leggi in questione per verificare che in effetti è così.

Cadono quindi tutte le argomentazioni che ho fatto nel post precedente.

E allora cosa dico? Favorevole o contrario al crocefisso nelle aule scolastiche?

Mettiamola così: se una legge che imponga il crocefisso insieme al “ritratto del Re” fosse proposta oggi, sarei decisamente contrario, in quanto anacronistica. E infatti come abbiamo già detto, la legge rischiava di passare come inapplicata e dimenticata. Ma giacché si parla di toglierlo e per motivi dichiaratamente antireligiosi o anticristiani, in nome di una percezione distorta di laicità, direi che sono assolutamente favorevole.

Contraddizione? Non proprio: Infatti dopo la vicenda di questi giorni, è evidente che anche una parete bianca diventerebbe un simbolo religioso (espressione di un ateismo di Stato); significato che non avrebbe avuto in assenza totale di una tal legge fin dall’origine: non conta infatti tanto lo stato finale di un sistema (ottenere una parete bianca), ma anche in che modo arriviamo a quello stato finale ovvero le transizioni che ci conducono ad esso e le motivazioni che soggiacciono a queste decisioni: è questo che da il senso alle cose (e non la parete bianca o meno “di per se”). A questo punto qualcuno potrebbe obiettarmi che la parete bianca non è simbolo di ateismo di stato, bensì di sana laicità: ma di questo parlerò meglio nel prossimo post.

Sarebbe poi pure in contrasto con gli articoli 7 e 8 della Costituzione Italiana che riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale: cosa che da fastidio a tanti così detti laici, o meglio persone prevenute per un motivo o per un altro contro l’ istituzione Chiesa; in genere essi tanto si affannano a citare la Costituzione quando si parla di laicità, senza però cogliere che il vero nodo è che la laicità ha tanti modi diversi di essere definita: ogni Stato ha il suo proprio concetto applicato di laicità, cosa che a quanto pare la “corte” di Strasburgo non ha voluto tener conto e ha confuso laicità con negazione della religione.

Ed è per questo che la gente si è giustamente ribellata: ho letto perfino un Lucio Dalla e un Marco Travaglio (gente non sospetta di clericalismo) fare considerazioni di netta condanna verso questa sentenza proprio a causa dell’origine culturale e sociale, prima che strettamente religiosa, di questo simbolo. E devo dire la cosa mi ha anche sorpreso.

Un aspetto invece infinitamente positivo è che si è potuto parlare finalmente al livello di dibattito pubblico qualcosa di serio; che alza decisamente il livello medio dei dibattiti quotidiani: in mezzo a Grande Fratello e puttanopoli politica, la gente ha potuto parlare di identità, religione, significato di simboli e in particolare quelli religiosi in relazione alla nostra storia, e soprattutto chiedersi: “cosa è il crocefisso per me”? e “cosa è il crocefisso per la società italiana”? Al di la delle risposte personali penso siano comunque domande importanti, che stimolano l’intelligenza di tutti.

Unica nota negativa: non sono mancate strumentalizzazioni politiche, cosa che mi offende particolamente: tipo gruppi neofascisti che hanno forzatamente portato in alcune aule il crocefisso, cavalcando l’onda di indignazione popolare. Li invidio solo per tutto il tempo che hanno da spendere.

Nel prossimo post, giusto perché siamo in tema, parlerò proprio di laicità: un testo che ho preparato già da tempo.

[1] LA CROCE SOPRAVVIVERA`ANCHE A STRASBURGO
[2] Concordato: testo del 1929
[3] Accordo tra l’Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione (1984)

Crocefissi per le allodole

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ATTENZIONE: il contenuto di questo post è obsoleto ed errato;
il post successivo smentisce le considerazioni fatte qui.

Colleghi d’ufficio e in vari altri contesti mi hanno posto il problema su cosa ne penso del così detto crocefisso nelle scuole.

Vediamo un po’: più che dare risposte vorrei porre delle domande. La questione va inquadrata in un raggio ampio e complesso, e si lega a molte altre, soprattutto sulla base del momento storico che stiamo vivendo.

L’identità cristiana per me è importante, anche sul piano culturale e proprio per questo penso che non la si difende imponendo per legge il crocefisso per le scuole: al contrario gli si da un sapore contrario al vero spirito evangelico, per come verrebbe percepita la cosa dalla gente oggi. Diverso sarebbe stato invece il discorso del preambolo sull’origine cristiana nella Costituzione Europea di cui magari ne discuterò in un altro post.

Però… però…. bisogna dire e soprattutto smascherare molte cose.

Non voglio discutere se il crocefisso sia o no un simbolo religioso o culturale e se andrebbe difeso o non andrebbe difeso in quanto simbolo religioso o culturale. Il problema ha invece una origine polemica in campo politico ed è quindi eminentemente politico.

I Cattolici devono rendersi conto che non è sostenibile, ne evangelico, attaccarsi a difendere l’indifendibile: il crocefisso nelle scuole imposto per legge è oggi di per se davvero indifendibile, in una società così diversa e cambiata da quando, nel Concordato, venne tacitamente accettato senza problemi da tutti; il motivo per cui il crocefisso dovette essere una legge dello Stato Italiano, era che si doveva garantire attuazione di un accordo che formalmente avveniva fra due stati: era anche una necessità formale. Viene da chiedersi per quale ragione questa clausola fu prevista nel Concordato: evidentemente si preferì al tempo continuare quella che era una prassi consolidata che tutti reputavano ragionevole giacché i crocefissi adornavano regolarmente scuole, ospedali e tantissimi altri edifici pubblici. Era la prassi e a nessuno veniva in mente di cambiare le cose. Nelle revisioni successive del Concordano nessuno ha pensato di ridiscutere questa norma: perché era già stata “dimenticata”. Come mai ad esempio i così detti laici non l’hanno fatto presente quando venne aggiornato il Concordato negli anni ’80 con Craxi?

Quello che i cristiani possono e devono invece fare oggi non è difendere la legge sul crocefisso ne tantomeno la sua presenza imposta, piuttosto denunciare la manovra sporca che c’è dietro.

Perché di questo si tratta. Solo che nel dibattito nessuno lo dice.

In tutte le scuole statali che ho frequentato io non ho mai visto crocefissi appesi: pensavo fosse solo una antica usanza. Scopro solo oggi, con sorpresa, che esiste effettivamente questa legge quale applicazione del Concordato. Ma evidentemente è stata da sempre, specialmente negli ultimi anni, disattesa e mai veramente applicata. L’unica che avrebbe potuto parlare e lamentarsi era proprio la Santa Sede che aveva tutte le carte per protestare formalmente in sede diplomatica: figuriamoci se lo avessero fatto! Ovviamente il Vaticano si è ben guardato dal farlo. Sono certo soprattutto in quegli anni avevano altro a cui pensare. Se però la questione viene sollevata, come oggi, allora si… ci si deve pensare eccome!

Se guardiamo la legge e come questa viene di fatto applicata oggi dovrebbero in realtà essere i cristiani a lamentarsi di un diritto di fatto calpestato. Come mai, invece, avviene il contrario? Come mai un non-problema che è stato tale per anni ignorato e non ha mai fatto discutere nessuno, solo oggi viene improvvisamente presentato come urgente?

La società è cambiata, nel frattempo, dicono. Ok, è vero.
E’ una questione di principio, dicono. Ok. Ma lo Stato non era laico anche prima?

Perché si insiste proprio su questo problema adesso? Perché non se ne è mai discusso prima, per esempio ai tempi delle battaglie studentesche di fine anni sessanta? Il motivo è semplice: la società laica e la politica e il potere di oggi ha paura della Chiesa e della sua autorità morale. Ha paura del ritorno alla religione di molte persone insoddisfatte e che cercano un senso nella vita in periodo di generale smarrimento morale come è oggi. Il ritorno alla religione è un trend mondiale, che il potere ben conosce: se ne parla da anni nei circoli che contano. Non è un trend solo europeo: è il segno dei tempi. La società laicista e il potere economico del conformismo e del consumismo però si trova impreparato a questo confronto. Si erano abituati all’idea che la religione sarebbe diventata con il tempo un fatto solo privato, qualcosa di meramente folkloristico, come l’astrologia: è il sogno massonico del cristianesimo rinchiuso dentro le chiese, cioè che non rompe le scatole pubblicamente, proprio come avviene oggi nei paesi islamici. Oggi invece dopo la caduta del muro e delle ideologie, dopo crisi economiche e soprattutto morali, si scontrano con un fatto diverso: la religione torna a interessare e a chiedere spazio nel dibattito pubblico che però è arido di idee forti. Con chi si dibatte allora? Il relativismo sente che gli manca terreno sotto i piedi. Prima che il trend si consolidi, è necessario per il potere tenere alto il confronto e la polemica. E come lo fa? Generando l’attrito e cercare ogni pretesto possibile per far apparire la Chiesa come ridicola, retrograda e impositiva agli occhi dell’opinione pubblica, alimentando un vecchio pregiudizio di sapore illuminista. Questo per tenere il più possibile la gente distante dalla religione. E allora, quale miglior succulento esempio se non attivare la polemica del crocefisso nelle scuole?

Un esempio di questa tendenza è la disinformazione costante sui molti fatti di Chiesa e su ciò che fa e dice ad esempio Benedetto XVI giorno dopo giorno: ogni persona che sappia leggere su internet un discorso integrale del Papa può verificare con semplicità che ciò che egli dice non corrisponde affatto a ciò che dicono i giornali di lui; ma al potere che controlla l’informazione questo non importa, tanto sanno che nessuno va a leggerselo davvero. E purtroppo molti anche nella Chiesa cascano dentro questo tranello.

Vediamo: il crocefisso è una clausola a margine del Concordato. Se lo stato vuole abrogare quella clausola, diventa formalmente inadempiente verso la Santa Sede: sarebbe una scorrettezza fuori dal diritto internazionale. Quindi bisognerebbe prima revisionare il concordato. Ma chi andrebbe ad aprire una revisione di un trattato così importante e delicato solo per cambiare una piccola clausola? Un problema oltre che procedurale, anche diplomatico. Ecco il punto: si vuole creare il pretesto per revisionare tutto il Concordato e con la scusa del crocefisso nelle scuole (clausola oggi ragionevolmente attaccabile) viene vigorosamente e senza sosta attaccato l’intero Concordato. Ecco svelato per quale vera ragione così tanto accanimento mediatico verso il crocefisso oggi: è il pretesto per togliere alla Chiesa altri spazi di libertà.

Come mai infatti non si discute delle statue dei santi o crocefissi nelle piazze? Semplice: perché quelli non fanno parte del Concordato. Se la legge sul crocefisso non avesse riguardato il Concordato, ma fosse stata solo una legge dello Stato stiamo pur certi che sarebbe caduta nel dimenticatoio: i crocefissi sarebbero lentamente spariti dalle aule e nessuno avrebbe mai protestato: abbiamo centinaia e centinaia di leggi formalmente in vigore ma de facto non più applicate: e nessuno protesta o se ne cura. Ma quando c’è di mezzo il Concordato bisogna dargli addosso. E allora il vero problema non è il crocefisso nelle scuole, ma c’è dell’ altro.

In questo modo si martella senza sosta l’opinione pubblica sulla questione del crocefisso in modo che lentamente e facilmente come un mantra entra nella gente l’idea che “il concordato è ormai obsoleto e allora va revisionato” visto che contiene tali assurde norme. Tanto la gente non sa neanche di cosa si sta parlando. Un modo per tenere sotto pressione politica l’intera Chiesa: ecco cosa si cela dietro questa propaganda. E non è un fatto italiano. In Spagna è la stessa storia.

Questa è una strategia scorretta, perché non agisce alla luce del sole, a viso aperto, ma nella falsità e nella disinformazione. Non fa che esacerbare gli animi, distrugge il senso di convivenza civile, distoglie l’attenzione dalle altre questioni, utile solo a far imboccare alla gente strade che altrimenti non prenderebbe. Appassionando la gente su temi ideologici se ne annebbia la vista e l’intelligenza: proprio quello che vuole il potere. E’ Pura propaganda, non la discussione serena di un vero problema. Si preferisce una strategia falsa e ipocrita invece di un affronto a viso aperto, che sarebbe difficoltoso e arduo. E’ certamente più facile la scusa del crocefisso nelle scuole. Il potere ha i piedi d’argilla. Il re è nudo. Infondo è una manifestazione di debolezza del potere così detto “laico”.

E’ questo il lavoro dei mass media oggi: qualcuno intelligentemente le ha chiamate armi di distrazione di massa. Benedetto XVI ha coniato un azzeccato termine: “linguaggio inflazionato”. Appunto.

Questo si, come cristiani, dobbiamo denunciarlo.

Ma cosa dovrebbe fare la Chiesa?

I cattolici non debbono innanzitutto farsi prendere dal turbine e nel vortice perverso della propaganda e chiarire il punto: ammettere senza problemi e con tranquillità che la clausola del crocefisso è oggi indifendibile, ma allo stesso tempo svelare e denunciare con forza cosa c’è dietro questa propaganda e non farsi prendere per il naso.

A mio avviso, per spezzare questo meccanismo perverso, la Santa Sede dovrebbe unilateralmente rinunziare a quella clausola (e altre eventuali clausole secondarie di questo tipo), in modo da non alimentare questa assurda e ideologica diatriba. Mettere così a tacere queste ridicole questioni per difendere veramente il Concordato, che è il vero obiettivo non dichiarato ma reale di tutta la questione, e denunciare chiaramente le cose come stanno. Sarebbe un bello smacco alla propaganda in stile zapaterista ormai imperante in Europa e una autentica vittoria per la Chiesa: temo però che non si abbia il coraggio di una mossa così decisa e rigorosa.

Ma allora Fabrizio, al crocefisso nelle scuole dici si o dici no?

Se voglio coniugare onestà intellettuale ma anche legittima coscienza cattolica non posso che sentirmi in trappola perché la domanda viene posta in modo che ogni scelta da prendere è secondo me sbagliata, per motivi diversi: se infatti dico “si” testimonio contro una propaganda ideologicamente anticattolica, ma sosterrei anche una legge che ritengo indifendibile. Se dico “no” mi trovo nella situazione speculare, quindi sempre problematica.

Allora l’unica possibilità ragionevole è l’ astensione. Ma non è un astensione di sapore politically correct o che non sa cosa dire. Piuttosto è un’astensione non muta, denunciante e decisa. Come ho tentato di fare in questo post. D’altra parte non sono stato io a porre la domanda, o no? Quella domanda è un tranello: uno specchio per le allodole. E io non mi sento un’ allodola.

ATTENZIONE: il contenuto di questo post è obsoleto ed errato;
il post successivo smentisce le considerazioni fatte qui.