31 lug 2008
FabrizioEtica Economia, Etica, Politica
Possiamo acquistare un cellulare con 30€. Possiamo anche andare in aereo da Roma a Londra con 30€. Ma fare la spesa al supermercato, anche per chi vive solo, 30€ non bastano. Neanche per un pieno di benzina. Il necessario costa come, o più, del voluttuoso.
Non è un congiuntura momentanea, come si potrebbe pensare. E’ una situazione strutturale. Durerà. E ci costringerà a cambiare. Speculazioni o no, questo sviluppo non è sostenibile se non entriamo in una nuova mentalità, nell’era della povertà postmoderna. Questa sarà la nuova forma di progresso. Infatti non si tratta ne di tornare a zappare la terra ne alle caverne; anzi, sarà il vero motore del nostro sviluppo, non solo economico ma sociale e umano.

Molte sono le teorie su come vivremo fra 10 o 20 anni. Quasi tutte fantasiose perchè è difficile prevedere questi sviluppi. Ma una cosa è certa: il nostro modo di vivere dovrà presto essere radicalmente cambiato. Dobbiamo iniziare a vivere nuove forme diffuse di povertà. Povertà non intesa come mancanza di mezzi di sussistenza. Al contrario: una povertà in senso post-moderno è intesa come attenzione, parsimonia e soprattutto cultura del riuso, del riciclaggio, del dare importanza e valorizzare ciò che prima gettavamo con disprezzo; dare importanza a piccoli gesti quotidiani, che sommati, ci fanno risparmiare quel 10% dello stipendio, il che è come se ci avessero dato un aumento. Ma non è in gioco solo quel 10%: è in gioco la nostra convivenza su questo pianeta.
Gettare un oggetto nel cestino o nel cassonetto, non ha solo un valore pratico, ma ha un valore altamente antropologico: riguarda in modo molto profondo il rapporto relazionale persona-oggetto-ambiente. L’oggetto si compra perchè se ne ha bisogno, si usa, poi questo uso genera rifiuto oppure l’oggetto stesso diventa, dopo l’usura, rifiuto. Diventa ingombrante, scomodo, non utile. Ma cosa è un rifiuto se non oggetto con valore zero?
Povertà in senso post-moderno vuol dire dare valore a ciò che non ha valore per aumentare il valore della nostra vita. La tecnologia ci aiuterà moltissimo: i pannelli solari diventano sempre più accessibili ed efficienti, le auto meno inquinanti, i contatori di energia più intelligenti, processori e computer sempre più piccoli e intelligenti. Ma tutto questo non basterà. E’ richiesto un nostro radicale cambiamento di mentalità.
Non solo. Povertà postmoderna vuol dire anche dare meno valore a ciò che veramente ha meno valore. A cosa serve l’imballaggio in cartone della scatola di tonno, se non appena arrivo a casa la butto nel cestino? Solo per la figura del grissino che mi mostra quanto è tenero? Per quanto ancora daremo retta a queste cose? A cosa serve un flacone in plastica rigida per metterci dentro 5 litri di detersivo, per poi gettarlo e ricomprarne un’altro insieme ad altri 5 litri quando tutto questo incide in maniera significativa e inutile sul prezzo finale e spreca inutili risorse? Non poteva quel flacone essere usato 10, 100 volte?
La condizione di normalità non è quella in cui abbiamo vissuto finora: opulenza e spreco lo abbiamo chiamato ricchezza e progresso e sommando qualunque cosa in un maledetto “PIL” abbiamo erroneamente pensato che tutto ciò che muove soldi concorre al benessere e all’economia. La vera normalità e il vero progresso è essere efficienti, non sprecare ciò che è utile o rendere utile in modo artefatto ciò che non lo è. La natura insegna. Non valorizzare il voluttuoso, ma mantenersi all’essenziale. Questo è il vero progresso.
Il Marketing e la pubblicità spariranno? Non credo. Dovranno cambiare anche loro, riformularsi su basi nuove. E’ una questione di valori e di obiettivi, non di metodo.
Cominciamo, per esempio, a lottare contro il PIL e misuriamo l’economia in modo diverso. Questo sarebbe già un passo per il vero progresso.
Ecco come genereremo ricchezza: con una nuova forma di povertà. Vi suona strano? Rifletteteci…
18 lug 2008
FabrizioEtica, Societa e Cultura Etica, Pseudolibertà, Scienza e vita
Tutti in questi giorni parlano del caso di Eluana Englaro [1] [2] [3] [4]. Voglio dire anche io la mia: sarò sintetico.
Sulla scia mediatica del caso, anche l’immancabile prof. Umberto Veronesi, tramite la sua fondazione [5], propone un modulo Testamento biologico [6] che pur non avendo valore legale, se un cittadino lo compila e firma, dice, può evitare o tenta di evitare, il ripetersi di casi come quelli di Eluana.
Ecco cosa propone di firmare:
[Il sottoscritto] In caso di:
- malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante
- malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione
chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico né a idratazione e alimentazione forzate e artificiali in caso di impossibilità ad alimentarmi autonomamente.
apparentemente semplice e lineare.
Peccato che non prende in considerazione casi come quello di Salvatore Crisafulli [7], che era in condizioni simili a quelle di Eluana ma che capiva e sentiva tutto e che miracolosamente è tornato cosciente tanto da raccontarci le sue pene nel sentire la fame, la sete e i medici affermare che era ormai un vegetale e che bisognava staccare la spina. Solo i genitori lo hanno salvato grazie alla loro insistenza e speranza. E si badi: non si tratta di un miracolo!
Vorrei chiedere al prof. Veronesi:
Cosa farebbe lei, caro professore, se si trovasse in condizioni di aver firmato il suo bellissimo testamento e si trovasse poi in condizioni simili a quelle di Salvatore Crisafulli in seguito a un incidente? Non si pentirebbe, forse, caro professor Veronesi, di averlo firmato? O forse, caro professor Veronesi, Lei che sa bene quale è la realtà scientifica, sarebbe il primo a non firmarlo questo testamento?
Perché…. sa… non è bello, sentire i medici che stanno per staccarti la spina convinti che sei un vegetale, anche e sopratutto con l’ipotesi che hai firmato una stupida liberatoria come Lei ce la propone.
A proposito…. ma che razza di testamento biologico sarebbe se prevede solo una possibilità e nessun questionario? Lei propone una sola cosa: autorizzare di staccare la spina! Ma non doveva essere una scelta? Lei invece ne propone una sola nel suo bellissimo modulo, senza neanche precisare o far scegliere esattamente in quali condizioni si dovrebbe o non si dovrebbe staccarla! Ma che testamento è? Il Testamento per l’eredità dei propri beni prevede infinite possibilità di destinare i propri averi. Ma il testamento biologico da lei proposto ne prevede una e una sola: staccare la spina non appena non siamo più coscienti. Nella sua visione delle cose dovremmo essere più liberi di gestire i nostri averi materiali dopo la morte, piuttosto che gestire la nostra vita. E lei lo chiama testamento? Di cosa?
Come mai Lei che dice con la sua bella fondazione di operare per il progresso delle scienze non dice anche chiaramente alla gente che c’è una certa probabilità che quello che normalmente viene chiamato “stato vegetativo permanete” non sia in realtà ne vegetativo ne permanente (come il caso Crisafulli mostra chiaramente) ? Non è che, forse, caro prof. Veronesi, a lei interessa mettere mano con la sua bella Fondazione di interessi che rappresenta, al mercato degli organi (legale s’intende)? Se ho capito bene piu staccamenti di spina è uguale piu “donazioni” di organi uguale piu lavoro e fama per gente come Lei. E’ giusta l’equazione, professore? Lei si che è un vero uomo di scienza!
Cari amici, date una rapida occhiata al sito di Salvatore [7] e poi rispondete a queste due semplici domande:
1) firmereste un qualunque testamento biologico ?
2) fareste quello che ha fatto il padre di Eluana a vostra figlia?
[1] quotidianonet.ilsole24ore.com
[2] Unita.it
[3] Asca
[4] blog.panorama.it
[5] Fondazione Veronesi
[6] Modulo Testamento Biologico proposto da FV
[7] http://www.salvatorecrisafulli.it/
09 mag 2008
FabrizioEtica, Politica, Societa e Cultura Etica, Politica
Il 9 maggio 1978, giusto trenta anni fa, veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Avevo appena due anni e mezzo e ovviamente per me quell’evento drammatico del mio Paese non è mai esistito nei ricordi.
Oggi vedo tanta retorica, soliti discorsi politici, giornalistici e accademici sulla stagione terroristica italiana… tutte cose che si leggono qua e la; a me piace invece ricordarlo a modo mio, con una sua frase profetica e molto attuale; quello di cui forse oggi abbiamo più bisogno:
«Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere»
Aldo Moro
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