Voglio anch’io un ministro così

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Shahbaz Bhatti, 1968-2011. Ministro per le minoranze religiose in Pakistan assassinato il 2 marzo.

Come molti sanno quest’uomo, ministro per le minoranze religiose in Pakistan è stato assassinato in questi giorni dai fondamentalisti perchè si è pronunciato a favore di Asia Bibi e contro la legge sulla blasfemia in quel paese.

Questo è il suo testamento.

«Il mio nome è Shahbaz Bhatti. More

Risposta aperta ad Arcigay

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alla “Lettera aperta dell’Arcigay ai cattolici italiani”, 13.01.2011

Signori,

Leggendo la vostra  “Lettera aperta dell’Arcigay ai cattolici italiani” e al comunicato relativo, mi sono sentito chiamato in causa come cattolico, ed essendo la lettera “aperta” rispondo in modo altrettanto “aperto” e con sincero piacere. More

The Wall: democraticamente vietato amare

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Eugène Delacroix, La liberté guidant le peuple

“In nome del popolo italiano”

Sei una povera ragazza madre di una ricca città del Nord che (soprav)vive con 500 euro al mese? Lo Stato Democratico e Civile, per il bene di tutti, con le sue strutture, i suoi assistenti sociali, ti consiglia caldamente di More

Pechino 2008

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Le olimpiadi di Pechino sono partite. Pensavo che il il boicottaggio sarebbe stata una scelta giusta. Ma mi sono ricreduto. Penso che, in fin dei conti, non sarebbe stata una buona idea: i media non fanno altro che parlare di olimpiadi e di diritti umani in Cina.

Da sempre la Cina viola i più elementari diritti umani. Per quaranta anni abbiamo fatto crescere questo gigante, e adesso che non possiamo più arrestarlo ci fa paura. L’ideologia democratico-liberale in stile occidentale ci ha fatto credere che democrazia e sviluppo economico vanno di pari passo e che quindi la Cina, “prima o poi” con la “ripresa” di Hong Kong, con l’apertura dei mercati, con la crescita economica si sarebbe democratizzata. Troppa fiducia nel “libero mercato”. Forse qualcuno ci credeva davvero.

E invece in Cina oggi molti sacerdoti spariscono; monaci buddhisti torturati; dei coraggiosi studenti di piazza Tienanmen del 4 giugno 1988 nessuno sa che fine abbiano fatto. Dalla Cina in internet non è possibile accedere a www.amnesty.org o www.vatican.va oppure www.humanrights-china.org e migliaia di altri…. lo stesso “Google” ha accettato di collaborare alla censura cinese pur di entrare in quel mercato [1]. Se dalla Cina provate con “Google Immagini” a cercare “tienammen” non avreste lo stesso risultato che trovate invece in italia.

Bush oggi fa la voce grossa [2] e sbraita contro i diritti umani. Non ci si poteva pensare nel 1988? Frattini va a Pechino. Sarkozy invia una lista di detenuti politici [3]. E’ vero che siamo maledettamente ipocriti: come se questi problemi siano noti da ora… forse dopo le olimpiadi si parlerà molto meno di diritti umani in Cina.

Ma almeno un paio di risultati li abbiamo ottenuti:

  1. Oggi è più chiaro a tutti che la dittatura cinese è un vero mostro e che non è detto che ci convenga ancora tacere su questo problema.
  2. I governanti cinesi hanno fallito il progetto di usare le Olimpiadi per dare all’estero una immagine “armoniosa” e positiva di se [4].

Parlare delle Olimpiadi è anche un pretesto per parlare dei diritti umani, e lo si sta facendo. I molti giornalisti li presenti ci stanno riportando notizie, impressioni, reportage sulla censura che subiscono dalla polizia cinese. Il boicottaggio non avrebbe raggiunto lo stesso risultato, anche se era “giusto” in linea di principio.

[1] Corriere della Sera on line, 25.01.2006
[2] http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=29068&sez=HOME_SPORT
[3] http://www.agi.it/news/notizie/200808071511-cro-rt11099-art.html
[4]
Bao Tong: La verità sui Giochi Olimpici e sulla Cina (Asianews)

Una stagione all’inferno

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“Qui come si vede stiamo malissimo:senza acqua, luce, andiamo in bagno in mezzo allo sporco, spesso non abbiamo da mangiare e durante l’inverno rischiamo di morire di freddo. Abbiamo veramente bisogno d’aiuto. Vivendo in queste condizioni non riesco ad immaginare d’avere un futuro.”

“E poi la notte non posso uscire perché ci sono ragazzi italiani che ci menano con bottiglie di vetro, ci insultano. Ci sono ragazzi che sono stati picchiati qui e abbiamo paura ad andare all’ospedale e alla polizia. Anch’io sono stato picchiato due volte, una con un bastone e la seconda volta mi hanno lanciato bottiglie da una
macchina.”

La prima testimonianza è di Mali, 20 anni, un immigrato bracciante agricolo che vive nelle campagne di Foggia. il secondo è “H” un’altro bracciante, marocchino, in Campania.

Vi siete mai chiesti come è possibile che un barattolo di pelati di pomodoro “made in italy” costi al supermercato a volte solo 0,45 € ?

Mentre in TV si parla di Mastella, di Berlusconi [2], di Prodi, delle turbe partitiche e giochi di potere, mentre i mezzi di disinformazione di massa parlano morbosamente del via al processo della “strage di Erba”… mentre non fanno mai mancare di dare notizia circa il rom [1] che uccide un italiano, dell’immigrato che rapina, che uccide, che violenta e stupra; mentre tutto questo è in primo piano…. nessuno o pochissimi parlano della schiavitù dei negri al Sud Italia. Forse perchè ci fanno sentire troppo incivili e fa venire sensi di colpa e indignazione. Meglio parlare dell’immigrato-cattivo: distoglie meglio dai veri problemi.

L’inchiesta è di Medici Senza Frontiere, che contrariamente a quanto ci si aspetti, non ha missioni solo in Angola, il Sudan o in Somalia, ma qui! dietro l’angolo: nel nostro caro, assolato e gioioso Sud Italia.

Leggete il Dossier, se ne avete il coraggio. Se non avete il tempo… trovatelo! (altrimenti è una scusa)

Pagina del Dossier @ Medici Senza Frontiere

Documento integrale del del Dossier (PDF – 1,55 MBytes)

[1] rom in rumeno vuol dire “uomo”. Per qualche strana ipocrisia gli organi di disinformazione di massa ci hanno inculcato questo termine perchè in base all’ideologia-ipocrisia dei rispetto è brutto dire zingaro. Come se cambiare parola fa cambiare qualcosa: ora è “rom” la parola associata a quella gente e ai misfatti che fanno. Quando cambieremo i nostri cuori?

[2] Etimologia berlusconiana

Latinorum «3th millennium style»

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C’è una simpatica e vecchia storia che gira su internet da molti anni, nota come Le «Palle dei Topi»: molti di voi certamente ne avranno sentito parlare. Si tratta di un simpatico equivoco linguistico dovuto al fatto che [1]:

…il mouse dei computer si chiama in francese «souris», in spagnolo «raton», in tedesco «maus» e solo noi, invece di chiamarlo «topo», lo chiamiamo «mouse».

Gli americani della IBM non lo sapevano e hanno tradotto un po’ troppo letteralmente un loro manuale di istruzioni distribuito in tutte le filiali del mondo, tra cui quella italiana…

….è un memorandum, realmente distribuito agli impiegati di tutte le filiali statunitensi IBM (nelle intenzioni di chi lo ha scritto è assolutamente serio, la traduzione è stata fatta dagli americani per gli impiegati della IBM Italia).

Potete leggerla cliccando qui; nulla di strano infondo: è la solita storiella dell’equivoco linguistico quando si traduce troppo letteralmente un testo.

Da qualche anno in italia non si traducono più neanche i titoli dei film [2] il che ha fatto anche nascere un dibattito [3]. Proprio in questi giorni alcuni titoli di film al cinema sono: American Gangster, Alvin superstar, Into the wild, Aliens Vs. Predator 2. Sul fronte opposto anche strafalcione traduzioni come Se scappi, ti sposo (Runaway Bride), Prima ti sposo poi ti rovino (Intolerable Cruelty), Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind), Ti odio, ti lascio, ti… (The break up), Una top model nel mio letto (La doublure).

Al di là dell’aspetto pragmatico per cui si traduce o non si traduce (manterne il senso linguistico, praticità, moda…) c’è un aspetto sociologico per cui fra gli italiani in particolare negli ultimi anni va sempre più di moda manterene e estremizzare l’uso dell’inglese, anche quando infondo non serve.

Secondo me ci sono due ragioni, entrambe per nulla positive:

  1. un fondamentale complesso d’inferiorità che ci caratterizza rispetto ad altri popoli: pensiamo sempre che ciò che viene dall’estero è migliore. è “più fico”, più “trendy”… fondamentalmente ci sottostimiano e così se vogliamo dare un look qualitativo a qualche cosa… pensiamo che sia meglio che sia importato e che questo sia evidente. Questa sensazione non è certo inventata: è un effetto dovuto a cause altre che sono certamente vere: sappiamo di non essere il massimo; il punto è che i sistemi sociali sono anche sistemi complessi [4] e quindi retroattivi [5], e allora ecco l’effetto diventa anche con-causa: un aquila che si crede un pollo non riuscirà mai a volare [6].
  2. un atteggiamento snobista, tipico italiano: l’inglese sta diventando come il latino nel medioevo e nei secoli passati: una fattore di discriminazione sociale. Così come Don Abbondio e il dottor Azzecca-garbugli potevano confondere Renzo con il loro “latinorum” [7], oggi chi sa l’inglese può vantare maggiori possibilità di distinzione sociale: può leggere, comprendere e comunicare come altri non possono fare. Qualcuno potrebbe obiettare che oggi la scuola e le possibilità sono per tutti: è vero, ma ne mia zia ne la signora del piano di sopra sanno l’inglese; e questo è un fatto. Si e no il 10% della popolazione può leggere e capire un articolo in inglese. Se poi è un articolo tecnico la percentuale scende. C’è uno snobismo, neanche tanto latente, sia fra classi sociali che generazionale (quante volte vediamo figli prendere in giro i genitori perchè pronunciano male certe parole?). E questo non è solo un fenomeno italiano: in un mondo globalizzato solo gli stati a madrelingua inglese ne sono immuni.

Qualcuno afferma che per l’Italia si tratterebbe anche una tendenza dovuta alla storicamente tragica esperienza fascista, quando l’ideologia andava esattamente nella direzione contraria: tutto doveva per legge essere linguisticamente italianizzato, perfino i cognomi. Non sono d’accordo con questo punto in quanto nonostante possa essere una ragione, la moda del non tradurre e del dogma “inglese=fico” è solo degli anni recenti e non ha riscontro in quantità e fenomenologia nell’immediato dopoguerra. Inoltre i tedeschi, che hanno avuto simile e ancora più tragica esperienza nel nazismo, non sono affetti oggi dalla nostra stessa febbre.

L’inglese in particolare è associato nell’immaginario alla modernità, allo sviluppo, all’economia liberale e dinamica, a internet, alla ricerca scientifica… a tutti concetti che associamo a sviluppo e futuro che proprio non riusciamo a vedere nel giardino provinciale di casa nostra, perchè infondo non c’è.

Non dico certo che bisognerebbe cambiare le cose… ma riflettere su quello che accade e del perchè accade, si!

Ci siamo battuti tanto per passare dal latino come lingua colta usata solo dalla classe dirigente in nome di quella libertà figlia dell’illuminismo e dare finalmente spazio alle lingue nazionali: oggi stiamo tornando verso un altro latino. Stiamo tornando indietro? Ci aspetta un nuovo oscurantismo? In quanti si pongono questa domanda seriamente? [8]

Qualcuno potrebbe obiettare che questa è solo una fase transitoria e che presto tutti sapranno l’inglese… è solo questione di tempo. Ne siamo davvero sicuri? Io vedo giovani sotto i 20 anni che non sanno l’inglese meglio di quanto lo sapevo io a 20 anni e vedo i bambini che non lo sanno meglio di quanto lo sapevo io a 10 anni…..

[1] tratto da qui e molte altre pagine su internet
[2] I titoli dei film dovrebbero o no essere tradotti?
[3] Le orribili traduzioni dei titoli in italiano
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_complesso
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Retroazione
[6] Anthony De Mello – Messaggio per un acquila che si crede un pollo
[7] «Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?» (Renzo a Don Abbondio, I Promessi Sposi, cap. II)
[8] Latinorum & Inglesorum

Una maglia rossa per la Birmania

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Oggi ho indossato anche io una maglia rossa.

un SMS partito da anonimi in Birmania ha fatto il giro del mondo, anche grazie a internet [*]: chiedeva di indossare oggi in tutto il mondo una maglia rossa in segno di solidarietà con i monaci e il popolo birmano.

Qualcuno dice che non serve a nulla.

A me invece serve per sentirmi vicino a chi soffre e chiede giustizia in modo pacifico e indifeso: crea un legame ideale, una amiciza, un sentimento.

Per me che sono cristiano, non posso non vedere nel volto di questi monaci e cittadini sofferenti e coraggiosi lo stesso volto di Cristo sofferente e coraggioso sulla croce: che lo Spirito Santo continui a sostenerli, come ha fatto finora.

[*] come da varie notizie di stampa di ieri; ad esempio: [1] [2] [3]

Il Che e i Pacifisti moderni

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AMO L’ODIO, BISOGNA CREARE L’ODIO E L’INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE’ QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE

Sembra proprio che questa citazione sia attribuita a Ernesto “Che” Guevara. Non ho trovato smentite in rete. Una citazione simile è su wikiquote:

L’odio come fattore di lotta, l’odio intransigente per il nemico, che spinge l’essere umano oltre i limiti naturali e lo trasforma in un’efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così; un popolo senza odio non può trionfare su un nemico brutale.

C’è da chiedersi perchè un tale personaggio sia tanto osannato ed elevato a ideale di libertà e giustizia; La sua immagine è una delle piu riprodotte e iconizzate fra molti giovani. Certamente egli agiva con totale disinteresse personale, non curante di se stesso; lottava per il proprio ideale ed è morto per “la causa”, e sembra che questo da solo basti a rendelo un esempio e ideale di giustizia e libertà.

La domanda che mi pongo è: chi indossa la sua maglietta, condivide integralmente questa visione di odio profondo, oppure è semplicemente ignorante? Oppoure tutte e due le cose? Queste persone avrebbero il coraggio di fare ad un gatto o ad un pollo, ciò che il loro paladino faceva agli uomini?