Crocefissi per le allodole 4 (Lenin)

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Lenin Raghuvanshi

Il crocifisso nelle aule scolastiche italiane non è una tradizione che va contro i valori della laicità [...] le visioni etiche che sono alla base di una cultura non possono essere separate da quella cultura senza distruggerla. I diritti umani e la democrazia non esistono in un vuoto, in uno spazio valoriale neutro. Negare l’identità, la cultura e la storia di una società è una violazione della laicità e dei diritti umani. [1] More

Il mito dei «primi cristiani»

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Lastra sepolcrale marmorea nel cimitero di S. Callisto a Roma, sotto il nome della defunta Rufina Irene. III secolo.

Rispondo direttamente a Mauro Pesce su La sindone e la religione dei primi cristiani e a tante altre persone che usano questo mito dei «primi cristiani» allo stesso modo.

E’ anche una risposta indiretta al commento di “Marco, 21 apr 2010 @ 15:54:17” sul mio post Ascensore politicamente corretta.

Un elemento molto ricorrente nelle discussioni che riguardano certi culti e religiosità del cristianesimo, sembrano marchiati con inchiostro indelebile del dogma mitico dei «primi cristiani».

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Grido-filìa e accanimento clero-peutico

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Mi perdonino i miei lettori per il complicato gioco di parole del titolo. Ma per chi avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ne sarà chiaro il senso.

C’è un gran scrivere e parlare sulla questione dei “preti pedofili”. Una questione che non può interrogare anche chi, come me, è credente.

Dopo aver analizzato a fondo i dati (e non i commenti emotivi)  l’idea che mi ero fatto era che, infondo, per l’ennesima volta si presentava la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa e che, senza sminuire la gravità dei fatti, la Chiesa si trovava comunque a dover affrontare l’ennesima campagna diffamatoria (la diffamazione non è calunnia!). Pensavo quindi opportune posizioni come quelle di Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere e volendo scrivere dei pezzi sulla visita di Benedetto XVI alla comunità luterana a Roma, denuncia rassegnato sul suo blog che “In queste settimane non c’è verso di scrivere qualcosa sui giornali che non riguardi la pedofilia”. Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano. E’ da anni che vado ripetendo che i giornali non “danno” informazione; “fanno” informazione. Anche la gerarchia vaticana si è messa in campo per mettere i puntini sulle “i” con comunicati vari (vedi ad esempio [1] e [2]).  Insomma da parte cattolica si ha si una ammissione della gravità della cosa, ma anche un “giustificarsi” e un “denunciare” un eccessivo “accanimento”. Tutto “giusto”, tutto condivisibile.

Ma in quale prospettiva?

Questa volta ho deciso di mettere da parte la mia solita lettura polemica nei confronti della massmedialità e lanciare una sua difesa; ho provato ad analizzare i fatti in una prospettiva comunque diversa: non quella che si sollazza nel puntare l’indice; non quella che si preoccupa di ricercare le “cause” e analizzare i “fatti” pur importanti: altri lo sanno fare meglio di me.

La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale. E’ infatti fuori discussione che è in atto un accanimento mediatico nei confronti della Chiesa (i numeri lo dimostrano). Ma perchè questo “accanimento”? La risposta è che “la gente” si aspetta da lei “qualcosa di più” che non da altri ambienti. E questo non è poco. E’ un riconoscimento implicito: in tempi di secolarizzazione non è affatto scontato.

Se abusi sessuali avvengono in qualche setta (come notizie di questi giorni riportano [3] [4] [5]) oppure in ambienti già di per se “sospetti”,  evidentemente si pensa: “vabbè… da loro ce lo potevamo aspettare, visto come va il mondo oggi”.

“Ma dalla Chiesa no!”

E perchè no? Non è forse la Chiesa un “luogo” come un altro? Fatto di peccatori, etc…. ? si … e no. Ansi, non tanto….

Infondo la gente sa, e implicitamente riconosce, che la Chiesa è la Chiesa di Cristo. E infondo “sa pur non sapendo” che Cristo l’ha scelta. E poiché la gente sente e vede comunque Cristo come Verità, si indigna ancora di più se proprio i primi testimoni di Cristo lo tradiscono (“guai a chi scandalizza uno di questi piccoli” – Mc 9,42).

Sente Cristo lontano, ma proprio per questo lo desidera di più.

E infondo “sa” che senza Chiesa, non c’è Cristo. Senza sposa, non c’è sposo. Forse non è una consapevolezza cosciente. Questo grido forse non è un grido pazzo,  è un grido di aiuto: un grido di salvezza. E’ un desiderio collettivo di ritorno ancestrale -come un bambino desidera l’utero materno- ad una Chiesa ascetica, ieratica, che conduce veramente gli uomini a Dio. Che faccia delle beatitudini il suo “pane quotidiano”.

E’ per questo che la gente e la pubblica opinione si “accanisce”: c’è dietro questo un desiderio profondo, inconscio, che è infondo molto bello. Paradossalmente anche in questi fatti così tristi e incresciosi, si ha una epifania dell’universalità della Chiesa e il suo essere posta nel mondo per la salvezza degli uomini, anche se può apparire davvero paradossale proprio in un frangente del genere.

I cristiani debbono saper cogliere questi segni: si, esiste davvero questo desiderio inconscio di avere Cristo nel cuore e la Chiesa come vera Madre: altrimenti non vi sarebbe motivo di questo eccesso di indignazione o eccesso di accanimento nei confronti della Chiesa, anche se a volte può essere un accanimento ideologico, ma non credo sia tutto così.

Con questo accanimento la gente infondo denuncia (o testimonia!?) che la Chiesa è cosa seria. Non può accettare che essa venga trattata come ogni altro luogo. Perché non è un qualsiasi luogo. Disprezzandola e accusandola forse anche al di sopra del necessario e del ragionevole, infondo ne testimonia l’unicità, la preziosità, la insostituibilità.
Dunque i titoli di giornale certamente “esagerati” sono un grido di denuncia e di speranza allo stesso tempo, che urla:
“abbiamo sete di Dio!
E voi che dovreste farci vedere Dio, non ci state dissetando”.

Cosa dovrebbero fare i cristiani dunque? Semplice: quello che ha fatto Cristo: lui che era l’unico giusto, difronte all’ingiustizia è rimasto in assordante silenzio. Lui si è caricato delle colpe degli altri. La Chiesa faccia altrettanto: si carichi oltre che dei suoi,  anche dei peccati degli altri; questa si che è una ascetica penitenza; e rinunci a dire cose che (anche se vere e ragionevoli) danno la sensazione di volersi giustificare. Perché non è così che ha fatto Cristo, nonostante fosse innocente.

Non sarebbe vera testimonianza se la Chiesa si assumesse il peso anche di un eccessivo accanimento? Se tacesse, pur avendo in parte “ragione”? Non la conformerebbe questo più a Cristo? E non sarebbe questo conformarsi che infondo la gente chiede alla Chiesa?
Qualcuno potrebbe vederci un autolesionismo eccessivo, misto ad autocommiserazione. Ma anche il gesto di Cristo avrebbe potuto essere interpretato allo stesso modo: e invece….

Quindi, per quanto “giusto e ragionevole” possano sembrare certi discorsi in chiave difensiva per via dell’ “accanimento”, rimangono sempre una giustizia “del mondo”: proprio quella giustizia che la gente non chiede ormai più.

Forse bisogna andare oltre. E fare la giustizia di Dio, che è la legge della Carità. Bisogna dissetare questa generazione, che, sempre più assetata, grida disperata, con la gola secca, che gli sia mostrata un po’ d’acqua viva. Per poi poter gridare, come la Samaritana al Pozzo, “venite e vedete!” (Gv 4).

Crocefissi per le allodole 3 (retroscena)

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Un retroscena nuovo e singolare, per proseguire sui precedenti post “Crocefissi per le allodole” e “Crocefissi per le allodole 2 (errata)“.

Ieri parlando con una professoressa, storica, di cui non voglio fare il nome, mi dice di avere colleghi che hanno avuto accesso all’ archivio Vaticano a verbali e agli atti preliminari della trattativa sul Concordato, fra Governo Italiano e Santa Sede, e mi ha raccontato cose interessanti.

In tali atti risulterebbe che papa Pio XI in persona intervenne per sciogliere un nodo che si era creato nelle trattative all’interno delle rispettive delegazioni diplomatiche: rinunziò definitivamente a Villa Doria Pamphilj di Roma, che evidentemente era oggetto di trattativa, in cambio della presenza del crocefisso nei luoghi pubblici e l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole, anche se questo non venne scritto poi nel testo del Concordato. Alla faccia di chi dice che la Chiesa guarda solo al denaro e all’oro.

Quelle trattative durarono sei anni: infatti la legge sul crocefisso è del ‘24 e il Concordato è del ‘29. Quindi anche se in nessun trattato o aggiornamento concordatario è presente alcun riferimento al crocefisso nei luoghi pubblici, e quindi formalmente è libero da questi vincoli ed è in toto affare dello Stato, sarebbe comunque vero che la legge è storicamente legata a quegli eventi.

Non ci sono pubblicazioni o libri che possano confermare quanto detto: qualcuno dovrebbe andare a verificare negli archivi Vaticani. Mi spiace deludere i miei cinque lettori e dire che non ho modo, ne tempo, ne voglia di farlo; che prendano la notizia così com’è.

Crocefissi per le allodole 2 (errata)

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In merito al post precedente, devo ricredermi di quello che ho scritto: considerazioni a mente fredda, senza troppo ragionare sul dibattito e senza informarmi: sono stato io stesso vittima di informazioni errate e sono io il colpevole perché non le ho preventivamente verificate. Faccio quindi ammenda, me ne scuso e ne traggo la lezione: bisogna verifcare prima di fare certe affermazioni.

Gaetano Dammacco su piuvoce.net scrive [1]:

In primo luogo occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo, che è stato affacciato da più parti, mettendo a nudo l’esistenza ancora di un pensiero (non debole) di contrasto all’azione della Chiesa (ancorché diversamente motivato): il crocifisso si trova nelle aule non a motivo del Concordato tra Stato e Chiesa ma per atto unilaterale dello Stato italiano. Il nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, sottoscritto nel febbraio del 1984 (così come il Concordato del 1929) non tratta in alcun modo, né diretto né indiretto, del crocifisso e della sua affissione nelle aule scolastiche. Il problema, pertanto, non appartiene al livello dei rapporti formali con la Chiesa cattolica, che sotto questo aspetto non ne è coinvolta.

Sembra quasi che l’autore volesse smentire proprio il mio post! In effetti è bastato un rapido controllo ai testi della leggi in questione per verificare che in effetti è così.

Cadono quindi tutte le argomentazioni che ho fatto nel post precedente.

E allora cosa dico? Favorevole o contrario al crocefisso nelle aule scolastiche?

Mettiamola così: se una legge che imponga il crocefisso insieme al “ritratto del Re” fosse proposta oggi, sarei decisamente contrario, in quanto anacronistica. E infatti come abbiamo già detto, la legge rischiava di passare come inapplicata e dimenticata. Ma giacché si parla di toglierlo e per motivi dichiaratamente antireligiosi o anticristiani, in nome di una percezione distorta di laicità, direi che sono assolutamente favorevole.

Contraddizione? Non proprio: Infatti dopo la vicenda di questi giorni, è evidente che anche una parete bianca diventerebbe un simbolo religioso (espressione di un ateismo di Stato); significato che non avrebbe avuto in assenza totale di una tal legge fin dall’origine: non conta infatti tanto lo stato finale di un sistema (ottenere una parete bianca), ma anche in che modo arriviamo a quello stato finale ovvero le transizioni che ci conducono ad esso e le motivazioni che soggiacciono a queste decisioni: è questo che da il senso alle cose (e non la parete bianca o meno “di per se”). A questo punto qualcuno potrebbe obiettarmi che la parete bianca non è simbolo di ateismo di stato, bensì di sana laicità: ma di questo parlerò meglio nel prossimo post.

Sarebbe poi pure in contrasto con gli articoli 7 e 8 della Costituzione Italiana che riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale: cosa che da fastidio a tanti così detti laici, o meglio persone prevenute per un motivo o per un altro contro l’ istituzione Chiesa; in genere essi tanto si affannano a citare la Costituzione quando si parla di laicità, senza però cogliere che il vero nodo è che la laicità ha tanti modi diversi di essere definita: ogni Stato ha il suo proprio concetto applicato di laicità, cosa che a quanto pare la “corte” di Strasburgo non ha voluto tener conto e ha confuso laicità con negazione della religione.

Ed è per questo che la gente si è giustamente ribellata: ho letto perfino un Lucio Dalla e un Marco Travaglio (gente non sospetta di clericalismo) fare considerazioni di netta condanna verso questa sentenza proprio a causa dell’origine culturale e sociale, prima che strettamente religiosa, di questo simbolo. E devo dire la cosa mi ha anche sorpreso.

Un aspetto invece infinitamente positivo è che si è potuto parlare finalmente al livello di dibattito pubblico qualcosa di serio; che alza decisamente il livello medio dei dibattiti quotidiani: in mezzo a Grande Fratello e puttanopoli politica, la gente ha potuto parlare di identità, religione, significato di simboli e in particolare quelli religiosi in relazione alla nostra storia, e soprattutto chiedersi: “cosa è il crocefisso per me”? e “cosa è il crocefisso per la società italiana”? Al di la delle risposte personali penso siano comunque domande importanti, che stimolano l’intelligenza di tutti.

Unica nota negativa: non sono mancate strumentalizzazioni politiche, cosa che mi offende particolamente: tipo gruppi neofascisti che hanno forzatamente portato in alcune aule il crocefisso, cavalcando l’onda di indignazione popolare. Li invidio solo per tutto il tempo che hanno da spendere.

Nel prossimo post, giusto perché siamo in tema, parlerò proprio di laicità: un testo che ho preparato già da tempo.

[1] LA CROCE SOPRAVVIVERA`ANCHE A STRASBURGO
[2] Concordato: testo del 1929
[3] Accordo tra l’Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione (1984)

Crocefissi per le allodole

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Colleghi d’ufficio e in vari altri contesti mi hanno posto il problema su cosa ne penso del così detto crocefisso nelle scuole.

Vediamo un po’: più che dare risposte vorrei porre delle domande. La questione va inquadrata in un raggio ampio e complesso, e si lega a molte altre, soprattutto sulla base del momento storico che stiamo vivendo.

L’identità cristiana per me è importante, anche sul piano culturale e proprio per questo penso che non la si difende imponendo per legge il crocefisso per le scuole: al contrario gli si da un sapore contrario al vero spirito evangelico, per come verrebbe percepita la cosa dalla gente oggi. Diverso sarebbe stato invece il discorso del preambolo sull’origine cristiana nella Costituzione Europea di cui magari ne discuterò in un altro post.

Però… però…. bisogna dire e soprattutto smascherare molte cose.

Non voglio discutere se il crocefisso sia o no un simbolo religioso o culturale e se andrebbe difeso o non andrebbe difeso in quanto simbolo religioso o culturale. Il problema ha invece una origine polemica in campo politico ed è quindi eminentemente politico.

I Cattolici devono rendersi conto che non è sostenibile, ne evangelico, attaccarsi a difendere l’indifendibile: il crocefisso nelle scuole imposto per legge è oggi di per se davvero indifendibile, in una società così diversa e cambiata da quando, nel Concordato, venne tacitamente accettato senza problemi da tutti; il motivo per cui il crocefisso dovette essere una legge dello Stato Italiano, era che si doveva garantire attuazione di un accordo che formalmente avveniva fra due stati: era anche una necessità formale. Viene da chiedersi per quale ragione questa clausola fu prevista nel Concordato: evidentemente si preferì al tempo continuare quella che era una prassi consolidata che tutti reputavano ragionevole giacché i crocefissi adornavano regolarmente scuole, ospedali e tantissimi altri edifici pubblici. Era la prassi e a nessuno veniva in mente di cambiare le cose. Nelle revisioni successive del Concordano nessuno ha pensato di ridiscutere questa norma: perché era già stata “dimenticata”. Come mai ad esempio i così detti laici non l’hanno fatto presente quando venne aggiornato il Concordato negli anni ‘80 con Craxi?

Quello che i cristiani possono e devono invece fare oggi non è difendere la legge sul crocefisso ne tantomeno la sua presenza imposta, piuttosto denunciare la manovra sporca che c’è dietro.

Perché di questo si tratta. Solo che nel dibattito nessuno lo dice.

In tutte le scuole statali che ho frequentato io non ho mai visto crocefissi appesi: pensavo fosse solo una antica usanza. Scopro solo oggi, con sorpresa, che esiste effettivamente questa legge quale applicazione del Concordato. Ma evidentemente è stata da sempre, specialmente negli ultimi anni, disattesa e mai veramente applicata. L’unica che avrebbe potuto parlare e lamentarsi era proprio la Santa Sede che aveva tutte le carte per protestare formalmente in sede diplomatica: figuriamoci se lo avessero fatto! Ovviamente il Vaticano si è ben guardato dal farlo. Sono certo soprattutto in quegli anni avevano altro a cui pensare. Se però la questione viene sollevata, come oggi, allora si… ci si deve pensare eccome!

Se guardiamo la legge e come questa viene di fatto applicata oggi dovrebbero in realtà essere i cristiani a lamentarsi di un diritto di fatto calpestato. Come mai, invece, avviene il contrario? Come mai un non-problema che è stato tale per anni ignorato e non ha mai fatto discutere nessuno, solo oggi viene improvvisamente presentato come urgente?

La società è cambiata, nel frattempo, dicono. Ok, è vero.
E’ una questione di principio, dicono. Ok. Ma lo Stato non era laico anche prima?

Perché si insiste proprio su questo problema adesso? Perché non se ne è mai discusso prima, per esempio ai tempi delle battaglie studentesche di fine anni sessanta? Il motivo è semplice: la società laica e la politica e il potere di oggi ha paura della Chiesa e della sua autorità morale. Ha paura del ritorno alla religione di molte persone insoddisfatte e che cercano un senso nella vita in periodo di generale smarrimento morale come è oggi. Il ritorno alla religione è un trend mondiale, che il potere ben conosce: se ne parla da anni nei circoli che contano. Non è un trend solo europeo: è il segno dei tempi. La società laicista e il potere economico del conformismo e del consumismo però si trova impreparato a questo confronto. Si erano abituati all’idea che la religione sarebbe diventata con il tempo un fatto solo privato, qualcosa di meramente folkloristico, come l’astrologia: è il sogno massonico del cristianesimo rinchiuso dentro le chiese, cioè che non rompe le scatole pubblicamente, proprio come avviene oggi nei paesi islamici. Oggi invece dopo la caduta del muro e delle ideologie, dopo crisi economiche e soprattutto morali, si scontrano con un fatto diverso: la religione torna a interessare e a chiedere spazio nel dibattito pubblico che però è arido di idee forti. Con chi si dibatte allora? Il relativismo sente che gli manca terreno sotto i piedi. Prima che il trend si consolidi, è necessario per il potere tenere alto il confronto e la polemica. E come lo fa? Generando l’attrito e cercare ogni pretesto possibile per far apparire la Chiesa come ridicola, retrograda e impositiva agli occhi dell’opinione pubblica, alimentando un vecchio pregiudizio di sapore illuminista. Questo per tenere il più possibile la gente distante dalla religione. E allora, quale miglior succulento esempio se non attivare la polemica del crocefisso nelle scuole?

Un esempio di questa tendenza è la disinformazione costante sui molti fatti di Chiesa e su ciò che fa e dice ad esempio Benedetto XVI giorno dopo giorno: ogni persona che sappia leggere su internet un discorso integrale del Papa può verificare con semplicità che ciò che egli dice non corrisponde affatto a ciò che dicono i giornali di lui; ma al potere che controlla l’informazione questo non importa, tanto sanno che nessuno va a leggerselo davvero. E purtroppo molti anche nella Chiesa cascano dentro questo tranello.

Vediamo: il crocefisso è una clausola a margine del Concordato. Se lo stato vuole abrogare quella clausola, diventa formalmente inadempiente verso la Santa Sede: sarebbe una scorrettezza fuori dal diritto internazionale. Quindi bisognerebbe prima revisionare il concordato. Ma chi andrebbe ad aprire una revisione di un trattato così importante e delicato solo per cambiare una piccola clausola? Un problema oltre che procedurale, anche diplomatico. Ecco il punto: si vuole creare il pretesto per revisionare tutto il Concordato e con la scusa del crocefisso nelle scuole (clausola oggi ragionevolmente attaccabile) viene vigorosamente e senza sosta attaccato l’intero Concordato. Ecco svelato per quale vera ragione così tanto accanimento mediatico verso il crocefisso oggi: è il pretesto per togliere alla Chiesa altri spazi di libertà.

Come mai infatti non si discute delle statue dei santi o crocefissi nelle piazze? Semplice: perché quelli non fanno parte del Concordato. Se la legge sul crocefisso non avesse riguardato il Concordato, ma fosse stata solo una legge dello Stato stiamo pur certi che sarebbe caduta nel dimenticatoio: i crocefissi sarebbero lentamente spariti dalle aule e nessuno avrebbe mai protestato: abbiamo centinaia e centinaia di leggi formalmente in vigore ma de facto non più applicate: e nessuno protesta o se ne cura. Ma quando c’è di mezzo il Concordato bisogna dargli addosso. E allora il vero problema non è il crocefisso nelle scuole, ma c’è dell’ altro.

In questo modo si martella senza sosta l’opinione pubblica sulla questione del crocefisso in modo che lentamente e facilmente come un mantra entra nella gente l’idea che “il concordato è ormai obsoleto e allora va revisionato” visto che contiene tali assurde norme. Tanto la gente non sa neanche di cosa si sta parlando. Un modo per tenere sotto pressione politica l’intera Chiesa: ecco cosa si cela dietro questa propaganda. E non è un fatto italiano. In Spagna è la stessa storia.

Questa è una strategia scorretta, perché non agisce alla luce del sole, a viso aperto, ma nella falsità e nella disinformazione. Non fa che esacerbare gli animi, distrugge il senso di convivenza civile, distoglie l’attenzione dalle altre questioni, utile solo a far imboccare alla gente strade che altrimenti non prenderebbe. Appassionando la gente su temi ideologici se ne annebbia la vista e l’intelligenza: proprio quello che vuole il potere. E’ Pura propaganda, non la discussione serena di un vero problema. Si preferisce una strategia falsa e ipocrita invece di un affronto a viso aperto, che sarebbe difficoltoso e arduo. E’ certamente più facile la scusa del crocefisso nelle scuole. Il potere ha i piedi d’argilla. Il re è nudo. Infondo è una manifestazione di debolezza del potere così detto “laico”.

E’ questo il lavoro dei mass media oggi: qualcuno intelligentemente le ha chiamate armi di distrazione di massa. Benedetto XVI ha coniato un azzeccato termine: “linguaggio inflazionato”. Appunto.

Questo si, come cristiani, dobbiamo denunciarlo.

Ma cosa dovrebbe fare la Chiesa?

I cattolici non debbono innanzitutto farsi prendere dal turbine e nel vortice perverso della propaganda e chiarire il punto: ammettere senza problemi e con tranquillità che la clausola del crocefisso è oggi indifendibile, ma allo stesso tempo svelare e denunciare con forza cosa c’è dietro questa propaganda e non farsi prendere per il naso.

A mio avviso, per spezzare questo meccanismo perverso, la Santa Sede dovrebbe unilateralmente rinunziare a quella clausola (e altre eventuali clausole secondarie di questo tipo), in modo da non alimentare questa assurda e ideologica diatriba. Mettere così a tacere queste ridicole questioni per difendere veramente il Concordato, che è il vero obiettivo non dichiarato ma reale di tutta la questione, e denunciare chiaramente le cose come stanno. Sarebbe un bello smacco alla propaganda in stile zapaterista ormai imperante in Europa e una autentica vittoria per la Chiesa: temo però che non si abbia il coraggio di una mossa così decisa e rigorosa.

Ma allora Fabrizio, al crocefisso nelle scuole dici si o dici no?

Se voglio coniugare onestà intellettuale ma anche legittima coscienza cattolica non posso che sentirmi in trappola perché la domanda viene posta in modo che ogni scelta da prendere è secondo me sbagliata, per motivi diversi: se infatti dico “si” testimonio contro una propaganda ideologicamente anticattolica, ma sosterrei anche una legge che ritengo indifendibile. Se dico “no” mi trovo nella situazione speculare, quindi sempre problematica.

Allora l’unica possibilità ragionevole è l’ astensione. Ma non è un astensione di sapore politically correct o che non sa cosa dire. Piuttosto è un’astensione non muta, denunciante e decisa. Come ho tentato di fare in questo post. D’altra parte non sono stato io a porre la domanda, o no? Quella domanda è un tranello: uno specchio per le allodole. E io non mi sento un’ allodola.

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Preghiera per zio Attilio

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Ieri ho avuto i funerali di mio zio Attilio. Ho scritto questo e poi recitato fra le lacrime e l’emozione, per la “preghiera dei fedeli” del rito della messa funebre:

Caro Zio Attilio,

Se tu ora potessi parlare , ci diresti quanto sei felice.
Felice del conforto della tua famiglia,
vicina nel momento del tuo ultimo viaggio.
Felice di aver concluso il tuo pellegrinaggio terreno, al paese dove sei nato,
che tanto hai amato.
Felice di essere tornato nelle braccia del Padre nella grazia dello Spirito.
Felice di averci dato un piccolo grande segno della Sapienza Divina
nella rinunzia lucida e serena, ai fiori e ai fasti di questo giorno.
Se dunque tu sei felice, perché noi siamo tristi?
Tu che ora contempli Dio,
prega per noi affinché possiamo comprendere questo mistero.
Noi preghiamo per te.
Grazie per la tua vita insieme a noi.
Amen.

Al termine e dopo la celebrazione molti mi hanno detto: “bravo, bel discorso!”; altri “bel pensiero”; altri ancora “bel testo!”. Ma i discorsi li fanno i politici. I pensieri li dicono anche nei talk show. I testi li scriviamo anche per compilare la lista della spesa. Nessuno mi ha detto “bella preghiera“, a parte l’abbraccio muto di alcuni, che in realtà diceva tutto. Preghiera: l’unica cosa che veramente era, e veramente avesse un senso in quel momento. Sono certo che se ci fosse stato magari un fedele indù o ebreo, avrebbe avuto il coraggio di pronunciare quella parola, pur collocandola nel contesto delle rispettive differenze di fede. E invece era presente tutto il così detto “popolo cristiano”, che ha preferito censurarsi e fare i complimenti a me, invece che allo Spirito per queste parole. Invece il mio merito, se c’è stato, è al massimo quello di averne assecondato la volontà.

Giovanni Paolo II un giorno disse: “non abbiate paura. spalancate le porte a Cristo”; parole profetiche: per spalancare le porte a Cristo, è necessario pregare, anche se ci sentiamo incapaci, indegni o se non “capiamo”: sarebbe un importante gesto di umiltà e un buon inizio di conversione, purificazione e trasformazione interiore; non certo averne paura; La nostra resistenza alla preghiera, sembra arrivare fino all’impedimento di pronunciare la parola stessa: preghiera; parola che oggi suona così politicamente scorretta, scomoda, antica e fuori moda in una società che si sente così falsamente e compiacentemente “libera”, ma anche così conformista in molti schemi di pensiero precostituiti. La preghiera è invece la vera via da percorrere per la nostra salvezza e per chi ci sta intorno e sono certo Attilio la “pensa” ora così.

L’Africa, media e malizia

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Mentre si svolge a Roma il sinodo dei vescovi africani, mentre i giornali ne parlano distrattamente e se lo fanno parlano solo del solito preservativo, di un possibile “papa nero”, del fatto che Obama è il primo presidente nero, del prossimo incontro in campidoglio del sindaco Alemanno con una delegazione, degli OGM etc… etc… ad nauseum!!!

Mi sembrano più significative, invece, le parole di denuncia pronunziate in questa assemblea, da mons. Francois Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu (Congo) che sta frettolosamente per ripartire nel suo paese, perchè:

“Mentre prendiamo la parola in queste riunioni, gli agenti pastorali nella nostra arcidiocesi vengono attaccati dai nemici della pace [...] Una parrocchia è stata incendiata lo scorso 2 ottobre, i sacerdoti sono stati maltrattati, altri presi in ostaggio da uomini in uniforme che hanno preteso un grosso riscatto che siamo stati costretti a pagare per risparmiare la vita dei nostri sacerdoti [...]
La Chiesa è rimasta l’unico sostegno di un popolo terrorizzato, umiliato, sfruttato, dominato che si vorrebbe ridurre al silenzio [...]
la riconciliazione non possa più limitarsi semplicemente ad armonizzare le relazioni interpersonali [...] le cause profonde delle violenze che sono essenzialmente le risorse naturali [...]
affinché la riconciliazione si attui attraverso la ricostruzione comunitaria [...]
Questo tipo di approccio va inteso come risposta ai traumi comunitari, spesso dimenticati, allo scopo di rendere la gente responsabile e protagonista di un cambiamento positivo [...]
Questo tipo di approccio richiede il potenziamento dell’istruzione di base e la creazione di spazi di dialogo per un’effettiva partecipazione della popolazione alla gestione delle ricchezze per concorrere alla ricostruzione, allo sviluppo, alla riconciliazione e a una coabitazione pacifica”.

Quanti (e quali) giornali hanno parlato di questo? Quando i media parlano di Africa e Chiesa (se lo fanno) il tema è uno solo: il preservativo, un tema molto “caro” a noi occidentali, ma gli africani pare abbiano altre priorità.

Chi ha occhi maliziosi, vedrà il mondo solo con occhi maliziosi e vedrà intorno a se solo malizia su malizia. Dove i media sono maliziosi, si genera e si alimenta una società maliziosa e una società maliziosa a sua volta chiederà notizie maliziose, prontamente fornite dai media in un circolo vizioso senza nessuna virtù. Ovviamente questo schema verrà strenuamente difeso in nome della libertà.

Ormai la malizia ha invaso talmente tanto il nostro modo di pensare che quasi non ce ne rendiamo conto, pensando che sia “il modo normale” di vederlo. La politica italiana degli ultimi mesi ne è un triste esempio. Ma cosa è la malizia se un modo sofisticato e mistificato di vedere “il male” proiettato sull’altro e non piuttosto qualcosa contro il quale dobbiamo in qualche modo combattere noi stessi? Ribelliamoci alla malizia, e cerchiamo di vedere il mondo con un cuore puro, guardando si in faccia la realtà, senza paura e senza nasconderci dietro un dito…. anzi dietro un preservativo.

Critica a una bella omelia

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Domenica scorsa 20 maggio ho assistito alla bellissima cerimonia per le Comunioni [1] di mio nipote, presso la parrocchia Santa Maria Madre del Redentore presso Torre Angela, Roma. Mi ha colpito l’omelia del sacerdote (non so chi fosse) che è stata davvero magistrale, resa ancora piu colorita dalla coscienza di trovarsi di fronte a un pubblico in gran parte presente solo per assistere noiosamente a quella “liturgia laica” di cui tante cerimonie sono zeppe fino al midollo. Bello il collegamento terra-cielo sul quale ha insistito piu volte. Bella anche la chiarezza e semplicità del contenuti.

Mi sovvengono, tuttavia un paio di critiche:

1 – Essere nel mondo, senza essere del mondo.

Un riferimento, affatto implicito, che il sacerdote ha fatto agli ormai famosi DICO, riaffermando la “naturalezza” della famiglia uomo+donna+bambini etc… probabilemnte il tema non ci entrava molto con tutto il contesto: una frase però mi ha colpito, che secondo me va approfondita: a un certo punto ha affermato qualcosa del tipo “la famiglia naturale è tale perchè è voluta così da Dio”; Da credente, non sono distante da questa sintesi. Se però il volere di Dio deve anche diventare in quanto tale anche legge dello Stato, allora questo mi preoccupa alquanto perchè ci riportebbe indietro di molto…. il senso del suo discorso sembrava questo: da un messaggio sbagliato, peraltro non in linea con lo spirito del Concilio Vaticano II. Noi cristiani non dobbiamo opporci ai così detti processi secolari secondo questa logica: continuando ostinatamente a criticare, recriminare, etc… Gesù stesso ci dice “non opponeveti al maligno”. Lui stesso, tentato dal diavolo, non risponde alle sue provocazioni abbassandosi alla sua logica, ma oppone una logica completamente diversa. Altrimenti cosa ci distingue da un partito politico? non dobbiamo essere nel mondo, ma senza essere del mondo? Questo dobbiamo fare anche noi: testimoniare, testimoniare, testimoniare. E non criticare, criticare, criticare: una buona testimonianza vale piu di 1000 critiche. Basta opporci attivamente, come si farebbe in una qualunque logica “terrena”: non è forse questa logica “terrena” che imprigiona? che allontana la gente dalla Chiesa? Non è forse proprio questo che diminuisce quel fascino mistico, che è implicito nell’uomo fin dalla Creazione? Invece di opporci ai DICO dovremmo cominciare a riflettere su quale testimonianza dare in concreto, che alternativa proporre in questa società sempre piu disgregata, e affamata dell’amore di Dio.

Bisogna davvero ricominciare da zero: come se il cristianesimo fosse oggi una cosa nuova da proporre alla società, e non un “qualcosa da difendere dagli attacchi esterni” perchè questi attacchi ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Questo è il cristinesimo: una cosa sempre nuova! un messaggio sempre dolce, sempre all’avanguardia. Ma se noi testimoniamo il contrario, allora tutti penseranno il contrario: che cioè siamo antistorici, conservatori, obsoleti, superati, morti!

E invece dobbiamo testimoniare che il messaggio di Gesù è il piu rivoluzionario, il piu bello, il piu sublime che c’è: semplicemente perchè non viene dall’uomo, ma viene da Dio. Poco importa quali sono le “leggi” terrene; DICO o non DICO: possiamo al massimo dire che sono sbagliate, ma non serve opporvisi come si farebbe in una qualunque associazione politica, non serve dare la sgradevole sensazione di trasformare un pulpito in un comizio. Serve la testimonianza positiva, come fece Gesù, non quella negativa, di critica e opposizione “terrena”: una opposizione “passiva” e una “testimonianza attiva” vale molto di più!

Ho partecipato al “Family Day” lo scorso sabato: era una cosa che ho sentito di fare e l’ho fatta; ma i toni e le impostazioni erano completamente sbagliate: e ho riflettutto. Ho visto tanta gente sbandierare il proprio gruppo: tante associazoini, colori diversi, sembrava che ognuno fosse venuto per far valere il proprio gruppo, come in una gara in cui “ci si conta” e si vede chi “pesa di piu” nei vari “equilibri” politici. Patetici gli interventi e la strumentalizzazione politica. Il giorno dopo Il capo dei neocatecumenali Kiko Arguello si è vantato di aver portato in piazza 200.000 persone “dei suoi” [2]. E’ questo che testimoniamo come cristiani? Dobbiamo seriamente riflettere! Ricominciare da zero: reset!

2 – Fede contro Ragione?

Un’altra osservazione riguarda una battuta detta quasi a fine omelia che contrapponeva in modo netto ragione e fede: una trappola sempre ricorrente. Il sacerdote mi pare abbia detto qualcosa del tipo “…non bisogna usare la ragione ma la fede“. E’ sbagliato contrapporre le due cose: Benedetto XVI sta faticosamente insistendo su questo punto; ma non è, haimè, molto ascoltato. Dobbiamo cominciare a ragionare con una testa sola. Non quella della fede “o” della ragione ma con quella della fede “e” della ragione: insieme! Come questo Papa fatica a ricordarci, esse sono la stessa cosa, e non due cose contrapposte.

Si commette un grave errore contro la fede quando la si contrappone alla ragione, bisogna invece spendere energie a far capire alla gente che questa contrapposizione è errata, dannosa, falsa, frutto di una visione vecchia di strascico post-illuminista e post-controriformista e bisognerebbe anche riconoscere gli errori della Chiesa in passato in tal senso: l’autocritica è la maggior virtù! Non voglio aggiungere altro perchè penso che il “Discorso di Radisbona” [3] di Benedetto XVI e l’enciclica “Fides et Ratio” [4] di Giovanni Paolo II dicono molto di piu di quanto possa dire io qui…. questi magistrali documenti non dovrebbero rimanere chiusi nei cassetti, ma i sacerdoti dovrebbero farsi interpreti di questi temi e spiegarli ai fedeli in modo piu semplice, altrimenti rimangono lettera morta.

[1] secondo turno, ore 11:30

[2] come riportato da: Zenit.org, notizia 11654

[3] “Discorso di Regensburg”, 12 settembre 2006

[4] LETTERA ENCICLICA FIDES ET RATIO

Dico CEI, dico crociata

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La polemica sui DICO ha raggiunto livelli grotteschi: La CEI rilascia una nota sui DICO. Ovviamente di condanna.

La Chiesa, dal suo punto di vista, ha certamente serie e motivate ragioni per intervenire in questo senso e chi delegittima questo diritto, ha certamente un pregiudizio antireligioso e non ha molto rispetto per le idee diverse, anche se poi si fa chiamare liberale: ma liberale di che cosa? Essi, invece di discutere nel merito la questione, deleggittimano la controparte: atteggiamento tipico di chi sa di essere in una posizione debole e infondo poco convincente.

Ma la CEI, presupponente nella propria verità, proprio non resiste ad abbassarsi alle perverse logiche “terrene”: ed eccola affogare in polemiche, commenti sui giornali, attacchi e contrattacchi. In questo modo rischia di somigliare troppo a un partito politico: ciò allontana le persone, perchè è evidentemente distante dalle cose di fede.

La nota della CEI, infondo, ha dei toni abbastanza equilibrati e non fa che ripetere quello che si è sempre detto: davvero niente di nuovo! Ma quanti l’hanno veramente letta? Tutti invece avranno seguito la triste querelle mediatica di questi giorni.

Nell’era dell’informazione, chi veramente trionfa è la disinformazione; pochi infatti vanno a leggersi le fonti primarie, lasciandosi prendere da quella filtrata e di parte, spesso esaperata nei toni, urlata nella forma, distante dalla verità.

Mi chiedo dove sarebbe questa “ingerenza della Chiesa”… da quando in qua dire quello che si pensa vuol dire ingerire illegittimanete? Non è la libera espressione di tutti uno dei cardini del pensiero liberale? O non è forse la politica oggi a essere miseramente debole? Non c’è piu un De Gaspari che sa opporre la propria coscienza direttamente al Papa [1]. Certo… in tempi in cui i politici non sanno piu cosa dire, è molto facile sbandierare certe ideologiche posizioni per trovare consensi.

La CEI avrà anche ragione, ma sbaglia tutto in forma, opportunità e buon senso e sembra dimenticare la sua vera grande risorsa (che nessuna politica potrà avere [2]): il Vangelo.

DICO o non DICO, in questa storia davvero ne escono sconfitti tutti: le famiglie, gli omosessuali, i politici: sia quelli laici, deboli nel pensiero, sia i presunti cristiani, divisi fra l’ipocrisia e l’asservimento bigotto. La stessa Chiesa, poi, accettando di partecipare a queste logiche, è anch’essa perdente: continua a predicare ciò che è giusto o sbagliato, senza invece insistere sulla testimonianza di quei valori di verità e sulla fede.

Monsignor Bagnasco, cosa ne dice di mettere un’attimo da parte il Catechismo (che non ha molto fascino) e parlare un po’ piu di Vangelo, di preghiera, di testimonianza? Chi mai criticherà una tale linea? Non sarà essa piu ispiratrice di mille anatemi da crociata ?

[1] sullo storico contrasto fra De Gasperi e Santa Sede si veda: De Gasperi e il Vaticano di Pio XII
[2] «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio»
(Mc 12,17) è la vera rivelazione di Gesu sull’incompatibilità della politica con la fede: i Vescovi non sono forse i successori degli apostoli? E ancora: “Siate nel mondo senza essere del mondo” (Gv 17,11;17,14;17,16)