Il mito dei «primi cristiani»

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Lastra sepolcrale marmorea nel cimitero di S. Callisto a Roma, sotto il nome della defunta Rufina Irene. III secolo.

Rispondo direttamente a Mauro Pesce su La sindone e la religione dei primi cristiani e a tante altre persone che usano questo mito dei «primi cristiani» allo stesso modo.

E’ anche una risposta indiretta al commento di “Marco, 21 apr 2010 @ 15:54:17” sul mio post Ascensore politicamente corretta.

Un elemento molto ricorrente nelle discussioni che riguardano certi culti e religiosità del cristianesimo, sembrano marchiati con inchiostro indelebile del dogma mitico dei «primi cristiani».

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Grido-filìa e accanimento clero-peutico

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Mi perdonino i miei lettori per il complicato gioco di parole del titolo. Ma per chi avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ne sarà chiaro il senso.

C’è un gran scrivere e parlare sulla questione dei “preti pedofili”. Una questione che non può interrogare anche chi, come me, è credente.

Dopo aver analizzato a fondo i dati (e non i commenti emotivi)  l’idea che mi ero fatto era che, infondo, per l’ennesima volta si presentava la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa e che, senza sminuire la gravità dei fatti, la Chiesa si trovava comunque a dover affrontare l’ennesima campagna diffamatoria (la diffamazione non è calunnia!). Pensavo quindi opportune posizioni come quelle di Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere e volendo scrivere dei pezzi sulla visita di Benedetto XVI alla comunità luterana a Roma, denuncia rassegnato sul suo blog che “In queste settimane non c’è verso di scrivere qualcosa sui giornali che non riguardi la pedofilia”. Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano. E’ da anni che vado ripetendo che i giornali non “danno” informazione; “fanno” informazione. Anche la gerarchia vaticana si è messa in campo per mettere i puntini sulle “i” con comunicati vari (vedi ad esempio [1] e [2]).  Insomma da parte cattolica si ha si una ammissione della gravità della cosa, ma anche un “giustificarsi” e un “denunciare” un eccessivo “accanimento”. Tutto “giusto”, tutto condivisibile.

Ma in quale prospettiva?

Questa volta ho deciso di mettere da parte la mia solita lettura polemica nei confronti della massmedialità e lanciare una sua difesa; ho provato ad analizzare i fatti in una prospettiva comunque diversa: non quella che si sollazza nel puntare l’indice; non quella che si preoccupa di ricercare le “cause” e analizzare i “fatti” pur importanti: altri lo sanno fare meglio di me.

La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale. E’ infatti fuori discussione che è in atto un accanimento mediatico nei confronti della Chiesa (i numeri lo dimostrano). Ma perchè questo “accanimento”? La risposta è che “la gente” si aspetta da lei “qualcosa di più” che non da altri ambienti. E questo non è poco. E’ un riconoscimento implicito: in tempi di secolarizzazione non è affatto scontato.

Se abusi sessuali avvengono in qualche setta (come notizie di questi giorni riportano [3] [4] [5]) oppure in ambienti già di per se “sospetti”,  evidentemente si pensa: “vabbè… da loro ce lo potevamo aspettare, visto come va il mondo oggi”.

“Ma dalla Chiesa no!”

E perchè no? Non è forse la Chiesa un “luogo” come un altro? Fatto di peccatori, etc…. ? si … e no. Ansi, non tanto….

Infondo la gente sa, e implicitamente riconosce, che la Chiesa è la Chiesa di Cristo. E infondo “sa pur non sapendo” che Cristo l’ha scelta. E poiché la gente sente e vede comunque Cristo come Verità, si indigna ancora di più se proprio i primi testimoni di Cristo lo tradiscono (“guai a chi scandalizza uno di questi piccoli” – Mc 9,42).

Sente Cristo lontano, ma proprio per questo lo desidera di più.

E infondo “sa” che senza Chiesa, non c’è Cristo. Senza sposa, non c’è sposo. Forse non è una consapevolezza cosciente. Questo grido forse non è un grido pazzo,  è un grido di aiuto: un grido di salvezza. E’ un desiderio collettivo di ritorno ancestrale -come un bambino desidera l’utero materno- ad una Chiesa ascetica, ieratica, che conduce veramente gli uomini a Dio. Che faccia delle beatitudini il suo “pane quotidiano”.

E’ per questo che la gente e la pubblica opinione si “accanisce”: c’è dietro questo un desiderio profondo, inconscio, che è infondo molto bello. Paradossalmente anche in questi fatti così tristi e incresciosi, si ha una epifania dell’universalità della Chiesa e il suo essere posta nel mondo per la salvezza degli uomini, anche se può apparire davvero paradossale proprio in un frangente del genere.

I cristiani debbono saper cogliere questi segni: si, esiste davvero questo desiderio inconscio di avere Cristo nel cuore e la Chiesa come vera Madre: altrimenti non vi sarebbe motivo di questo eccesso di indignazione o eccesso di accanimento nei confronti della Chiesa, anche se a volte può essere un accanimento ideologico, ma non credo sia tutto così.

Con questo accanimento la gente infondo denuncia (o testimonia!?) che la Chiesa è cosa seria. Non può accettare che essa venga trattata come ogni altro luogo. Perché non è un qualsiasi luogo. Disprezzandola e accusandola forse anche al di sopra del necessario e del ragionevole, infondo ne testimonia l’unicità, la preziosità, la insostituibilità.
Dunque i titoli di giornale certamente “esagerati” sono un grido di denuncia e di speranza allo stesso tempo, che urla:
“abbiamo sete di Dio!
E voi che dovreste farci vedere Dio, non ci state dissetando”.

Cosa dovrebbero fare i cristiani dunque? Semplice: quello che ha fatto Cristo: lui che era l’unico giusto, difronte all’ingiustizia è rimasto in assordante silenzio. Lui si è caricato delle colpe degli altri. La Chiesa faccia altrettanto: si carichi oltre che dei suoi,  anche dei peccati degli altri; questa si che è una ascetica penitenza; e rinunci a dire cose che (anche se vere e ragionevoli) danno la sensazione di volersi giustificare. Perché non è così che ha fatto Cristo, nonostante fosse innocente.

Non sarebbe vera testimonianza se la Chiesa si assumesse il peso anche di un eccessivo accanimento? Se tacesse, pur avendo in parte “ragione”? Non la conformerebbe questo più a Cristo? E non sarebbe questo conformarsi che infondo la gente chiede alla Chiesa?
Qualcuno potrebbe vederci un autolesionismo eccessivo, misto ad autocommiserazione. Ma anche il gesto di Cristo avrebbe potuto essere interpretato allo stesso modo: e invece….

Quindi, per quanto “giusto e ragionevole” possano sembrare certi discorsi in chiave difensiva per via dell’ “accanimento”, rimangono sempre una giustizia “del mondo”: proprio quella giustizia che la gente non chiede ormai più.

Forse bisogna andare oltre. E fare la giustizia di Dio, che è la legge della Carità. Bisogna dissetare questa generazione, che, sempre più assetata, grida disperata, con la gola secca, che gli sia mostrata un po’ d’acqua viva. Per poi poter gridare, come la Samaritana al Pozzo, “venite e vedete!” (Gv 4).

Donna-animale in Agostino e Wikiquote

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La donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità.

Venerdì scorso, con questa citazione, esordisce una collega in ufficio che, scandalizzata, dice di averla trovata su facebook e sarebbe attribuita nientemeno che a S. Agostino. La cosa mi ha incuriosito e stupìto, visto che mi considero un ammiratore di S. Agostino, e non mi risulta essere questo il suo pensiero. E’ vero che Agostino, come molti suoi contemporanei, e influenzato da Platone [16], considerasse l’uomo in qualche modo superiore alla donna in intelletto e la donna superiore all’uomo nelle relazioni affettive, ma quella citazione mi sembrava davvero esagerata e fuori dal suo pensiero.

Tuttavia molti, come risposta emotiva ad un cliché ormai consolidato, tendono a considerare plausibile questa citazione. Perchè?

Animato dallo spirito di ricerca, mi sono messo a cercare. Infatti molti siti su internet [1] in effetti fanno la stessa citazione attribuendola proprio a lui.

Ho indagato a fondo e il risultato devo dire è molto interessante, perchè mostra come avvengono certi meccanismi da “gran cassa” sulla rete e in particolare di come viene comunemente sovrastimanto il sito Wikipedia & Co. e usato con leggerezza. Soprattutto quando abbiamo a che fare con argomenti religiosi, politici, etc…

Una breve ricerca ma approfondita, mi conferma che:

  • sul sito augustinus.it [10] [15], che contiene tutto quello che il vescovo ipponiense ha scritto e tramandato, sia in latino che in italiano che in altre lingue, disponibile anche in HTML, quindi indicizzato da google, non esiste nessuna occorrenza contenente le parole chiave di questa frase [2].
  • la pagina di Wikiquote, un’altro progetto affiancato a Wikipedia, alla voce Agostino d’Ippona [3] compare effettivamente la stessa identica citazione, indicata però senza fonte (!).
  • Per maggior scrupolo ho cercato le stesse parole chiavi dove non comparisse “agostino”, per capire se è attribuibile a qualcun altro, ma senza successo [12]. Neanche il potente motore di ricerca GoogleBooks che cerca in valanghe di libri specializzati, fornisce alcun risultato su queste parole chiavi [13] [14].

Vediamo di ricostruire l’accaduto:

  1. Qualcuno inserisce una citazione (evidentemente errata) su wikiquote senza indicare la fonte [3]; vedremo poi come forse egli stesso l’ha presa da qualche altra parte dove la fonte non era indicata. Utilizzando Wikiblame [4] è possibile ricostruire la storia delle voci:
    1. “Versione delle 15:25, 24 feb 2008, autore: Gacio” [5] in cui non è presente la citazione.
    2. “Versione delle 10:12, 19 mar 2008, autore: Nemo bis” [6] in cui invece è presente;
  2. Quindi la citazione è stata inserita proprio da “Nemo bis” il 19 marzo 2008 alle ore 10:12, come conferma il confronto delle differenze [7].
  3. La frase, evidentemente, colpisce l’immaginario collettivo: un cliché comunemente in voga dice che il cattolicesmo avrebbe sempre disprezzato le donne e che anzi è colpa della Chiesa se le donne hanno sempre avuto nella storia un ruolo marginale (come se nelle civiltà non cristiane fosse invece al centro della società). Una frase del genere attribuita a uno dei più grossi pensatori della Chiesa di tutti i tempi, sarebbe l’arma fumante di questo “scandalo”: l’obiettivo vero sono i cristiani e la Chiesa, i perenni cattivi di sempre. Per questo motivo la citazione non passa inosservata e diventa un piatto succulento per chi ha certi pregiudizi; si autoalimenta e conferma ciò che molti “vorrebbero” trovare in giro, e a supporto di questo cliché, la si cita in continuazione e così si diffonde come un virus. Se non è presente la fonte, poco importa: l’importate è che dica quello che a me fa piacere che dica.
  4. La conferma viene anche dal fatto che molti siti facilmente identificabili con google con le funzionalità di ricerca avanzata [8], riportano la frase: ma le pagine sono tutte successive alla data 19 marzo 2008 [1] tranne forse uno: “aforismi” [9], di cui non sappiamo la data di aggiornamento, ed è ancora senza fonte. Questo ci fa pensare che “l’effetto virus” potrebbe essere partito dal sito “aforismi.it”.
  5. Questo “Nemo bis” lo ha probabilmente copiato dal sito “aforismi” in Wikiquote e da qui è “esploso” con una marea di citazioni in giro per la rete in quanto le date sono ancora tutte successive al 19 marzo 2008 [8]; la gente si comporta come se wikipedia e i progetti che gli orbinato attorno, siano affidabili e autorevoli.

Come dicevano in un post precedente “ha ragione chi urla di più”, pare che sia proprio vero. La rete non fa eccezione.

A poco servirà rimuovere da wikiquote la frase erroneamente attribuita a S. Agostino, perché intanto l’effetto virus è stato innescato. E così una falistà ripetuta spesso, finisce per diventare percepita da tutti come una verità, alimentata da quel pregiudizio che ne “stimola” la diffusione, proprio come un virus ha bisogno di un adeguato “brodo” di cultura per potersi riprodurre.

Non facciamoci illusioni: non sono solo i semplici e la “massa ingenua” che scrive su Wikipedia a commettere grossolanerie di questo tipo: infatti quando si è accecati dal pregiudizio, anche esimi professori di Fisica possono prendere imbarazzanti abbagli, come è accaduto con la vicenda della mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma nel febbrario 2008 [11]: anche li c’entrò Wikipedia; ancora una volta non fu colpa di Wikipedia, ma dell’imbelcillità o anzi proprio del pregiudizio di alcune persone.

A me piace Wikipedia: lo ritengo un progetto straordinario, anche se con molti limiti. Proprio perché lo ritengo un bel progetto, mi attiverò comunque per la correzione dell’errore.

Quello che non mi piace sono proprio i pregiudizi: che operano spesso senza che ce ne accorgiamo. Contro la malafede o la semplice superficialità, nessuna legge, nessun regolamento, nessun sistema può evitare l’errore e la menzogna se non curiamo la pulizia della nostra mente, e soprattutto del nostro cuore.

PS: rimango comunque con la curiosità di chi sia questa citazione, se completamente inventata oppure erroneamente “modificata” nel senso e nell’attribuzione. Mistero della rete….

PS2: Non me ne voglia “Nemo bis” se si riconosce in questo post; non è mia intenzione accusarlo di pregiudizio: mi riferivo al meccanismo collettivo che si innesca, e non a singole persone, che non conosco direttamente; si sarà trattato certamente di un atto in buona fede.

[1] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi
[2] Salvataggio ricerca Google su augustinus.it su parole chiavi
[3] Voce “Agostino d’Ippona” su Wikiquote alla data di oggi
[4] Wikiblame
[5] Voce “Agostino d’Ippona” su wikiquote, Versione delle 15:25, 24 feb 2008
[6] Voce “Agostino d’Ippona” su wikiquote, Versione delle 10:12, 19 mar 2008
[7] Differenze fra le versioni in [5] e [6]
[8] Salvataggio ricerca Google su pagine precedenti a [6]
[9] Citazione 5725 su aforismi.meglio.it (screenshot di oggi: qui)
[10] Opera Omnia di S. Agostino
[11] che siano però accaduto a dei professori di Fisica, che dovrebbero ben conoscere il valore di sottoporre a verifica certe ipotesi, è ancora più grave e sintomatico. Si veda l’articolo “Copia e incolla da Wikipedia: 67 docenti per un errore”
[12] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi, trante “agostino”
[13] Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi – ricerca ristretta
[14]
Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi – ricerca allargata
[15] Motore Tematico in Augustinus.it
[16] si veda la pubblicazione “Agostino – il battesimo del pensiero antico” di John M. Rist, Vita e Pensiero, 1997, pp. 149-152
(disponibile in google book)

Risposta a “Il Censore” su Galileo

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Rispondo in modo articolato al commento: Alle 08 febbraio, 2010 14:37 ,
sul post: “Dio Veronesi”, 06.02.2008.
Era infatti già da tempo che avevo “in canna” un post su processo a Galileo. Approfitto dell’occasione, riprendendolo, ampliandolo e rispondendo al mio lettore, che ringrazio per aver lanciato la palla.

Blogger Il Censore ha detto…
La differenza è chiaramente osservabile nel caso di Galileo, religioso e razionale, ma che lo fu in quanto non permise alla religione di impedirgli di ragionare.
Un saluto (non rispondo sempre ai tuoi post, ma li leggo).


Qui mi pare che confondi la religione in quanto tale, con le istituzioni, gli uomini e le contingenze che hanno rappresentato, in un periodo storico particolare in una vicenda particolare; quella di Galileo appunto.


Chi impedì a Galileo di ragionare non fu la “religione”, ma le persone, le istituzioni e le convinzioni del suo tempo. Che agirono, questo è vero, in nome di una credenza religiosa.


Che la Bibbia avesse un valore spirituale non c’era alcun dubbio ne ieri ne oggi per la vita del fedele.


Che la Bibbia invece non avesse un valore “storico” nel senso di raccontare effettivamente come “va il mondo”
è un fatto scontato per noi oggi, che veniamo dopo secoli da quella vicenda, e abbiamo poi approfondito
moltissimo gli studi biblici e la formazione di questi libri nella storia, in particolare il genere letterario del mito e del suo rapporto con la scrittura ispirata. Ma allora tutto questo non si sapeva e non era affatto scontato. Si pensava quindi che la Bibbia raccontasse anche la realtà storica. Condannare quelle persone solo perché vivevano in un tempo diverso e giudicarle con i nostri parametri non mi sembra una operazione di giustizia e oggettività.


Fu proprio Galileo, con grande intuizione teologica, a dire per primo che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”; Ma così dicendo si “intrometteva” nel campo teologico e la Chiesa intervenne in quanto il campo era di sua competenza. D’altra parte il “Dialogo Sopra i due massimi Sistemi” non è un trattato scientifico, ma parla di Teologia, di visione del mondo. La Chiesa sbagliò perché poi le idee di Galileo ebbero la meglio, ma non dimentichiamo che al tempo del processo, non era così evidente che Galileo avesse ragione. Lo Sbaglio della Chiesa fu vietare quelle idee anche nell’ipotesi che fossero state infondate. Supponiamo che Galileo non avesse avuto ragione: chi oggi parlerebbe più del processo a Galileo? Nessuno. Anzi, nessuno lo ricorderebbe come scienziato, ma come un pazzo stravagante. Solo anni più tardi con Newton e le leggi di gravitazione si comprese davvero perchè doveva essere così.


A questo si aggiunse la beffa e l’umiliazione del povero Galileo che funse da capro espiatorio e umiliato senz’altro più del necessario (ma qualcuno oggi pensa, chissà perchè, che fu bruciato sul rogo!) da parte della Chiesa che era più preoccupata ad evitare nuove eresie, dopo il trauma dello scisma Luterano, piuttosto che a permettere idee ritenute “audaci”. E le idee di Galielo (anche se poi rivelatesi corrertte) erano certamente audaci, perchè deboli sul piano delle prove. E per questo la Chiesa pensò che fosse suo dovere impedire che quelle idee si diffondessero: questo si fu davvero uno sbaglio “tattico” assolutamente madornale; D’altra parte anche nella Chiesa c’era chi era scettico in una eventuale condanna a Galileo, perché se poi avesse avuto ragione, ci avrebbero fatto pessima figura. Come poi avvenne. Furono delle scelte tattiche e politiche sbagliate, ma non c’entra davvero con l’essenza del cristianesimo, della religione e delle questioni di fede in quanto tali.
Anche se possiamo capire che la questione a quel tempo e nel contesto storico dell’epoca non era affatto banale, come non potrebbe essere banale oggi il problema dell’ AIDS o dell’eutanasia.


Galileo comprese benissimo la differenza fra questi due piani, tanto è vero che non rinnegò la Chiesa e morì fedele cattolico. Chi invece oggi invoca sempre questo processo a Galileo ogni volta che si parla di Ragione e rapporti fra fede e scienza, deve ancora purificarsi da questa impostazione scorretta, quasi che il processo a Galileo fosse la macchia infame e indelebile della religione per tutti i secoli dei secoli; evidentemente ancora si fa confusione fra i due piani e non si si vuole proprio distinguerli.


Il processo a Galileo visto come come simbolo della lotta fra fede e scienza che si contendono in antagonismo
la Verità sul mondo è un clichè confezionato dalla propaganda illuminista di stampo ideologico posteriore e poi anticattolica di tutti i tempi, ma non ha davvero alcun fondamento storico, perchè in quel contesto storico non è così che fu vissuta. Non dimentichiamo che furono gli illuministi nel ’700 a far divorziare la fede dalla ragione; e infondo era anche comprensibile, visto che proprio in quel periodo ci si accorgeva di quante cose potessero essere “spiegate” senza far ricorso a Dio. Anche il lavoro di questi scienziati ha infondo contribuito a purificare la nostra fede. Al contrario la Chiesa ha sempre difeso, tomisticamente, l’unità fra scienza e fede sul piano filosofico; non ultima l’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, che consiglio caldamente di leggere.


Non ci dimentichiamo che ancora nel ’800 c’erano esploratori con tanto di accrediti accademici in geografia che durante le esplorazioni di quei secolo andavano in giro cercando il “Paradiso Terrestre”: non era raro che giornali del tempo uscissero con titoli del genere “Scoperto paradiso terreste in ….”. Se a noi questo fa sorridere è solo perché oggi diamo per scontato che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”, ma ripeto dobbiamo avere rispetto per chi a quell’epoca e ancora nel ’800 era convinto del contrario e non aveva ancora le prove certe che non dovesse essere così. Lo stesso Darwin in giovinezza riteneva i fossili dei residui delle antiche belve decedute evidentemente con il diluvio universale.


Ricordo che la teoria copernicana non fu mai condannata come eretica; Ma solo per “sospetta eresia”: sembra una quisquiglia e un appiglio formalistico, ma nonostante scardinasse le convinzioni religiose ritenute fondatissime e per questo era, si, osteggiata da buona parte della Chiesa, non fu mai condannata come eretica: non poteva esserlo perché si presentava come teoria scientifica e non come religione; questo testimonia comunque che la Chiesa usava l’arma della condanna per eresia con estrema cautela e rispetto per il mondo scientifico e delle idee in generale; e questo nonostante il periodo storico fosse molto “caldo” in tema di eresia. Visto con i parametri odierni ci sembra inaccettabile una tale intromissione della Chiesa in queste questioni, ma all’epoca nessuno metteva in discussione questo diritto, autorità o metodologia.


La teoria coperincata comunque era dibattuta anche da uomini di Chiesa; ma nonostante questo fu di fatto osteggiatissima. Non dobbiamo infine dimenticare che l’opposizione più cruenta (e violenta) contro le idee copernicane fu radicato e praticato nei paesi soprattutto protestanti: ma questo stranamente non viene mai ricordato; si ricorda e si rinfaccia ai cattolici sempre e solo il processo a Galileo: perché? I motivi sono essenzialmente due: un certo pregiudizio cattolico ovvero quel cliché di cui si parlava sopra e il fatto che la Chiesa è l’unica istituzione formale la cui presenza è stata ed è tuttora continua nella storia; e rappresenza così un bersaglio “comodo” con cui prendersela di molte malefatte che infondo tutti ci portiamo dietro; un comodo capro espiatorio. Peccato che non è l’istituzione che fa le virtù o i vizi, ma le persone che la costituiscono, oggi come ieri. E infatti la Chiesa si è sempre definita fatta “per Santi e per i peccatori”.


La vicenda Galileo fu complessa e senz’altro incluse errori da entrambe le parti, e nessuno pensava (ne Galielo ne la Chiesa) che dopo più di 300 anni fossimo ancora qui a discuterne animatamente. La Chiesa sbagliò e lo ha riconosciuto. Direi con troppo ritardo. Tuttavia nella vicenda Galileo c’è ancora chi oggi non vuole ammettere il riconoscere la valenza di quegli atti nel contesto in cui questo avvenne, addossando acriticamente la responsabilità alla “Irragionevole” e retrograda “Chiesa oscurantista” perché questa visione e questi cliché ricalcano facilmente un martellante stereotipo facile da vendere.


Tutto questo, comunque, non c’entra affatto con i dogmi della fede, almeno per quanto riguarda il cristianesimo:
nel Credo non diciamo che il sole gira intorno alla terra, ne alcun documento dogmadico lo fa ha mai fatto qualcosa del genere.


La Chiesa ha sempre tenuto distinti i dogmi e le realtà di fede dalle teorie, conoscenze e filosofie varie “sul mondo” e non mi pare che su questo piano sia mai incappata in errori evidenti di fondo, al di la del dibattito contingente. Se pensi che non sia così, esibiscimi un controesempio e parliamone.

L’Africa, media e malizia

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Mentre si svolge a Roma il sinodo dei vescovi africani, mentre i giornali ne parlano distrattamente e se lo fanno parlano solo del solito preservativo, di un possibile “papa nero”, del fatto che Obama è il primo presidente nero, del prossimo incontro in campidoglio del sindaco Alemanno con una delegazione, degli OGM etc… etc… ad nauseum!!!

Mi sembrano più significative, invece, le parole di denuncia pronunziate in questa assemblea, da mons. Francois Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu (Congo) che sta frettolosamente per ripartire nel suo paese, perchè:

“Mentre prendiamo la parola in queste riunioni, gli agenti pastorali nella nostra arcidiocesi vengono attaccati dai nemici della pace [...] Una parrocchia è stata incendiata lo scorso 2 ottobre, i sacerdoti sono stati maltrattati, altri presi in ostaggio da uomini in uniforme che hanno preteso un grosso riscatto che siamo stati costretti a pagare per risparmiare la vita dei nostri sacerdoti [...]
La Chiesa è rimasta l’unico sostegno di un popolo terrorizzato, umiliato, sfruttato, dominato che si vorrebbe ridurre al silenzio [...]
la riconciliazione non possa più limitarsi semplicemente ad armonizzare le relazioni interpersonali [...] le cause profonde delle violenze che sono essenzialmente le risorse naturali [...]
affinché la riconciliazione si attui attraverso la ricostruzione comunitaria [...]
Questo tipo di approccio va inteso come risposta ai traumi comunitari, spesso dimenticati, allo scopo di rendere la gente responsabile e protagonista di un cambiamento positivo [...]
Questo tipo di approccio richiede il potenziamento dell’istruzione di base e la creazione di spazi di dialogo per un’effettiva partecipazione della popolazione alla gestione delle ricchezze per concorrere alla ricostruzione, allo sviluppo, alla riconciliazione e a una coabitazione pacifica”.

Quanti (e quali) giornali hanno parlato di questo? Quando i media parlano di Africa e Chiesa (se lo fanno) il tema è uno solo: il preservativo, un tema molto “caro” a noi occidentali, ma gli africani pare abbiano altre priorità.

Chi ha occhi maliziosi, vedrà il mondo solo con occhi maliziosi e vedrà intorno a se solo malizia su malizia. Dove i media sono maliziosi, si genera e si alimenta una società maliziosa e una società maliziosa a sua volta chiederà notizie maliziose, prontamente fornite dai media in un circolo vizioso senza nessuna virtù. Ovviamente questo schema verrà strenuamente difeso in nome della libertà.

Ormai la malizia ha invaso talmente tanto il nostro modo di pensare che quasi non ce ne rendiamo conto, pensando che sia “il modo normale” di vederlo. La politica italiana degli ultimi mesi ne è un triste esempio. Ma cosa è la malizia se un modo sofisticato e mistificato di vedere “il male” proiettato sull’altro e non piuttosto qualcosa contro il quale dobbiamo in qualche modo combattere noi stessi? Ribelliamoci alla malizia, e cerchiamo di vedere il mondo con un cuore puro, guardando si in faccia la realtà, senza paura e senza nasconderci dietro un dito…. anzi dietro un preservativo.

Quant’è bella bigottezza

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Quant’è bella bigottezza
che si fugge tuttavia
chi vuol esser bigotto sia
del doman abbiam certezza

Una decina di giorni fa, durante una amichevole e rilassatissima discussione, un mio carissimo e simpaticissimo amico, mi ha dato del bigotto. Ho speso parte delle vacanze natalizie a riflettere e approfondire l’argomento.

Oggi devo ringraziare questo amico, perchè:

  1. non sapevo il vero significato di questa parola
  2. mi ha dato la possibilità di mettere in discussione me stesso
  3. mi ha dato l’occasione di approfondire seriamente l’argomento, facendo luce su aspetti nuovi

Ne sono uscite fuori considerazioni interessanti, ma sono riservate solo a coloro che vorranno leggere queste cinque paginette.

Invece quel mio amico, che legge questo blog, è caldamente invitato ad armarsi di pazienza…

Ecco i link:

in formato HTML online
in formato PDF per lettura offline

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