31 dic 2010
FabrizioEtica, Filosofia, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Bioetica, Cattopregiudizi, Donne, Etica, Filosofia, Radici cristiane, Scienza e vita
NOTA (2011-01-01): alcune parti sono errate e non sono più condivise dall’autore: le si è mantenute in testo barrato per motivi storici e si è precisato nei commenti più sotto.
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A seguito del post di un blog che seguo “Suora scomunicata per aver salvato una vita” [1] rispondo qui perchè i commenti su quel blog non permettono testi così articolari.
Ecco la mia analisi. More
05 dic 2010
FabrizioArte, Filosofia Cattopregiudizi, Filosofia, Libertà, Libri, Luoghi comuni, Pseudolibertà

Tomba di Voltaire al Panthèon di Parigi
Nel precedente post «Voltaire si rivolta nella tomba» ho fatto alcune considerazioni circa la famosa citazione attribuita al filosofo francese: «Non condivido le tue idee ma sono pronto a morire affinché tu possa avere il diritto di esprimerle».
Si tratta, come ho già detto di una frase citata all’infinito, nota da tutti dai banchi di scuola. Ma Voltaire non l’ha mai detta! Si tratta infatti di una citazione apocrifa, come documento efficacemente con opportune fonti da Wikipedia in Inglese [1] di cui ho tradotto un passaggio: More
21 apr 2010
FabrizioReligione Fede Chiesa Cattopregiudizi, Chiesa

Lastra sepolcrale marmorea nel cimitero di S. Callisto a Roma, sotto il nome della defunta Rufina Irene. III secolo.
Rispondo direttamente a Mauro Pesce su La sindone e la religione dei primi cristiani e a tante altre persone che usano questo mito dei «primi cristiani» allo stesso modo.
E’ anche una risposta indiretta al commento di “Marco, 21 apr 2010 @ 15:54:17” sul mio post Ascensore politicamente corretta.
Un elemento molto ricorrente nelle discussioni che riguardano certi culti e religiosità del cristianesimo, sembrano marchiati con inchiostro indelebile del dogma mitico dei «primi cristiani».
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20 mar 2010
FabrizioReligione Fede Chiesa Cattopregiudizi, Chiesa
Mi perdonino i miei lettori per il complicato gioco di parole del titolo. Ma per chi avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ne sarà chiaro il senso.
C’è un gran scrivere e parlare sulla questione dei “preti pedofili”. Una questione che non può interrogare anche chi, come me, è credente.
Dopo aver analizzato a fondo i dati (e non i commenti emotivi) l’idea che mi ero fatto era che, infondo, per l’ennesima volta si presentava la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa e che, senza sminuire la gravità dei fatti, la Chiesa si trovava comunque a dover affrontare l’ennesima campagna diffamatoria (la diffamazione non è calunnia!). Pensavo quindi opportune posizioni come quelle di Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere e volendo scrivere dei pezzi sulla visita di Benedetto XVI alla comunità luterana a Roma, denuncia rassegnato sul suo blog che “In queste settimane non c’è verso di scrivere qualcosa sui giornali che non riguardi la pedofilia”. Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano. E’ da anni che vado ripetendo che i giornali non “danno” informazione; “fanno” informazione. Anche la gerarchia vaticana si è messa in campo per mettere i puntini sulle “i” con comunicati vari (vedi ad esempio [1] e [2]). Insomma da parte cattolica si ha si una ammissione della gravità della cosa, ma anche un “giustificarsi” e un “denunciare” un eccessivo “accanimento”. Tutto “giusto”, tutto condivisibile.
Ma in quale prospettiva?
Questa volta ho deciso di mettere da parte la mia solita lettura polemica nei confronti della massmedialità e lanciare una sua difesa; ho provato ad analizzare i fatti in una prospettiva comunque diversa: non quella che si sollazza nel puntare l’indice; non quella che si preoccupa di ricercare le “cause” e analizzare i “fatti” pur importanti: altri lo sanno fare meglio di me.
La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale. E’ infatti fuori discussione che è in atto un accanimento mediatico nei confronti della Chiesa (i numeri lo dimostrano). Ma perchè questo “accanimento”? La risposta è che “la gente” si aspetta da lei “qualcosa di più” che non da altri ambienti. E questo non è poco. E’ un riconoscimento implicito: in tempi di secolarizzazione non è affatto scontato.
Se abusi sessuali avvengono in qualche setta (come notizie di questi giorni riportano [3] [4] [5]) oppure in ambienti già di per se “sospetti”, evidentemente si pensa: “vabbè… da loro ce lo potevamo aspettare, visto come va il mondo oggi”.
“Ma dalla Chiesa no!”
E perchè no? Non è forse la Chiesa un “luogo” come un altro? Fatto di peccatori, etc…. ? si … e no. Ansi, non tanto….
Infondo la gente sa, e implicitamente riconosce, che la Chiesa è la Chiesa di Cristo. E infondo “sa pur non sapendo” che Cristo l’ha scelta. E poiché la gente sente e vede comunque Cristo come Verità, si indigna ancora di più se proprio i primi testimoni di Cristo lo tradiscono (“guai a chi scandalizza uno di questi piccoli” – Mc 9,42).
Sente Cristo lontano, ma proprio per questo lo desidera di più.
E infondo “sa” che senza Chiesa, non c’è Cristo. Senza sposa, non c’è sposo. Forse non è una consapevolezza cosciente. Questo grido forse non è un grido pazzo, è un grido di aiuto: un grido di salvezza. E’ un desiderio collettivo di ritorno ancestrale -come un bambino desidera l’utero materno- ad una Chiesa ascetica, ieratica, che conduce veramente gli uomini a Dio. Che faccia delle beatitudini il suo “pane quotidiano”.
E’ per questo che la gente e la pubblica opinione si “accanisce”: c’è dietro questo un desiderio profondo, inconscio, che è infondo molto bello. Paradossalmente anche in questi fatti così tristi e incresciosi, si ha una epifania dell’universalità della Chiesa e il suo essere posta nel mondo per la salvezza degli uomini, anche se può apparire davvero paradossale proprio in un frangente del genere.
I cristiani debbono saper cogliere questi segni: si, esiste davvero questo desiderio inconscio di avere Cristo nel cuore e la Chiesa come vera Madre: altrimenti non vi sarebbe motivo di questo eccesso di indignazione o eccesso di accanimento nei confronti della Chiesa, anche se a volte può essere un accanimento ideologico, ma non credo sia tutto così.
Con questo accanimento la gente infondo denuncia (o testimonia!?) che la Chiesa è cosa seria. Non può accettare che essa venga trattata come ogni altro luogo. Perché non è un qualsiasi luogo. Disprezzandola e accusandola forse anche al di sopra del necessario e del ragionevole, infondo ne testimonia l’unicità, la preziosità, la insostituibilità.
Dunque i titoli di giornale certamente “esagerati” sono un grido di denuncia e di speranza allo stesso tempo, che urla:
“abbiamo sete di Dio!
E voi che dovreste farci vedere Dio, non ci state dissetando”.
Cosa dovrebbero fare i cristiani dunque? Semplice: quello che ha fatto Cristo: lui che era l’unico giusto, difronte all’ingiustizia è rimasto in assordante silenzio. Lui si è caricato delle colpe degli altri. La Chiesa faccia altrettanto: si carichi oltre che dei suoi, anche dei peccati degli altri; questa si che è una ascetica penitenza; e rinunci a dire cose che (anche se vere e ragionevoli) danno la sensazione di volersi giustificare. Perché non è così che ha fatto Cristo, nonostante fosse innocente.
Non sarebbe vera testimonianza se la Chiesa si assumesse il peso anche di un eccessivo accanimento? Se tacesse, pur avendo in parte “ragione”? Non la conformerebbe questo più a Cristo? E non sarebbe questo conformarsi che infondo la gente chiede alla Chiesa?
Qualcuno potrebbe vederci un autolesionismo eccessivo, misto ad autocommiserazione. Ma anche il gesto di Cristo avrebbe potuto essere interpretato allo stesso modo: e invece….
Quindi, per quanto “giusto e ragionevole” possano sembrare certi discorsi in chiave difensiva per via dell’ “accanimento”, rimangono sempre una giustizia “del mondo”: proprio quella giustizia che la gente non chiede ormai più.
Forse bisogna andare oltre. E fare la giustizia di Dio, che è la legge della Carità. Bisogna dissetare questa generazione, che, sempre più assetata, grida disperata, con la gola secca, che gli sia mostrata un po’ d’acqua viva. Per poi poter gridare, come la Samaritana al Pozzo, “venite e vedete!” (Gv 4).
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