Lettera all’Industria Chimica

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Una ragazza mi ha chiesto perchè “non si dovrebbero” usare i contraccettivi, adducendo i soliti argomenti di libertà, di autonomia, di decidere con la propria testa etc…

In realtà decidere se una cosa è bene o male non è roba da regolette su cosa si “dovrebbe” o “non si dovrebbe fare”, e basta: troppo moralistico. Bisogna invece analizzare in profondità le cose, capire davvero “cosa c’è dietro”, esserne coscienti. Perchè di questi argomenti nessuno ne parla sul serio. Per risponderle ho preferito usare il genere letterario della lettera, indirizzato a un destinatario del tutto inusuale. More

Onda vs Ikea e la rivoluzione antropologica

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Figura 1

Ieri in ufficio, una collega ha esordito circa i controversi cartelloni pubblicitari della ONDA, marca di cellulari che pubblicizza un mobile dual sim con lo slogan ambiguo “meglio due che una” mostrando un uomo con due donne in atteggiamenti equivoci.  La pubblicità è mostrata nella figura 1. Me ne sono indignato io, da uomo, figuriamoci lei, donna.is
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Intimità col divino

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Dopo aver letto il precedente post su Vittorio Arrigoni “Vik”, un  amico mi sottopone la seguente interessantissima domanda:

Viene da pensare, ma uno come fa a raggiungere l’intimità col divino, se neanche vive la sua vita con umanità?

Lo ringrazio davvero per questo stimolo così interessante. Ecco le mie riflessioni. More

Figlio mio

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Figlio,

ti portavo nel cuore,

e oggi ti porto a casa.

Emozione solenne

di ineffabile senso carnale.

Legame indescrivibile

di profondo senso di vita.

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Nicolaj e la zingarella

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Periferia romana.

Nicolaj è un vecchietto che viene dall’ Azerbaijan che chiede l’elemosina con un bicchiere di plastica seduto su una cassettina. Ha il parkinson e ogni tanto cerco di interagire con lui, ma non è facile: non parla e non capisce tanto bene l’italiano. Chissà quale è la sua storia…

Qualche settimana fa, una zingarella con due piccole bambine al seguito e un’altro bimbo in braccio, passa davanti a Nicolaj e si ferma. Rovista nella sua borsa, tira fuori un soldino e glielo infila nel bicchiere di plastica. Nicolaj fa qualche inchino reverenziale, come fa a tutti: è il suo modo di ringraziare. La zingarella si allontana dicendogli con quell’inconfondibile accento rom “ciao, ciao, buona fornuta….” tornando poi a strillare dietro ai suoi ragazzini pestiferi.

Semaforo: mi illumino d’immenso

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Questa mattina ero fermo a uno dei semafori di Via Palmiro Togliatti (Roma). Al centro delle due carreggiate c’è uno spazio ampio con libero prato. Sulla pista ciclabile due signore giovani con il velo, probabilmente delle eritree o somale, passeggiano allegramente, chiacchierano, sorridono. More

Una madre vera per una storia vera

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Aggiornamento: vedi seguito nel post “La varecchina di Dio” (25.09.2010).

Venti anni fa a Chiara, una bellissima ragazza di 17 anni, unica figlia di due genitori, simpatica, amata da molti, le viene un giorno diagnosticato un tumore osseo e nel giro di pochi mesi…. muore.

Sua madre, tempo dopo, racconta davanti le telecamere sorridendo quella esperienza come felice e gioiosa. More

Ti amo così tanto che…

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Ti amo così tanto che…. farei di tutto per averti. More

Ai o kometa osekkai

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Giappone. La patria dei suicidi. Uno ogni quarto d’ora. Anche la politica inizia a prendere sul serio coraggio il problema e a parlarne pubblicamente, abbattendo un tabù.

Non è raro che all’ingresso di una stazione della metropolitana di Tokyo si veda l’annuncio di un ritardo a causa di un “ginshinjico”, ossia un “incidente con una persona”: è la formula eufemistica con cui si definisce il suicidio di chi si è gettato tra i binari al passaggio di un treno. L’annuncio è ormai di routine. Il corpo viene rapidamente portato via, i moduli di polizia riempiti in tutta fretta e la circolazione riprende in tempi brevi, frenetica ed efficiente come sempre.

[...]

In un recente dibattito televisivo a cui hanno partecipato tre giovani donne che avevano tentato il suicidio, una di esse, la 26nne Shinohara Eiji, ha raccontato il suo dramma, iniziato alle scuole medie superiori dove era presa in giro perché grassa. La continua umiliazione, anno dopo anno, la portò alla decisione di togliersi la vita. Al ritorno a casa dall’ospedale dove era stata ricoverata con le vene dei polsi tagliate, fu accolta dal padre che l’abbracciò. Era la prima volta in tutta la sua vita che riceveva un abbraccio da suo padre [in giappone e in genere in oriente il contatto fisico è rarissimo e anzi evitato, anche tra gli affetti in famiglia, NdR]. “Non ci siamo detti una parola, ma in quel momento, tra le sue braccia, ho capito che la vita era bella e degna di essere vissuta”.

Tutte e tre le giovani si sono trovate d’accordo nel ritenere che ciò di cui avrebbero avuto bisogno per vincere la disperazione era “ai o kometa osekkai”. “Ai o kometa” significa “essere accompagnate, motivate, dall’amore”, mentre “osekkai” vuol dire “essere oggetto di interesse e di cura”: un modo giapponese per far capire che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che si fosse interessato con amore dei loro problemi. In parole più semplici, un po’ di amore le avrebbe trattenute da quel gesto estremo.

[fonte]


Infondo è questo che desideriamo tutti. E’ ciò che da senso alla vita: un abbraccio d’amore.

Buon inizio, Piero Marrazzo

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Voglio dire anche io qualcosa sull’argomento più gettonato e chiacchierato del momento: la vicenda Piero Marrazzo,

Non nutro simpatie o antipatie politiche particolari per lui: ma vorrei qui andare controcorrente, e vedere questa vicenda da un’altra prospettiva.

“Io so che amo Piero, che abbiamo una figlia assieme, che il mondo ci è crollato addosso. Ma so anche che in qualche modo, tutti insieme, ne verremo fuori”. “Rimarrò vicino a Piero a ogni costo”.

Sono le parole di questi giorni di Roberta Serdoz, moglie di Piero Marrazzo [1]. Di lui tutti hanno parlato e sparlato in questi giorni: il livello medio di certi commenti per strada, a lavoro o sul bus non erano più edificanti del comportamento stesso che l’ ex-presidente della Regione Lazio ha mostrato di avere: chi è senza peccato scagli la prima pietra; e mi sono chiesto dove si annidi davvero la decadenza morale.

Ma questa donna, moglie e madre ha spiazzato tutti: ciò che pochi avrebbero detto, lei l’ha detto. Ciò che pochi avrebbero fatto, lei lo ha fatto. Non è tanto un “essere innamorati”, come spesso si intende superficialmente, ma una volontà. Forse già sapeva. Forse era preparata da tempo, ma ci vuole comunque coraggio. Un andare oltre tutto e tutti, con la consapevolezza che la vita è fatta di altro: una consapevolezza che solo la forza di una donna può donare. Che ci siano ancora persone così, ci da speranza per un futuro migliore.

Forza Piero! Forse dietro a tutta questo crollo e perdita c’è una rinascita vera che si cela all’orizzonte, e sono davvero felice che hai le risorse umane vicino a te per farlo. La politica che tanto ti impegnava ti ha subito buttato via non appena la tua utilità è svanita; per te questo mondo è finito; ma non è che forse questo mondo non ti meritava davvero? Questo mondo ti ha usato proprio come, forse, ti illudevi di poter usare il corpo di un’altra persona a pagamento; un filo rosso lega queste due cose. Questo crollo non è stato forse davvero necessario? E se celasse dei risvolti positivi? Certo ora è difficile vederli, perché tutto appare nero: la vergogna, l’onore svanito.

Ma ora credimi comincia la vera vita, quella con le persone che amano sul serio e che ti meritano davvero, perché è quando che siamo deboli, che siamo davvero forti (paradosso? No!). La tua famiglia c’è anche quando tutti ti abbandonano: nella loro fedeltà e volontà si svela il vero amore. Magari ti hanno spesso rimproverato di avere poco tempo per loro e troppo per la politica, quella che oggi si è rivelata un mondo così effimero. Ma ora loro ci sono. Non disperare: possiamo risorgere, riconciliarci, essere perdonati, andare oltre, scoprendo davvero il senso e il bello della vita.

Buon inizio e buon cammino, Piero Marrazzo: non sparire; torna a raccontarci la tua storia tra qualche anno quando, spero, tornerà il sorriso come in questa foto d’archivio [sopra].

Prego per te e la tua famiglia.

[1] dal blog di Luigi Accattoli, ex giornalista del Corriere della Sera

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