S.Paolo e il femminismo
30 ago 2006
Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura 1 Comment
La prima lettura della messa di domenica scorsa era tratta dalla Lettera di S. Paolo agli Efesini (Ef 5,22-33):
22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.
Non c’è che dire: un testo così sembra (anzi è!) decisamente e inequivocabilmente maschilista e non può certo lasciare insensibile, ne non far pensare l’uomo moderno: sia esso credente che non credente. Infatti il testo biblico (e anche le lettere di S. Paolo che fanno parte del Nuovo Testamento, quindi testo Ispirato) deve essere valido sempre e S. Paolo sta affermando in modo totale la asimmetria fra uomo e donna: addirittura il primo deve “amare”, la seconda “rispettare”.
La prima cosa che ho pensato dopo questa lettura è questa: “scommetto che questo passo sarà ampiamente strumentalizzato dai siti ideologico-femministi e/o anticlericali per sostenere le loro tesi”. Detto-fatto: è bastata una ricerca su google per trovare vari testi al riguardo, come per esempio questo. Insieme a molte considerazioni ragionevoli, però, se ne trovano altre che denotano la più totale ignoranza sui Testi Sacri, nonchè non conoscenza più elementare della storia, come ad esempio:
E’ fondamentale comprendere quindi che già qui, agli inizi della storia della chiesa cristiana, le donne sono state ridotte all’invisibilità.
Falso: il maschilismo non è nato con il Cristianesimo. Esisteva da prima e in forme diverse, sia fra gli ebrei che frai greci che fra i romani e ha continuato ad esistere per molti secoli (ed esiste ancora in molte zone del mondo, cristiane e non).
S.Paolo era un ebreo fariseo della “giusta osservanza”. Diremmo oggi un ortodosso. Scrivera in un tempo in cui da nessuna parte le donne avevano i più elementari diritti rispetto agli uomini. Bisogna ricordare che in nessun caso il Nuovo Testamento ha la pretesa teologica di organizzare la società nella sua quotidianetà, ma quella di rivolgersi esclusivamente a temi di fede, come appunto fa S.Paolo in tutte le sue lettere. In questa in particolare sta spiegando, con una metafora, che il rapporto fra Dio e la Chiesa è simile a quello che c’era allora fra l’uomo e la donna. Infatti Dio ama la chiesa e la chiesa deve rispettare Dio. Questo è il tema centrale del passo della lettera e non tanto l’affermazione dell’uomo sulla donna (cosa che all’epoca era già scontanta, quindi a cosa serviva ribadirlo? non serviva certo un’ apposita “lettera” per questo!). Nonostante il testo sembra dire “siccome il rapporto fra Dio e Chiesa è questo allora anche uomo e donna devono a avere questo tal rapporto”, in realtà il senso profondo del testo va esattamente invertito fra premessa e conseguenza; la preoccupazione di S. Paolo non era quella di ribadire il maschilismo, visto il problema non si poneva neanche: non esisteva il femminismo e nessuno metteva in discussione il rapporto uomo-donna di allora; la sua preoccupazione era invece affermare la fede e il ruolo della Chiesa, e usa questa metafora per illustrarne il senso ai cristiani di Efeso di quel tempo.
La missione degli Apostoli non era certo quella di diffondere nuove idee sociali o politiche, perchè queste cambiano con la storia, ed è compito dell’uomo darsi delle regole e delle convenzioni di volta in volta diverse. Questo è a mio avviso l’aspetto più interessante e affascinante del Cristianesimo che fra le regolioni abramitiche è quella che, più delle altre, si concentra esclusvamente su temi di fede, di rapporto uomo-Dio e non tanto su convenzioni sociali o di costume o in generale sul rapporto fra gli uomini (ad eccezzione del comandento fondamentale: ama il prossimo tuo come te stesso).
La missione degli Apostoli di allora e della Chiesa (intesa come comunità di fedeli) di ieri e di oggi era, ed è, la diffusione e il preservamento della fede, che viene prima degli usi, costumi o leggi di sorta: già gli antichi erano abituati e sapevano, come noi oggi, che tutte queste cose cambiano sia con il tempo che di regno in regno, o di città in città.
Gesù stesso ha vissuto in un epoca in cui veniva praticata la poligamia e non ha mai detto una parola contro di essa: bisogna quindi dedurre che la monogamia sia una invenzione successiva della Chiesa? Non è questo il punto.
Affermare che quelle siano le cause del maschilismo nella storia significa non conoscerla ed avere un approccio ideologico e pregiudiziale verso il cristianesimo e la Chiesa (intesa sempre come comunità di fedeli e non come un insieme di preti come spesso alla gente piace intenderla). Gli ideòlogi femministi dovrebbero piuttoso preoccuparsi di vedere i veri problemi laddove essi risiedono veramente, piuttosto che praticare una sorta di caccia alle streghe, additando il maschilismo anche laddove l’argomento è fuori contesto. Questo atteggiamento non solo non porta merito perchè non è virtuoso, ma va contro gli interessi della donna e della sua giusta affermazione nella società moderna.
Che poi il mondo clericale nei secoli e ancora oggi abbia delle manifestate tendenze a certe forme di maschilismo è un dato di fatto, ed è un’altra questione che comunque è dibattuta, come è giusto che sia, visto che il problema del rapporto uomo-donna viene in realtà dibatutto in ogni contesto sociale moderno.
Chi critica la Chiesa in questo senso lo fa come se fosse un problema solo del mondo clericale, mentre invece il problema del rapporto uomo-donna riguarda più in generale la società a tutti i livelli: mondo del lavoro, politica, famiglia etc..etc.. Visto che la Chiesa è una delle tante realtà della società (che per giunta esiste da 20 secoli!) e visto che l’affermazione dei diritti della donna è un fenomeno storicamente recentissimo, perchè mai questo problema non dovrebbe affliggere anche la Chiesa?
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Scienza & Vita
Fabrizio
06 gen 2011 @ 17:39:07
Un paio di link per approfondire: