Scrigno dell’ego 1: eutanasia vera libertà?

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Si dice che l’eutanasia sarebbe scelta, un atto di suprema libertà che è dovuto alla persona, anche se controverso, e che questa libertà dovrebbe essere rispettata dalla legge perché non violerebbe la libertà di nessun altra persona.

Un vero atto di libertà dovrebbe presupporre che la persona che la pratica dovrebbe avere la possibilità di valutare gli effetti delle azioni che compie, ed eventualmente ripensare sul gesto che ha deciso di compiere, anche se gli effetti di questo fossero irreversibili. Nell’eutanasia così come nel suicidio assistito, invece, la persona non ha alcuna possibilità a posteriori di sottoporre a post-valutazione gli effetti del gesto che compie, non tanto perché tali effetti sono irreversibili, ma perchè non essendo più in vita non è più in grado di valutare liberamente gli effetti di tale gesto dopo averlo compiuto o fatto compiere ad altri. Se fosse davvero un atto libero, sarebbe l’unico che non darebbe neanche la libertà di pentirsi di averlo fatto. Non darebbe, invero, neanche la possibilità di valutare tale gesto con soddisfazione positiva.

Un omicidio ad esempio non è così perché consente ad un omicida almeno di pentirsi o di non pentirsi, cioè di continuare a rielaborare l’esperienza continuando così ad esercitare la propra libertà e auto-coscienza: il libero arbitrio. Questo continua ad essere vero anche se gli effetti del gesto compiuto rimangono irreversibili (la persona uccisa non torna in vita).

Ma il suicidio (assistito o no) e l’eutanasia sono atti irreversibili anche sulla propria libertà, la stessa che ha deciso l’atto. Sarebbero gli unici atti che al contrario di tutti gli “atti liberi” ci impediscono di valutare a posteriori il gesto che abbiamo compiuto. Siamo sicuri che questa è vera libertà? Secondo me c’è qualche cosa che non va….

E’ davvero libero un atto se ha come effetto certo e voluto quello di precludere ogni esercizio della libertà a posteriori sulla esperienza presa? Secondo me non lo è.

Sopprimendo la propria vita, sopprimiamo anche la nostra libertà.

Può essere dunque libero un atto che intenzionalmente ha come effetto quello di distruggere la propria libertà? Non è questa una contraddizione?

Se qualcuno la pensa diversamente, mi farebbe piacere capire perché…. mi piacerebbe capire quale è la relazione fra un “atto libero” e le sue conseguenze e se questo atto può essere considerato libero quando queste conseguenze non sono più “coscientemente” valutabili. Può esserci libertà senza possibilità di valutazione cosciente? E’ dunque sempre vero che è sufficiente “volere o desiderare qualcosa” per dire che un atto è pienamente libero?

PS1: questo è il primo di tre post sull’eutanasia: nel prossimo ci saranno tre domande, il successivo sarà una poesia che svelerà l’espressione “scrigno dell’ego

PS2: Non stiamo qui parlando di casi (come quelli di Eluana Englaro) in cui il paziente si trova in qualche stato di incoscienza, ma di casi in cui (come il caso Welby) ci sia deliberata e cosciente scelta di rifiuto della vita.

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