Risposta a Mauro Pesce

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Rispondo ancora a Mauro Pesce, che scrive anche su Micromega, sul blog “Poesia e lo Spirito”, che in particolare in upren commento mi scrive:

Dio è unico, ma inconoscibile, inespriminbile, ineffabile e chi pretende di possederne la verità non fa altro che ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare.

Gentile Mauro Pesce,

Rispetto questa sua personale visione di Dio, ma mi consento di dire che è davvero poco cristiana, meno ancora di quanto lo sia una povera vecchietta che si reca all’ostensione della sindone, di cui lei pretende di conoscerne le vere motivazioni; vecchietta che molti, infondo infondo, disprezzano un po’: forse a causa di una fede semplice e, in alcuni casi, anche un po’ ingenua; ma in tal caso la signora avrebbe almeno la scusante di essere magari poco istruita nella formazione o poco matura nella fede – ma le ricordo che Dio ama in particolare proprio costoro (Mc 9,42; Lc 10,21; Lc 17,2) – e con costoro abbonda in misericordia più di chi pensa di possedere la sapienza con la sola ragione.

Il Dio, che lei propone, somiglia piuttosto a una certa visione massonica del Dio-Architetto; Non al Padre di Gesù Cristo; visto che lei scrive su Micromega, immagino che li si trova in buona compagnia con chi la pensa in questo modo: è giusto che sia così e nutro rispetto per questo, ma penso anche sia doveroso, per chiarezza, metterlo in luce.

Il Dio giudaico-cristiano si rivela all’uomo nella storia. Entra nella Storia. Quindi è un Dio scomodo. L’Architetto invece si fa gli affari suoi, come il Motore Immobile di Aristotele. Non crea problemi a nessuno: un Dio politicamente corretto.

  1. E’ vero, come dice lei, che Dio è unico. Uno nell’Amore, ma in Tre Persone. Se siamo in relazione profonda con queste Tre Persone, possiamo veramente entrare in relazione con Dio: questo ci ha rivelato e promesso Gesù Cristo (ne ho fatto esperienza spirituale).
  2. E’ vero, come dice lei, che Dio è di per se inconoscibile, ma grazie alla Persona di Cristo, possiamo (ri)conoscerlo come Padre (Gv 14,9) e adorarlo in Spirito. Questo ci ha rivelato Cristo, che è il centro della relazione Trinitaria (ne ho fatto esperienza spirituale).
  3. E’ vero, come dice lei, che Dio è ineffabile, trascendente, oltre ogni nostra possibile immaginazione. Ma si è incarnato: “Il Verbo si è fatto carne ed è ha preso dimora presso di noi” (Gv 1,14) La persona di Cristo ci può deificare (uomo teàndrico) mediante la fede, i sacramenti, le buone opere, e non con il razionalistmo, lo gnosticismo o lo scientismo. Questo ci ha rivelato Gesù Cristo; e ancora prima, in modo parziale, i Profeti e la Legge (ne ho fatto esperienza spirituale).

Se lei pensa che tutte queste cose siano un “ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare” allora, mi scusi, ma ogni qualsivoglia posizione può essere ricondotta allo stesso ragionamento: un sofisma intellettualista, non un percorso di conoscenza di Dio nell’Amore (del Padre), nella Verità (=il Figlio) e nella Rivelazione (dello Spirito Santo).

Lei sembra avere come unico obiettivo quello di seminare dubbi pilateschi, non sani e costruttivi dubbi socratici. Anche il suo relativismo finisce dunque per “ridurre la verità universale alla propria prospettiva particolare”: come vede anche lei cade nella buca della trappola da lei stesso scavata.

La differenza fra lei e l’uomo di fede è che lei si affida solo al suo intellettualismo e al suo razionalismo. L’uomo di fede, invece, vola con le ali della ragione e della fede, che mutuamente si sostengono: cuore e neuroni; fides et ratio. Non dunque un razionalismo autosostenuto e assoluto; con un ala non si vola. Lei vuole parlare di fede, senza avere la fede: uno sforzo lodevole e sicuramente sincero, ma consenta anche di farsi dire che è come pretendere di volare con una sola ala: glielo dico perché anche io in passato ho tentato di farlo, illudendomi; e ho fallito miseramente.

Lei dice che “la verità non si può mettere in tasca”. Su questo mi trova d’accordo: ma lei pensa che la verità sia un concetto, un prodotto meramente umano.

L’uomo di fede invece crede che la Verità non sia un concetto, ma una Persona: Gesù Cristo Figlio di Dio, fatto Uomo, Crocefisso e Risorto per Amore; Egli è la Verità.

Quindi concordo con lei che la Verità (Gesù Cristo) non si fa mettere in tasca: infatti è una sequela. Lo si può portare, si, ma solo nel cuore. Tutto questo ci dona la vera libertà (Gv 8,32)  (ne ho fatto esperienza spirituale).

Il mio linguaggio potrà apparire politicamente scorretto nella sua perentoria assertività, ma sa: ma anche Cristo era politicamente scorretto e molto assertivo; anche i Profeti; anche i Santi. Io umilmente cerco di imitarli, pur sapendo che ho ancora molta strada da fare e che posso errare.

Nel vocabolario di Cristo non trovano posto parole come “relativo”, “forse”, “penso che…”; non c’è posto per i condizionali. La Sua Parola è tagliente come una spada: crea divisione, non armonia (Mt 10,34; Lc 12,53). Per questo è stato odiato e ucciso.

Comunque non penso che questa mia franchezza o assertività significhi un mancare di rispetto alle persone che esprimono idee diverse, come lei; credo infatti siano frutto di sincera ricerca.

Cerchi, la prego, di uscire dalle categorie poltically correct della “teologia conversatrice” vs “teologia progressista”, che dal punto di vista della fede non significano nulla.

Le auguro di cuore un buon cammino e di vincere con umiltà quel razionalismo, che un tempo intossicava anche me e mi impediva di volare davvero.

PS1: provi a fare una ricerca statistica e chieda a chi si reca alla Sindone se davvero pensa con questo gesto di “possedere Cristo in un’immagine”. Questo, si, sarebbe un autentico metodo di vera ricerca “sul campo”, piuttosto che mero intellettualismo. Quando avrà sotto mano i risultati aggregati, ne riparliamo.

PS2: avevo preparato questo commento prima di leggere il suo “April 27, 2010 at 3:56 pm” il quale conferma la visione “Architetto”: a supporto di essa lei porta solo il suo intellettualismo autoconsistente, senza uno stralcio di citazione biblica (che io e Marco Sini ci siamo sforzati di portare): Scrittura nella quale dice appunto di non credere. Ma che usa abilmente per seminare dubbi. Il Dio in cui crede lei è un Dio sorto dalla mente degli illuministi massoni del ’700. Quello della fede viene da 4000 anni di Storia della Salvezza (secolo piu, secolo meno).

2 Comments (+add yours?)

  1. Mauro Pesce
    01 mag 2010 @ 04:06:32

    Ho sostenuto che religiosità del cristianesimo primitivo è sostanzialmente estranea a quella che si propone oggi con il pellegrinaggio (così lo definiscono le parrocchie italiane) alla Sindone.

    Indicavo con le parole del Vangelo di Giovanni e della Seconda lettera ai Corinti di Paolo in cosa consistesse la religiosità del primo cristianesimo riguardo alla immagine di Cristo

    Quindi
    - dire che io propongo una religiosità razionalistica è falso: proponevo invece la mistica di Paolo dell’immagine di Cristo
    - dire che non mi rifaccio alla Bibbia è falso: ho citato Giovanni paolo e poi addirittura Mt 25 per mostrare su cosa il vangelo di Matteo pensa che saranno giudicati gli uomini: su azioni precise
    - dire che critico la religiosità delle vecchiette è falso (non è mio costume pensare che le donne di qualsiasi età siano simbolo di religiosità deteriore. Le donne anziane hanno le stesse capacità intellettuali e organizzative di Bill Gates. E’ solo chi le vuole ad ogni costo tenere all’oscuro di conoscenze e chi ne limita la libertà che pensa che siano adatte a forme superstiziose di religiosità, non io).

    Fate ricorso ad una esperienza religiosa personale di Dio, di Gesù Cristo, dell’amore trinitario, ripetendo “io ne ho fatto l’esperienza”, per gettare questa esperienza contro una persona come me (di cui non conoscete nulla di veramente personale) per offenderla e denigrarla di fronte a lettori eventuali cristiani. In genere chi fa esperienze religiose profonde è molto restio a parlarne in pubblico e certo non le ha mai usate come strumento polemico contro altri.

    In ogni caso non sono massone, ateo, “gnostico”, relativista e tutte le altre cose assurde che dite.

    Il fatto è che per essere cristiani non è necessario far parte del vostro gruppo. Esistono altri tipi di cattolici e di cristiani.

    Con offese e denigrazioni non mi intimidite.

    Nel mio lessico familiare cè una frase sinatticamente molto divertente di un bambino a cui si era sgonfiato il pallone e diceva:
    “con più che lo calcio, con più che si sgonfia”

    Ebbene: “con più che mi calciate, con più che continuerò ad esprimermi”.

    Rispondi

    • Fabrizio
      01 mag 2010 @ 15:25:58

      Gentilissimo dott. Pesce, la ringrazio per il suo intervento. Con piacere le rispondo:

      Ho sostenuto che religiosità del cristianesimo [....] religiosità deteriore.

      Grazie per la sua precisazione riguardo questo punto. Il problema, però, è che la Scrittura va interpretata con una chiave di Lettura; si parla spesso di pre-comprensione del testo, cioè l’atteggiamento con il quale ci accostiamo ad esso non è indifferente. La Scrittura si interpreta sempre alla luce di una Tradizione. Purtroppo non basta citare questo o quel passo della Scrittura: si può cadere nella trappola di voler sostenere le proprie idee; se vogliamo interpretare la Scrittura andando alla ricerca dei versetti che portano acqua al nostro mulino di idee, allora sarà facilissimo sostenere praticamente qualsiasi posizione: questo non è altro che la violazione del secondo comandamento, ovvero quello di usare la Parola di Dio per sostenere le proprie idee o pregiudizi, piuttosto che farne una sequela. Purtroppo qui siamo nel mondo dei blog e non possiamo fare molto di più che discuterne.

      E’ solo chi le vuole ad ogni costo tenere all’oscuro di conoscenze e chi ne limita la libertà che pensa che siano adatte a forme superstiziose di religiosità, non io).

      Questa è la vera accusa: che la Chiesa “sfrutterebbe e strumentalizzerebbe” i poveracci e i semplici. Questo è ciò che il mondo vede e giudica: ma con quali parametri? Vede anche io pensavo un tempo come lei, poi mi sono accorto che certe idee sono in realtà una pretesa puritanista: una volontà di avere una Chiesa fatta solo di “puri e duri”, che infondo non abbiamo il diritto di pretendere, perché non è questo quello che Cristo ci ha comandato. Chiediamoci invece se certe idee non siano contro il Vangelo.

      Vede, il cristianesimo di sempre si trova davanti un grande enigma: da un lato la radicalità assoluta del Vangelo e dell’esempio di Cristo che, dando il comandamento di amarci come lui ci ha amato, sembra chiedere davvero l’impossibile. Infondo dice di amarci fino a morire per l’altro. Non è cosa da poco: chi può arrivare a tanto? Vista così sembra una religione per pochi. Anzi pochissimi. Praticamente nessuno.

      Dall’altra parte abbiamo il dato biblico della accoglienza di Dio, del suo popolo sempre amato, della misericordia, del fatto insomma che tutti in qualche modo sono chiamati al Regno e non è compito degli uomini “cacciare fuori” nessuno. Dal fatto che la Chiesa è istituita per il bene di tutta l’umanità e non certo per pochi eletti o solo per i santi che danno la vita per amore.

      Come risolvere questo enigma, questo doppio binario?

      Se infatti la Chiesa accoglie con troppo poco rigore certi fenomeni di “massa” che comprendono anche ampie fasce gonfie di religiosità ma di poca fede, si finisce in effetti nel far rimanere la gente nella propria miseria spirituale e nel non farla crescere. Dobbiamo anche però osservare che non è compito della Chiesa “obbligare” nessuno a crescere: se mai dare l’opportunità di farlo a chi lo vuol fare (e questo le garantisco che è sempre possibile, basta cercare). D’altra parte se si affronta questa faccenda con troppo rigore si finisce per tagliare le ali a chi magari si accosta ai misteri di Dio con semplicità di cuore, oppure solo per curiosità, da cui potrebbe poi nascere un cammino autentico (e molte sono le testimonianze su questo!). Come vede non è facile. E’ però possibile.
      E in tutta questa faccenda cosa ci dice la Scrittura? Questa, se la leggiamo nella sua globalità, si rifà sempre all’accoglienza di Dio anche nei limiti degli uomini: Dio non rifiuta l’amore, anche se debole. Ad esempio in Matteo 12,20:

      La canna infranta non spezzerà,
      non spegnerà il lucignolo fumigante,
      finché abbia fatto trionfare la giustizia;
      nel suo nome spereranno le genti.

      Ora chiediamoci onestamente: se questa “pochezza” che può esserci in alcune (ma non tutte!) persone che vanno al pellegrinaggio della Sindone con molta religiosità ma poca fede è quel “lumicino fumigante” che però è prezioso agli occhi di Dio, non si campisce davvero perchè Chiesa dovrebbe spegnerlo e soffocarlo. In nome di cosa? In nome del fatto che la “vera fede” sarebbe solo quella degli Apostoli? E dove sta scritto che sarebbe solo quello il “vero modo”? Mi creda: queste sono idee meramente umane; lo Spirito dice ben altro: che soffia dove vuole (Gv 3,8); che istruisce sempre in qualche modo la Chiesa e i discepoli del Signore (Lc 12,12; Gv 14,26). Non basta credere al Padre e al Figlio: c’è anche lo Spirito Santo (Mt 28,19), che soffia in ogni uomo di fede e non, ma soffia in modo particolare nella Chiesa: non sono parole mie, ma di Cristo. O si crede a questo o non si crede davvero nella Trinità.

      Lei arriva addirittura ad affermare che verrebbe limitata la libertà delle persone: mi scusi ma è davvero fuori luogo e senza alcun fondamento.

      Primo: La libertà, per il cristiano, è la Persona di Cristo. Mi risulta che la Sindone con il suo mistero porta molte persone alla conversione, cioè a Cristo e questo indipendentemente dal fatto che sia autentica o meno (non è questa la pretesa delle immagini sacre). Quindi la Sindone conduce alcune persona alla libertà, cioè Cristo. Se questo la scandalizza, allora vuol dire che la Persona di Cristo comincia a essere davvero lo skandalon di cui parla S. Paolo, la pietra d’inciampo e non quel personaggio politically correct che molti hanno in testa.

      Secondo: parlando di libertà come normalmente è intesa, ovvero come “possibilità di scelta” le ricordo che:

      1. come cattolico sono libero di venerare la Sindone o no (personalmente non lo faccio).
      2. come cattolico sono libero di pensare che per me la Sindone è solo una straccio: ciò che invece devo rispettare è il sentimento di chi la pensa diversamente.
      3. come cattolico non sono obbligato a credere a nessun miracolo o apparizioni mariana, anche se approvate dalla Chiesa, come ad esempio Fatima o Lourdes. Ma devo rispettare chi la pensa diversamente.
      4. come cattolico non sono obbligato a venerare i Santi, ma solo quelli che eventualmente scelgo personalmente; e se non ne scelgo nessuno, sono fatti miei e nessuno può dirmi nulla, neanche il Papa, ma devo rispettarne il culto e chi li venera.
      5. come cattolico non sono obbligato a partecipare a nessun culto popolare, pellegrinaggio di massa o non di massa, devozioni particolari etc… ma devo rispettare come potenzialmente fruttuose per gli altri queste pratiche.

      Infine come cattolico so di poter diventare santo senza fare nessuna di queste cose. Al contrario ci sono molte testimonianze e conversioni, durante tutta la storia, che sono conseguenza di certe esprerienze che lei tanto critica: il criterio di valutazione piu sicuro è quello che suggerisce Cristo in Mt 7,16-20: li riconoscerete dai loro frutti. Dunque perchè negare ciò che porta buoni frutti? Certo non tutti ne trarrano buoni frutti. Alcuni rimarranno sempre la dove si trovano. Ma pazienta, non si può pretendere di “fabbricare” dei santi: dove sarebbe, altrimenti, la libertà cui lei tanto si appella? Mi scusi ma non capisco proprio dove sarebbe questa negazione di libertà di cui parla: se c’è un aspetto cattolico in cui da sempre è lasciata al singolo fedele la massima libertà di scelta sono proprio questi aspetti: possono non piacere a tutti, e infatti non sono il fondamento ne il centro della nostra fede.
      Il fatto è che in un mondo distratto, che sente solo parlare di fede quando in TV e sui giornali si parla di questi eventi, spesso in modo superficiale e mediocre, vedrà solo nuda esteriorità. Mi creda: c’è molto altro di quello che appare.

      Fate ricorso ad una esperienza religiosa personale di Dio, di Gesù Cristo, dell’amore trinitario, ripetendo “io ne ho fatto l’esperienza”, per gettare questa esperienza contro una persona come me (di cui non conoscete nulla di veramente personale) per offenderla e denigrarla di fronte a lettori eventuali cristiani.

      Mi rammarico del fatto che lei si senta addirittura denigrato o offeso, ma non credo di aver usato parole ne denigranti ne offensive, anche se nette e taglienti. Anzi le ho detto che credo fortemente che il suo pensiero sia “frutto di sincera ricerca”. Le ho augurato un cammino di crescita, ammettendo io stesso di avere molta strada da fare. Le ho infine mostrato empatia in quanto io stesso mi sono riconosciuto nei suoi discorsi per quello ero io anni fa, prima della conversione decisiva. Mi scusi ma non vedo proprio ne offesa ne denigrazione.

      In ogni caso non sono massone, ateo, “gnostico”, relativista e tutte le altre cose assurde che dite.

      Ammetto che la battuta sulla “buona compagnia” può far pensare questo: me ne scuso e faccio ammenda per questo.
      Ma non l’ho accusata di essere nessuna di queste categorie, visto che non la conosco, era se mai una polemica verso l’editore; d’altra parte su Micromega pubblicano anche articoli di preti, che non sono certo massoni: però l’editore quando sceglie, non lo fa in modo neutro, lo fa sulla base del discorso che gli interessa portare avanti, e pesca in giro quelle posizioni che sono comode per quello che vuol far passare: questo non è ne un male ne un bene, è la logica di tutti i giornali, riviste etc… non si può certo affermare che sia masssone ogni penna di Micromega; la polemica sulla massoneria era una provocazione e non il centro del discorso.

      Con offese e denigrazioni non mi intimidite.

      Non vedo davvero come lei possa sentirsi offeso, denigrato e men che meno intimidito visto che siamo in un confronto libero sui blog, che sono espressione di plularismo, franchezza e apertura dove le uniche armi sono le idee e le parole. Mi scusi ma non sono venuto con una pistola a casa sua a minacciarla: se lei si sente minacciato e intimidito da parole di questo tipo, allora mi scusi ma penso che non può sostenere confronti aperti di dialogo in internet.

      Nel mio lessico familiare cè una frase sinatticamente molto divertente di un bambino a cui si era sgonfiato il pallone e diceva: “con più che lo calcio, con più che si sgonfia” Ebbene: “con più che mi calciate, con più che continuerò ad esprimermi”.

      Il mio intento era di provocare, non calciare: lei è libero di prendere le mie parole nell’uno o nell’altro modo. Nel primo comincerà a maturare qualche dubbio: personalmente sono cresciuto nella fede solo accogliendo alcune provocazioni di altre persone, che hanno scardinato molte mie certezze.
      Nel secondo caso, invece, calcerà anche piu forte, ma sarà sempre uguale a quello di oggi; non troverà mai occasione di conversione, di cui abbiamo sempre tutti bisogno.
      A lei la scelta.

      La ringrazio per aver risposto e dell’occasione che mi ha dato di approfondire ulteriormente.

      PS:: non ho proprio idea a cosa si riferisce quando dice “non è necessario far parte del vostro gruppo”: chi sarebbe questo gruppo? E poi “vostro” di chi? Piu sopra dice “Fate ricorso ad una esperienza …”: perchè usa la seconda persona plurale? Mi da forse del “voi”, o si riferisce a questo “gruppo”? Non capisco.

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