Radice quarta di Europa
29 mar 2010
Politica, Religione Fede Chiesa Europa, Politica, Radici cristiane, Relativismo 7 Comments
Un mio amico, che ha la passione vignette, rebus, giochi di parole, mi ha mostrato questo:
tentando di risolverlo ho proposto “radice crociata di italia”. Poi mi è stato svelato che era “radici cristiane dell’italia = ?”. Cioè le “radici cristiane” sarebbero una espressione artificiale e da polemica politica. E come prevedibile, dall’indovinello, si è passati a un tema politico.
E così ho raccolto la provocazione, ma mi sono permesso di prenderla un po’ alla larga.
Al di la delle polemiche politiche preconfezionate dalle quali cerco sempre di temermi a debita distanza, cerco di occuparmi di politica in un modo più analitico e libero: quindi non rinuncio ad analizzare le cose a fondo e a prendere posizione.
Dire radici giudaico-cristiane dell’ Italia o dell’ Europa non è una bestemmia se lo si inquadra nell’ambito di altre realtà (radici) altrettanto importanti.
Diventa invece pericolosamente ideologico (perché fuori dalla realtà storica):
- quando si pretende di affermare che tali radici sarebbero “solo” cristiane.
- quando si vuole pericolosamente negare che le “radici giudaico-cristiane” esistano e che siano molto importanti.
Quali sono, dunque, queste radici?
Mi pare che possiamo tutti convenire che siano 4: (non per l’italia, ma per l’Europa e tutto l’Occidente) a me piace chiamarli “pilastri” più che radici, perché danno meglio l’idea del “poggiarsi su qualcosa” mentre la “radice” è un termine un po’ mediaticamente abusato e quando le parole sono troppo usate finiscono per logorasi e non essere più percepite per il loro originario significato:
- Pilastro “greco-romano” (cultura, filosofia, polis greca; Roma e la politica; concetto di res-publica; legge romana)
- Pilastro “giudaico-cristiano” (e la rivoluzione antropologica che ne consegue)
- Pilastro dell’ Umanesimo (l’uomo guarda la natura con occhi nuovi)
- Pilastro dell’ Illuminismo (nuova visione della ragione e scoperta del metodo scientifico come epistemologia autonoma)
In sintesi è su questi pilastri o coordinate storico-culturali che si regge e si identifica la società europea occidentale.
Chi nega l’importanza del pilastro 2 fa una operazione ideologica e pericolosa, perchè è proprio quello che fa da cardine e anello di congiunzione fra il numero 1 e i numeri 3,4. Infatti tanto l’umanesimo quanto l’illuminismo sono per certi versi “figli” del pilastro giudaico-cristiano il quale a sua volta integra e conserva, senza distruggerlo, il pilastro greco-romano.
Come si sa tutta la polemica a suo tempo avuta per il “mancato inserimento” delle radici cristiane nella bozza di trattato per l’Europa, da cui è nata questa vicenda politica, verteva proprio su questo punto: il preambolo del trattato di costituzione europea conteneva in origine riferimenti espliciti sia alla civiltà greco-romana, sia all’umanesimo sia all’illuminismo. Era ben fatto: chiaro, breve, preciso. Ma “stranamente” taceva sulle origini giudaico-cristiane: al che i cristiani si sono (dico giustamente) indignati per questa “inspiegabile” mancanza, adducendo il fatto che era una scelta ideologia, non supportata dalla realtà storica e per questo ingiusta, chiedendo rettifica. E così “scoppiò” il caso.
Ricordaimo che su questo ci fu il veto ideologico della sola Francia, tutti ripeto tutti i paesi erano d’accordo ad inserire questo “riferimento”. I giornali ovviamente, capeggiati in italia da “la Repubblica”, non hanno spiegato niente di tutto questo, ma solo raccontato con superficialità (e dico anche malafede) che tutta la colpa era del Papa che protestava perchè l’Europa non vuole professarsi cristiana. Ma questa è una lettura superficiale e faziosa: le cose sono andate molto diversamente.
In realtà la questione riguardava solo il preambolo. Cosa è um preambolo? E’ un testo, spesso breve, con contenuto retorico, che mette un po’ di contesto e di pathos a un testo legislativo importante, altrimenti asettico nel suo linguaggio tecnico. La nostra Costituzione inizia direttamente con l’articolo 1: non ha un preambolo. Insomma non è obbligatorio un preambolo, ma se c’è va comunque discusso e approvato. I burocrati europei decisero di mettere un preambolo, ma “dimenticarono” un pilatro. Il preambolo, proprio perchè preambolo, non è fonte di diritto, cioè non ha alcun effetto giuridico: ha solo un valore simbolico e di principio, per quanto importante; altro che stato confessionale!
A quel punto hanno cominciato a ridiscutere il preambolo in sede politica alla ricerca di un compromesso in una miriade di altre formule retoriche, pur di non inserire le radici giudaico-cristiane: il risultato alla fine fu che pur di non inserire riferimenti giudaico-cristiani si cancellarono anche i riferimenti a quelli greco-romani, umanisti e illuministi. E così, pur di gettar via il verme, si è gettata via tutta la canna!
E così di quel preambolo non c’è rimasto niente. Questo a causa della cultura secolarista ormai imperante, che è fondamentalmente antireligiosa e che in questa vicenda ha davvero gettato la maschera. Poi il trattato non fu approvato per le altre vicende che conosciamo, ma intanto la ferita è rimasta aperta: questa Europa non vuole riconoscere la realtà storica su se stessa, confondendo questo come se avesse significato una dichiarazione di “confessionalità”, che in realtà nessuno chiede. E’ grave. La cristianofobia non è un miraggio, così come non fu un miraggio l’antisemitismo di inizio secolo scorso. Sappiamo che frutti ha portato certe mentalità. Segno che si sta perdendo davvero la bussola della ragione e del buon senso.
Pensiamo ad esempio alla civiltà islamica: ha un solo e unico pilastro: l’Islam appunto: hanno cancellato tutto quello che c’era prima (delle civiltà pre-islamiche non si sa praticametne nulla; la biblioteca di alessandria fu bruciata dall’entrata degli islamici che dissero che se un libro era conforme al Corano allora era inutile e se era contrario al Corano era falso quindi andava bruciato tutto!) e impedito a ogni “cosa nuova” di generarsi e crescere dal suo interno. Oggi i nodi di quel mondo culturale stanno venendo al pettine, mostrando come l’islam sia di fatto incapace di “rigenerarsi”. Il pilastro giudaico-cristiano invece ha integrato e tramandato quello che c’era prima (pilastro 1) e poi causato e consentito il generarsi, anche se in modo conflittuale, anche di altri “pilastri” (2 e 3).
Nessuna civilità al mondo ha una tale ricchezza di così tanti “pilastri culturali” su cui poggiarsi: di essi possiamo tutti essere felici, senza sentirci per forza superiori agli altri. Superiori no, ma felici, e coscienti liberamente di questo, perchè no?
Ed è questa, infondo, la specificità della nostra civilità occidentale (che non chiamerei proprimente “cristiana”, perchè non è solo cristiana). Tuttavia sminuire o negare l’importanta del pilastro giudaico-cristiano, come molti ideologicamente vorrebbero fare, è molto grave e aggiungo, pericoloso: mi ricorda le ideologie nazi-comuniste.
Non credo che dobbiamo illuderci: siamo abituati a pensare che le democrazie rispettino sempre la libertà e ci crogioliamo nell’idea che non dobbiamo “coltivare la libertà”: ma chi ci dice che anche una democrazia non può essere totalitaria? Io ne comincio a sentire l’odore… anzi la puzza. Alcuni fatti me lo confermano.
Nel frattempo propongo al mio amico e ai miei lettori una mia rilettura dell’idea originaria della vignetta, a mio avviso più veritiera, che conserva tutta la complessità della realtà storica e culturale del nostro Occidente:
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Scienza & Vita
mary
29 mar 2010 @ 13:59:56
tra le 4 “radici” o pilastri dell’europa io aggiurei il protestantesimo che ha avuto origine dal pilastro giudaico cristiano.
inoltre una precisazione storica: se oggi noi conosciamo il pensiero di aristotele è grazie ai monaci eretici cacciati dall’impero romano cristiano, che hanno permesso che le sue opere venissero a conoscenza della filosofia occidentale molti secoli più tardi,nel 1200 circa, attraverso la dominazione mussulmana, la quale aveva custodito tradotto e studiato questi testi.
certamente non si può dire che l’islam è tra i pilastri dell’europa, per lo meno quella occidentale, anche per ragioni di contrasti forti che hanno caratterizzato il mediterraneo e che ancora lo caratterizzano; si può dire però che è stato un fondamentale veicolo affinchè l’occidente entrasse in contatto con la filosofia classica aristotelica.
Alessandro
29 mar 2010 @ 16:54:08
Avrei qualcosa da ridire sul fatto che nel suo affermarsi il cristianesimo abbia “integrato e tramandato” quello che c’era prima. Ad esempio, come ti fa giustamente notare Mary, e’ solo grazie all’opera degli intellettuali islamici (Averroè, Avicenna et al.) se durante attraverso i secoli bui del medioevo molte opere della cultura classica greca sono state tramandate fino a noi.
Quindi come vedi non l’islam che tu dipingi con tinte così oscure non è sempre stato così, e probabilmente rappresentazione che ne dai è frutto di una visione quantomeno parziale.
Inoltre, se si parla di radici, non si puo’ negare che anche l’islam abbia in qualche modo influenzato la cultura europea: gli arabi si sono stabiliti nel sud dell’Italia per qualche centinaio d’anni, in Spagna per 700 anni o giu’ di lì, qualche influsso lo avranno pur avuto!
Mi risulta anche che dopo che il cristianesimo si impose come religione di stato, gli imperatori non fossero proprio tolleranti nei confronti dei “pagani” anzi si puniva con la morte chi si ostinava a praticare i vecchi culti…
Attento a non supportare idee che possono essere condivisibili con affermazioni storicamente imprecise e “parziali”
Ciao!
A.
Fabrizio
29 mar 2010 @ 20:22:13
sul protestantesimo:
Interessante lo spunto. In effetti è indubbio che anche esso concorse pesantemente al cambiamento della storia in Europa. Tuttavia avrei qualche dubbio a identificarlo come “pilastro” autonomo. Prima di tutto perchè rientra a pieno titolo nel pilastro giudaico-cristiano (il protestantesimo è cristianesimo!) e lo si può culturalmente identificare in esso. Però è anche vero che da un punto di vista storico avviene in un momento diverso, in cui però era già in atto l’Umanesimo (3). E’ indubbio che il movimento protestante abbia a che fare con i pilatri 2,3 e 4. Ma non credo sia un “nuovo” pilastro, perchè infondo rappresenta un modo diverso di vivere una dimensione importante della vita (la fede) e non rappresenta una rivoluzione antropologica vera e propria, come invece lo furono il 2 il 3 e il 4. Inoltre il protestantesimo non è comprensibile solo alla luce di chiavi di lettura culturali, come lo sono gli altri 4 pilastri. Infatti esso fu in buona parte influenzato da contese geopolitiche e rivendicazioni econimiche (per es. pagamento delle tasse al Papa). Volendo dargli una “numerazione” lo chiamerei al massimo “2a”.
Fabrizio
29 mar 2010 @ 20:32:42
su l’ Islam
@mary
@Alessandro
è vero come dice mary rispetto alla filosofia aristotelica, ma non molto di più; c’è in giro un presunto “debito culturale nei confronti dell’Islam” che è in realtà un bel mito; non ci furono mai veri flussi culturali fra i due mondi;
leggete qui un sunto di A. Camilleri:
Debiti con l’Islam (il tipo è molto di parte, ma cita libri e documenti scritti da altri e quello che dice mi torna anche con quello che mi ricordo di aver studiato).
@Alessandro:
scusa ma ti contraddici quando dici “qualche influsso lo avranno pur avuto!” Se infatti ne avesse avuto, ti sarebbe subito venuto in mente e lo avresti scritto e invece non sei in grado di esibirmi nessuna di queste “importanti influenze”.
Le opere di cultura classica furono portate dai bizantini, non dagli arabi, come dice mary e lo stesso Camilleri nell’articolo al link qui sopra.
Non credo che il mio sia un “dipingere a tinte così oscure l’Islam”. Penso di aver letto abbastanza libri e interagito abbastanza con il mondo islam per essermi fatto un idea più o meno obiettiva. Ho diversi amici mussulmani con i quali mi sono confrontanto sulla questione dei pilastri e anche loro per loro convennero con questa visione: solo che per loro avere un solo pilastro lo vedono come un vantaggio e una cosa positiva, mentre per noi è diverso.
Mi sa che la “visione parziale” sta da qualche altra parte
Sulla persecuzione dei pagani: mi documenterò bene e ti farò sapere.
Alessandro
29 mar 2010 @ 23:20:59
Ma come fai a dire una cosa come: “non ci furono mai veri flussi culturali fra i due mondi”? Su quali basi? Mi sembra che tu abbia una visione un pò troppo schematica del nostro mondo complesso.
Citazione per citazione (citazione al quadrato), una fonte che penso non contesterai, si discute di questi flussi che tu reputi inesistenti:
http://www.storialibera.it/epoca_medioevale/islam_e_cristianita/reconquista_spagna/articolo.php?id=2230
Ah…dimenticavo…sai da dove viene la parola algoritmo (assieme a tante altre che non sto ad elencarti)? Altro che inesistenti flussi culturali!

Ciao!
A.
Fabrizio
29 mar 2010 @ 20:35:36
(comunque mi pento di aver scritto quel paragrafo sull’ Islam; era solo per fare un esempio comparativo; se lo avessi evitato magari si sarebbe parlato, meglio, della questione centrale di tutto il discorso)
Fabrizio
02 apr 2010 @ 22:08:03
@Alessandro:
Quando si scambiano idee in poche e sintetiche righe, come nei commenti di un post in un blog, è facile pensare come tu dici “che l’altro abbia una visione troppo schematica della complessità”: questo è un limite del mezzo mediatico (blog), che dobbiamo onestamente accettare. Anche io sono caduto in questa trappola più di una volta; ne faccio ammenda.
Non solo algoritmo, ma una marea di altre parole: per l’ italiano, l’arabo mi pare sia la seconda o terza lingua con il maggior numero di termini importati: alambicco, arancia, carciofo, zenit, e una marea di altri soprattutto in ambito astronomico e agricolo.
Inoltre ammetto di essere strato imprecisio nel dire che non c’è stata influenza: “flusso” non è stato un termine felice: c’è stata come ci sarebbe stata fra qualunque civilità “confinanti”, o forse anche meno (per via dei contrasti fra esse) però io intendevo “influenze” in senso determinante, di tipo fondativo
(il post originario, ricordo, parlava di pilastri) e su questo punto penso l’articolo da te segnalato concordi ampiamente. Non ci si può ridurre a qualche influenza spuria e occasionale su toponomastica, architettura e lessico. No, non basta.
Una mia cara amica Algerina, che vive ad Algeri, mi spiegava come sui loro libri di storia si parla ampiamente del jiihad fin dall’epoca del Profeta che avevano fin da allora la doppia strategia di conquistare prima con la spada e convertire poi con la predicazione e con la discriminazione fra mussulmani e non (essendo i primi avvantaggiati sul piano fiscale e dei diritti civili, è chiaro che alla lunga gli altri tendono a convertirsi). E’ la stessa cosa che avviene ancora oggi nei paesi islamici o a penetrazione islamica ad esempio in alcune parti dell’ Africa (Somalia, Sudan). Non che questo significhi che l’Islam si sia diffuso solo con le guerre: infondo molti condadini vessati cristiani preferivano essere vessati dagli islamici che non dai feudatari, perchè il sistema fiscale dei primi era ancora più iniquo. Però le guerre furono indispensabili.
Non mi sembra di avere una visione parziale se dico che in realtà la civilità Islamica era (ed è) fondamentalmente incapace di influenzare “pesantemente” i propri vicini con elementi suoi propri perchè avendo come arma culturale (oggi diremmo “soft power”) soltanto il pilastro religioso e il Corano aveva una sola possibilità per penetrare veramente: convertire, e farlo in modo sostanziale. Laddove questo è avvenuto ed è avvenuto radicalmente, l’infuenza si c’è stata davvero: vedi ad es. la Turchia e Siria, un tempo ampiamente cristiane. Questi mi sembrano fatti storici, non pregiudizi.
Per l’Occidente è diverso: il suo “soft power” poggia su diversi pilastri e grazie a questo è in grado di influenzare con elementi suoi propri altre civiltà senza per questo doverle “conquistare” o “convertire” al cristianesimo: questo lo si vede sopratutto in epoca moderna. A me sembra una cosa tutto sommato bella di cui non dobbiamo vergognarci. Parlare poi di “vicini” in tempi di globalizzazione è superato: oggi ognuno è “vicino” dell’altro.
Se oggi l’islam si trova così tanto in crisi con la modernità è perchè non riesce a integrare elementi esterni: l’influenza culturale di fatto egemone dell’ Occidente, il problema della modernità, la condizione della donna, la globalizzazione…. L’esegesi coranica è ferma al medioevo: pura interpretazione letterale (metodologicamente diversa anche da quella che facevano i Padri dei primi secoli con la Bibbia). E infatti l’unica cosa che l’Islam sa “opporre” oggi è il ritorno all’antico e il richiudersi su se stessa: oggi al Cairo quasi tutte le donne girano per strada velate o con il burka integrale (raramente usato in Egitto); quando solo negli anni ’70 era rarissimo vederne in giro, e si sentivano musiche per le strade: oggi solo le preghiere del muezzin. Questa tendenza è generalizzata un po’ in tutti i paesi islamici: il così detto “terrorismo islamico” è solo la punta dell’iceberg di un mondo complesso di fatto in crisi con se stesso.
Anche timidi tentativi di riforma risultano fallimentari: o troppo minoritari in ambito religioso, perché appartenenti a elite culturali marginalizzate, oppure troppo mimetici di un modello occidentale fondamentalmente laico e antireligioso, comunque non amato. L’assenza di un clero, che eviterebbe l’anarchia religiosa, è un altro limite che impedisce qualunque tentativo di riforma. La verità è che la civiltà Islamica deve ancora superare lo shock della battaglia di Lepanto, e vincere dal suo interno quel complesso di inferiorità che infondo infondo ancora nutre nei confronti dell’Occidente. Supererà questa crisi solo se saprà trovare dal suo interno energie vitali: che però francamente non vedo.
Ho conosciuto una signora italiana quando sono andato al Parlamento Europeo a Bruxelles che lavorava per progetti europei di integrazione con l’Islam: aveva iniziato anni fa con molto entusiasmo e girato tutta l’ Europa. Oggi dopo aver interagito con molti mussulmani , anche “colti” e “aperti” è completamente delusa: “con questi non c’è niente da fare” mi ha confessato tempo fa. Non possiamo integrarli senza rinunciare a una parte dei nostri principi fondamentali”.
Anche un’altra persona (non ricordo il nome) che ha lavorato per la “consulta per l’islam” a suo tempo voluta dal ministro Scajola, inizialmente entusiasta per questo lavoro, ne è uscita con le ossa rotte e profondamente delusa dalla totale chiusura di quasi tutte queste realtà: “con questi qui, o gli si
impone la nostra legge, oppure non c’è modo di integrarli; dobbiamo farlo per il loro e il nostro bene” fu la sua delusa conclusione; e pensare che era una persona che fino a poco prima credeva fermamente in un certo modello multiculturalista e di dialogo.
Non so quale è la “giusta” soluzione: “imporre la nostra legge” può non essere un approccio opportuno, ma l’espressione di questa signora è comunque significativa di un certo disagio nel dialogo mista a sensazione di impotenza e fallimento.
Dobbiamo insistere con il dialogo e soprattutto la reciproca conoscenza, coltivare le amicizie, gettare sempre dei ponti e mai dei muri. Ma per fare questo è necessario una forte identità anche da parte nostra in ciò che siamo davvero: altrimenti non si può dialogare. L’indistitismo culturale, il relativismo e il multiculturalismo all’olandese hanno prodotto (mi pare) solo reazioni pericolose, sfociate in partiti di estrema destra oppure orribili ghetti (e rivolte) come in Francia.
Il Papa fu molto criticato ai tempi del discorso di Ratisbona, quasi lapidato sulla pubblica piazza. Ma pochi hanno parlato dei frutti positivi, eventi senza precedenti nella storia, fra cui una lettera di 38 dotti mussulmani poi diventati 138 in risposta al papa; un formun islamico-cattolico; un principe d’Arabia che visita il Vaticano; molti incontri di dialogo ad alto livello.
tutte cose che hanno portato frutti nel lungo periodo: magari vale la pena andarseli a studiare; si scopriranno cose inattese che la stampa di massa ben si guarda dal rivelare; forse è questo che davvero da fastidio in questo Papa e della Chiesa? Meglio parlare allora con insistenza dei preti pedofili, che in realtà non sono “news”, ma cose avvenute anni fa e note e da tempo, ma di cui si è deciso di parlarne solo ora. Poco importa mettere in giro notizie ridicole e facilmente smentibili (come questa) : tanto si sa che alla fine quelli che vanno a verificare queste amenità sono in pochi; quindi l’effetto propaganda ha comunque statisticamente esito: è quello che interessa.
Sono sempre più convinto che la democrazia non necessariamente crea vera libertà, nonostante sia il miglior sistema che abbiamo. Fino ad oggi.
Caro Alessandro: bisogna uscire dal guscio dell’informazione precostituita e premasticata e certe visioni stereotipate che i giornali e public opinion ti mettono sotto il naso.