Quando il corpo si fa ricatto

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Notizia di oggi:

Mariarca Terracciano, 45anni, per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl 1 di Napoli, si è fatta prelevare 150 ml al giorno per quattro giorni, poi lunedì scorso, è entrata in coma e dopo tre giorni è morta. [1]

C’è da avere compassione e comprensione, e diciamo anche non poca rabbia e rammarico per eventi di questo tipo, che offendono la dignità della persone; l’ingiustizia del precariato sul lavoro è un dramma serio; ma di tutti questi argomentazioni se ne trovano ampi spazi nelle notizie sparse per la rete: su Facebook è nato un gruppo di solidarietà per Mariarca. Chi paga con la morte le conseguenze di una protesta, specialmente se pienamente condivisibile dalla gente, suscita immediatamente empatia: è quindi normale che molti, in situazione di precariato o assenza di lavoro, vedano in Mariarca una martire. Una martire anche per la propria causa. E quindi la sente, a ragione, drammaticamente vicina. Lo stesso affollarsi del gruppo di Facebook è infondo una denuncia sociale del malessere di tante persone. Mentre la politica dorme… anzi si fa gli affari suoi… ma lasciamo stare.

Chiediamoci invece: è veramente una martire chi fa queste scelte e poi muore?

Anche io mi sento solidale con il dramma di Mariarca. Chi non lo sarebbe? Tuttavia, a costo di essere politicamente scorretto, come è lo stile di questo blog, non condivido questa forma di protesta e anzi prendo le distanze dall’azione portata avanti da Mariarca.

Un vero martire dona il proprio corpo per amore, in modo gratuito e da questa gratuità ne nasce una testimonianza e una speranza per gli altri positiva: senza per forza fare la lista dei martiri della fede (che sono tanti ancora oggi [2] [3] [4] ) penso ad esempio a un Giovanni Falcone, a un Paolo Borsellino, a un Giorgio Ambrosoli etc… Queste persone non si sono legate sotto Montecitorio con lo sciopero della fame a pretendere la scronfitta della mafia fino a farsi morire: no. Hanno fatto la lotta alla mafia; hanno agito coerentemente per un qualcosa: hanno fatto della propria vita un offerta vivente, sempre viva perchè immortale nella sua potenza profonda. Ok… ma Mariarca cosa avrebbe dovuto fare? Non lo so.

So però che non di deve essere martiri per forza. So che il martire, quello vero, accetta, si, il rischio di morire come dono di se per una causa di giustizia, ma non usa il proprio corpo come un ricatto: non lo usa per ottenere o avere speranza di ottenere qualcosa in cambio, anche se questo qualcosa è un sacrosanto diritto. Infondo è un uso strumentale del proprio corpo al fine di ottenere qualcosa, non importa se giusto o meno: il martire, invece, muore per un bene più grande.

E voi cosa ne pensate?

[1] Notizie di Stampa

5 Comments (+add yours?)

  1. Fabrizio
    15 mag 2010 @ 09:08:09

    Riflettendoci, mi è poi venuta in mente una fondamentale differenza: Mariarca ha agito guidata dalla disperazione, Falcone e gli altri, no: erano piuttosto la calma e il rigore a guidarli.

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  2. Antonio
    17 mag 2010 @ 09:32:15

    LA NUOVA RIVOLUZIONE

    Morire nel silenzio, calpestati e schiacciati nel fango,
    destinati a sprofondare nelle viscere della terra ed esalare
    l’ultimo respiro nella completa indifferenza?
    Oppure con sforzo estremo sollevarsi da un mondo definito e
    considerato inferiore, alzare un grido di dolore e mostare
    il pianto della sofferenza dei propri cari?

    La donna Cananea non venne ascoltata da Gesù ed oggi i suoi
    discepoli non intercedono per lei. Lasciata da sola a singhiozzare
    nel deseserto, in una solitudine senza fine, non ha smesso di
    gridare e far sentire la sua voce.

    La sua tenacia è diventato estremo sacrificio, portando con
    sè e ponendo al di sopra di tutti e tutto la dignità dell’uomo.
    La sua è una lotta che nasce sì dalla disperazione ma si tramuta
    in azione. Possiamo metterci a discutere su quali siano le più
    corrette azioni da intraprendere dinanzi alle ingiustizie.
    Comunque sia, resta la ferma posizione di una persona che si
    discosta dal gregge e dice basta.

    Non utilizza il suo corpo come ricatto ma libera la Vita di ogni
    uomo dalla nuova schiavitù, donandogli la dignità perduta, e come
    Spartaco infonde il coraggio a spezzare le catene per agire.
    E’ l’inizio du una nuova rivoluzione che vedrà le strade di ogni
    città tingersi di rosso.

    Intanto mentre lei si eleva, in basso loco s’odono le chiassose
    urla di due fazioni. Da una parte coloro, che prima le hanno
    voltato le spalle, ed ora invece la esaltano facendo propri
    i principi di libertà e eguaglianza, canalizzando il sentimento
    di sdegno collettivo in una lotta per la conquista di una falsa
    eguaglianza. Dall’altra i rispettosi della vita che in modo
    faraisiaco restando fermi alla forma non fanno altro che continuare
    ad offenderla e dissacrarla.

    Rispondi

  3. Fabrizio
    19 mag 2010 @ 21:02:12

    Carissimo Antonio, condivido le tue riflessioni.

    Solo una precisazione: il mio orientamento non era rivolto tanto a un “rispetto della vita”; mi sono limitato ad analizzare il gesto di questa donna disperata, a prenderne le distanze, ad analizzare la reazione sociologica. Non credo che per il solo fatto che uno paga con la vita una certa azione questo debba per forza implicare una sorta di intoccabilità e non giudicabilità di tali atti.

    Grazie per il tuo commento profondo.

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  4. mary
    27 mag 2010 @ 13:05:25

    forse il corpo è l’unica cosa su cui questa ragazza ha ritenuto di avere un potere di gestione, seppur solo in senso negativo, cioè di togliersi la vita. questo è il figlio della disperazione

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    • Fabrizio
      27 mag 2010 @ 13:11:31

      Si, è vero…. l’unica cosa che gli era rimasta. Non credo però che abbia “voluto” togliersi la vita, ne che pensava di rischiarla davvero. Grazie a te.

      Rispondi

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