Povertà, virtù e libertà
24 ago 2006
Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura No Comments

Stamane stavo riflettendo sul tema della povertà e della libertà.
Caso 1: Un uomo molto ricco vive al di sotto di ciò che potrebbe. Si accontenta di molto meno di ciò che potrebbe avere. Si preoccupa di impiegare il proprio denaro in modo virtuoso, ma sa rinunciare a tutto e per nessuna delle cose che ha, la ritiene davvero indispensabile e quando ne rinuncia, non per questo ne soffre. Non si cura di fare elemosine agli altri, ma se qualcuno gli chiede non si tira indietro.
Caso 2: Un’altro uomo non è ricco, diciamo anzi che ha spesso problemi economici e vive al limite delle proprie disponibilità economiche. E’ sempre smanioso di avere nuove cose: nonostante non potrebbe permetterselo fa debiti per comprare il telefonino mobile di ultima generazioni e vacanze ai caraibi: non potrebbe rinunciare a tutte queste cose ed è quindi disposto a fare sacrifici per averle. Spesso fa lavori extra con grande sforzo e orgoglio pur di poter comprare queste altre cose. A volte fa anche qualche elemosina allo zingarello in strada.
Ora io mi chiedo: chi è più povero dei due ? Chi più vituoso ?
Secondo me il primo dei due non solo è più virtuoso, ma anche più povero.
Il povero, infatti è quello che sa rinunciare a quello che ha e conservare comunque la felicità; non è colui che si duole per ciò che non ha o che si affanna pur di possedere.
Povertà è sinonimo di virtù: in tal senso non può essere misurata con la somma dei propri averi. Anche se è molto improbabile che un ricco in averi si comporti in questo modo virtuoso (perchè forse non sarebbe ricco-in-averi), tuttavia la povertà in questo senso è piuttosto uno stato interiore che non dipende dalle ricchezze-in-averi.
Da tutto ciò ne consegue che il povero-virtuoso è anche più libero perchè le sue scelte non dipendono dai desideri ma solo da suo cuore, e questo indipendentemente dalle ricchezze-in-averi che possiede. E’ chiaro che chi sceglie la povertà-in-averi assuluta e radicale (come fece S.Francesco) non lo fa come fine, ma come mezzo che implica necessariamente anche una povertà-virtù giacchè è scaturita da una libera scelta che implica a sua volta una non dipendenza dall’avere: questo è il più grande esempio di povertà-virtù, ma non bisogna pensare che necessariamente chi è povero-in-averi allo stesso modo sia ugualmente povero-e-virtuoso. I due casi sopra lo mostrano.
Conclusione: povertà-virtù è una forma di libertà e, a priori, non dipende dal grado di povertà-in-averi che a sua volta può essere segno di virtù o dissolutezza allo stesso modo di come la ricchezza-in-averi può essere segno di virtù o dissolutezza.
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