Non rispetto le idee degli altri
08 mag 2010
Etica, Filosofia, Societa e Cultura Politically correct, Pseudolibertà, Relativismo 8 Comments
Questo post è lungo; se non volete scandalizzarvi troppo avete due possibilità: non leggerlo affatto
o leggerlo tutto ![]()
In questa società politicamente corretta ci viene continuamente ripetuto che bisogna rispettare le idee degli altri. Che se non lo facciamo la società rischia il baratro della violenza. Che se non lo facciamo siamo degli intolleranti, dei fanatici, dei fondamentalisti. Che tutto il male del mondo viene dal mancato rispetto per le idee di chi la pensa diversamente da noi.
Riporto ad esempio un commento del prof. Mauro Pesce, giusto perché mi ci sono confrontato proprio in un precedente post [1]:
Il nostro compito oggi è arrestare il diffondersi di tendenze fondamentaliste che sostengono che un solo gruppo religioso possiede la verità, che una sola religione è quella vera, che si oppongono a interpretazioni diverse dei testi sacri, che vorrebbero imporre una sola morale a tutti. [2]
Di discorsi così se ne trovano a valanghe dappertutto. Danno la nausea, perchè sono sempre gli stessi cliché: sembrano scritti con il “copia e incolla”; e puzzano di vecchio. Naturalmente i bersagli preferiti di questi discorsi sono sempre le religioni monoteiste: la fede nel Dio Unico e Rivelato creerebbe questi mostri in quanto il supporre di possedere l’Unica Verità sarebbe la precondizione per la violenza verso l’altro. Le Crociate, l’Inquisizione, le guerre di religione in Europa sarebbero solo alcune delle armi fumanti di questo delitto. Anche il più moderno conflitto Israele-Palestina rientrerebbe fra queste prove evidenti. Per evitare questi disastri ci sarebbe una strada sola: che ognuno rinunci alla propria verità. Peccato che questa tesi sia smentita dai fatti: il fondamentalismo nelle sue varie forme è caratteristico di tutte le civilità, di tutti gli ordini sociali, di ogni tempo, di ogni luogo: dalla Cina atea all’ Induismo [3], che pure è sincretista e relativista.
Ma oggi è davvero difficile rompere questo dogma politicamente corretto: viene ripetuto talmente tante volte “bisogna aver rispetto delle idee degli altri” che quasi è penetrato nella nostra coscienza più profonda: a scuola, nei giornali, nei bar, nei talk show, dai politici, nelle interviste. E così la nostra coscienza viene inquinata e assopita: “se lo dicono tutti, sarà pur vero”. E così tutti lo ripetono, magari solo per avere il consenso degli altri. Non c’è nulla da fare, è ormai un vero e proprio tabù: guai a contraddirlo; si rischia di essere lapidati all’istante dalla cultura del politicamente corretto che subito, con la forza di un buldozer, ti schiaccia addosso l’infame etichetta del fondamentalista (parola con grande carico psicologico ed effetto mediatico) e una volta che tale infamia ti è stata appiccata addosso, devi solo tacere.
E invece io, che sono politicamente scorretto e non voglio tacere, dico il contrario:
che è giusto, che è sano ed è un sacrosanto diritto quello di non rispettare le idee degli altri, quando le reputiamo troppo diverse dalle nostre, oppure non ci convincono proprio, o, peggio, ci pongono un problema di coscienza.
Siete scandalizzati per queste mie parole? Bene: era quello che volevo.
Ma andiamo avanti… viene il bello. Dico anche un’altra cosa:
che è doveroso, invece, rispettare la Persona, sempre e comunque come Persona, la cui dignità intrinseca è sempre indipendente da quello che pensa o fa.
La cultura del politicamente corretto, il relativismo imperante vuole farci credere invece che per avere la pace e l’armonia bisogna rispettare le idee. Non è così.
Parliamo intanto di relazione:
- La relazione che posso avere con una idea è una relazione persona-idea: una relazione impersonale perchè mi mette in relazione verso un oggetto, una cosa astratta: l’idea appunto.
- La relazione verso un’altra Persona, invece, è profondamente diversa ed è davvero fondante della mia umanità: una relazione io-tu; che è ben altro da una relazione io-oggetto.
Quindi per quale ragione se non ho rispetto per il “cosa”, implicherebbe il non averlo per il “tu” ? Dove sta scritto?
L’errore drammatico è che troppo spesso l’uomo tende a identificare la Persona con le idee di cui essa è portatrice, o con gli atti che essa compie, ed ecco che l’intolleranza verso le idee o gli atti si trasforma, haimè, in violenza contro la Persona: questa è la trappola diabolica nella quale cadiamo. Ma non dobbiamo cadere neanche nella tentazione opposta: pensare che il mancato rispetto per le idee sia la causa ultima.
la la nuvoletta rappresenta le idee; le faccine le persone: in arancione “io”, in verde “l’altro”; le frecce le relazioni; i cuori e il fulmine lo stato di affinità o contrasto; In alto la situazione iniziale: il contrasto sulle idee; in basso a sinistra il paradigma “rispetto delle idee dell’altro” che causa in realtà una falsa e ambigua accettazione sia dell’idea che del fratello; in basso a destra il paradigma “rispetto della Persona” che crea vera fratellanza nel rispetto del proprio fratello in quanto tale.
Il relativismo politicamente corretto di oggi tende a commettere appunto tale errore opposto: esattamente come i fondamentalisti portatori di violenza, esso non fa distinzione fra idee e Persone, e pensa che per limitare la violenza sia necessario accondiscendere praticamente qualsiasi idea. In questo modo però il carico di violenza non si attenua: viene solo fatto covare di nascosto, fino a che esplode. Ne sono una prova il fatto che in alcune società dove il relativismo impera trionfante, nascono altre forme di violenza e di carico intollerante (il caso Theo Van Gogh in olanda [4] e la nascita di partiti di estrema destra anti-immingato un po’ in tutta Europa) ne sono un esempio.
Non rispettare le idee degli altri e contemporaneamente rispettare la Persone non è, certo, un esercizio facile: ad esempio si deve fare attenzione al che l’altro non si senta personalmente offeso e diprezzato in conseguenza del mio non rispetto delle idee in cui crede: in questo dobbiamo certamente praticare innanzitutto prudenza e comprensione per l’altro: capire prima le sue sensibilità; quindi prima di tutto conoscere l’altro per quello che è, in modo da porci da amico e non da nemico. Tuttavia se anche l’altro interlocutore sarà educato allo stesso mio valore (ossia il rispetto della Persona e non della idea) sarà più difficile che fraintenda questo mio atteggiamento: in questo modo accoglierà con più serenità il mio “non rispetto” per la sua idea, ben sapendo che tengo invece molto alla sua Persona. Se questo valore è reciproco e condiviso, possiamo costruire davvero una fraternità universale fondata non certo sul rispetto delle idee degli altri, ma sul rispetto delle Persone; questo, si, è vero dialogo; questa è la vera fraternità: non dunque basata ipocritamente sul rispetto delle idee, concetto che alla fine si rivela sterile e finto, ma un rispetto autentico tra le Persone, di tutte le Persone, anche quelle che non hanno idee! o se ne hanno di bizzarre, o giudicate deboli.
Infine, non sto qui certo a sostenere l’ancorarsi alle proprie idee in modo imprescindibile: proprio grazie al confronto fraterno con gli altri e al rispetto reciproco tra le Persone, possiamo davvero farci “altro nell’altro”… ed eventualmente, perchè no, apprezzare di più proprio quelle idee che magari non condividevamo o addirittura cambiare idea: non bisogna quindi arroccarsi per forza nelle proprie idee, perchè chi non è disposto al cambiamento non è aperto, e infondo non rispetta davvero neanche se stesso e la propria libertà: non deve spaventarci il rinunciare alle nostre convinzioni, e magari anche l’ arricchirci di quelle altrui. Ciò che invece contesto con forza è la pretesa di dover rispettare le idee degli altri come fosse precondizione essenziale, sempre e comunque, come un dogma di fede.
Se analizziamo molte delle atrocità della storia (e non voglio qui elencarle) ci accorgiamo facilmente come l’errore sia sempre lo stesso: disprezzare la Persona come conseguenza del nostro non rispetto delle sue idee; senza fare il grande salto di mantenere distinti i due piani.
Il vero percorso di virtù è dunque dare libero sfogo anche al non rispetto delle idee altrui, nell’ imprescindibile vincolo e nel patto comune del rispetto assoluto della Persona. Condividere questo valore come un bene comune è la vera fraternità universale e la vera sfida per questo mondo sempre più piccolo. In questo modo impariamo a rispettare le Persone (e non le idee!) nonostante le loro idee o i loro gli atti non ci trovano d’accordo; e con le cui idee abbiamo il diritto di continuare a dissentire con forza: altro che rispettarle! In questo modo non dobbiamo rinunciare alle nostre idee, e neanche essere obbligati a rispettare le altre. Francamente non sento di avere nessun obbligo verso una idea che ritengo sbagliata; ho invece molti obblighi verso un mio fratello, chiunque esso sia.
Ne vale la nostra libertà; e anche quella degli altri. Non vi pare?
L’educazione al “rispetto per le idee degli altri” è ipocrita, falsa; non crea vera fraternità: perchè la vera fraternità è fondata sulla relazione “Persona-Persona”: si è fratelli verso gli altri, non verso le idee! Sono le Persone che devono essere al centro: la relazione “persona-idea” attiene invece alla liberà personale di ognuno di noi; e nessuno ha il diritto di contestarla in nome di una pseudo-fraternità, di fatto destrutturante della nostre vere identità di persone libere e pensanti.
Siete ancora scandalizzati? O meno liberi con il dogma del rispetto delle idee degli altri?
Allora, vi sentite anche voi meno politicamente (sc)corretti? E non vi viene voglia di dire “Viva la Libertà!” (quella vera) ?
Riferimenti:
RSS
Associazione Meter
Scienza & Vita
IlCensore
08 mag 2010 @ 14:55:04
Ciao, Fabrizio.
Ho letto il tuo post con interesse, ma non ho capito una cosa: cosa intendi esattamente con la locuzione “rispettare un’idea”? In che cosa il rispetto per una certa idea si distingue dalla condivisione di quella idea?
Ciao.
Fabrizio
08 mag 2010 @ 15:33:02
Ciao IlCensore,
In realtà io stesso non ho chiarezza su questo; ho cercato di interpretare ciò che mi pare di capire la gente intenda con questa espressione: ci sono delle frasi che per il fatto che le si sente ripetere spesso, diventano una sorta di “sapere collettivo”… di biblioteca da cui le persone attingono per costruire certi pensieri. Per dare significato a queste espressioni bisogna quindi rifarsi a quello che è tale “comune” sentire. Con queste frasi fatte la gente pensa di dire cose sagge: è questa la tentazione del politicamente corretto e del conformismo. Penso di aver tentato una interpretazione in tal senso nel quinto paragrafo: “Ma oggi è davvero difficile…”. Non so esattamente cosa voglia dire, infatti, “rispettare le idee degli altri”: so però che viene ripetuto così tanto spesso… che è diventata una bandiera di libertà, una specie di slogan. Nel post ho cercato di metterne in luce i limiti.
Mi chiedi poi che differenza ci sarebbe fra rispetto e condivisione: la seconda mi pare non necessiti di spiegazione; per quello che capisco io, per “rispetto” viene comunemente inteso il fatto che quell’idea non dovrebbe essere “criticata” piu di tanto… oppure che tale critica andrebbe “attenuta” oppure che tale idea andrebbe tollerata o che non dovrebbe essere attaccata radicalmente in quanto “idea”. Penso venga intesa un po’ in tutte queste cose.
Grazie per il tuo commento.
IlCensore
08 mag 2010 @ 15:58:27
In tal caso siamo pienamente d’accordo.
Ciao
Alessandro
10 mag 2010 @ 18:11:45
Questo post fa schifo, ti voglio bene.
Fabrizio
11 mag 2010 @ 09:11:22
Vedo che prendi sul serio quello che scrivo
.
Però l’affermazione mi pare abbia un problema antinomico.
Marcoz
17 ago 2011 @ 11:31:31
Come IlCensore, pure io sono d’accordo.
Libertà di pensiero (che non sia istigazione alla violenza, alla discriminazione eccetera eccetera), libertà di critica (o di indifferenza).
[immagino che Dawkins definirebbe “bisogna aver rispetto delle idee degli altri” un meme]
Saluti
Fabrizio
21 ago 2011 @ 12:49:20
Si, anche io ho letto Dawkins e la storia dei “memi”. E’ un modo più filosofico che scientifico di vedere le cose. Il fatto che “funzioni” come modello, purtroppo non dice nulla sui significati, come invece pare sembra voler insinuare Dawkins.
Marcoz
21 ago 2011 @ 17:03:24
Infatti, il successo di un meme, come di un gene, prescinde dal giudizio di “verità” che possiamo attribuirgli noi. I replicatori non hanno altro scopo che… replicarsi. E, se ci riescono, significa che sono efficienti.
Saluti