Nazismo di Carnevale

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Rispondo al commento di Blogger mariagrazia al post precedente sotto forma di lettera aperta a un ipotetico “Amico”. Pensavo di aver detto quasi tutto sull’eutanasia in questo blog, tanti sono stati i post che ne hanno trattato. Ma evidentemente manca dell’altro.

* * *

Caro Amico, visto che è da poco finito il Carnevale, eccoti una mia storiella:

Il male, mascherato da Pulcinella,
dopo aver devastato la casa,
una volta smascherato,
esce dalla porta.

Ma poi,

mentre stiàmo ben attenti in giro
che non ci sìano maschere di Pulcinella
che girano sospette intorno alla casa,

e mentre celebriamo gloriose
“Giornate della Memoria
della Cacciata del Male
mascherato da Pulcinella”
per ricordare e insegnare ai
nostri figli quanto sìano davvero
pericolose le persone
mascherate da Pulcinella,

ecco che il male è già rientrato dalla finestra,
e, vestito da Arlecchino, gioca indisturbato con i nostri figli.

* * *

Ieri mi hai scritto che:

riguardo all’eutanasia sarebbe utile che si mettessero in campo tutte le possibili informazioni nei diversi casi e tutte quelle necessarie agli interessati ma la scelta spetta a chi è l’oggetto della scelta e non di altri.

Provo a tradurre queste tue parole così:

(1) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società è in grado di farsi carico è “dare tutte le possibili informazioni”. Come un efficiente sportello informazioni. E poi lasciare la “libera” scelta al singolo.

(ma è oggetto o soggetto?).

Si tratta del solito cliché “libertario” per cui il singolo che sceglie da solo e per se “non sbaglia mai”. Ma qui succede qualcosa di nuovo: con la sua “libera” scelta mette improvvisamente “a posto” la coscienza di tutti. Chi infatti si interrogherà sulla propria coscienza se il malato ha “deciso liberamente”?

un’altra via potrebbe essere invece:

(2) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società deve farsi carico è alleviare la sofferenza e aiutare i malati a dare un senso alla vita;

Secondo te, quali delle due società, è più “umana”?

E’ ovvio che la seconda strada è più costosa; sia economicamente che emotivamente; ma infondo riconosciamo che è la seconda strada sarebbe quella “giusta”, che tutti desideriamo. Perchè allora non si dibatte tanto animatamente se dare o no e come assistenza ai malati? Ho un forte sospetto: che la prima strada tanto declamata dai teorici della libertà sia un modo comodo e subdolo di evitare la seconda strada.

Sento già che mi stai per obiettare che si può certamente “offrire” tutte e due le cose, e che anzi il farle entrambe sarebbe veramente segno di una “vera società civile”.

Mi chiedo però: se già oggi la “libera morte” non è ammessa, e ci sono già schiere di malati che chiedono disperatamente aiuto e non lo hanno, come potremo pensare che tale assistenza sarà migliore nel momento in cui a queste orde di malati viene prima di tutto “offerta” la possibilità di farsi da parte? Non c’è qualcosa che non va in questo meccanismo?

Prova vivente è il caso Crisafulli e famiglia, proprio di questi giorni. Chiedevano disperatamente aiuto allo Stato. Che non è arrivato. E adesso vogliono andare in Belgio a praticare l’eutanasia: cosa è dunque che provoca quel desiderio di morte? Una vera e libera scelta, oppure la disperazione di sentirsi abbandonati (non solo lui, ma la famiglia e chi gli sta intorno?).
E pensare che lo stesso Crisafulli, “tornato” dallo stato vegetativo, aveva scritto a Beppino Engaro, implorandolo di non far togliere la vita a Eluana, perchè lui era un testimone vivente: sentiva “tutto” quando i medici dicevano che era una foglia di insalata, e ci ha raccontato in quale disperazione fosse per non poter far nulla per dire “sono vivo!” .

Se perfino la famiglia Crisafulli è arrivata a questo, dobbiamo davvero riflettere. Che cioè la richiesta di morte è causata da una mancanza di impegno, di relazione, da parte di chi invece sta bene e potrebbe fare qualcosa. Cioè “noi”, lo “Stato”, la “Società Civile”.

Io penso che è giusto che sia chi sta bene ed è in buona salute che è chiamato a fare “scelte difficili”, ovvero non abbandonare il sofferente; non possiamo scaricare la responsabilità su chi sta male ed è disperato, rimettendoci solo alla sua “libertà”; perché questo equivale, moralmente a dire “veditela tu”, “il tuo problema non mi interessa”.

Dobbiamo seriamente riflettere su tutto questo. Se non sappiamo più individuare il debole e il sofferente e venire incontro alle sofferenze del nostro fratello, diventeremo una società sempre più inumana, in un baratro di progressiva emarginazione dell’ handicappato, del debole, del piccolo, dell’anziano, del sofferente, del malato…

Amico, credimi: penso di non esagerare se dico che sta tornando di moda il nazismo: con la pratica dell’eugenetica, oggi ampiamente praticata, della soppressione e l’eliminazione dell’inadatto, del non desiderato, del più debole e indifeso;

E in alcuni casi avremo si avrà anche il coraggio di dire che lo abbiamo fatto “rispettando” la sua libertà. Che lo abbiamo fatto per “pietà”. Forse sarà bene ricordare che anche i nazisti invocavano un senso di “pietà” quanto facevano esperimenti sui malati di mente; e molti credevano che quelle idee si basavano su teorie che erano “scientificamente” dimostrate (in realtà darwinismo sociale).

L’unica differenza è che oggi non c’è un Hitler a capo di tutto questo; non c’è un volto di questa ideologia; non c’è un nome “nazismo”; perché la società post-moderna è “liquida”: abbiamo ideologie senza avere gli ideòlogi; tutto ci appare fatto in nome della democrazia; e siccome ci hanno insegnato che tutto ciò che è democratico è giusto e buono (e guai a chi discute questo dogma-tabù!!), ecco che la coscienza si assopisce ancora di più. E’ questa è la società del post-umano, in cui certe ideologie non provengono da un “centro” ma hanno molti “centri” e nessun volto. Quando avremo preso coscienza del bàratro in cui ci stiamo infilando, non avremo nessuno cui fare un processo: non ci saranno altri Norimberga; ma nel frattempo molti saranno stati soppressi in nome della falsa libertà e della falsa pietà.

Non mi fraintendere, ti prego: non ti sto dando del nazista; ma ricordiamoci che il nazismo ebbe il supporto “silenzioso” e “ingenuo” di molti che tacquero, pur non essendo nazisti e che si fecero convincere almeno in parte dalla propaganda e assopirono così le loro coscienze: è difficile dire quale sia stata la responsabilità (colpa) oggettiva di queste persone; a loro scusa c’è il fatto che furono plagiate; senza voler giudicarle, possiamo comunque dire che di fatto quello che è accaduto lo è stato anche grazie a questo meccanismo perverso.

La stesso meccanismo infatti accade oggi in TV dove tutto è sempre proclamato in nome della “libertà” e della “democrazia”. Peccato che non tutto viene raccontato come veramente è.
Nessuno dice ad esempio quale è la prima cosa che i malati e le loro famiglie in quelle condizioni chiedono: “aiuto”,”assistenza”, “amore”. Chiedono relazione. Solo quando queste cose gli vengono negate, allora chiedono la morte. Non a caso le associazioni dei malati insorsero dopo la “sentenza Englaro”. Perchè?

Però il messaggio che arriva alla gente è un’altro: che ci sìano orde di malati “costretti” a soffrire che chiedono solo di morire e che aspettano un nostro gesto di “pietà” e di “clemenza”. Il che può anche essere vero, ma alla fine ciò che viene trasmesso è una distorsione della realtà.

Forse sarebbe istruttivo rivedere certi filmati di propaganda nazista e di come invocassero lo stesso “senso di pietà” nei riguardi delle loro vittime innocenti; questo avveniva con abili mistificazioni di mezze verità e mezze bugie: le bugie credibili infatti non sono mai bugie al 100%, altrimenti verrebbero subito riconosciute e non ci crederebbe nessuno.

Forse dovremmo smettere un attimo di contare il numero di ebrei morti nei campi di concentramento e dare una occhiata nel nostro “giardino” di oggi; e dare così un senso a quei morti della storia e alle nostre tanto celebrate “Giornate della Memoria” (per carità, sacrosante!).

E allora non sarà importante solo celebrare le Giornate della Cacciata del Male mascherato da Pulcinella, ma saperlo riconoscere anche quanto gioca dentro casa indisturbato, vestito da Arlecchino.

PS: Nel frattempo, sempre in nome della libertà, dalla solita Olanda, una proposta per legalizzare il suicidio medicalmente assistito per tutti gli ultrasettantenni che ne faccian richiesta”
con tanto di “professioni deditate al fine vita, formata da infermieri specializzati, psicologi e religiosi”. Il grave rotola sempre più rapido giù dal piano inclinato; Arlecchino si comincia a far sentire. Qualcuno se ne è accorto?

5 Comments (+add yours?)

  1. Cristiano Paris
    22 feb 2010 @ 08:56:54

    Dopo aver tante volte dibattuto con te su questo tema, mi permetto solo di osservare che esistono casi di persone che non hanno chiesto alcun supporto alla società in merito alla propria condizione di malato, perchè in grado di sostenere autonomamente qualsiasi spesa medica, anche solo palliativa.

    Eppure queste persone hanno deciso di darsi la morte. In qualche caso è stata tirata in ballo la dignità umana, che queste persone non volevano perdere.

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  2. Fabrizio Sebastiani
    22 feb 2010 @ 10:18:18

    Certamente. E' sempre possibile una qualsiasi arbitraria configurazione "in certi casi di Tizio o di Cario". Perchè i casi sono tanti, e ognuno diverso dall'altro.

    "questi casi" dimostrano, ancora una volta, che certo non solo le cure sono necessarie come strumento "tecnico" ad alleviare il dolore, ma anche dare un senso a questo dolore.

    Una "società civile" che ammette l'eutanasia rinunzia a voler dare un senso al dolore e alla sofferenza. Ce lo possiamo permettere? Elimineremo il dolore? Ne dubito. Le peggiori nefandezze in passato sono state compiute nel nome dello sradicamento della sofferenza.

    Hitler, da ragazzo, curò tanto amorevolmente la madre malata di cancro, da suscitare compassione e ammirazione negli amici di famiglia: chi avrebbe detto allora chi sarebbe diventato Adolf Hitler? In seguito fu sempre ossessionato dall'idea di sconfiggere questa malattia, fino ai peggiori crimini nazisti in cui orde di cavie umane furono usate per "ricerce scientifiche". E bene ricordare che ancora oggi molte delle cose che sappiamo sul cancro sono dovute "grazie" a quelle "ricerche".

    O si è deontologici, o si è sequenzialisti. Non c'è via di mezzo.

    Solo un paio di laicissime note finali: (tratte da "Eutanasia: i termini del problema" , di Mario Palmaro)

    6: Non è la dignità a costituire il fondamento della vita umana, ma è la vita umana a fondare la dignità.

    7. Se anche volessi essere ridotto in schiavitù, lo "Stato laico" non me lo permetterebbe. Perché?
    Perché esistono azioni che all’apparenza sembrano riguardare soltanto me stesso, ma in realtà hanno una rilevanza sociale. Ecco perché, laicamente, uno stato di diritto non può ragionevolmente legalizzare l’eutanasia, in nessun caso, per la stessa ragione per cui non permette di "farsi schiavi".

    Grazie per la tua osservazione.

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  3. Cristiano Paris
    22 feb 2010 @ 14:04:35

    Non voglio entrare nel merito delle tue considerazioni: il mio era solo un contributo.

    Volgio solo aggiungere che il mio commento era centrato sulla dignità, e non sul dolore: una persona può non provare alcun dolore ma sentirsi privata della sua dignità in ogni caso (ad es. dovendo dipendere completamente dagli altri).

    Rispetto al tuo paradosso finale, voglio rifletterci.

    Grazie.

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  4. Fabrizio Sebastiani
    22 feb 2010 @ 15:02:15

    Il mio paradosso finale, come era provocatorio.

    Sulla dignità la questione invece è più seria, perché entra nel cuore dell'essenza umana, cioè di "cosa è (o chi è) l'uomo": una domanda dunque esistenziale.

    Uno dei capisaldi delle conquiste occidentali (e lasciami dire non solo in quanto civiltà cristiana ma anche illuminista) è che la dignità umana, qualunque cosa sia, prescinde da considerazioni soggettive: è cio che è per tutti e in ogni caso, altrimenti non è universale e non riguarda tutti.

    Una volta scardinato questo principio, e fatto rientrare in questioni soggettive (ovvero che l'uomo è degno di vivere solo se si sente degno di vivere oppure solo se qualcuno decide i criteri in base ai quali lo è) allora le conseguenze antropologiche sono proprio quel "piano inclinato" di cui si parlava sopra, perchè a quel punto ogni questione sulla "dignità" può essere ridefinita e ridiscussa all'infinito, a piacimento, e non si capisce più in base a che cosa. Una volta "entrato" il concetto di dignità umana soggettiva, non ha più senso parlare di Diritti Umani; non ha più senso dare forza di legge a ogni principio che ad essi si rifà.

    E' questa la "questione antropologica" radicale che sta dietro a questioni come aborto ed eutanasia: la questione dei "diritti" e delle "libertà" in realtà non c'entrano, perché i diritti e le libertà sono una conseguenza di come l'uomo vede se stesso. Oggi, cambiando le leggi e diritti, si vuole "ridefinire" la percezione che l'uomo ha di se stesso, ovvero di come concepisce la propria dignità, con conseguenze enormi, che a mio avviso non tutti vedono, perché tutti si concentrano sulla questione della "libertà" e dei "diritti".

    In passato (vedi mio post del 24.09.2006) pensavo che si potesse distinguere fra eutanasia passiva e attiva, ma poi, proprio in virtù di queste osservazioni, ho capito che non reggeva, e mi sono ricreduto.

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  5. mariagrazia
    23 feb 2010 @ 13:17:42

    io credo che la morte è un evento naturale e necessario malgrado ogni nostra decisione. dal momento che riguarda la vita di un individuo è giusto che questo abbia il potere di deciderne, qualora si potesse decidere sul modo ma non se morire o no. imporre a chiunque un modo di vivere e di morire che non gli appartiene è prepotenza e imposizione. poi può accadere che ci si sbagli: decidi di morire ma poi ti riprendi dallo stato vegetativo, ma la tua scelta deve essere rispettata anche se va contro i tuoi interessi perchè si tratta delle tua vita e non di quella che vuole decidere per te.

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