Né maestri né modelli

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Lo sfogo del Preside di una scuola di Modena, dopo l’agghiacciante fatto di cronaca di studenti che hanno ripreso col cellulare e messo in rete le foto della morte di una coetanea: (notizia qui)

La scuola non assolve più il suo compito: “I ragazzi ci prendono semplicemente per dei tecnici, non siamo più né maestri di vita né modelli“. La famiglia è in crisi: “A Modena, un terzo dei ragazzi ha i genitori separati che quindi seguono poco i figli. Se li convochiamo per qualche mancanza dei ragazzi, quasi sempre prendono le loro parti e trattano preside e professori dall’alto in basso. I ragazzi non hanno senso critico, ma tutti hanno un cellulare nuovo e costoso”.

Qui non c’è solo l’orrore in se del fatto di cronaca. C’è un malessere più profondo.

C’è un rifiuto generalizzato del concetto di bene. Se vai a dire in giro che c’è un bene e un male che è necessario discernere, prima ancora di discutere nel merito, per il solo fatto di osare una tale dicotomia, dicono che sei all’antica, che sei un radicale retrogrado, un integralista religioso, un illiberale che non rispetta le idee altrui, che “tanto… tutto è relativo“, che in nome della libertà bisogna tollerare le idee degli altri, e anche se tu non ti riconosci in nessuna di queste categorie, ti devi beccare l’onta di queste etichette infami, devi sempre essere pronto a immolarti in nome della libertà di parola e di pensiero altrui.

La parola “educazione” è strumentalizzata in molti contesti culturali come sinonimo di “imposizione”, il teorema quindi è che non dovendo “imporre” dobbiamo rinunciare a “educare”: un’altra bugia figlia di questo relativismo nichilista.

Mi ribello a questo pensiero dominante: sono un anticonformista. Un rivoluzionario. Sono contro questa dittatura etichettatrice, che incolla bugie addosso alla Verità. Voglio la vera Libertà, quella che non rinuncia a condurre al bene; e non mi si venga a dire che il bene non esiste: è in ognuno di noi, basta saperlo leggere e vedere; ne è la dimostrazione che tutti ci indigniamo difronte a fatti di cronaca come questo. Perché?

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