Laicisti e cristianisti

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Ho usato spesso in questo blog il termine “laicismo/laicisti” , per distinguerlo dalla laicità che a mio avviso è un’altra cosa. L’uso differenziato di queste parole è stato utile per distinguere i differenti concetti, e allo stesso modo viene utilizzato nel linguaggio mediatico. Pensavo che fosse davvero un termine correttamente distinto; invece, ad una più approfondita analisi, mi sono accorto che è usato solo da una parte in polemica verso un’altra.

La parte opposta, in modo altrettanto polemico, (come ad esempio “Il Censore”) usa il termine speculare “cristianisti” la cui differenza con “cristiano” mi risulta ancora più oscura.

Tutti questi atteggiamenti non sono affatto edificanti e non fanno onore a nessuno.

Riflettendoci a fondo sui meccanismi comunicativi e linguistici, mi sono accorto che non sono comunque modi virtuosi di fare, ne rispettosi dell’altro. Premesso che “etichettare” l’altro è sempre una operazione rischiosa, è anche vero che spesso lo si fa per ragionevole esigenza comunicativa. Se proprio, dunque, dobbiamo usare dei termini che indentificano l’altro con un nome, sarà bene avere l’accortezza e l’educazione di accertarsi prima che anche l’altro si riconosca pienamente in quel nome; così come io mi chiamo Fabrizio, non mi farà certo piacere se qualcuno un giorno sarcasticamente mi chiama “Ciarlizio” per sottolineare che sono un ciarlatano. Solo costruendo un linguaggio comune, basato sul reciproco rispetto possiamo intavolare discussioni civili e rispettose.

Per questo motivo faccio ammenda per primo e chiedo scusa se ho usato questo termine in modo improprio, nel quale alcuni lettori non si riconoscono. Non userò più il termine “laicista” ne parole simili, ne sul blog, ne altrove. E chiedo anche a chi usa il termine “cristianista & Co.” di bandirli dal proprio vocabolario.

Perché un conto sono le idee diverse, un conto è il linguaggio comune e il rispetto dell’identità dell’altro che debbono sempre essere obiettivi comuni in un qualunque confronto civile, anche se a volte serrato.

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  1. IlCensore
    19 ago 2010 @ 11:47:27

    «sarà bene avere l’accortezza e l’educazione di accertarsi prima che anche l’altro si riconosca pienamente in quel nome»

    Non condivido questa posizione. L’unica condizione per etichettare una persona è che quell’etichetta sia corretta; il fatto che l’etichetta piaccia o meno a chi è etichettato è irrilevante.

    Mi spiego meglio. Se uno ruba, lo chiamo “ladro” anche se a quella persona non piace essere chiamato tale. Non solo, lo chiamo “ladro” anche se per lui quel furto è stato una “redistribuzione proletaria” o roba del genere, perché per lui non esiste proprietà privata.

    Detto questo, due parole su “cristianisti”. Sebbene questa parola non faccia parte del vocabolario italiano, credo che sia una parola utile. Si può credere nei dogmi e negli articoli di fede del Cristianesimo, ed essere dunque “cristiani”. Ma si può anche credere che i valori del Cristianesimo debbano essere quelli della società; allora si parla di “cristianisti”, in quanto evidentemente non di tratta di religione, ma di una “filosofia” della vita comune.

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  2. IlCensore
    21 ago 2010 @ 16:11:04

    Grazie per il ringraziamento.

    Dato che ho detto qualcosa di diverso da quello che sostieni tu, e che l’ho fatto argomentando, hai qualcosa da dire a proposito? Le mie argomentazioni ti convincono? Se no, perché?

    Ciao.

    Rispondi

    • Fabrizio
      21 ago 2010 @ 16:40:25

      ok, ti accontento.

      Io non credo che i valori del cristianesimo debbano essere (=coincidere) quelli della società civile (=Stato); neanche la chiesa lo afferma, già S.Tommaso d’Aquino diceva che legge morale e legge civile non possono e non debbono coincidere; il moderno Catechismo riprende questo concetto.

      Ad esempio per un cristiano è immorale abortire sempre: tuttavia non sarei favorevole a una legge che impedisca l’aborto sempre, ad esempio riterrei ragionevole che la legge lo consenta in certi casi estremi (per.es violenza sessuale). Tuttavia sono contrario a leggi che oggi sono così scandalosamente permissive sull’aborto tanto che è ormai percetipo come “diritto”, un metodo di controllo delle nascite o peggio di eliminazione di feti ritenuti “inadatti”.
      Se trovassi in giro un fratello di fede (ma non è mai accaduto!) che pensasse diversamente da me su questo, che cioè anche la legge dello Stato dovrebbe dire: “aborto vietato sempre” cercherei di spiegargli che forse non è il caso di essere così esagerati, e che la stessa Tradizione della Chiesa insegna che non è necessario essere così estremali. Ma non mi sognerei mai di dire che è un cristianista o che non ha il diritto di portare questa idea nella società se lo ritiene giusto o di insinuare falsi, vaghi e malati concetti di “laicità”.

      Potrei fare altri esempi, ma mi fermo qui.

      Credo e difendo il diritto dei cristiani, come tutti, a contribuire allo sviluppo sociale di un paese o della società in cui vivono e abbiano diritto a farlo come cristiani. Infatti ogni individuo (o gruppo) “porta” nel mondo ciò che gli è suo proprio, quelle che sono le sue sensibilità, il suo senso di giustizia, etc… nessuno può “portare in dono” nella “polis” ciò che non gli è proprio e ciò che non si addice alle sue convinzioni più profonde. Pretendere il contrario è equivalente a imbavagliare un gruppo di persone solo a causa delle loro convinzioni religiose: si chiama discriminazione religiosa, contrario alla nostra Costituzione e molte alte leggi dei paesi così detti “civili”.

      Quindi in base alla tua definizione non sono cristianista. Come vedi la tua “etichettatura” non funziona. Ecco perchè proponevo un “vocabolario comune”.

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  3. Ilaria
    07 set 2010 @ 17:17:31

    :D
    piccolo commento quasi scherzoso

    “Se trovassi in giro un fratello di fede (ma non è mai accaduto!) che pensasse diversamente da me su questo”

    si vede che non conosci Pontifex XDDDD

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    • Fabrizio
      08 set 2010 @ 08:22:21

      Lo conosco perchè mi è stato segnalato da un amico che mi provocava: per chi vuole polemizzare Pontifex è il sito ideale perchè trova proprio pane per i suoi denti. Ad una indagine veloce ho capito che Pontifex è un blog gestito da chissà chi: sul sito Siticattolici.it è classificato in “Segnalazioni Varie -> Siti_Personali -> Blog”, che tradotto vuol dire “lo segnaliamo giusto perchè non possiamo discriminarlo, ma per noi non ha alcun peso e autorevolezza”. Ha il pregio di essere un sito aggiornato spesso con idee estreme e un linguagguo rude: il cocktail ideale per avere successo in internet dove, si sa, sono le idee estreme che fanno più (s)parlare. Ovviamente non appartiene alla lista dei miei preferiti e penso francamente che, di fatto, sia un sito paradossale che intende fare apologia cattolica ma in realtà è linkato molto proprio da siti anticattolici: proprio perchè il pane ideale di cui hanno bisogno. E’ un sito che, di fatto, compie il contrario di quello che dice di voler ottenere (gli estremi si toccano!).

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