La normalità fa notizia
03 mar 2012
Aforismi, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Chiesa, Luoghi comuni, Politically correct 8 Comments
Quando si tratta di ‘Chiesa’ capita che sia la normalità a fare notizia. Che curioso. Forse sarà che il mondo ormai, così secolarizzato, non è più in grado di decodificare il linguaggio del sacro.
La notizia, battuta dalla stampa, sarebbe: (grassetto mio)
Nessuna canzone durante i funerali di Lucio Dalla domani alle 14.30 nella basilica di San Petronio a Bologna. Il rito osservera’ la liturgia tradizionale, come chiesto dalla Cei. L’unico strappo alla regola sara’, alla fine della messa, la lettura di una sua canzone, ‘La rondine’. [1]
Vediamo:
- Nessuna liturgia, ne per le esequie ne di altro tipo, prevede canzoni ne le hai previste. Se mai musiche e canti, ma, per l’appunto, solo liturgici. Ogni liturgia, da che mondo è mondo, è un rito e un rito ha le sue regole codificate: è esclusa ogni altra iniziativa che non sia contemplata nel rito, altrimenti non si chiamerebbe più “rito”. Dovrebbe essere tutto normale, eppure fa notizia: strano. Perché?
- L’espressione liturgia tradizionale mette in evidenza come chi scrive (e probabilmente anche chi legge) non sa assolutamente di cosa si sta parlando. Esiste forse una liturgia non tradizionale? O “progressista”? La litugria è litugria e basta, giacché c’è sempre un carattere legato alla Tradizione. Perché dunque tale espressione pleonastica (come dire “acqua bagnata”) dovrebbe fare notizia? Ogni liturgia che non fosse tradizionale, nel senso di aderente al rito, non sarebbe più tale, ma una manipolazione. Non esiste dunque liturgia tradizione ne altre non tradizionali; esiste solo la liturgia in quanto tale; tutto il resto ha un nome preciso: si chiama abuso liturgico.
- Davvero curioso, poi, lo strappo alla regola circa la lettura di una sua canzone alla fine della messa: non mi risulta che fuori dalla messa (dunque fuori dalla liturgia) siano vietate iniziative di questo tipo. Nelle chiese a volte si fanno anche concerti [2] e non sono bandite opere non religiose, al massimo si vietano solo quelle palesemente blasfeme o dissacratorie. Dunque dove sarebbe lo strappo alla regola? Di quale regola? Dov’è la notizia?
Insomma i giornali ci danno notizie religiose che non sono vere notizie. Ma la gente le beve come tali. Ancora: perchè?
Ma in tutto questo una vera notizia c’è: che è l’ortodossia, oggi, a fare notizia. Strano anche questo. O forse no… non è un caso che si parli molto e sempre più di G. K. Chesterton per il quale
Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia: l’ortodossia è la saggezza, e l’esser saggi è più drammatico che l’esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica. [3]
Non c’è che dire: parole scandalose; pietra d’inciampo; lo skàndalon, appunto.
[1] Notizia Corriere.it ; si veda anche ANSA.it
[2] si noti che in questi casi è prevista l’esportazione del Santissimo Sacramento dal tabernacolo, proprio per sottolineare il carattere mondano dell’evento.
[2] http://it.wikiquote.org/wiki/Gilbert_Keith_Chesterton
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ilCensore
04 mar 2012 @ 14:32:29
La notizia, secondo me, è la distanza tra i sentire della gente, la sua religiossità “popolare”, e le forme di religione organizzata e diretta dall’altro proposte dalla Chiesa. si evidenzia come la religione organizzata, in altre parole, non sia la forma più adatta ad esprimere a religiosità delle persone.
Fabrizio
08 mar 2012 @ 13:54:08
Un’osservazione curiosa e per me nuova: non l’avevo mai sentita. Provo a parafrasare.
corollario 1:
è la religione non-organizzata ad essere la forma più adatta ad esprimere la religiosità delle persone.
corollario 2:
poiché questa forma è la più adatta, dovrebbe essere (spontaneamente) la forma più diffusa di religiosità, sia oggi che da sempre.
Problema:
Mi sfugge quali possano essere, in giro o a memoria storica, queste forme di religioni “non organizzate” socialmente. Puoi fornirmi qualche esempio?
IlCensore
13 mar 2012 @ 09:47:25
Tutte le religioni antiche, ad eccezione del giudaismo, erano “non organizzate” socialmente.
Ma il punto è la distanza tra il cristianesimo e il sentire della gente. È successo più volte in passato, e poi la Chiesa si è adattata al sentire comune – quante volte si sente in Chiesa la lettura delle parole di Paolo sulle donne? Quando mia cugina e il futuro marito hanno scelto quel brano per le loro nozze, il sacerdote ha dovuto fare i salti mortali per spiegare che non significava quello che significava, e mia madre ha chiosato “ma quelli erano tempi diversi”: come vedi, la Chiesa di allora era lontana dalla sensibilità moderna sul tema delle donne; allo stesso modo quella di oggi è lontana dalla sensibilità popolare dall’”ortodossia”.
Fabrizio
13 mar 2012 @ 10:01:48
Stai scherzando? I vari ruoli sociali religiosi dei pagani (le vestali, i sacerdoti) non era una forma di organizzazione? L’imperatore aveva nomina “Pontifex Maximum” (da cui l’origine del vocabolo “pontefice”) che era una carica religiosa. La mesopotamia (vera culla religiosa dell’antichità) era un crogiolo di religioni organizzate con i loro riti, i loro sacerdoti, le loro regole, i loro rapporti con la politica (non esisteva vera differenza fra potere temporale e religioso, è una distinzione moderna, per l’appunto cristiana). In oriente i monasteri buddisti hanno sempre avuto regole e organizzazioni precise. Non parliamo poi dell’induismo: religione vecchia di 7000 anni che ha generato (tanto per dirne una) il sistema delle caste: se non è “organizzazione sociale” quella!!! Leggi la storia delle religioni e poi ne riparliamo. La religione è sempre una dimensione sociale ed è sempre organizzata, sennò non è religione. Dire “religione organizzata” è un ossimoro.
La novità del giudaismo è ben altra: non l’invenzione del monoteismo, come molti pensano. Ma l’introduzione di ben altri concetti che non voglio approfondire qui per non uscire dal seminato.
Su San Paolo ne ho parlato in vecchio post.
Ciao.
IlCensore
16 mar 2012 @ 10:30:55
«Stai scherzando? I vari ruoli sociali religiosi dei pagani (le vestali, i sacerdoti) non era una forma di organizzazione?»
Le vestali non dicevano alle persone cosa dovevano pensare: erano le persone demandate ad effettuare talune forme di culto.
Non esistevano dogmi, dottrine, indicazioni di voto…
«La religione è sempre una dimensione sociale ed è sempre organizzata, sennò non è religione.»
Non mi riferisco all’esistenza di classi sacerdotali, ma all’esistenza di un corpus di dottrine.
Nell’altro post scrivi «La missione degli Apostoli non era certo quella di diffondere nuove idee sociali o politiche, perchè queste cambiano con la storia, ed è compito dell’uomo darsi delle regole e delle convenzioni di volta in volta diverse.»
Dunque confermi quanto ho scritto: la Chiesa si adatta al sentire comune.
Fabrizio
17 mar 2012 @ 12:11:40
Abbiamo due visioni diverse di cosa voglia dire “socialmente organizzata”. Ne prendo atto, ma questo è un argomento che riguarda non la fede, se mai un tema di antropologie religiose e storia delle religioni. Un tema accademico. D’altra parte non mi pare casuale se la stessa Wikipedia.it esordisca alla voce religione con le parole “La definizione di religione è problematica e dibattuta”. Comunque se hai qualche riferimento bibliografico in cui viene esplicitamente negato il valore “sociale e organizzato” di una qualche religione in particolare, ti pregherei di segnalarmelo perchè mi incuriosisce molto.
Ma rileggendo con attenzione le tue parole, penso che tu abbia comunque centrato il tema: molto discusso e certamente dai confini non chiari, ossia quell’ “essere nel mondo senza essere del mondo” (notare l’uso di “nel”/”del”) tipico dei cristiani.
Provo a parafrasare la tua domanda e la tua perplessità: “dove diavolo si trova il confine fra il non voler fare politica e invece il volerla in realtà fare”? dove per “politica” intendo “programma che riguarda la polis”, cioè tutti.
Il cristiano è cittadino della terra ma anche cittadino del cielo: non può essere l’uno senza essere anche l’altro: è proprio questa doppia cittadinanza che crea non pochi problemi. E non poche incomprensioni, anche, da parte di chi questa doppia cittadinanza non la vive.
L’asceta induista si isola dalla realtà per raggiungere il karma, negando “il mondo”: il corpo non è destinato a risorgere, quindi è inutile: bisogna liberarsene. Il cristiano invece sta “nel mondo” mantenendo tuttavia un certo “distacco”. Il cristiano invece di abbandonare la Terra per il Cielo, o il Cielo per la Terra (materialismo) tiene il “vangelo in una mano e il giornale quotidiano dall’altra” (espressione di don Tonino Bello).
Inoltre il fatto che il Regno di Dio è “già fra noi” “ma non è ancora compiuto” (il così detto “già e non ancora”) aggiunge ulteriore ambiguità.
Infatti il cristiano è chiamato a “edificare il regno di Dio” senza tuttavia avere la pretesa di “costruirlo da se” (cosa che tende a fare invece “il mondo” – e le varie ideologie per esempio). Il Regno infatti viene completamente edificato solo alla fine dei tempi con il secondo ritorno del Cristo. Questo libera da ogni rischio ideologico, anche se non elimina tutti i problemi o gli errori delle persone, insomma i peccati.
La Chiesa infatti non è il Regno di Dio, ma ne è tuttavia il germe, come un albero non è la stessa cosa di un seme, tuttavia senza seme non c’è albero. Basta vedere tutte le terribili ideologie che ci hanno recentemente attraversato per rendersi conto che non sono altro che tentativi (destinati a fallire) di instaurare una sorta di “Regno” in terra con le proprie mani. Che ad esempio il comunismo avesse una “componente messianica” non sono stati i cristiani a dirlo.
Le conseguenze pratiche di tutto questo è che la “rivoluzione” cristiana è sempre in divenire, non si compie mai definitivamente (il che potrebbe sembrare addirittura una posizione relativista). I regimi che si autodefiniscono rivoluzionari, infatti, per autosostenersi sono obbligati a perseguitare gli oppositori bollandoli come “contro-rivoluzionari” quando qualcuno mette in discussione i suoi dogmi. Questo potrebbe apparire il medesimo fenomeno delle persecuzioni di certe eresie (Inquisizoine etc…); tuttavia c’è una differenza radicale: La Chiesa non avendo mai rivoluzione “compiuta” è sempre aperta al cambiamento (questo è vero) proprio perché nessuna rivoluzione può dirsi compiuta senza la venuta del Cristo; e tuttavia questa rivoluzione è sempre necessaria e sempre attuale, da compiersi prima di tutto nei nostri cuori, nei cuori di ogni persona con la conversione personale e solo “dopo” in un seconda istanza nelle istituzioni e negli spazi “sociali” o “esterni”, quindi potremmo dire “organnizzati”. Tuttavia siccome il Regno ha questa caratteristica unica, ne consegue che questo “dopo” non può essere un “dopo” temporale, ma solo un “dopo meta-temporale”,…. cioè… non è che per cambiare le strutture e la società dobbiamo prima essere tutti “convertiti certificati” … sennò non si comincia mai. E poi…. chi può dire cosa chi è un “convertito certificato” se è solo Dio, alla fine dei tempi, che lo “certifica”? Nel frattempo non si può restare con le mani in mano….
Hai sollevato un tema decisamente quaresimale
Capisco che tutto questo possa sembrare estremamente contraddittorio: ma non è un caso, credimi, che proprio la Sacra Scrittura sia piena zeppa di ossimori, contraddizioni volute, contrapposizioni che hanno proprio come scopo quello di accostare concetti opposti. Questo perché è lasciato allo Spirito (ecco qui l’ispirazione) il far luce fra questi opposti. E questo Spirito è pura grazia, non una tecnica da possedere.
La conseguenza è che chi non è attraversato da questa grazia non può veramente “capire” fino infondo tutte questi ossimori e contraddizioni. Da qui ne consegue lo statuto conoscitivo della fede di cui abbiamo già parlato e sul cui punto, ovviamente, non siamo daccordo.
Proprio qualche giorno fa leggevo in internet la voce “Ira di Dio” in un dizionario biblico, il quale mostrava pagine e pagine sulla voce in questione. Ma esordiva all’inizio con queste sagge parole ammonitorie: “Nessuno può, senza scandalo, sentir parlare di Dio adirato, se non è stato visitato un giorno dalla sua santità o dal suo amore”.
Luigi Accattoli, l’ex vaticanista (ora in pensione) del Corriere della Sera, del quale seguo il blog sta sviluppando proprio il tema degli ossimori biblici.
Grazie a te.
Michael Sermoneta
22 mar 2012 @ 15:44:09
“Dire “religione organizzata” è un ossimoro.”
probabilmente volevi dire “pleonasmo”
Fabrizio
22 mar 2012 @ 22:38:56
Hai ragione: mi sono fatto ingannare dalla la mia proverbiale (psedo?)dislessia. Pleonasmo e ossimoro sono infatti antitetici.
Grazie!