La crisi della politica

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Arcivescovo di Canterbury
Leggo sul Corriete.it a questo indirizzo che oggi:

L’Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha raggiunto uno storico accordo con Israele a conclusione di un incontro tenuto con i due capi rabbini di Israele al Lambeth Palace di Londra [...] designando l’Arcivescovo come intermediario tra Israele e i leader estremisti del mondo musulmano, [...] “Vogliamo costruire un ponte tra Cristianità e Giudaismo che possa includere anche l’Islam” ha detto il rabbino capo Metzger, aggiungendo che il fine ultimo degli accordi e’ di aiutare ad instaurare la pace in Medio Oriente.

Tempo fa, ricordo, mentre infuriana in Terra Santa l’intifada, alcuni buoni volenterosi per la pace fecero i così detti Accordi di Ginevra, pur non ufficiali, ma coraggiosi, a dispetto di tutto quello che stava accadendo; erano degli outsider: politici non governativi, intellettuali.

Ma non è forse questo un limite della politica? Fatti come questo mettono in luce che ci sono tante persone che vogliono, al di la della bandiere, davvero lavorare per la pace. E questo è un bene. Mi chiedo però se questa tendenza non sia segno di una patologica crisi della politica, che non riuscendo a procedere nella direzione auspicata dalla gente, viene in un certo senso “messa da parte”. Oppure preferisce essa stessa farsi da parte “mandando in avanscoperta” altri soggetti più credibili sul piano morale per fare da breccia? In ogni caso questo è la perdita della politica. Perchè vuol dire che essa manca di coraggio.

Vuol dire questo che non dobbiamo più credere al ruolo positivo della politica e dobbiamo smetterla di aspettarci da lei passi importanti e coraggiosi? Qualcuno potrebbe obiettare che infondo la politica ha sempre usato questi strumenti per andare avanti.

Mi chiedo se davvero fa parte della normalità oppure se in questi tempi stiamo assistendo davvero a una crisi strutturale della politica, come portatrice di idee.

Francamente penso di si.

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