Il mondo di Hawking è il nostro

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Stephen Hawking

Stephen Hawking, fisico teorico stimato e conosciuto al grande pubblico per libri divulgativi di successo [6], ha scritto un libro che sta facendo parlare in questi giorni [1] [2] [3] [4]: si chiama “The Grand Design” e pare che affermi che Dio non esiste. Non esprimo giudizi di merito perchè non ho letto il libro.

Però la cosa mi sorprende: una volta erano i preti a intromettersi impunemente nella scienza, pensando che la teologia dovesse “guidare” le altre discipline e non si capiva perchè non dovesse essere così. Poi lo shock del “caso Galileo” e i suo strascichi ci hanno insegnato che bisognava se non altro essere più cauti. Oggi invece sono gli scienziati che si arrogano l’onere di fare religione e pretendono di affermare in nome della Ragione cose che competono all’ambito della fede, cose cioè che non sono dimostrabili empiricamente. E intanto confondono teologia e metafisica [5]. Ma pazienza: anche Hawking avrà diritto a filosofare, no?

Infatti: lo ha e come.

Intanto però il baccano mediatico c’è stato. Evidentemente il tema interessa ed è considerato “caldo”.

Due possono essere i motivi che hanno spinto il fisico a scrivere questo libro:

  1. Una sincera ricerca per la Verità, un interrogarsi in modo profondo. Avendo il fisico teorico esplorato tutto l’esplorabile, avendo anche molto tempo per pensare, essendo costretto su una sedia a rotelle, gli rimane una cosa sola: Dio. E quindi ne parla. A modo suo, s’intende. Ma questo è già è un fatto molto positivo ed emblematico, perchè dimostra che Dio ci ronza sempre e comunque intorno. Ci obbliga a interrogarci su di lui. Proprio non ci abbandona. Gli illuministi di 250 anni fa pensavano che nel giro di poco tempo la religione sarebbe sparita, come tutte le superstizioni, surclassata dal Dio Ragione. Oggi sappiamo di galassie lontane, sappiamo dei primi miliardesimi di secondo dopo la nascita dell’universo, conosciamo le particelle subnucleari meglio delle nostre tasche. Eppure Stephen Hawking è ancora qui a interrogarsi su Dio. Altri arrivano a conclusioni diverse. Ma siamo ancora qui con le stesse domande. Strano, no? I campioni della Dea Ragione dovrebbero spiegarmi la stranezza di questo fatto, che io ancora non ho capito.
  2. Il secondo motivo è che la casa editrice di Hacking abbia caldamente consigliato al fisico un libro su questo tema visto che libri su Dio in Occidente in questo momento tirano molto. Hacking, si sa, ha molto tempo per scrivere. Ma la scienza e la tecnica non doveva portarci alla liberazione di questa infantile idea di Dio? La ricchezza e il progresso non dovevano emanciparci? Dio non era un affare da povere vecchiette di paese che non comprano certo libri? E invece abbiamo un fisico teorico che all’apice della carriera decide di parlare di Dio. Perché dunque ci si interroga così assiduamente su Dio?

La seconda ipotesi mi obbligherebbe a concludere che Hawking stia speculando sulla propria fama, il che mi fa protendere decisamente di più per la prima ipotesi. In entrambi i casi però la conclusione è la stessa: siamo qui a discutere sulle stesse cose; sulle stesse domande di sempre.

In questo senso, le domande di Hawking ci appartengono a tutti. Oggi ancora. Qui e sempre.

[1] Giornale.it

[2] PuntoInformatico.it

[3] ilSalvagente.it

[4] Repubblica.it

[5] Radio Vaticana

[6] Lessi personalmente “Dal Big Bang ai buchi neri” e “Cosmo e particelle” i suoi più famosi lavori divulgativi; davvero molto belli, appassionanti e semplici.

8 Comments (+add yours?)

  1. Cristiano
    06 set 2010 @ 10:41:23

    Trovo offensive ed irrispettose verso Hawking le frasi:

    “avendo anche molto tempo per pensare, essendo costretto su una sedia a rotelle”

    e:

    “Hacking, si sa, ha molto tempo per scrivere”

    Rispondi

    • Fabrizio
      06 set 2010 @ 12:29:12

      non c’è nessun intento sarcastico nelle mie parole: lo stesso Hawking (se non sbaglio propro in “Big Bang e i buchi neri”) asseriva che il fatto di essere costretto in una sedia a rotelle, certamente lo ha indotto a essere più riflessivo, e che forse non sarebbe il fisico teorico che è se non avesse avuto quella “disgrazia”: uno spirito virtuoso e geniale trae il bene anche da una condizione di sofferenza: questo lo trovo davvero bello e fa onore ad Hawking (indipendentemente dal merito di ciò che pensa).
      Grazie per avermi dato la possibilità di precisare: in effetti quelle parole potevano essere interpretate in senso sarcastico.

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  2. IlCensore
    06 set 2010 @ 11:53:26

    «I campioni della Dea Ragione dovrebbero spiegarmi la stranezza di questo fatto, che io ancora non ho capito.»

    Se Hawking ha ragione, per Dio non c’è più posto nell’universo. Mi pare una conclusione interessante, che andrebbe affrontata nel merito, non ti pare?

    Rispondi

  3. Fabrizio
    06 set 2010 @ 22:17:04

    Spero che non si arrivi mai un giorno ad affermare che Dio sia razionalisticamente necessario, come ho descritto nel post successivo Il mondo di Occam è la firma di Dio, se no siamo proprio nei guai. Ma siamo altrettanto nei guai se abbiamo degli scienziati che pretendono, in nome della scienza, di dire il contrario.

    Se invece questi scienziati, non in quanto scienziati, ma in quanto persone libere, esprimo una preferenza per uno o per l’altro modello (fisico o metafisico), allora stanno esprimendo il proprio pensiero filosofico e questo ovviamente è una bella cosa: quando però fanno questo, specialmente se sono persone di fama, dovrebbero avere l’umiltà (che proprio la scienza insegna!) di togliersi in quel frangente il cappello di scienziato e avere almeno la buona educazione di precisarlo: giusto per non creare equivoci sulla loro professionalità. Molti scienziati invece abusano del proprio mestiere; non fanno questo gesto di umiltà, e anzi si sentono superiori agli altri, in virtù di un loro sapere “superiore”; scrivono libri dall’altro della propria cattedra anche parlando di Dio e di religione, dimenticano completamente che l’opzione “metafisica si / metafisica no” non riguarda il proprio lavoro di scienziati, e che quando scelgono circa questa opzione si pongono allo stesso livello di una povera vecchietta analfabeta: questo evidentemente li disturba un po’, perchè li obbliga a scendere dalla propria cattedra. Un tale atteggiamento saccente lo ritengo profondamente disonesto al punto che tradiscono la scienza stessa in cui pure dicono di riporre così tanta fiducia. Essi hanno meno scusanti degli Inquisitori di Galileo: questi infatti avevano almeno la scusante che la vera scienza moderna non era ancora nata, e certi schemi di pensiero non li avevano nel cassetto, in quanto proprio allora, e loro malgrado, andavano formandosi.
    Ma a questi saccenti scienziati di oggi, che scusanti possiamo offrire? Nessuna. Ecco perchè io li chiamo, senza timore, moderni inquisitori.

    Riguardo Hawking: non so quale di questi approcci ha seguito nel libro, non avendo letto il libro e non fidandomi di cosa scrivono o dicono le varie agenzie e rimandi su web (che quasi sempre puntano al sensazionalismo) e per questo non voglio esprimere nessun giudizio su di lui o sul suo libro o sulle presunte conclusioni di cui si parla in giro.

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  4. Ilaria
    07 set 2010 @ 00:16:31

    Buongiorno, nuova arrivata e capitata qui per caso.
    Premetto che nemmeno io ho ancora letto il libro, anche perchè non credo che ne esista una traduzione in italiano e la mia conoscenza della fisica non mi consente di seguire argomenti del genere in lingua inglese :-)

    Ciò detto… dubito che si tratti di un libro di filosofia o di metafisica… ho letto “Dal Big Bang ai buchi neri” e, per quanto divulgativo, è un libro che parla di FISICA.

    Mi aspetto lo stesso da questo. Probabilmente il libro parla di Dio molto meno di quanto non voglia farci credere la “pubblicità redazionale” ma, come hai giustamente detto tu, l’argomento “tira”, perciò tiriamolo in ballo.

    Ciò detto… negli studi fisici sull’origine dell’universo ci sono sempre state due posizioni contrapposte (sto semplificando molto, ma vabbè :D ): da una parte chi sostiene che le varie costanti fisiche presenti nell’universo sono esattamente quelle che servono per creare la vita e che, perciò, non può essere una casualità che assumano quei valori (ipotesi che prevede l’esistenza di un artefice); dall’altra quelli che sostengono che, invece, è inevitabile, per pure leggi fisiche, che assumano esattamente quei valori (ipotesi che non prevede l’esistenza di un artefice). Ovviamente si può dedurre che Hawking è sostenitore del secondo “partito”.
    Mi spingo a supporre che il libro descriva le prove scientiche a sostegno della seconda ipotesi.
    Non mi pare proprio un’irruzione irragionevole nel mondo della religione ;)

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  5. IlCensore
    07 set 2010 @ 10:56:28

    «Ma siamo altrettanto nei guai se abbiamo degli scienziati che pretendono, in nome della scienza, di dire il contrario.»

    Per quale motivo le affermazioni della religione non dovrebbero essere sottoposte a verifiche scientifiche?

    «dimenticano completamente che l’opzione “metafisica si / metafisica no” non riguarda il proprio lavoro di scienziati»

    Fabrizio, sei una persona intelligente, dunque presumo tu abbia capito cosa Hawking dice e quali sono le conseguenze della sua affermazione. Qui non si parla di metafisica, ma dell’origine dell’universo e dell’inutilità di un creatore. Sei libero di credere in Dio, solo devi essere cosciente del fatto che non è necessario il suo intervento per creare l’universo così come non è necessario per far cadere tutti gli oggetti che non poggiano sul tavolo.

    «non so quale di questi approcci ha seguito nel libro, non avendo letto il libro e non fidandomi di cosa scrivono o dicono le varie agenzie e rimandi su web (che quasi sempre puntano al sensazionalismo) e per questo non voglio esprimere nessun giudizio su di lui o sul suo libro o sulle presunte conclusioni di cui si parla in giro.»

    Però dici che è arrogante e che parla di cose per le quali non è competente come scienziato. Non ti pare un controsenso?

    Ciao.

    Rispondi

  6. Fabrizio
    07 set 2010 @ 13:02:33

    @Ilaria: grazie per il tuo intervento e benvenuta di cuore!
    Sinceramente non vedo proprio come la prima delle due ipotesi dovrebbe prevedere l’esistenza di un artefice più di quanto non lo faccia la seconda, e viceversa. Ritengo le due cose del tutto scollegate.

    Sul perché le costanti fisiche abbiano proprio quei valori e non altri è noto come “problema antropico”, curioso e singolare: se infatti avessero valori solo di pochissimo diversi, l’universo sarebbe molto ma molto diverso da come è adesso, ad esempio in molte configurazioni non esisterebbero neanche gli atomi. Quindi noi non saremmo qui a porci questa domanda: quindi il fatto stesso che noi siamo qui e ci poniamo questa domanda è conseguenza stessa del fatto che le costanti fondamentali hanno proprio quei valori e non altri. Mi ricorda le antinomie di Russeliana memoria.
    In emntrambi i casi posso “spiegare” la cosa sia dicendo “è così perchè è così” sia mettendo in gioco la metafisica. Io opto per la seconda ipotesi, ma i motivi sono molto più profondi che non un semplice ragionamento, perchè c’è di mezzo una esperienza affettiva che rende questa opzione ben più salda della semplice “scelta” arbitraria. Come diceva Galileo: “non si può insegnare nulla, si può solo fare in modo che le cose le si scopra in se stesso”.
    Anche la ragione implica la nostra libertà: se questa manca non c’è vera conoscienza. Grazie a questo esistono tante razionalità. Il razionalismo invece pretende di essere l’unico rappresentante legittimo della conoscenza, escludendo la nostra libertà.
    Spero di rivederti a commentare queste pagine.
    Grazie ancora.

    @IlCensore:

    Non ho detto che le “affermazini della religione” non dovrebbero essere sottoposte a verifiche. Ho detto invece che il “problema metafisico” non è indagabile dalla scienza: non sono io a dirlo, ma la filosofia della scienza stessa. E sfido chiunque a sostenere il contrario (non confondiamo religione e teologia con la metafisica! confesso di sbagliare anche io, semplificando troppo, a volte).

    Può darsi che Hawking abbia fatto questa precisazione nel suo libro e che giornali e blog, non avendolo letto, sparino a zero; essa già basterebbe a metterlo al riparo da qualunque critica; non c’è alcun controsenso su Hawking: ribadisco per la terza volta (ma ce ne è davvero bisogno?!) che non prendo posizione su di lui, ma su certi atteggiamenti di certi così detti “scienziati” o “scientisti”. Hawking invece mi è servito solo come aggancio provocatorio :)

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  7. Ilaria
    07 set 2010 @ 17:04:19

    @Fabrizio
    beh, TU vedi le cose come scollegate… e, a mio avviso, lo sono.
    Non credo che la prevalenza di una delle due teorie possa fermare il ragionamento e l’indagine metafisica sull’esistenza o meno di un creatore.

    Però non tutti sono di questa opinione. C’è un’intera scuola di pensiero che sostiene che il fatto che l’universo abbia avuto un inizio e che le costanti fisiche abbiano i valori “giusti” implichi necessariamente la figura di un creatore.
    Solo che, a quanto pare (e non mi spingo oltre perché non ho i mezzi, personalmente, per verificare se sia vero o meno) le ultime teorie propongono un universo senza inizio ne’ fine e con costanti fisiche praticamente “obbligate” ad assumere i valori che noi conosciamo. Uhm vabbè… che i fisici conoscono… io non me ne ricordo nemmeno una :D
    Questo, in ogni caso, non corrisponde all’affermazione “Dio non esiste”, ma piuttosto a “Non è necessario che Dio esista”. La mia opinione è che la scienza non potrà mai spingersi oltre a questo punto.

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