Il mito della «persona giusta»

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Anelli Nuziali
Nella vita, si dice «bisogna trovare la persona giusta».

Spesso, quando fidanzati, o più drammaticamente dei coniugi, pongono fine alla propria esperienza affettiva (qualcuno la chiama “storia”, ma a me questo sembra un termine molto riduttivo, quasi nullificante) si sente dire spesso che «…non era la persona giusta». C’era l’amore, c’erano tanti momenti felici… ma alla fine si finisce col dire che «proprio non era la persona giusta».

Mentre la prima frase «bisogna trovare la persona giusta», non può che essere ragionevolissima nella sua tautologica retorica, l’altro atteggiamento risulta invece decisamente più perverso e pericoloso.

Non solo: la spasmodica ricerca della «persona giusta», aggravata da certune delusioni, può in certi casi degenerare in atteggiamento di chiusura, che in realtà vuole solo espiare e negare un certo fallimento.

Spesso la persona giusta finisce con il diventare nella mente una proiezione della persona perfetta, quella che non può che essere 100% compatibile con la nostra idea di persona giusta. Un’ utopia. L’utopia che ci impedisce di mettere in discussione noi stessi, una sorta di anestetico fantasioso del dolore e della delusione, che ci illude che non sia necessario o addirittura dannoso, non dover concedere nulla di nuovo all’altro.

La mitizzazione del concetto “della persona giusta” finisce con l’escludere, in ultima analisi, una seria riflessione su noi stessi: la “colpa” e la responsabilità di un fallimento finisce con l’essere dell’altro… oppure è attribuita al destino, che ci ha fatto incontrare con la «persona sbagliata». Ma cosa dire di noi stessi ?

Quando un amore iniza o addirittura viene suggellato da un impegno più serio chiamato matrimonio (non lo intendiamo qui come sacramento: sono ahimè pochi coloro che ancora ci credono) accade sempre che nessuno dei due protagonisti pensi che l’altro «non sia la persona giusta», salvo poi scoprirlo con delusione quando tutto è ormai perduto. Cosa è cambiato ?

Spesso quando si dice «non è la persona giusta» si intende in realtà «è un tipo di persona che ha fatto superare il mio limite di sopportazione». A nessuno però viene in mente che questo limite può essere innalzato, oppure che lo avevamo sovrastimato oppure che avevamo sottostimato la “sua” capacità di superarlo. Fare tutto questo è troppo costoso in termini emotivi. Mettere in discussione se stessi, scoprire con drammaticità che quel limite è così facilmente stato infranto, porta la persona a una crisi profonda: meglio dunque crogiolarsi pensado che «purtroppo non era la persona giusta». Il destino diventa il capro espiatorio. L’ essere umano, compreso “l’altro” , viene deresponsabilizzato. E’ il preludio del fallimento totale.

A volte accade che persone che rinunciano alla «persona sbagliata» e cambiano in favore di un’altra ritenuta «piu giusta» (dopotutto è proprio in questa ottica che avvengono molti divorzi) finiscono esse stesse per cambiare…. a fare bagaglio delle proprie esperienze negative passate. Ed ecco quindi che il motivo vero per cui effettivamente si ritrovano a stare meglio con la seconda, è che sono cambiate loro, a causa della precedente bruciante esperienza; ma non se ne sono accorte, o prefersicono non ammetterlo. Più facile ammettere che ora, finalmente, «hanno trovato la persona giusta».

Tutto questo avviene perchè il nostro orgoglio tende a non farci fare passi indietro davanti a una persona dopo che abbiamo già costruito un rapporto…. mentre invece è più facile e confortante fare il passo indietro già da subito, da prima di legarsi ad essa: in questo modo implicitamente si riconoscono i propri errori, ma non davanti alla prima persona, ma di nascosto da tutti, compresi noi stessi. In pratica è più costoso «spostare i paletti» dopo piuttosto che farlo prima.

Il motivo fondamentale di tutto questo è che tutti si illudono di non dover mai spostare i propri paletti anche a distanza di molto tempo. La vita di coppia viene intesa come una qualcosa che, una volta stabilizzato il rapporto, non deve subire variazioni. I paletti devono essere fissati a terra una volta per tutte con il cemento armato e pensano che il fidanzamento non serva altro che a decidere una volta per tutte dove stendere questa colata di cemento. Il rapporto non deve subire contraccolpi. Però nessuno discute mai di come affrontare la vita quando questi contraccolpi ci saranno. Perché, prima o poi, ci saranno. Pensare in modo semplicistico che questi contraccolpi, a volte non troppo seri, a volte più seri, a volte drammatici a volte addirittura tragici non possano esserci, è ingenuo e illusorio. «Se c’è l’amore» tutto verrà risolto, si pensa.

Quante coppie si fanno, l’un l’altra domande drammatiche del tipo:

  • «Cosa faresti se io un giorno ti tradissi?»
  • «Cosa faresti se io rimanessi malato o infermo per tutta la vita e se questo significasse enormi sacrifici per te? E se io rimanessi sulla sedia a rotelle ? Se perdessi le gambe, o le braccia?»
  • «Cosa faresti se io perdessi il lavoro e questo significasse vendere la nostra casa e fare una vita insieme al limite delle nostre possibilità economiche, e rinunciare a quasi tutto quello che abbiamo?»
  • «Cosa faresti se un nostro figlio morisse di overdose e questo fosse in qualche modo attribuibile a una mia precisa responabilità, pur indiretta ?»
  • «Cosa faresti se ad un certo punto si scoprisse a accadesse che uno di noi, o entrambi noi, siamo sterili e non possiamo avere un nostro desiderato figlio?»
  • «Cosa faresti se io in circostanze drammatiche commettessi un omicidio a andassi in galara per 20 anni? Mi saresti sempre vicino e mi aspetteresti per 20 anni?»

Se uno è grado di porsi seriamente domande così drammatiche, avrà certamente meno problemi nella vita a spostare certi paletti, perchè avrà ben chiaro difronte a se che spostare certi paletti, non è così grave come invece lo sono altre ben più gravi cose che possono capitarci nella vita.

Dunque… non dobbiamo cercare la persona giusta? Certo che no! Sicuramente ci sono «persone adatte» e «persone non adatte» a noi…. questo è chiaro.

Ma quante coppie si sono fatte domande così drammatiche, guardandosi dritto negli occhi, e non solo dirsi un semplice “ti amo!” ?

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