Il mito del libero pensiero

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Esiste un mito del “libero pensiero” secondo cui un libero pensatore che si rispetti dovrebbe avere, aderire o sviluppare un pensiero non vincolato da dogmi e/o principi precostituiti non solo in campo filosofico e metafisico, ma anche nella politica, nelle scienze e nella morale [1].

Questo implica necessariamente che chi invece attua diversamente alcune proprie forme di pensiero, non sarebbe veramente libero.

Questa concezione si basa su una enorme bugia che eserciti di studenti hanno bevuto sui banchi di scuola senza neanche avere un minimo di spirito critico: secondo questo fantomatico dogma esisterebbe dunque un pensiero intrinsecamente libero da contrapporre a un presunto pensiero intrinsecamente non libero, in quanto legato alla tradizione, che evidentemente si vuole combattere.

Ma cosa è intrinsecamente libero, il pensiero o l’uomo?

Non è forse l’uomo ad essere libero di aderire, creare, modificare qualsivoglia pensiero? E per questo, non è forse vero che tutti i pensieri sono intrinsecamente liberi perchè libera è, in ultima analisi, la natura umana? E non è forse ogni pensiero frutto della mente libera (per chi crede anche dello Spirito) dell’uomo? Cosa è dunque veramente libero, il pensiero o l’uomo?

Non importa di che tipo di pensiero stiamo parlando: religioso, ateo, politico, economico… di qualunque pensiero si tratti dal piu efferato al più mite, dal più estremo al più accessibile.. perchè non sarebbe libero se esso è frutto della libertà umana? Perchè non sarebbe libero quando viene accolto con un atto di adesione, sempre frutto della libertà umana? Cosa c’è di non libero in un atto di assenso ad un pensiero?

Cosa ha di più libero un sistema di pensiero solo perchè non è legato ad una tradizione? Per quale ragione un pensiero sarebbe più libero solo perchè invece di essersi consolidato in 100 o 1000 anni (e attraversato indenne decine di generazioni) l’ha invece inventato mio nonno oppure l’ho inventato io di sana pianta? Che razza di “misura di libertà” è questa?

Il termine “libero pensiero” somiglia più a uno slogan pubblicitario che non ad un concetto serio e rigoroso.

…ma forse è meglio terminare con una simpatica, e meno seria, poesia di Trilussa:

La libbertà de pensiero
(Trilussa)


Un Gatto bianco, ch'era presidente
der circolo del Libbero Pensiero,
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch'era contraria a li principî sui.
Giacché nun badi a li fattacci tui,
je disse er Gatto bianco inviperito -
rassegnerai le propie dimissione
e uscirai da le file der partito:
ché qui la pôi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t'associ a l'idee der presidente
e a le proposte de la commissione!
È vero, ho torto, ho aggito malamente...-
rispose er Gatto nero.
E pe' restà nel Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.

[1] «Libero Pensiero significa pensare liberamente (...)
Per essere degni del nome di Libero Pensatore occorre
essere liberi da due cose: la forza della tradizione,
e la tirannia delle proprie passioni. Nessuno è
completamente libero da entrambe, e in misura della
sua emancipazione può essere considerato un Libero
Pensatore.» Bertrand Russell (1872-1970; Nobel 1950)

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