Il giudice educatore e sequenzialista

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Nicola Gratteri è Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Nasce nel 1958 a Gerace ed è esperto di ‘Ndrangheta. E’ tra i magistrati più impegnati e conosciuti nel settore della lotta alla criminalità organizzata. Dal 1989 vive sotto scorta. [...] in un teatro gremito di ragazzi delle scuole superiori [...] [1]

e dice:

Nelle zone ad alta densità malavitosa c’è la più grossa percentuale di consumo psicofarmaci. Il che significa che dietro la ricchezza, il potere, c’è una vita infelice. Ecco perché quando parlo ai giovani evito di parlare di etica che non interessa a nessuno. E a loro dico: vedete? Fare gli ‘ndranghetisti non conviene sotto nessun profilo”. [1]

Mi domando cosa avrebbe detto Gratteri se invece la vita dello ‘ndranghetista fosse stata felice, longeva e sana come un pesce. Avrebbe rinunziato all’ “etica” che, come dice lui, non interessa a nessuno? Cosa avrebbe detto? Davvero pensiamo che il fatto che un malavitoso sia infelice sia una argomentazione davvero convincente?

Mi pare ovvio che una vita onesta e in pace dona più gioia e felicità, tranquillità…. ok è una argomentazione. Tuttavia  “felicità”, “gioia” sono stati soggettivi e ciò che può essere gioioso e felice per una persona può non esserlo per un altra. Illudersi che questi argomenti possano sostituirsi a una argomentazione etica di fondo, solo perché meglio accettate dal pubblico, può essere tatticamente efficace nel far arrivare il messaggio, ma è strategicamente miope e perdente, soprattutto per i giovani.

Questo disprezzo per l’etica e per i principi, che ben traspare dalle parole di Gratteri, è molto pericoloso: ma oggi è questo l’atteggiamento politicamente corretto! Si perché… queste parole di Gratteri ci appaiono davvero politicamente corrette. Ma infondo è un modo di affrontare la realtà davvero sconcertante: siamo in presenza di un sequenzialismo che mette al centro solo l’utile personalistico: cioè  non bisognerebbe essere malavitosi perché non ne varrebbe la pena. E perché? Perché se no  si sta male e si fa una pessima vita; mica perché si vìola la dignità delle altre persone! E’ questo lo dice a dei giovani studenti un Giudice della Repubblica.

Caro sig. Gratteri: le sue parole saranno pure efficaci per il suo auditors; e tanto di cappello per il suo lavoro e la sua scorta, ma mi permetta di dirle qualcosa con le parole di Totò:

“ma mi faccia il piacere!”


PS: colgo l’occasione per dare il benvenuto al blog della scrittrice Lucia Gangale fra i miei blogroll qui a lato e siti amici.

[1] tratto da “La Malapianta”,  blog di Lucia Gangale.

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