I soldati israeliani "riflettono" ?
24 ago 2006
Leggo nel Corriere.it online del 24 c.m. queste parole pronunziate dal Capo di Stato Maggiore israeleiano:
“Durante i combattimenti, oltre ai successi abbiamo osservato falle in alcune aree, in particolare nella logistica, nella gestione delle operazioni e nel comando”
e inviterebbe in una lettera l’esercito tutto a “riflettere”.
Che l’animo dei soldati di quel paese stia cambiando? Forse la grinta non è più quella di una volta? Se così davvero è, vuol dire che le nuove generazioni stanno cambiando. Forse la riflessione cui si riferisce il Capo di Stato Maggiore ha intenti diversi da quello che la gente si aspetta davvero? Lo spero.
Considerando che l’ultima vera guerra di Israele è degli anni ’80, possiamo affermare che gli attuali soldati appartangano ad un’altra generazione rispetto all’ultima guerra effettuata, quindi forse inizia ad esserci un poco di disaffezione a certe logiche? Una differenza generazionale fra percezione del vecchio Capo di Stato Maggiore (appartenente alla vecchia generazione) e le attuali truppe (nuove generazioni)? Forse qualcosa sta cambiando lentamente nei cuori e nella coscienza collettiva, e questo ne è un piccolo e timido segnale.
Forse i giovani non sono più così disposti come i loro padri e nonni ad essere assuefatti dalla guerra (mio post precedente). Forse inizia ad esserci una latente, seppur inconscia, scanchezza. Potrebbe essere un segnale positivo visto che in quel paese l’esercito ha veramente una rappresentatità democratica, in virtù del modo in cui esso è storicamente costituito.
Lo spero di cuore.
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