I «razzetti» di Hezbollah
17 lug 2006
Ieri sono andato a una evento pro-palestina. Uno dei tanti cui partecipo da tempo. Il programma prevede: dibattito, teatro, danza, cena. Noi abbiamo fatto il nostro solito, goliardico, allegro spettacolino di Dabka, con il nostro gruppo (quasi tutti italiani, in realtà): si tratta di una danza folkloristica di quel popolo. Energica, allegra, coinvolgente. Forse l’unica cosa davvero divertente, visto che ogni volta che si fanno questi eventi, gli argomenti son sempre gli stessi e, haimè, sempre molto tristi.
Ma è giusto parlane: un popolo ingiustamente sofferente e spesso incompreso. Come incompresa è tutta la situazione in Medio Oriente. Magari, però, bisognerebbe farlo in modo diverso: facendo sì che non siano sempre i soliti ad ascoltarti e partecipare a questi incontri: dopututto si balla, si discute, si chiacchiera, si mangia del buon cibo (ottima la cucina palestinese!). Ma gira e rigira si incontrano sempre le stesse facce: la metà sono attivisti di rifondazione, l’altra metà arabi: quindi a cosa serve dirsi le cose se le si ripete a chi già le conosce benissimo e frequenta questi “ambienti” da anni ? Un autocompiacimento nell’autoreferenzialità: bello! E’ una manifestazione pro-palestina, o un incontro fra vecchi amici ? Non sarebbe il caso di cambiare linguaggio ? E metodo ?
Ma il bello doveva ancora venire: durante uno dei soliti e noiosi discorsi una signora (forse giornalista? forse una tipa delle ONG che tornava da quelle terre sventurate?) parlava della situazione nel sud del Libano, perchè visto il casino di questi giorni non si poteva che parlare di quello. Mi ha colpito molto, a un certo punto come avesse chiamato «razzetti» i missili che Hezbollah mandava verso Israele; un chiaro intento di sminuirne il peso e giustificarne l’uso.
“Cavolo!” mi sono detto… questi «razzetti» sembrano quasi simpatici. Ma come sono innocenti ! Quasi quasi fanno il solletico. Posso regalarli a mio nipote al posto dell’ orsacchiotto! Non resisto alla tentazione e alla voglia di dire la mia: non appena la signora termina il suo discorso e si siede nella platea, mi accosto a lei ed educatamete, in modo sincero e non ironico le dico: “bello intevento, complimenti…ma permette una crtitica?” e lei “prego…”. Le spiego la mia indignazione: un razzo è un razzo e serve per uccidere: come lo si può sminuire in questo modo?…quasi giustificandone in questo modo l’uso? Il loro utilizzo, in quanto strumenti di morte, è un atto vile, criminale e ingiusto. Un atto di guerra. punto. La signora intuisce il mio intento provocatorio e dissidente (ma non sono loro i “dissidenti”?) e insiste spiegandomi che Hezbollah fa solo atti provocatori e quei missili in realtà non fanno male a nessuno. Oggi su internet scopro che quei «razzetti» erano l’equivalente di centinaia di chilogrammi di tritolo. Ma bravi pacifisti! Mi dispiace per i poveri amici palestinesi che ancora vanno dietro a gente così, giusto perchè sono gli unici (questo è vero) ad ascoltarli. Ma anche, dico io, a strumentalizzarli.
Non è la prima volta che sento discorsi del genere in questi occasioni: una volta durante la preparazione di un’altro di questi così detti “eventi per la pace” sentii dire da qualcuno, qualcosa del tipo “Israeliano pezzo di merda”: non ho mai sentito nulla di simile da nessun pelestinese, ma dagli italiani si! Durante la serata, poi sempre alla stesso evento, avevano messo su un muro di cartone (simbolicamente metafora di quello in Cisgiordania) in cui i partecipanti potevano liberamente dipingerci un pensiero; molti erano belli, ma un paio di essi mi hanno turbato: il primo recitava “Hamas vince!”. Avrei avuto voglia di scriverci vicino “…e la violenza pure!”: mi pento di non averlo fatto. E poi un secondo, un disegno raffigurante la stella di David con affianco un segno di “=” e ancora affianco una bella svastica. Come a dire “Ebrei (o Israeliani) = Nazisti”, la peggiore delle offese. In quel momento mi sono sentito ebreo anche io. Non che io pensi che lo stato di Israele si comporti da santo, men che meno che sia nel “giusto”; è una grande beffa della storia che questo popolo, che ha tanto sofferto, debba così ingiustamente far soffrire un’altro popolo: sembra quasi che questa sofferenza invece di aprir loro gli occhi, li abbia accecati. Che Dio li aiuti.
Tornando alla signora dei «razzetti», mentre rispondendomi prosegue il suo delirio, mi allontano garbatamente e le dico “penso, signora, che se avessero colpito la sua casa, ora non sarebbe qui a chiamarli «razzetti»”.
E torno fra i miei amici.
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