Grido-filìa e accanimento clero-peutico

9 Comments

Mi perdonino i miei lettori per il complicato gioco di parole del titolo. Ma per chi avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ne sarà chiaro il senso.

C’è un gran scrivere e parlare sulla questione dei “preti pedofili”. Una questione che non può interrogare anche chi, come me, è credente.

Dopo aver analizzato a fondo i dati (e non i commenti emotivi)  l’idea che mi ero fatto era che, infondo, per l’ennesima volta si presentava la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa e che, senza sminuire la gravità dei fatti, la Chiesa si trovava comunque a dover affrontare l’ennesima campagna diffamatoria (la diffamazione non è calunnia!). Pensavo quindi opportune posizioni come quelle di Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere e volendo scrivere dei pezzi sulla visita di Benedetto XVI alla comunità luterana a Roma, denuncia rassegnato sul suo blog che “In queste settimane non c’è verso di scrivere qualcosa sui giornali che non riguardi la pedofilia”. Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano. E’ da anni che vado ripetendo che i giornali non “danno” informazione; “fanno” informazione. Anche la gerarchia vaticana si è messa in campo per mettere i puntini sulle “i” con comunicati vari (vedi ad esempio [1] e [2]).  Insomma da parte cattolica si ha si una ammissione della gravità della cosa, ma anche un “giustificarsi” e un “denunciare” un eccessivo “accanimento”. Tutto “giusto”, tutto condivisibile.

Ma in quale prospettiva?

Questa volta ho deciso di mettere da parte la mia solita lettura polemica nei confronti della massmedialità e lanciare una sua difesa; ho provato ad analizzare i fatti in una prospettiva comunque diversa: non quella che si sollazza nel puntare l’indice; non quella che si preoccupa di ricercare le “cause” e analizzare i “fatti” pur importanti: altri lo sanno fare meglio di me.

La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale. E’ infatti fuori discussione che è in atto un accanimento mediatico nei confronti della Chiesa (i numeri lo dimostrano). Ma perchè questo “accanimento”? La risposta è che “la gente” si aspetta da lei “qualcosa di più” che non da altri ambienti. E questo non è poco. E’ un riconoscimento implicito: in tempi di secolarizzazione non è affatto scontato.

Se abusi sessuali avvengono in qualche setta (come notizie di questi giorni riportano [3] [4] [5]) oppure in ambienti già di per se “sospetti”,  evidentemente si pensa: “vabbè… da loro ce lo potevamo aspettare, visto come va il mondo oggi”.

“Ma dalla Chiesa no!”

E perchè no? Non è forse la Chiesa un “luogo” come un altro? Fatto di peccatori, etc…. ? si … e no. Ansi, non tanto….

Infondo la gente sa, e implicitamente riconosce, che la Chiesa è la Chiesa di Cristo. E infondo “sa pur non sapendo” che Cristo l’ha scelta. E poiché la gente sente e vede comunque Cristo come Verità, si indigna ancora di più se proprio i primi testimoni di Cristo lo tradiscono (“guai a chi scandalizza uno di questi piccoli” – Mc 9,42).

Sente Cristo lontano, ma proprio per questo lo desidera di più.

E infondo “sa” che senza Chiesa, non c’è Cristo. Senza sposa, non c’è sposo. Forse non è una consapevolezza cosciente. Questo grido forse non è un grido pazzo,  è un grido di aiuto: un grido di salvezza. E’ un desiderio collettivo di ritorno ancestrale -come un bambino desidera l’utero materno- ad una Chiesa ascetica, ieratica, che conduce veramente gli uomini a Dio. Che faccia delle beatitudini il suo “pane quotidiano”.

E’ per questo che la gente e la pubblica opinione si “accanisce”: c’è dietro questo un desiderio profondo, inconscio, che è infondo molto bello. Paradossalmente anche in questi fatti così tristi e incresciosi, si ha una epifania dell’universalità della Chiesa e il suo essere posta nel mondo per la salvezza degli uomini, anche se può apparire davvero paradossale proprio in un frangente del genere.

I cristiani debbono saper cogliere questi segni: si, esiste davvero questo desiderio inconscio di avere Cristo nel cuore e la Chiesa come vera Madre: altrimenti non vi sarebbe motivo di questo eccesso di indignazione o eccesso di accanimento nei confronti della Chiesa, anche se a volte può essere un accanimento ideologico, ma non credo sia tutto così.

Con questo accanimento la gente infondo denuncia (o testimonia!?) che la Chiesa è cosa seria. Non può accettare che essa venga trattata come ogni altro luogo. Perché non è un qualsiasi luogo. Disprezzandola e accusandola forse anche al di sopra del necessario e del ragionevole, infondo ne testimonia l’unicità, la preziosità, la insostituibilità.
Dunque i titoli di giornale certamente “esagerati” sono un grido di denuncia e di speranza allo stesso tempo, che urla:
“abbiamo sete di Dio!
E voi che dovreste farci vedere Dio, non ci state dissetando”.

Cosa dovrebbero fare i cristiani dunque? Semplice: quello che ha fatto Cristo: lui che era l’unico giusto, difronte all’ingiustizia è rimasto in assordante silenzio. Lui si è caricato delle colpe degli altri. La Chiesa faccia altrettanto: si carichi oltre che dei suoi,  anche dei peccati degli altri; questa si che è una ascetica penitenza; e rinunci a dire cose che (anche se vere e ragionevoli) danno la sensazione di volersi giustificare. Perché non è così che ha fatto Cristo, nonostante fosse innocente.

Non sarebbe vera testimonianza se la Chiesa si assumesse il peso anche di un eccessivo accanimento? Se tacesse, pur avendo in parte “ragione”? Non la conformerebbe questo più a Cristo? E non sarebbe questo conformarsi che infondo la gente chiede alla Chiesa?
Qualcuno potrebbe vederci un autolesionismo eccessivo, misto ad autocommiserazione. Ma anche il gesto di Cristo avrebbe potuto essere interpretato allo stesso modo: e invece….

Quindi, per quanto “giusto e ragionevole” possano sembrare certi discorsi in chiave difensiva per via dell’ “accanimento”, rimangono sempre una giustizia “del mondo”: proprio quella giustizia che la gente non chiede ormai più.

Forse bisogna andare oltre. E fare la giustizia di Dio, che è la legge della Carità. Bisogna dissetare questa generazione, che, sempre più assetata, grida disperata, con la gola secca, che gli sia mostrata un po’ d’acqua viva. Per poi poter gridare, come la Samaritana al Pozzo, “venite e vedete!” (Gv 4).

9 Comments (+add yours?)

  1. Fabrizio
    25 mar 2010 @ 00:39:36

    ADDENDUM: Avevo scritto questo testo poco prima della pubblicazione della attesa Lettera ai Cattolici dell’Irlanda di Benedetto XVI, che mi pare non proporre sconti o giustificazioni di sorta.

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  2. Cristiano Paris
    25 mar 2010 @ 09:13:06

    Due considerazioni:

    1 – Tu attribuisci l’eccessiva indignazione delle persone verso questi fatti ad un’inconscio riconoscimento del ruolo di salvezza operato dalla Chiesa, qualcosa che nasce “motu proprio” nell’animo delle persone (sei un inguaribile ottimista). Non ti sfiora neanche per un momento l’idea che questo “riconoscimento” sia frutto di un condizionamento mentale continuo operato dalla stessa Chiesa cattolica, che dipinge se stessa come “defensor veritatis et vitae”?

    Considero invece significative le parole di alcuni esponenti della gerarchia ecclesiastica (scusami ma non riesco a rintracciare fonti precise, credo si parlasse di celibato), che dicono che le percentuali di casi di pedofilia all’interno della Chiesa non siano poi molto diverse rispetto a quelle della Società intera. Questo conferma ciò che già pensavo da tempo, ovvero che la Chiesa non sia poi generalmente diversa dalla Società in cui viviamo: ci sono truffatori, traditori, pedofili, stupratori, puttanieri, ladri, bancarottieri, politici senza scrupoli, manipolatori, violentatori. E’ una specie di ammissione di questa verità che, negli anni, proprio per difendere quel ruolo di integrità morale, è stata tenuta nascosta ed occultata. E con questo giungiamo alla seconda considerazione.

    2 – Il vero punto in discussione qui non è tanto se nella Chiesa vi siano stati o meno abusi legati alla pedofilia. Siamo seri: pensare che non esistano queste cose è quanto meno ingenuo, in qualsiasi contesto sociale. Ciò che indigna è la volontà della Chiesa di occultare questi casi, di nascondere, celare e discreditare chi sostiene il contrario, tutto in ragione della difesa di quell’immagine di integrità e moralità che la Chiesa considera il vero asset da difendere. Salvo poi fare “mea culpa” quando ormai i fatti sono diventati incontrollabili. Ancora una volta questo dimostra la “normalità” dell’organizzazione attuale della Chiesa cattolica: è infatti una strategia tipica di tante realtà sociali come aziende, Stati, partiti politici ecc. E’ la tecnica del “voltare pagina”, del “repulisti”, dell’”intransigenza”.

    PS: Quando parliano di Bagnaso e del suo intervento contro l’aborto ad una settimana dalle elezioni regionali?

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  3. Fabrizio
    25 mar 2010 @ 22:25:45

    su (1 primo paragr.): la mia non era tanto una chiave di lettura sociologica, salvo il fatto che -si è vero- infondo la gente si aspetta dalla chiesa “un di più” che è stato tradito e questo spiega l’eccessivo accanimento di cui parlavo. Sulla missione salvifica della chiesa e sulla questione della Verità, invece, è una chiave di lettura puramente spirituale ed è rivolta al cristiano credente: non è invece sociologica e qui -è vero, lo ammetto- i due piani non li ho espressi in modo sufficientemente distinto.

    Sul “defensor veritatis et vitae” (ma meglio sarebbe custode del “depositum fidei”) non “dipinge” assolutamente nulla: l’autorità della Chiesa non si fonda su se stessa o su come essa si “dipinge”, ma sul mandato di Cristo e sulla forza dello Spirito Santo. Diversamente la Chiesa sarebbe espressione di una ideologia o al massimo di un bell’ideale.
    Alla Chiesa, come tu giustamente ricordi, si possono rimproverare tante cose: ma bisogna anche riconoscere che sa guardare ai propri errori e sa rinnovarsi in un modo che nessun altro sa fare: lo fa spesso con tempi sorpendentemente e asfitticamente lunghi, ma lo fa; a volte provvidenzialmente “costretta” dall’esterno, come in questo caso. Ed è questo infondo il motivo (oltre al dono speciale dello Spirito ovviamente) per cui essa ha potuto attraversare i secoli senza essere spazzata via dalla storia come tutte le altre realtà: “Ecclesia semper reformanda” . Il “segreto” non sta nel “non fare” peccati, ma nel saperli superare senza farsene travolgere.

    Mi piace quello che dici su l’inguaribile ottimismo: direi che è una peculiarità intrinseca del cristiano: penso di essere sempre stato un ottimista, ma ho scoperto poi che l’ottimismo che viene dalla fede ha un sapore completamente diverso: anche il peccato (proprio, e degli altri) è fonte e occasione di rinnovamento, di crescita, di conversione: con lo sguardo sempre dritto verso il bene e la speranza finale nella Resurrezione, perché è in questa in cui crediamo; per questo la vera penitenza è sempre gioiosa per il cristiano. Sempre con fiducia in Gesù Cristo: questa è la fede cristiana. Se non è inguaribile ottimismo questo…. !

    Dice S.Paolo che “dove ha abbondato il peccato ha sobrabbondato la grazia” (Rm 5,20) quindi la tristezza e la contrizione per il peccato è ampiamente superato dalla gioia per il perdono, la conversione e il cambiamento.

    Io prego e spero per quei pedofili, per le vittime e per chi li ha “coperti”: che possano diventare santi come S. Francesco e anche di più: so, con realismo, che è molto improbabile; ma non impossibile. E le vittime: da un punto di vista spirituale si trovano allo stesso bivio, anche se con la scusante di una grande ferita aperta. Qui mi fa piacere puntualizzare che molte delle vittime sono state aiutate proprio dalla Chiesa (con psiscologici, assistenti etc..).

    su (1, secondo paragr.): sono d’accordo al 100%.

    su (2) sono d’accordo al 100%.
    aggiungo che è purtroppo diffusa nella chiesa una mentalità che tende a “non dire al superiore le cose negative”: è un modo “stiracchiato” di applicare il problema dello scandalo, ovvero le parole di Gesù “guai a chi scandalizzerà uno ci questi piccoli” (Mc 9,42) e di San Paolo che suggerisce di “non scandalizzare il proprio fratello debole nella fede” (1Cor 8,9-13). Il fatto è che questi principi sono veramente evangelici quando vengono fatti nel nome della carità, ovvero per il bene del prossimo: quando invece diventano scuse per occultare le proprie o altrui responsabilità e amplificare pure quelle degli altri o “salvare la faccia”, allora siamo decisamente contro il vangelo; Si può rintracciare questo limite in molti “scandali” della Chiesa, antichi e recenti: anche perchè alla lunga quella mentalità falsamente applicata del “non scandalizzare” non paga e anzi amplifica lo scandalo che viene così solo ritardato. Ed ecco che questa prassi, in teoria giusta, è diventata facilmente motivo di manipolazione della Parola di Dio: è un rischio a cui il credente è più esposto del non credente, violando il secondo comandamento. D’altra parte il non credente ignora la Parola di Dio e non rischia di manipolarla: non a caso i primi tre comandamenti sono “rivolti” al credente che non è più buono per il fatto di essere credente, anzi per certi versi è più esposto a certe tentazioni: anche questo fa parte della predicazione di Gesù Cristo, che mette sempre in guardia su certe ipocrisie; ma grazie sempre alla fiducia in Gesù Cristo possiamo sempre riprendere forza e ripartire. Come un pugile forte che sempre cade e prende pugni, ma sempre si rialza e continua a lottare: la forza viene dallo Spirito, non dalla Chiesa; questa se mai è raffigurabile nell’allenatore che ti urla da fuori il ring (mi ricorda 1Cor 9,24-27).
    Ora, sia la forza (Spirito) che l’allenatore (Chiesa) sono necessari per un vero campione (il Santo) il quale, se vince il campionato, è perchè di match in passato ne ha persi tanti (peccati).

    sul PS: non mi va proprio di parlare di elezioni. Mi rattrista troppo e ora ci sono delle bellissime giornate di sole (era ora!). Ne parliamo dopo le elezioni, ok? :-)

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  4. Cristiano Paris
    26 mar 2010 @ 14:48:27

    Solo un’ultima aggiunta:

    1 – Secondo me si dovrebbe cominciare a pensare che esistono due Chiese. Una è quella ideale, voluta e connotata da Cristo. L’altra è la Chiesa reale, fatta di uomini. E’ quando si cerca di far passare la Chiesa reale per Chiesa ideale che poi si generano situazioni come quella che ti ho descritto.

    2 – La frase: “… ma bisogna anche riconoscere che sa guardare ai propri errori e sa rinnovarsi in un modo che nessun altro sa fare: lo fa spesso con tempi sorpendentemente e asfitticamente lunghi, ma lo fa; a volte provvidenzialmente “costretta” dall’esterno, come in questo caso. Ed è questo infondo il motivo per cui essa ha potuto attraversare i secoli senza essere spazzata via dalla storia come tutte le altre realtà”, dal mio punto di vista potrebbe tranquillamente riferirsi ad un’istituzione come, ad es., la Banca d’Italia (passata indenne a due guerre mondiali, una dittatura, gli anni di piombo e svariate crisi economiche) o, ad es., il Monte dei Paschi dei Siena (che esiste dal 1400). Anche in questo, come già ho scritto, la Chiesa (reale) è un’organizzazione sociale non difforme dalle altre organizzazioni sociali umane.

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  5. Fabrizio
    26 mar 2010 @ 15:40:44

    Benissimo! Prendo al volo la palla.

    Cominciamo allora seriamente a parlare di quale sia la Chiesa voluta e connotata da Cristo. Perché questo è davvero il punto.

    Bisogna però approfondire sul serio l’argomento.

    permettimi una piccola precisazione: voluta e connotata lo trasformerei nell’espressione fondata, più aderente al vangelo.

    sei pronto per l’avventura? (non pretendo certo di farlo nel blog o per mail…. un progetto di questo tipo necessita studio e approfondimento serio).

    Io ci sono. Tu ci sei?

    Rispondi

  6. IlCensore
    28 mar 2010 @ 14:17:55

    Ciao, Fabrizio. Sono riuscito finalmente a leggere il tuo nuovo blog.

    Permettimi alcuni appunti (in parte ripresi dalla mia risposta al tuo commento sul mio blog).

    “Cominciamo allora seriamente a parlare di quale sia la Chiesa voluta e connotata da Cristo. Perché questo è davvero il punto.”

    Con tutto il rispetto, no, non è questo il punto. Dopo duemila anni abbiamo questa Chiesa reale, per tutto questo tempo abbiamo avuto a che fare con la Chiesa reale, di questa Chiesa reale dobbiamo parlare. La Chiesa ideale, che in duemila anni mai si è realizzata, è argomento per teologi.

    “Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere [...] Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano.”

    La Chiesa non è un covo di pedofili, ma la responsabilità dei vescovi e delle gerarchie ecclesiastiche è stata la copertura dei pedofili (ti rimando per comodità ad un paio di post sull’argomento http://uticense.blogspot.com/2010/03/vergognose-coperture-ii.html http://uticense.blogspot.com/2010/03/vergognose-coperture.html). L’”incapacità dei vescovi a governare” di Tornielli, secondo la quale le coperture sarebbero “errori di gestione” da parte delle gerarchie, è solo un’interpretazione di comodo: se consideri il rapporto tra preti denunciati e preti coperti dai loro vescovi, non si può seriamente affermare che la colpa delle coperture sia in un errore di gestione; evidentemente “coprire” è la soluzione naturale adottata dalla Chiesa in questi casi. E lo questo vale per lo stesso Ratzinger, che invece di denunciare il prete violentatore lo ha mandato a fare terapie (e quello poi ha ripreso i suoi turpi atti).

    “La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale.”

    No. La grande indignazione è causata dal contrasto tra la presunta autorità morale della Chiesa (ideale) e l’effettiva meschinità della gestione di questi casi da parte della Chiesa (reale) stessa.

    I preti che violentano bambini e sono poi coperti dai loro superiori, non sono pervertiti che vanno nei giardini pubblici ad adescare le loro vittime. I preti che violentano bambini sono persone alle quali quei bambini sono stati affidati in virtù della (presunta) autorità morale della Chiesa, da genitori che avevano fiducia nei singoli preti e nell’istituzione.

    Il motivo per il quale l’indignazione pubblica nei confronti della Chiesa è montante, è che la Chiesa ha mostrato di aver tradito quella fiducia con il comportamento tenuto per decenni da preti e gerarchie tutte.

    Come contro-prova: ricordi lo scandalo degli abusi sessuali su bambini avvenuti a in una scuola? Il caso non ebbe forse rilevanza nazionale? La differenza tra quel caso e questo fu che né il provveditore agli studi né il ministro dell’istruzione coprirono i presunti abusi, permettendo così che continuassero per decenni; cosa che nel caso della Chiesa non si può dire.

    Saluti,
    IlCensore

    Rispondi

  7. Fabrizio
    28 mar 2010 @ 21:11:11

    ciao Censore.

    Non mi sorprende che non sei d’accordo su alcune mie conclusioni. Infatti le mie conclusioni sono frutti di una riflessione spirituale, che vede innanzitutto la chiesa come mistero e come corpo mistico di Cristo. Come abbiamo più volte detto anche nel tuo blog, dipende sempre dalla chiave di lettura che uno applica (come nell’interpretazione della Bibbia): se la chiave di lettura è di fede, vi saranno alcune conclusioni. Se non è di fede, queste sembreranno alquanto strampalate, proprio perchè appartengono a un livello diverso, ma per la persona di fede serve (anche) a ripartire, a rinnovarsi, a rivedere anche se stesso.

    Fermo restando che le reali responsabilità di Tizio o Caio nessuno le contesta e siamo tutti d’accordo, e per questo non dovrebbero essere neanche argomento di discussione.

    Personalmente penso che la vita della Chiesa nella Storia è una parodia della nostra esistenza terrena. Se sappiamo vedere nei peccati della Chiesa l’immagine anche dei nostri peccati personali, domani potremo essere migliori.

    Grazie per i tuoi interventi.

    Rispondi

  8. IlCensore
    28 mar 2010 @ 23:26:32

    “Non mi sorprende che non sei d’accordo su alcune mie conclusioni. Infatti le mie conclusioni sono frutti di una riflessione spirituale, che vede innanzitutto la chiesa come mistero e come corpo mistico di Cristo”

    Quando scrivi nel post qui sopra “la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa”, di cosa stai parlando, dei detrattori della tua visione di Chiesa, risultato della tua personale riflessione spirituale, o della Chiesa-istituzione?

    Io credo che sia la seconda definizione. Inoltre credo che non vi sia legame tra la “visione” che ciascuno può avere della Chiesa, e la causa dell’indignazione pubblica di fronte alla pessima gestione da essa avuta dei casi di pedofilia. Non trovi?

    Rispondi

  9. Fabrizio
    03 mag 2010 @ 07:32:32

    Riporto un pensiero di mons. Crociata di questi giorni, segretario CEI, che va nella mia stessa direzione:

    Posto che un solo caso di pedofilia è già di troppo, in qualsiasi ambiente, un tale comportamento è doppiamente condannabile quando a metterlo in atto è un uomo di Chiesa, un prete, una persona consacrata. Per questo non basta dire che, in proporzione numerica, i casi di pedofilia tra il clero sono uguali o addirittura inferiori a quelli che si verificano in altre categorie di persone. Non possiamo infatti sorprenderci se la reazione di fronte ad abusi commessi da ecclesiastici è stata così forte.

    (tratto da qui)

    Rispondi

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