Triplice essenza (poesia)
22 dic 2009
Poesie, Sentimenti Poesie No Comments
Nell’augurare buone feste ai miei lettori, vi propongo una icona natalizia fuori dai generi e la poesia che avevo anticipato nel precedente post.
Triplice essenza
Αγαπάς με; Κύριε, φιλώ σε! agapâs me? Kyrie, filô se!
22 dic 2009
Poesie, Sentimenti Poesie No Comments
Nell’augurare buone feste ai miei lettori, vi propongo una icona natalizia fuori dai generi e la poesia che avevo anticipato nel precedente post.
20 feb 2008
Esperienze Personali, Sentimenti Personali No Comments

Stavolta niente provocazioni, niente ragionamenti cervellotici, niente polemiche in stile blog-fabrizio.
Ci sono cose che si fanno una sola volta nella vita. Una di queste è il proprio matrimonio… ma anche annunciarlo alla famiglia, agli amici, organizzarlo… e poi soprattutto viverlo.
I curiosi vadano sul nostro sito: www.lizzaefabrizio.it
20 dic 2006
Poesie, Sentimenti No Comments
Sebben ratio consulta
Che prudenza propone
Ma se chiaro risulta
Che coscienza dispone
Che il dado sia tratto!
Poi cuor pur si duole
Se avviene il disfatto
Essa certo sì vuole
All’offeso ben si mostrerà
In qual sede Ella ha scelto supplizio
Che insieme all’amica Verità
Mai teme giudizio
dedico questa poesia a una mia amica alla quale tempo addietro avevo promesso una poesia sull’amicizia. Non è facile che accada il momento dell’ispirazione…perchè solo alcuni fatti della vita la portano con se.
07 ott 2006
Sentimenti, Societa e Cultura Amore, Luoghi comuni No Comments

Nella vita, si dice «bisogna trovare la persona giusta».
Spesso, quando fidanzati, o più drammaticamente dei coniugi, pongono fine alla propria esperienza affettiva (qualcuno la chiama “storia”, ma a me questo sembra un termine molto riduttivo, quasi nullificante) si sente dire spesso che «…non era la persona giusta». C’era l’amore, c’erano tanti momenti felici… ma alla fine si finisce col dire che «proprio non era la persona giusta».
Mentre la prima frase «bisogna trovare la persona giusta», non può che essere ragionevolissima nella sua tautologica retorica, l’altro atteggiamento risulta invece decisamente più perverso e pericoloso.
Non solo: la spasmodica ricerca della «persona giusta», aggravata da certune delusioni, può in certi casi degenerare in atteggiamento di chiusura, che in realtà vuole solo espiare e negare un certo fallimento.
Spesso la persona giusta finisce con il diventare nella mente una proiezione della persona perfetta, quella che non può che essere 100% compatibile con la nostra idea di persona giusta. Un’ utopia. L’utopia che ci impedisce di mettere in discussione noi stessi, una sorta di anestetico fantasioso del dolore e della delusione, che ci illude che non sia necessario o addirittura dannoso, non dover concedere nulla di nuovo all’altro.
La mitizzazione del concetto “della persona giusta” finisce con l’escludere, in ultima analisi, una seria riflessione su noi stessi: la “colpa” e la responsabilità di un fallimento finisce con l’essere dell’altro… oppure è attribuita al destino, che ci ha fatto incontrare con la «persona sbagliata». Ma cosa dire di noi stessi ?
Quando un amore iniza o addirittura viene suggellato da un impegno più serio chiamato matrimonio (non lo intendiamo qui come sacramento: sono ahimè pochi coloro che ancora ci credono) accade sempre che nessuno dei due protagonisti pensi che l’altro «non sia la persona giusta», salvo poi scoprirlo con delusione quando tutto è ormai perduto. Cosa è cambiato ?
Spesso quando si dice «non è la persona giusta» si intende in realtà «è un tipo di persona che ha fatto superare il mio limite di sopportazione». A nessuno però viene in mente che questo limite può essere innalzato, oppure che lo avevamo sovrastimato oppure che avevamo sottostimato la “sua” capacità di superarlo. Fare tutto questo è troppo costoso in termini emotivi. Mettere in discussione se stessi, scoprire con drammaticità che quel limite è così facilmente stato infranto, porta la persona a una crisi profonda: meglio dunque crogiolarsi pensado che «purtroppo non era la persona giusta». Il destino diventa il capro espiatorio. L’ essere umano, compreso “l’altro” , viene deresponsabilizzato. E’ il preludio del fallimento totale.
A volte accade che persone che rinunciano alla «persona sbagliata» e cambiano in favore di un’altra ritenuta «piu giusta» (dopotutto è proprio in questa ottica che avvengono molti divorzi) finiscono esse stesse per cambiare…. a fare bagaglio delle proprie esperienze negative passate. Ed ecco quindi che il motivo vero per cui effettivamente si ritrovano a stare meglio con la seconda, è che sono cambiate loro, a causa della precedente bruciante esperienza; ma non se ne sono accorte, o prefersicono non ammetterlo. Più facile ammettere che ora, finalmente, «hanno trovato la persona giusta».
Tutto questo avviene perchè il nostro orgoglio tende a non farci fare passi indietro davanti a una persona dopo che abbiamo già costruito un rapporto…. mentre invece è più facile e confortante fare il passo indietro già da subito, da prima di legarsi ad essa: in questo modo implicitamente si riconoscono i propri errori, ma non davanti alla prima persona, ma di nascosto da tutti, compresi noi stessi. In pratica è più costoso «spostare i paletti» dopo piuttosto che farlo prima.
Il motivo fondamentale di tutto questo è che tutti si illudono di non dover mai spostare i propri paletti anche a distanza di molto tempo. La vita di coppia viene intesa come una qualcosa che, una volta stabilizzato il rapporto, non deve subire variazioni. I paletti devono essere fissati a terra una volta per tutte con il cemento armato e pensano che il fidanzamento non serva altro che a decidere una volta per tutte dove stendere questa colata di cemento. Il rapporto non deve subire contraccolpi. Però nessuno discute mai di come affrontare la vita quando questi contraccolpi ci saranno. Perché, prima o poi, ci saranno. Pensare in modo semplicistico che questi contraccolpi, a volte non troppo seri, a volte più seri, a volte drammatici a volte addirittura tragici non possano esserci, è ingenuo e illusorio. «Se c’è l’amore» tutto verrà risolto, si pensa.
Quante coppie si fanno, l’un l’altra domande drammatiche del tipo:
Se uno è grado di porsi seriamente domande così drammatiche, avrà certamente meno problemi nella vita a spostare certi paletti, perchè avrà ben chiaro difronte a se che spostare certi paletti, non è così grave come invece lo sono altre ben più gravi cose che possono capitarci nella vita.
Dunque… non dobbiamo cercare la persona giusta? Certo che no! Sicuramente ci sono «persone adatte» e «persone non adatte» a noi…. questo è chiaro.
Ma quante coppie si sono fatte domande così drammatiche, guardandosi dritto negli occhi, e non solo dirsi un semplice “ti amo!” ?
21 lug 2006
Ciò che non si comprende, bigognerebbe tacerlo.
L’amore è quasi una ossessione dei nostri tempi. Un concetto sfuggevole, sul quale è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Eppure si continua a crederci, a volerlo, a cercare di comprenderlo.
Questa situazione, a mio avviso, deriva da una molteplice attribuzione di significato di questa parola che confonde non poco le persone e gli animi. E’ come se nel nostro vocabolario esistesse un unica parola per indicare “automobile”, “autocarro”, “furgone”: ci sarebbe più confusione tutte le volte che ci serve un automezzo per andare in vacanza oppure per fare un trasloco.
La parola “amore” si trova nelle stesse condizioni: una sola parola nella gran parte delle lingue occidentali (francese “amour”, inglese “love”, spagnolo “amor”) per indicare tre concetti diversi. I greci, avevano prima di noi capito tutte queste differenze e usavano infatti tre parole differenti: philia, eros, agàpe.
L’amore ha un soggetto (chi ama) e un oggetto (cosa viene amato). Quindi è una relazione dal soggetto all’oggetto. Ognuna di queste relazioni provocano benessere, soddisfazione e godimento in chi la esercita (soggetto). Non è detto che valga anche il viceversa, quindi la relazione può non essere simmetrica.
Ecco i tre concetti:
Può essere espresso con la relazione simbolica:
S –||– O
a indicare che fra soggetto e oggetto c’è un qualcosa di condiviso.
Ma la realtà non è così banalmente semplice: spesso questi “tipi di amore” si intrecciano e sovrappongono. Prendiamo ad esempio il solo caso dell’amore uomo-donna: quello che più forse ossessiona la società di oggi (perchè evidentemente è così in crisi): è innegabile che deve esserci una relazione di philia in quanto è difficile concepirlo senza che essi condividano qualcosa: una visione, un idea, un sogno, un valore. Deve necessariamente esserci eros perchè c’è un innegabile desiderio di “avere” l’altro tutto per se. Ma deve esserci anche agàpe ossia il desiderio di donare. Donare se stessi all’altro. Senza quest’ultimo questo “amore” è destinato a fallire presto. Anzi quest’ultimo deve essere il più forte di tutti perchè mentre in alcuni casi gli altri tipi di “amore” possono subire una crisi per cause esterne, l’ agape dipende solo da noi stessi ed è l’unico sul quale possiamo davvero agire e contare veramente.
La non-coscienza dell’agape nel cuore delle persone come forma di amore al di sopra degli altri (e questo senza escludere l’importanza degli altri) è la causa principale
della crisi dell’amore nei nostri tempi. Il dilagare dei divorzi, ad esempio, sono un fulgido esempio: essi sono quasi sempre dovuti alla mancanza di agàpe oppure a una sua falsa forma: un agàpe che termina quando termina l’eros o il philia non è un agàpe sincero, ma era un agape finto e non pienamente vissuto.
Faccio una proposta provocatoria: cancelliamo la parola “amore” dal vocabolario e sostituiamola con 3 parole derivate dal greco. Forse dovremmo chiedere consiglio a
l’Accademia della Crusca?
Approfondirò questi concetti nei prossimi post.
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