Dio non è una ipotesi necessaria: è bello averne piena consapevolezza. Ci si può “accontentare” di molto meno; non ritengo questo schema irrazionale o irragionevole.
E però è anche sorprendente come sia possibile un sistema di pensiero altrettanto razionale (non razionalista), in cui Dio è compreso. In esso ho scorto tesori ineffabili e sempre nuovi. More
Stephen Hawking, fisico teorico stimato e conosciuto al grande pubblico per libri divulgativi di successo [6], ha scritto un libro che sta facendo parlare in questi giorni [1] [2] [3] [4]: si chiama “The Grand Design” e pare che affermi che Dio non esiste. Non esprimo giudizi di merito perchè non ho letto il libro. More
Era infatti già da tempo che avevo “in canna” un post su processo a Galileo. Approfitto dell’occasione, riprendendolo, ampliandolo e rispondendo al mio lettore, che ringrazio per aver lanciato la palla.
La differenza è chiaramente osservabile nel caso di Galileo, religioso e razionale, ma che lo fu in quanto non permise alla religione di impedirgli di ragionare.
Un saluto (non rispondo sempre ai tuoi post, ma li leggo).
Qui mi pare che confondi la religione in quanto tale, con le istituzioni, gli uomini e le contingenze che hanno rappresentato, in un periodo storico particolare in una vicenda particolare; quella di Galileo appunto.
Chi impedì a Galileo di ragionare non fu la “religione”, ma le persone, le istituzioni e le convinzioni del suo tempo. Che agirono, questo è vero, in nome di una credenza religiosa.
Che la Bibbia avesse un valore spirituale non c’era alcun dubbio ne ieri ne oggi per la vita del fedele.
Che la Bibbia invece non avesse un valore “storico” nel senso di raccontare effettivamente come “va il mondo”
è un fatto scontato per noi oggi, che veniamo dopo secoli da quella vicenda, e abbiamo poi approfondito
moltissimo gli studi biblici e la formazione di questi libri nella storia, in particolare il genere letterario del mito e del suo rapporto con la scrittura ispirata. Ma allora tutto questo non si sapeva e non era affatto scontato. Si pensava quindi che la Bibbia raccontasse anche la realtà storica. Condannare quelle persone solo perché vivevano in un tempo diverso e giudicarle con i nostri parametri non mi sembra una operazione di giustizia e oggettività.
Fu proprio Galileo, con grande intuizione teologica, a dire per primo che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”; Ma così dicendo si “intrometteva” nel campo teologico e la Chiesa intervenne in quanto il campo era di sua competenza. D’altra parte il “Dialogo Sopra i due massimi Sistemi” non è un trattato scientifico, ma parla di Teologia, di visione del mondo. La Chiesa sbagliò perché poi le idee di Galileo ebbero la meglio, ma non dimentichiamo che al tempo del processo, non era così evidente che Galileo avesse ragione. Lo Sbaglio della Chiesa fu vietare quelle idee anche nell’ipotesi che fossero state infondate. Supponiamo che Galileo non avesse avuto ragione: chi oggi parlerebbe più del processo a Galileo? Nessuno. Anzi, nessuno lo ricorderebbe come scienziato, ma come un pazzo stravagante. Solo anni più tardi con Newton e le leggi di gravitazione si comprese davvero perchè doveva essere così.
A questo si aggiunse la beffa e l’umiliazione del povero Galileo che funse da capro espiatorio e umiliato senz’altro più del necessario (ma qualcuno oggi pensa, chissà perchè, che fu bruciato sul rogo!) da parte della Chiesa che era più preoccupata ad evitare nuove eresie, dopo il trauma dello scisma Luterano, piuttosto che a permettere idee ritenute “audaci”. E le idee di Galielo (anche se poi rivelatesi corrertte) erano certamente audaci, perchè deboli sul piano delle prove. E per questo la Chiesa pensò che fosse suo dovere impedire che quelle idee si diffondessero: questo si fu davvero uno sbaglio “tattico” assolutamente madornale; D’altra parte anche nella Chiesa c’era chi era scettico in una eventuale condanna a Galileo, perché se poi avesse avuto ragione, ci avrebbero fatto pessima figura. Come poi avvenne. Furono delle scelte tattiche e politiche sbagliate, ma non c’entra davvero con l’essenza del cristianesimo, della religione e delle questioni di fede in quanto tali.
Anche se possiamo capire che la questione a quel tempo e nel contesto storico dell’epoca non era affatto banale, come non potrebbe essere banale oggi il problema dell’ AIDS o dell’eutanasia.
Galileo comprese benissimo la differenza fra questi due piani, tanto è vero che non rinnegò la Chiesa e morì fedele cattolico. Chi invece oggi invoca sempre questoprocesso a Galileo ogni volta che si parla di Ragione e rapporti fra fede e scienza, deve ancora purificarsi da questa impostazione scorretta, quasi che il processo a Galileo fosse la macchia infame e indelebile della religione per tutti i secoli dei secoli; evidentemente ancora si fa confusione fra i due piani e non si si vuole proprio distinguerli.
Il processo a Galileo visto come come simbolo della lotta fra fede e scienza che si contendono in antagonismo
la Verità sul mondo è un clichè confezionato dalla propaganda illuminista di stampo ideologico posteriore e poi anticattolica di tutti i tempi, ma non ha davvero alcun fondamento storico, perchè in quel contesto storico non è così che fu vissuta. Non dimentichiamo che furono gli illuministi nel ’700 a far divorziare la fede dalla ragione; e infondo era anche comprensibile, visto che proprio in quel periodo ci si accorgeva di quante cose potessero essere “spiegate” senza far ricorso a Dio. Anche il lavoro di questi scienziati ha infondo contribuito a purificare la nostra fede. Al contrario la Chiesa ha sempre difeso, tomisticamente, l’unità fra scienza e fede sul piano filosofico; non ultima l’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, che consiglio caldamente di leggere.
Non ci dimentichiamo che ancora nel ’800 c’erano esploratori con tanto di accrediti accademici in geografia che durante le esplorazioni di quei secolo andavano in giro cercando il “Paradiso Terrestre”: non era raro che giornali del tempo uscissero con titoli del genere “Scoperto paradiso terreste in ….”. Se a noi questo fa sorridere è solo perché oggi diamo per scontato che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”, ma ripeto dobbiamo avere rispetto per chi a quell’epoca e ancora nel ’800 era convinto del contrario e non aveva ancora le prove certe che non dovesse essere così. Lo stesso Darwin in giovinezza riteneva i fossili dei residui delle antiche belve decedute evidentemente con il diluvio universale.
Ricordo che la teoria copernicana non fu mai condannata come eretica; Ma solo per “sospetta eresia”: sembra una quisquiglia e un appiglio formalistico, ma nonostante scardinasse le convinzioni religiose ritenute fondatissime e per questo era, si, osteggiata da buona parte della Chiesa, non fu mai condannata come eretica: non poteva esserlo perché si presentava come teoria scientifica e non come religione; questo testimonia comunque che la Chiesa usava l’arma della condanna per eresia con estrema cautela e rispetto per il mondo scientifico e delle idee in generale; e questo nonostante il periodo storico fosse molto “caldo” in tema di eresia. Visto con i parametri odierni ci sembra inaccettabile una tale intromissione della Chiesa in queste questioni, ma all’epoca nessuno metteva in discussione questo diritto, autorità o metodologia.
La teoria coperincata comunque era dibattuta anche da uomini di Chiesa; ma nonostante questo fu di fatto osteggiatissima. Non dobbiamo infine dimenticare che l’opposizione più cruenta (e violenta) contro le idee copernicane fu radicato e praticato nei paesi soprattutto protestanti: ma questo stranamente non viene mai ricordato; si ricorda e si rinfaccia ai cattolici sempre e solo il processo a Galileo: perché? I motivi sono essenzialmente due: un certo pregiudizio cattolico ovvero quel cliché di cui si parlava sopra e il fatto che la Chiesa è l’unica istituzione formale la cui presenza è stata ed è tuttora continua nella storia; e rappresenza così un bersaglio “comodo” con cui prendersela di molte malefatte che infondo tutti ci portiamo dietro; un comodo capro espiatorio. Peccato che non è l’istituzione che fa le virtù o i vizi, ma le persone che la costituiscono, oggi come ieri. E infatti la Chiesa si è sempre definita fatta “per Santi e per i peccatori”.
La vicenda Galileo fu complessa e senz’altro incluse errori da entrambe le parti, e nessuno pensava (ne Galielo ne la Chiesa) che dopo più di 300 anni fossimo ancora qui a discuterne animatamente. La Chiesa sbagliò e lo ha riconosciuto. Direi con troppo ritardo. Tuttavia nella vicenda Galileo c’è ancora chi oggi non vuole ammettere il riconoscere la valenza di quegli atti nel contesto in cui questo avvenne, addossando acriticamente la responsabilità alla “Irragionevole” e retrograda “Chiesa oscurantista” perché questa visione e questi cliché ricalcano facilmente un martellante stereotipo facile da vendere.
Tutto questo, comunque, non c’entra affatto con i dogmi della fede, almeno per quanto riguarda il cristianesimo:
nel Credo non diciamo che il sole gira intorno alla terra, ne alcun documento dogmadico lo fa ha mai fatto qualcosa del genere.
La Chiesa ha sempre tenuto distinti i dogmi e le realtà di fede dalle teorie, conoscenze e filosofie varie “sul mondo” e non mi pare che su questo piano sia mai incappata in errori evidenti di fondo, al di la del dibattito contingente. Se pensi che non sia così, esibiscimi un controesempio e parliamone.
Sono intervenuto con il seguente testo sul forum dell’ “ADUC – Salute” sul tema della libertà di ricerca [1] [2]. La prof.sa Cattaneo ha polemizzato sul prestigioso “Nature” riguardo le posizioni Vaticane al solito ritenute contro la ricerca. Forse ha ragione riguardo certi livelli sull’informazione… ma io qui vorrei porre l’attenzione su un’altro aspetto.
I ricercatori adducono “libertà di ricerca” ovvero nessun vincolo di natura etica. Come se l’etica, la politica, la scienza e la ricerca non siano tutte attività umane che debbano rispondere a una qualche unità. Se ci professiamo “uomini etici” allora in qualche modo dobbiamo pur convenire su cosa sia etico e cosa non lo e, e quindi limitare coercitivamente ciò che reputiamo non etico. Se assumiamo che l’etica non debba influenzare scelte sulla ricerca (e lo può fare solo la politica con l’autorità della legge) allora a che serve l’etica? Non sarebbe più onesto che questi ricercatori dichiarassero l’inutilità totale dell’etica? Evidentemente non lo fanno perché hanno paura di essere impopolari e smascherati in ciò che (molti di loro) vogliono veramente fare: ossia quello che gli pare in assoluto, sempre.
Ma andiamo avanti. Questi “ricercatori” difendono a spada tratta l’indipendenza della ricerca dalla politica, dalla religione, dalla filosofia, dalle idee etiche etc… sostenendo che la ricerca “deve andare nella direzione a lei più proficua” in modo libero, secondo le proprie convenienze e libertà, adducendo questo dogma della fantomatica “libertà di ricerca”. Ma da dove viene questa “libertà di ricerca”?
Facciamo un passo indietro: fin dalla nascita della scienza, fare ricerca era relativamente semplice. E non poneva più di tanto questioni etiche. Bastava un buon cervello, molta abilità manuale, genialità personale, un po’ di inventiva. A Galileo sono bastati alcuni piani inclinati, il suo violino, e far cadere dei gravi dalla torre di Pisa. E’ stato così non solo per tutti gli scienziati del ’700 e dell’800 ma ancora Enrico Fermi con il suo “gruppo di via Panisperna” a inizio del secolo scorso si servita per le ricerche sul nucleare di strumenti rudimentali, fatti a mano; andavano per esempio a raffreddare i campioni radiattivi nella fontana del cortile, correndo lungo il corridoio mentre li tenevano nelle mani: cose che a noi sembrano davvero preistoria. I coniugi Curie facevano i propri esperimenti nel garage. Era così anche nella tecnica fino a pochi decenni fa, con il primo computer Apple, che è nato in un garage.
Con queste premesse la libertà di ricerca dello scienziato-ricercatore era certamente maggiore rispetto a oggi, perché le risorse necessarie per fare ricerca erano relativamente a portata di mano. Questo perché la scienza e la ricerca aveva “terreno vergine” in quasi tutti i campi e quindi era relativamente facile progredire.
Oggi non è più così. Per fare ricerca e ottenere risultati importanti servono soldi. Molti soldi. Servono macchine sempre più sofisticate fornite dalle industrie a caro prezzo. Che siano soldi privati o pubblici oggi nessun ricercatore può aspirare in nessun campo a fare scoperte importanti “per conto proprio” secondo le proprie libere scelte, gusti o piaceri personali: semplicemente chi vuole fare carriera si orienta laddove ci sono più fondi, perché li c’è la possibilità di pubblicare di più, di avere onori, fama, carriera, e quant’altro. Ad esempio negli anni ’80 furono spostati fondi ingentissimi soprattutto negli USA per lo studio sull’ AIDS e così in tantissimi si sono messi a studiare in quel campo, a fare pubblicazioni, ricerche e carriere laddove c’era più possibilità di studio. Naturalmente in questi casi nessuno ha sollevato problemi etici, perché non ve ne erano. Ma quanti hanno urlato contro la “libertà di ricerca” che diventava così sempre più dipendente dal denaro? Nele, caso dell’AIDS si trattò di un caso orientato al bene, ma pur sempre di un condizionamento dovuto dalla politica a sua volta influenzato dall’impatto mediatico. Oggi i ricercatori non sono affatto liberi: sono obbligati a fare scienza e ricerca laddove (per svariate ragioni – buone o cattive che possano essere) si concentrano maggiori capitali (pubblici o privati). E’ così nella ricerca spaziale, fisica nucleare, nella medicina e tutti i campi tecnico-scientifici.
La ricerca oggi è schiava del denaro. Questo però non sembra turbare gli scienziati e ricercatori perché infondo hanno bisogno proprio del denaro per fare le proprie ricerche, che altrimenti non farebbero.
Ora mi chiedo: per quale ragione il fatto che la ricerca sia dipendente da ingentissimi interessi economici non desta scandalo come ostacolo alla propria “libertà di ricerca”, mentre invece se l’etica pretende un diritto di prelazione sulla ricerca allora si sollevano così tante proteste? E’ veramente per avere maggiore libertà? O forse si vuole invece continuare ad essere schiavi del denaro e di interessi economici quasi mai pubblicamente chiari? Si parla spesso di “finanziamenti privati” alla ricerca senza però mai che sia chiaro chi effettivamente li tira fuori e soprattutto con quali interessi e obiettivi, veri o dichiarati. E poi… per quale ragione la ricerca non dovrebbe rispondere a criteri etici e/o politici qualora e in particolare venga fatto uso di denaro pubblico? E ancora: se anche il denaro fosse privato, non si dovrebbe comunque renderne conto alla collettività (e quindi all’etica e alla politica) visto che certe scoperte e applicazioni hanno effetti concreti sulla vita di tutti?
Il dogma della “libertà di ricerca” non tiene, perché la ricerca è già schiava dei soldi e ovviamente non gradisce essere sottoposta all’etica che ne incrina i meccannismi e gli interessi. La Chiesa mi sembra assolutamente saggia nel porre questi problemi, e questo al di là della questione (sicuramente esistente anche se propagantistica) sollevata dalla Cattaneo sul problema faziosità dell’informazione, pur esistenti. Cara Cattaneo, della faziosità degli interessi economici, perché nessuno ne parla? E lei cosa ci dice a tal proposito?
Gli scienziati non possono dogmaticamente addurre questa “libertà di ricerca” intesa come “indipendenza dall’etica”, perché è antidemocratica per principio. Bisognerebbe invece discutere su cosa è lecito e cosa non lo è, e soprattutto perché. Ma questo è un campo scivoloso che i ricercatori non vogliono veramente affrontare: la Chiesa invece coraggiosamente invita a farlo, pur esponendo un punto di vista tutto suo (e come non potrebbe essere così?) che meriterebbe di essere messo a confronto con altri sistemi etici, ma non pretendere un non-sistema-etico privo di regole. Ma il dogma che rifiuta ogni etica non ha niente a che vedere con la libertà.
Bisogna però riconosce che la Cattaneo è onesta nel non pretendere una “non-etica” ma almeno riconoscere l’esigenza di essa in senso preminente: ma non mi pare che i colleghi purtroppo la pensino allo stesso modo.
Purtroppo cade nel tranello di strumentalizzare anche Dio, e scrive prolissamente [2]:
“Ho anche la speranza che esista un Dio ben più grande di qualsiasi immaginazione terrena e che non ha bisogno di dogmi per imporsi. Un Dio che lascia liberi gli uomini e le donne di pensare, sperare, amare, gioire, e credere nei modi, nei tempi e nelle forme più diversi. Persone impegnate con la propria coscienza e la propria diversa tensione etica a contribuire ad accrescere, per chi crede, quel dono ricevuto. Un Dio che magari nutre anche un certo amore per la Scienza. Perché, forse, un Dio che vuole tenerci all’oscuro e nella sofferenza non esiste”.
Non è stata una bella uscita mettere in ballo Dio: tutta questa pappardella retorica in pratica dice che ognuno può e deve poter fare quello che vuole, e in nome di Dio! Senza nessun vincolo, contraddicendo se stessa e pure il Vangelo. Infatti non ci dice quali sarebbero questi vincoli. Quel che è peggio è che lo fa adducendo proprio Dio, che invece da comandamenti molti precisi. Parla di dogmi senza sapere cosa siano veramente [3]. Mi chiedo come faccia a definirsi “cristiana” e ancor meno “cattolica” [2]. Ci infila in mezzo Dio (o meglio quell”immagine di Dio che ci piacerebbe che fosse) e si appella alla “libertà di coscienza” come il lasciapassare per fare quello che uno vuole. Sfido la dottoressa Cattaneo a trovare il fondamento di queste sue parole “cristiane” con il Vangelo alla mano (se proprio non vuole usare il Catechismo della Chiesa Cattolica). Dio non ha bisogno di amare la scienza, perché conosce già benissimo le leggi del mondo che ha creato. Dio ama invece infinitamente l’uomo e solo l’uomo, la sua creatura prediletta. Certamente Egli apprezza il nostro sforzo di leggere e capire questo mondo, a patto che questa attività sia orientata all’amore, al bene e alla santità nostra e del prossimo. Dio Padre, poi, non ci vuole certo sadicamente sofferenti. Ma non possiamo dimenticare che ha fatto uso della sofferenza per donarci Cristo, suo unico Figlio, morto in croce e risorto, che ci invita ad abbracciare la croce come segno di santità; Si: il Dio cristiano è un Dio scomodo, perché non possiamo lamentarci delle sofferenze quando Egli stesso non se le è risparmiate neanche per lui. E’ un grande mistero, si, ma mon è sadismo, è realismo: la sofferenza, come diceva Santo Padre Pio di Pietralcina, si può alleviare ma non eliminare.
Gesù diceva che o si adora Dio o si adora Mammona, ossia il denaro, ma non entrambi. Molti uomini di ricerca e di scienza ormai paiono inesorabilmente orientati sulla seconda strada (come la gran parte del mondo) con avidità e poco spirito di servizio vero per l’uomo nella sua interezza. Non sarà il caso della Cattaneo? Chissà… Abbiamo bisogno di nuovo umanesimo per essere davvero liberi: se ci fosse un dibattito su questo si potrebbe arrivare a una qualche forma di etica condivisa, magari diversa da quella che propone la Chiesa, ma che salvaguardi comunque il principio che non si può fare sempre e solo quello che ci pare, perché altrimenti questo favorisce i più forti, i più ricchi a scapito dei più deboli e indifesi, generando ingiustizia.
Mi sono divertito a trascriverla, e ho aggiunto me stesso in un ipotetico “dialogo”. L’intervista è lunga ma davvero di un livello molto basso, in stile “Le Iene”: mi stupisce che persone così intelligenti cadano in certe ingenuità; comunque è il prototipo di un modo tipico e molto diffuso di ragionare: molti luoghi comuni, schemi fissi di ragionamento, frasi fatte, pregiudizi, e ignoranza totale su ciò che viene criticato; è questo che mi preme commentare perchè molto comune.
I: domanda de Le Iene M: risposta di Margherita F: mio commento personale.
I: sei credente? M: no F: si
I: come ti definisci? M: atea F: cattolico
I: cosa vuol dire? M: non credo in Dio, nell’anima, nell’aldilà. Credo nella materia. F: Nulla da eccepire sulla prima affermazione. Ma la seconda non mi sembra onesta: scusa Margherita, come puoi dire “credo nella materia?”: la materia è un dato oggettivo, non è un qualcosa in cui credere o non credere, non ti pare? Una scienziata come te dovrebbe saperlo. Se ti chiedessi “credi nell’esistenza di tua madre?”, pensi che qualcuno razionalmente risponderebbe “no, non ci credo”? Che informazione fornisce la frase “credo nella materia”? Per me nessuna.
I: Chi ti dice che Dio non esiste? M: Credo che Dio sia una invenzione per spiegare tutto ciò che non sappiamo F: Anche se alcuni può essere così, mi sembra una risposta semplicistica. Mi piacerebbe sapere da te cosa spiegherebbero, di ciò che non sappiamo ancora, parole come Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo oppure fece l’uomo a sua immagine e somiglianza o ancora cosa spiegherebbe il mistero dell’Incarnazione? E Il sacrificio Pasquale? E la croce? La Trinità? Quali conoscienze andrebbero a colmare? E’ davvero necessario tutta questa sovrastruttura per spiegare tutto cio che non sappiamo? Se ciò che non sappiamo cambia con il tempo (per il progresso del sapere), allora come mai la fede è sempre la stessa? Se ciò che non sappiamo varia nel tempo, allora anche la fede e Dio dovrebbe “variare” notevolmente nel tempo. Quali misteriose equazioni sconosciute verrebbero risolte da Dio? Come mai la fede non è scomparsa con l’avvento della scienza moderna dal 1700, quando l’uomo si è reso conto che poteva da solo conoscere molto di più di quanto pensava? E poi, la fede non è forse fatta di “misteri”? Se la credenza in Dio fosse fatta di spiegazioni di ciò che non sappiamo come tu dici, allora non si parlerebbe di “misteri”. Perchè allora la dimensione del mistero, per i credenti, è così importante? E poi, scusa, non hai risposto veramente alla domanda! Penso sarebbe stato più onesto, da atea, rispondere: “non me lo dice nessuno; non ci credo e basta”.
I: E allora i miracoli? M: Penso si tratta di illusioni o di fenomeni naturali non ben compresi F: Ok.
I: E le madonnine che piangono? M: Ma perchè non ridono mai? F: La risposta sembra sarcastica, ma toscanamente “risponderòlti molto brevemente:” In realtà non piangono sempre. Se non ridono è perchè il ridere non ci comunicherebbe alcun messaggio spirituale. Se piangono è per l’amore infinito di Dio; la Vergine piange la nostra infedeltà, per la nostra lontananza a Lui. Per i nostri peccati. E’ un pianto d’amore: la Madre di Dio e Madre nostra piange perchè i suoi figli (noi) sono lontani dal suo unico figlio (Gesù Cisto). Ma è un pianto anche di speranza perchè la Vergine non manca mai di indicare quale è cammino che l’uomo deve intraprendere: la via di Cristo.
I: che lavoro fai? M: sono un fisico che studia la natura fisica dei corpi celesti
I: quanti pianeti esistono nel nostro pianeta solare? M: 9
I: quanti soli esistono nella nostra galassia? M: 400 miliari
I: quante galassie nell’universo? M: centinaia di migliaia
I: e la terra quanto durerà? M: almeno altri 5 miliardi di anni
I: perchè, poi cosa accadrà? M: mercurio, venere e poi anche la terra saranno inghiottiti dal sole
I: e l’universo finira? M: oggi sappiamo che l’unvierso è in espansione all’infinito….
I: e non lo ha creato Dio? M: Dio è un ipotesi che ritengo non necessaria F: Per il tuo lavoro certamente non lo è (e meno male!), ma vedi Margherita il mondo e l’uomo non è solo conoscienza, non ci chiediamo solo “come funziona” o “come è fatto” o “come è stato”. Il mondo è anche amore e relazione. E’ qui che entra Dio. Forse hai un ricordo troppo offuscato del vecchio catechismo da bambina quando ti spiegavano che Dio ha “creato” il mondo e ti immaginavi i fumetti, tipo quelli della cappella sistina. Bello. Ma eri bambina: quelle cose te le spiegavano perchè non potevi capirlo diversamente. Ma poi, sei cresciuta. La tua intelligenza è cresciuta, ma la tua fede e la tua immagine di Dio è rimasta come quella da bambina… e non avendola fatta crescere insieme a te l’hai abbandonata perchè era diventata incompatibile e arida. Quel seme che hai ricevuto con il battesimo, l’hai lasciato seccare invece che annaffiarlo con la tua intelligenza e i doni di scienziata che hai ricevuto.
I: e chi l’ha creata? M: la materia probabilmente è sempre esistita F: “sempre”? Ma la fisica non dice che il tempo anche fa parte del tutto? Dunque anche il tempo fa parte dell’universo. E allora? In ogni caso non hai risposto alla domanda, alla quale, da buona atea, avresti potuto meglio rispondere “non credo affatto che debba esserci un qualcuno che l’abbia creata”. o no?
I: e la materia chi l’ha creata? M: è sempre esistita F: aridaje! idem.
I: chi è stato Gesù Cristo? M: una grandissima figura, uomo non Dio! F: Grandissima figura? Da credente dovrei rispondere ovviamente che è vero Dio e vero uomo (uso il presente non il passato), ma poichè non ci sarebbe argomento di discussione, mi abbasserò alla tua logica del non credente: non hai mai pensato che se Gesù fosse solo un uomo, sarebbe stato davvero un pazzo da legare? Io non penso che sarebbe “una grande figura” ma un autentico bugiardo, fanatico o pazzo drogato: uno che dice di essere il figlio di Dio, che dice cose insensate tipo prendete e mangiate, questo il mio corpo… questo è il mio sangue oppure io sono la verità, la via, la vita e io vi darò da bere acqua di vita eterna… e tante altre cose di questo tipo… se è solo un uomo meritava forse davvero la crocefissione! Ma come si fa a dire che è un “grande uomo”? Questa posizione “buonista” che vuol per forza vedere in Gesù almeno un uomo buono e misericordioso che da le carezze ai bambini mi sembra solo una posizione ipocrita, mielosoa e di comodo, solo perchè si vuole salvarlo compassionevolmente. Chissà perchè. No, mi spiace: se Cristo era solo un uomo, la sua figura è completamente da rigettare perchè tutto quello che ha detto e fatto è completamente folle. Fuori da ogni logica umana. Meglio allora grandi uomini veri che almeno non erano bugiardi e dicevano di essere quello che erano veramente: solo uomini; come Gandhi, Buddha, Platone, Seneca, Confucio, e tanti altri. Perchè voi atei, che partite dal presupposto ovvio che Gesù non può essere il Figlio di Dio, non avete il coraggio di dire queste cose? A me sembrano così evidenti razionalmente!
I: quale ruolo ha avuto nella storia la religione? M: è stata importantissima
I: e il cristianesimo? M: la parola di cristo “ama il prossimo tuo come te stesso” sono una morale che tutti possono accettare: laici e credenti. F: Scusa Margherita se insisto, ma penso proprio che hai un cattivo ricordo del catechismo o hai avuto un cattivo insegnate (capita!). Quella frase è ancora dell’Antico Testamento. Cristo non l’ha mai detta. Ha detto qualcosa di completamente nuovo che completa e supera questo concetto: “Amatevi come io vi ho amato”. Non so se rende l’idea sulla radicale differenza del concetto… cosa c’è di “umano” in queste parole? No non è una “morale” per tutti. Solo con la fede la si può accogliere.
I: sai l’atto di dolore? M: non so nemmeno che cosa sia. F: non preoccuparti, non è necessario visto che non sei credente. Dio ti ama lo stesso.
I: cosa è che non ti spieghi? M: ci sono tante cose che la scienza non può spiegare… F: meno male! sennò gli scienziati sarebbero disoccupati! Ma è così anche nella fede: non si può spiegare tutto e in modo completo, quindi anche i teologi avranno sempre lavoro in abbondanza
I: e l’ultima cosa che ti sei spiegata? M: che l’universo è piano cioè obbedisce alla geometria euclidea, perciò l’universò è infino nel tempo e nello spazio F: non mi pare sia così… le teorie sono tante… comunque sorvoliamo.
I: studiando l’universo hai mai trovato traccie di Dio? M: no davvero! F: come credente, questo tranquillizza molto anche me. Infatti non puoi trovare Dio se non nel tuo cuore.
I: e quando guardi dentro di te cosa vedi? M: noi atei crediamo di dover agire secondo coscienza per un principio morale, non perchè ci aspettiamo una ricompensa in paradiso F: Anche, qui, Marghetira, mi pare che la tua visione della fede sia ancora legata a immagini infantili sulla logica del premio/ricompensa. Non è questo il motivo fondante che spinge una persona credente (e adulta!) a credere. Cristo non parlava ai bambini, ma sempre e solo agli adulti: c’era una ragione ben precisa. Anche chi non crede o chi ha rifiutato Cristo può avere la vita eterna con le buone opere, ma il Regno dei Cieli è un’altra cosa. In ogni caso il discorso dell’aldilà è si importante, ma non determinante riguardo le ragioni del credere. Noi credenti crediamo di dover agire secondo il volere di Dio che è origine dei principi morali che tentiamo umanamente (e imperfettamente) di applicare, ma il motivo che ci spinge a questo non è la ricompensa nel così detto “paradiso”. E’ la coscienza di essere suoi Figli (data dal Battesimo) e la volontà di avvicinarsi e unirsi a Lui perchè siamo inesorabilmente misticamente fatti “a sua immagine”, in quanto perennemente bisognosi di un amore infintio che solo Dio può colmare con il dono di se (Cristo stesso). Non tutti “sentono” questo…. è vero che la “ricompensa” è il Regno dei Cieli, ma questo non vuol dire che non si va in cielo senza fede.
I: da quale materia è composta un essere umano? M: dalla stessa materia di cui sono composte le stelle
I: perchè viviamo? M: per domandarci chi siamo, da dove veniamo… F: lo scopo del vivere sarebbe porsi queste domande? E quali sarebbero le risposte? La fede da risposte a queste domande. Che senso ha porsi domande per lasciarle aperte?
I: dopo la morte dove andiamo? M: dopo la morte non ci siamo più F: detto da un atea mi sembra una risposta chiara e coerente.
I: hai mai avuto dubbi? M: no F: strano. Un uomo di scienza dovrebbe sempre averne. Ma forse qui ti riferisci ai dubbi riguardo la fede. Come credente, invece, ho avuto molti dubbi, eccome! Non puoi immaginare quante volte mi sono chiesto durante le preghiere, di fronte al Santissimo Sacramento: “…e se quell’ostia fosse solo un pezzo di pane?”. Poi però continuavo a pregare…
I: hai mai bestemmiato? M: oh! io bestemmio sempre, son toscana! F: vabbè…. giusto perchè sei toscata!
I: come hai vissuto la morte del Papa? M: pever’uomo! faceva pena, vederlo così mal ridotto…!
I: è giusto cancellare programmi per una settimana? [Rifetito al fatto che dopo l'elezione di Benedetto XVI la RAI ha dedicato così tanto tempo al fatto, NdR] M: assolutametne no! L’italia dovrebbe essere uno stato Laico! F: cioè uno stato laico non dovrebbe parlare di fatti riguardanti la religione e censurarli? Che principio di laicità è questo, se si riduce a censuare la religione? Forse una risposta più razionale sarebbe stata “una settimana mi sembra oggettivamente eccessiva”, magari argomentanto anche il perchè; ma invocare la solita laicità come fosse un deus ex machina, o peggio una contro-religione, mi sembra molto ideologico, un linguaggio ormai vecchio, vuoto, privo di senso e di contenuti.
I: un’aggettivo per papa Woytila M: un buon papa, non un papa santo! F: Ti dichiari atea e pensi anche di saperne molto sulla santità. Ma perchè no?
I: un’aggettivo per papa Ratzinger? M: mah.. lo vedremo all’opera! F: Chissà cosa avresti da dire oggi dopo tre anni e mezzo che ha speso a parlare di ragione e fede…
I: la chiesa esisterà in eterno? M: penso di no F: anche un credente pensa di no. “fino alla fine dei tempi” invece si. Per la fede, sono due cose diverse.
I: e la religione? M: nemmeno F: strano. Pare che oggi il fenomeno religioso sia in crescita un po’ in tutto il mondo. Ma questo, in effetti, non vuol dire nulla.
I: in cosa la chiesa condiziona la vita politica? M: in italia moltissimo! F: scusa ma perchè non rispondi alla domanda? La domanda era “in che cosa” non “dove”. Da quando influenzare la politica è una cosa cattiva? Non hanno tutti il diritto di farlo? I sindacati possono farlo. La confindustria può farlo. Tutti i movimenti possono farlo. La massoneria può farlo anche in modo occulto e nessuno dice niente. Ma la Chiesa no! E lo fa pure apertamente. La libertà è per tutti, tranne per i credenti. Davvero singolare questo modo di ragionare.
I: in che modo condiziona la tua vita? M: la mia non la condiziona affatto F: lo credo bene
I: perchè diminuiscono i preti occidentali diminuiscono e aumentano quelli del terzo mondo? M: la religione si raccomanda quando si vive male, quando si fa la fame… F: Ah si? E allora perchè proprio gli U.S.A. sono al contempo un paese dove la religione è socialmente molto rilevante e allo stesso tempo c’è molto benessere? Cara Margherita, hai mai provato a vedere una mappa statistica del mondo e vedere se c’è davvero una corrispondenza fra povertà e partecipazione religiosa? E perchè non proviamo a misurare anche le derivate di queste misure? Questo si, mi sembra un approccio scientifico. In India i cristiani in questi giorni sono perseguitati e pagano con la vita perchè portano istruzione, scuole, ospedali e una speranza di salvezza per tanti disgraziati: i fuori casta. Non portano certo malessere e fame che invece fa comodo ad altri gruppi di potere economico, che hanno bisogno di queste masse come serbatoio di manodopera a basso costo, in nome di uno sviluppo economico ingiusto che invece di vedere l’uomo al centro, lo mette a margine. Chi vuole veramente la fame e il male?
I: perchè la democrazia si è sviluppata maggimente dove era diffuso il cristianesimo? M: gesu è stato forse il primo socialista della storia. F: Già. Gesù per molti è proprio di tutto: un filosofo, un socialista, un comunista, un vegetariano, un pacifista. Tutto, fuorchè il Figlio di Dio Incarnato e Risorto. Scusa ma per spiegare il socialismo, c’è proprio bisogno di Gesù? Nella storia del socialismo non ho trovato nessun riferimento a Gesù: vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Socialismo. Ma perchè vogliamo mettere questo Gesù per forza dappertutto? Perchè neanche gli atei riescono a liberarsene definitivamente? Perchè anche i non credenti, proprio perchè non credenti, non riescono proprio a ignorarlo? Dopotutto se sono non credenti, cosa gliene importa di uno che dice di essere stato il figlio di Dio? E poi, Margherita, cosa centra il socialismo con la democrazia? Non sono la stessa cosa. La domanda parlava di democrazia. Tu hai parlato di socialismo e ci hai per forza voluto buttare dentro Gesù. Ma perchè tutta questa ammucchiata inutile? Scusa ma è meglio che ti occupi di astronomia. Un ultima provocazione: se i credenti e la chiesa non esistessero, e Dio fosse un concetto sconosciuto, gli atei non avrebbero nulla da dire, nulla su cui ragionare circa il proprio ateismo, nulla da pensare. Ciò che voi criticare è proprio ciò che vi da identità di pensiero in quanto atei. Il credente si accontenta di Dio e non ha bisogno d’altro. L’ateo ha bisogno del credente per definirsi ateo. Cosa sarebbero gli atei senza i credenti? Singolare, vero?
I: cosa si scoprità in futuro? M: come si è originato l’inizio dell’universo…
I: esistono esseri simili a l’uomo? M: è molto probabile
I: e l’uomo con questi simili entrerà in contatto? M: le distanze sono enormi e la velocità della luce è un limite insuperabile
I: esistono gli UFO? M: credo siano abbagli…
I: che valore ha l’astrologia? M: è un residuiduo dell’ignoranza del passato F: Non è ignoranza, Margherita. E’ la debolezza dell’uomo che lo porta alla superstizione, al volersi aggrappare a una “pseduoreligiosità” effimera. E non è solo del passato, perchè dura ancora, sotto forme diverse. Ma dura. Non bisogna essere duri giudicando queste persone, ma comprensivi del bisogno di amore che tutti desideriamo. Tu per esempio hai trovato conforto e forza nello studio, nella ragione e nella ricerca. Non tutti hanno questa fortuna. Non pensi?
I: è possibile prevedere il futuro dalle stelle? M: le stelle non hanno nessuna influenza sulla nostra vita F: ovviamente sono d’accordissimo.
I: esiste il destino? M: il destino lo si fa da noi, cone le nostre azioni. F: il destino non esiste. Esiste la Provvidenza che è un concetto radicalmente diverso che mette in gioco la totale libertà della singola persona e allo stesso tempo anche la totale libertà del divino, in un intreccio misterioso ma amorevole di fenomeni dello Spirito e del vissuto, che certo non sono qualificabili come “destino”.
I: quando sei nella merda, a chi ti rivolgi? M: a quelli che votano xxxx [non si capisce la parola, NdR]
I: sei innamorata? M: Sssi! del mio compagno, siamo insieme ormai da 60 anni! F: auguri di cuore
I: figli? M: no!
I: e perchè non li hai fatti? M: si stava proprio bene senza
I: cosa ti fa incazzare? M: soprattutto l’ipocrisia F: anche Cristo non la sopportava proprio. Ma Lui aveva autorità per condannarla. Spesso anche noi la condanniamo, ma lo facciamo per lodare implicitamente noi stessi e per porci su di un piedistallo: questo è a sua volta una ipocrisia ed è contro il vangelo. Se invece il notare quella ipocrisia altrui ci fa anche vedere la nostra ipocrisia (o ci previene da essa), allora è cosa buona.
I: cosa ti commuove? M: le sofferenze del prossimo
I: cosa ti rende felice? M: il mio lavoro
I: oggi sei felice? M: si
I: perchè? M: perchè c’è una bellissima giornata un bel cielo azzurro F: E’ vero, si può godere di tante cose semplici e infondo belle. Basta notarle. Un problema è che troppo spesso non facciamo caso a queste cose.
I: e non ti manca un po’ Dio? M: no, assolutamente F: da un’atea non mi aspettavo risposta diversa.
I: e non ti senti un po’ sola? M: no F: infatti. perchè dovresti?
I: e non hai paura? M: no! paura di cosa? F: Già, di che cosa bisognerebbe aver paura? Nulla da aver paura: gli atei perchè non credono in Dio e non hanno il dubbio di dover essere in qualche modo giudicati. I credenti non hanno paura perchè confidano nella misericordia e hanno sempre speranza in Dio. La paura è contro la fede e anche contro la ragione. Quindi la paura è totalmente irrazionale, tanto in un senso tanto nell’altro.
Navigando mi sono imbattuto in questa recensione: “Guida per persone razionali” [1]. Già il titolo autoafferma e autocelebra la propria razionalità, facendo capire che chi invece non la pensa allo stesso modo non può fregiarsi dell’aurea della “Suprema Razionalità”. E’ un libro che parla di etica, da un punto di vista diciamo “laico”. Mi hanno colpito queste parole [1]:
Le nostre idee del bene e del male o del giusto e dell’ingiusto si sono selezionate per sopravvivere nella savana del Pleistocene. E certamente non sono molto affidabili in un letto d’ospedale o per relazionarsi con un’istituzione sanitaria. Nondimeno è necessario un intenso addestramento, che non è accessibile a tutti, per non decidere solo sulla base delle intuizioni morali, ma anche usando il ragionamento logico.
La tesi sarebbe, in conclusione, che bisogna superare le intuizioni morali a favore di un meglio strutturato e famigerato ragionamento logico: questo perché il nostro senso del bene e del male, consolidatosi durante l’evoluzione umana, è ormai obsoleto, non più adatto all’ habitat di oggi.
Il fatto ironico è che questo avviene in un portale che si chiama GALILEONET.ITche parla quindi di scienza e che, nominalmente, vuole essere scientifico e razionale.
Scientismo esasperato (primo errore): il bene e il male sarebbero concetti che l’uomo ha assimilato durante l’evoluzione. Peccato che questi concetti siano cambiati molte volte nella sola storia recente. Peccato che non esista nessuna definizione “scientifica” del concetto di “bene” e “male”. Un conto è affermare che molti comportamenti umani (sessuali, sociali, di tendenze) siano stati forgiati dalla natura durante l’evoluzione (tesi più o meno accettata e accettabile, ma non definitiva come tutte le teorie scientifiche). Tutt’altra cosa è affermare invece che tutto, perfino il “bene e il male” lo siano. Una persona perde la vita salvando quella di uno sconosciuto: cosa c’è di pleistocenico in questo comportamento umano? Eppure accade. Alcune persone passano la vita come eremiti su l’ Himalaya, altre ricercando Dio per tutta la vita come dei folli, altri dipingendo per le strade come dei barboni, e sono felici così. Cosa c’è di pleistocenico in questi comportamenti? Eppure sono cose che accadono da sempre. Nessuna teoria scientifica seria potrebbe affermare cose così forti. L’affermazione è dunque ideologica, ascientifica, arazionale.
Presunzione di alogicità della morale (secondo errore): Quando si dice che “non [bisogna] decidere solo sulla base delle intuizioni morali, ma anche usando il ragionamento logico” si assume implicitamente, ideologicamente e dogmaticamente, che le intuizioni morali siano illogiche o alogiche. Nessuna tesi scientifica seria avallerebbe mai questa ipotesi, se non altro perché non rientra nel campo della scienza o della logica stessa. Per gli scientisti, invece, costituisce un dogma fondamentale. L’affermazione è dunque ideologica, ascientifica, arazionale.
Sapienza antidemocratica (terzo errore): grave e intrinsecamente illiberale è l’affermazione secondo cui sarebbe “necessario un intenso addestramento, che non è accessibile a tutti, ….” questa affermazione presuppone che la logica (cioè il Logos, la conoscienza stessa) e quindi la giustizia sia veramente a disposizione solo di pochi illuminati, intelligenti e sapienti scienziati, a cui sarebbe data la missione quasi messianica di “addestrare”, cioè indottrinare, i poveri ignoranti che a questo punto non potrebbero fare altro che piegarsi umilmente alla “Logica dei pochi sapienti”, che con tanta fatica e passione hanno riposto nei loro pur apprezzabili studi. Se un povero ignorante e semplice uomo non vuole eutanasiare l’anziana mamma… sarebbe a causa dei suoi pregiudizi illogico-morali ed è quindi bene che prenda consiglio dai “Depositari della Sapienza” perché solo loro sapranno consigliarlo secondo la conoscenza, unica vera fonte di giustizia. Dunque una dittatura: una concezione del bene e del male, legato al solo sapere e alla pura conoscenza, è di fatto una religione gnostica [3] mascherata (forse incoscientemente). Essa nulla ha a che vedere con la vera scienza e il pensiero scientifico. L’affermazione è dunque ideologica, ascientifica, arazionale.
A questo cervello pleistocenico, preferisco quello autenticamente galileiano: il povero Galileo si starà rivoltando nella tomba! Nel Dialogo [2] ebbe a scrivere:
[Sagr] Estrema temerità mi è parsa sempre quella di coloro che voglion far la capacità umana misura di quanto possa e sappia operar la natura dove che all’incontro e non è effetto alcuno in natura per minimo che e sia all’intera cognizion del quale possano arrivare i più specolativi ingegni. Questa così vana presunzione d’intendere il tutto non può aver principio da altro che dal non avere inteso mai nulla perchè quando altri avesse esperimentato una volta sola a intender perfettamente una sola cosa ed avesse gustato veramente come è fatto il sapere conoscerebbe come dell’infinità dell’altre conclusioni ninna ne intende.
in un articolo di questi giorni “Un passo in più verso il voto elettronico” viene presentata la possibilità di trasmettere dati con tecniche di crittografia quantistica ed applicarle come sistemi di scrutinio al “moderno” sistema elettorale svizzero. L’articolo recita:
Il sistema sviluppato dagli specialisti ginevrini, che consente di assicurare il trattamento dei dati risultanti da uno scrutinio, è considerato inviolabile. La crittografia quantistica permette infatti di controllare se le informazioni trasmesse hanno subito un’alterazione tra la raccolta e l’archiviazione dei dati.
Da informatico, tutto questo mi sembra francamente fumo negli occhi. Mentre è vero che viene garantita sicurezza “a prova di bomba” nella trasmissione, nessuno sa garantire e nessuno parla di cosa accade veramente quanto l’informazione viene elaborata agli estremi (peer entities o end-points): ossia prima che venga inserita nel mezzo trasmissivo e dopo che essa ne esce, quando le fantomatiche e magiche regole quantiche non valgono più: insomma non si fa che spostare la criticità da un punto ad un altro.
I sistemi elettorali elettronici sono fumo negli occhi e obbligano l’elettore a fidarsi di chi fabbrica e mette a punto (setup) questi sistemi tecnologici e non più di una commissione di comuni persone che controlli schede elettorali fatte di carta e atomi, piuttosto che di fotoni. Quando consegnamo la carta di credito al negoziante, ci stiamo fidando che la sua apparecchiatura sia legale e non taroccata; dobbiamo sempre e comunque fidarci di qualcuno: anche della commissione elettorale fatta di persone.
Non possiamo fare a meno della fiducia: ma almeno possiamo fare in modo che tutto sia verificabile da un piu vasto numero possibile di persone: questo con meccanismi tecnologici controllati e controllabili da pochi non è più possibile. Anche una commissione può fare brogli, ma potrà imbrogliare solo quel pugno di voti che escono dal proprio seggio. Chi invece controlla certi sistemi su vasta scala potrà controllare il risultato di una intera tornata elettorale; milioni di voti; e dedicidere chi deve vincere. E’ piu facile imbrogliare se chi deve mettersi daccordo è un numero ristretto di persone. Non facciamoci illudere dal miraggio della tecnologia venduta come medicina dei nostri presunti mali: non è un probema tecnologico, è un problema di rapporti umani.
Il voto elettronico sotto qualsiasi forma, è un attentato alla democrazia e alla libertà. “Un passo in più verso il voto elettronico” è un passo in meno (anzi indietro!) verso la democrazia.
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