28 apr 2011
FabrizioPseudoscienza, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Casa del Padre, Cattopregiudizi, Luoghi comuni
A valle di quanto discusso nei commenti nel post Il terremoto un castigo di Dio? ho proposto di proseguire qui una parte degli argomenti in quanto si rischiava di “andare fuori tema” nell’altro blog.
Proseguo quindi la discussione. More
12 dic 2010
FabrizioEtica, Filosofia, Pseudoscienza, Societa e Cultura Dignità Umana, Etica, Libertà, Pseudolibertà, Pseudoscienza, Relativismo, Scienza e vita
Matthias Bloechle è un ginecologo tedesco che fra il 2005 e il 2006 «aveva seguito nel suo centro di medicina della riproduzione o “Kinderwunschzentrum” a Berlino tre coppie con una predisposizione a malattie genetiche, delle quali una aveva già una figlia handicappata, e trasferito nell’utero delle donne in questione solo embrioni rivelatisi “sani” dopo una PID» [1]
PID vuol dire “Preimplantation Genetic Diagnosis”, Diagnosi Genetica Preinpianto. Detto in altro modo: butto gli embrioni malati, impianto quelli sani, visto che comunque devo fare una qualche “scelta”. More
05 set 2010
FabrizioFilosofia, Pseudoscienza, Religione Fede Chiesa, Scienza Ateismo, Filosofia, Pseudoscienza, Scienza

Stephen Hawking
Stephen Hawking, fisico teorico stimato e conosciuto al grande pubblico per libri divulgativi di successo [6], ha scritto un libro che sta facendo parlare in questi giorni [1] [2] [3] [4]: si chiama “The Grand Design” e pare che affermi che Dio non esiste. Non esprimo giudizi di merito perchè non ho letto il libro. More
19 mag 2010
FabrizioFilosofia, Pseudoscienza, Societa e Cultura Filosofia, Pseudoscienza, Scienza

Seguo sempre con interesse e stima il suo blog, il suo lavoro, il suo impegno contro le bufale e in favore di una ragione seria contro le pseudoscienze, tanto che il link figura nei blogroll di questo blog. Le auguro per questo il miglior successo e i migliori frutti.
Nel suo recente post “Si può morire di antiscienza a sedici anni?” racconta la triste vicenda di Clara Palomba e altre, che muoiono a causa di mancate cure mediche per essersi affidati a santoni e ciarlatani.
Riporto i sui giudizi, per altro ampiamente avallati e supportati nei commenti del suo blog da molti suoi lettori:
Ben le sta. Spero sia stata una morte lenta e dolorosa. No, non ho pietà per i morti
Sono troppo incazzato e comunque non sono un ipocrita.
Voi, tutti voi, avete contribuito a uccidere una ragazzina di sedici anni. Possa il suo nome perseguitarvi per sempre. Io non vi darò il lusso di dimenticarlo.
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08 feb 2010
FabrizioPseudoscienza, Religione Fede Chiesa, Scienza, Societa e Cultura Cattopregiudizi, Risposte nominali
Rispondo in modo articolato al commento: Alle ,
Era infatti già da tempo che avevo “in canna” un post su processo a Galileo. Approfitto dell’occasione, riprendendolo, ampliandolo e rispondendo al mio lettore, che ringrazio per aver lanciato la palla.
La differenza è chiaramente osservabile nel caso di Galileo, religioso e razionale, ma che lo fu in quanto non permise alla religione di impedirgli di ragionare.
Un saluto (non rispondo sempre ai tuoi post, ma li leggo).
Qui mi pare che confondi la religione in quanto tale, con le istituzioni, gli uomini e le contingenze che hanno rappresentato, in un periodo storico particolare in una vicenda particolare; quella di Galileo appunto.
Chi impedì a Galileo di ragionare non fu la “religione”, ma le persone, le istituzioni e le convinzioni del suo tempo. Che agirono, questo è vero, in nome di una credenza religiosa.
Che la Bibbia avesse un valore spirituale non c’era alcun dubbio ne ieri ne oggi per la vita del fedele.
Che la Bibbia invece non avesse un valore “storico” nel senso di raccontare effettivamente come “va il mondo”
è un fatto scontato per noi oggi, che veniamo dopo secoli da quella vicenda, e abbiamo poi approfondito
moltissimo gli studi biblici e la formazione di questi libri nella storia, in particolare il genere letterario del mito e del suo rapporto con la scrittura ispirata. Ma allora tutto questo non si sapeva e non era affatto scontato. Si pensava quindi che la Bibbia raccontasse anche la realtà storica. Condannare quelle persone solo perché vivevano in un tempo diverso e giudicarle con i nostri parametri non mi sembra una operazione di giustizia e oggettività.
Fu proprio Galileo, con grande intuizione teologica, a dire per primo che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”; Ma così dicendo si “intrometteva” nel campo teologico e la Chiesa intervenne in quanto il campo era di sua competenza. D’altra parte il “Dialogo Sopra i due massimi Sistemi” non è un trattato scientifico, ma parla di Teologia, di visione del mondo. La Chiesa sbagliò perché poi le idee di Galileo ebbero la meglio, ma non dimentichiamo che al tempo del processo, non era così evidente che Galileo avesse ragione. Lo Sbaglio della Chiesa fu vietare quelle idee anche nell’ipotesi che fossero state infondate. Supponiamo che Galileo non avesse avuto ragione: chi oggi parlerebbe più del processo a Galileo? Nessuno. Anzi, nessuno lo ricorderebbe come scienziato, ma come un pazzo stravagante. Solo anni più tardi con Newton e le leggi di gravitazione si comprese davvero perchè doveva essere così.
A questo si aggiunse la beffa e l’umiliazione del povero Galileo che funse da capro espiatorio e umiliato senz’altro più del necessario (ma qualcuno oggi pensa, chissà perchè, che fu bruciato sul rogo!) da parte della Chiesa che era più preoccupata ad evitare nuove eresie, dopo il trauma dello scisma Luterano, piuttosto che a permettere idee ritenute “audaci”. E le idee di Galielo (anche se poi rivelatesi corrertte) erano certamente audaci, perchè deboli sul piano delle prove. E per questo la Chiesa pensò che fosse suo dovere impedire che quelle idee si diffondessero: questo si fu davvero uno sbaglio “tattico” assolutamente madornale; D’altra parte anche nella Chiesa c’era chi era scettico in una eventuale condanna a Galileo, perché se poi avesse avuto ragione, ci avrebbero fatto pessima figura. Come poi avvenne. Furono delle scelte tattiche e politiche sbagliate, ma non c’entra davvero con l’essenza del cristianesimo, della religione e delle questioni di fede in quanto tali.
Anche se possiamo capire che la questione a quel tempo e nel contesto storico dell’epoca non era affatto banale, come non potrebbe essere banale oggi il problema dell’ AIDS o dell’eutanasia.
Galileo comprese benissimo la differenza fra questi due piani, tanto è vero che non rinnegò la Chiesa e morì fedele cattolico. Chi invece oggi invoca sempre questo processo a Galileo ogni volta che si parla di Ragione e rapporti fra fede e scienza, deve ancora purificarsi da questa impostazione scorretta, quasi che il processo a Galileo fosse la macchia infame e indelebile della religione per tutti i secoli dei secoli; evidentemente ancora si fa confusione fra i due piani e non si si vuole proprio distinguerli.
Il processo a Galileo visto come come simbolo della lotta fra fede e scienza che si contendono in antagonismo
la Verità sul mondo è un clichè confezionato dalla propaganda illuminista di stampo ideologico posteriore e poi anticattolica di tutti i tempi, ma non ha davvero alcun fondamento storico, perchè in quel contesto storico non è così che fu vissuta. Non dimentichiamo che furono gli illuministi nel ’700 a far divorziare la fede dalla ragione; e infondo era anche comprensibile, visto che proprio in quel periodo ci si accorgeva di quante cose potessero essere “spiegate” senza far ricorso a Dio. Anche il lavoro di questi scienziati ha infondo contribuito a purificare la nostra fede. Al contrario la Chiesa ha sempre difeso, tomisticamente, l’unità fra scienza e fede sul piano filosofico; non ultima l’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, che consiglio caldamente di leggere.
Non ci dimentichiamo che ancora nel ’800 c’erano esploratori con tanto di accrediti accademici in geografia che durante le esplorazioni di quei secolo andavano in giro cercando il “Paradiso Terrestre”: non era raro che giornali del tempo uscissero con titoli del genere “Scoperto paradiso terreste in ….”. Se a noi questo fa sorridere è solo perché oggi diamo per scontato che la Bibbia è “fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo”, ma ripeto dobbiamo avere rispetto per chi a quell’epoca e ancora nel ’800 era convinto del contrario e non aveva ancora le prove certe che non dovesse essere così. Lo stesso Darwin in giovinezza riteneva i fossili dei residui delle antiche belve decedute evidentemente con il diluvio universale.
Ricordo che la teoria copernicana non fu mai condannata come eretica; Ma solo per “sospetta eresia”: sembra una quisquiglia e un appiglio formalistico, ma nonostante scardinasse le convinzioni religiose ritenute fondatissime e per questo era, si, osteggiata da buona parte della Chiesa, non fu mai condannata come eretica: non poteva esserlo perché si presentava come teoria scientifica e non come religione; questo testimonia comunque che la Chiesa usava l’arma della condanna per eresia con estrema cautela e rispetto per il mondo scientifico e delle idee in generale; e questo nonostante il periodo storico fosse molto “caldo” in tema di eresia. Visto con i parametri odierni ci sembra inaccettabile una tale intromissione della Chiesa in queste questioni, ma all’epoca nessuno metteva in discussione questo diritto, autorità o metodologia.
La teoria coperincata comunque era dibattuta anche da uomini di Chiesa; ma nonostante questo fu di fatto osteggiatissima. Non dobbiamo infine dimenticare che l’opposizione più cruenta (e violenta) contro le idee copernicane fu radicato e praticato nei paesi soprattutto protestanti: ma questo stranamente non viene mai ricordato; si ricorda e si rinfaccia ai cattolici sempre e solo il processo a Galileo: perché? I motivi sono essenzialmente due: un certo pregiudizio cattolico ovvero quel cliché di cui si parlava sopra e il fatto che la Chiesa è l’unica istituzione formale la cui presenza è stata ed è tuttora continua nella storia; e rappresenza così un bersaglio “comodo” con cui prendersela di molte malefatte che infondo tutti ci portiamo dietro; un comodo capro espiatorio. Peccato che non è l’istituzione che fa le virtù o i vizi, ma le persone che la costituiscono, oggi come ieri. E infatti la Chiesa si è sempre definita fatta “per Santi e per i peccatori”.
La vicenda Galileo fu complessa e senz’altro incluse errori da entrambe le parti, e nessuno pensava (ne Galielo ne la Chiesa) che dopo più di 300 anni fossimo ancora qui a discuterne animatamente. La Chiesa sbagliò e lo ha riconosciuto. Direi con troppo ritardo. Tuttavia nella vicenda Galileo c’è ancora chi oggi non vuole ammettere il riconoscere la valenza di quegli atti nel contesto in cui questo avvenne, addossando acriticamente la responsabilità alla “Irragionevole” e retrograda “Chiesa oscurantista” perché questa visione e questi cliché ricalcano facilmente un martellante stereotipo facile da vendere.
Tutto questo, comunque, non c’entra affatto con i dogmi della fede, almeno per quanto riguarda il cristianesimo:
nel Credo non diciamo che il sole gira intorno alla terra, ne alcun documento dogmadico lo fa ha mai fatto qualcosa del genere.
La Chiesa ha sempre tenuto distinti i dogmi e le realtà di fede dalle teorie, conoscenze e filosofie varie “sul mondo” e non mi pare che su questo piano sia mai incappata in errori evidenti di fondo, al di la del dibattito contingente. Se pensi che non sia così, esibiscimi un controesempio e parliamone.
06 feb 2010
FabrizioPseudoscienza, Religione Fede Chiesa
Da un intervista del “prof. Umberto Veronesi” che leggo recensita su
“La Stampa”:
La religione impedisce di
ragionare, la scienza vive nella
ricerca della verità. Umberto
Veronesi, nel corso di «Sky
Tg24 Pomeriggio», ha spiegato
i motivi che, da scienziato, lo
hanno allontanato dalla fede.
«Scienza e fede non possono
andare insieme – ha affermato
l’oncologo – perché la fede presuppone
di credere ciecamente
in qualcosa di rivelato nel passato,
una specie di legenda che
ancora adesso persiste, senza il
diritto di mettere in dubbio i
misteri e dogmi che vanno accettati
o, meglio, subiti».
Grazie, o grande prof. Veronesi! Meno male che c’è lei che ci mostra il Sommo Ragionare! Si perchè… noi umili e imbecilli fedeli non sappiamo certo ragionare. Ma lei con la sua Scienza ci illuminerà! La scienza infatti, come lei ci insegna dall’alto della sua Somma Cattedra, non solo ci dice cosa possiamo fare, ma anche cosa siamo. Detto in linguaggio filosofico non solo si occupa dell’immanente, ma anche del trascendente (ma che le devo spiegare a lei queste cose?). Oh Giusto! Oh grande prof. Veronesi!
Si perchè… lei si che è davvero rappresenta una nuova
Ratio, l’unica che sa veramente chi è l’uomo, dove va e chi è. Lei si, che finalmente rappresenta la nuova generazione di Veri Scienziati, non invece come gli scienziati vecchio stile vecchi rincitrulliti che non sapevano ragionare affatto, che erano credenti o uomini di fede: come
Guglielmo Marconi, Max Plank, Teilhard de Chardin, Agostino Gemelli, James Clerk Maxwell, Johann Gregor Mendel, Alessandro Volta, Galileo Galilei, Isaac Newton… (cfr disf.org) Per non parlare poi di grandi filosofi e letterati che hanno esplorato il trascendente e la ragione come
Aristotele, Platone, S. Tommaso d’Aquino e S. Agostino, Dante, Oscar Wilde… tutti dilettanti, con un cervello davvero piccolo piccolo.
Se abbiamo fatto così tanta strada con gente così imbecille, non oso immaginare dove arriveremo con gente come lei, che è la Vera Ragione!! il Vero Scienziato. Il Grande e Unico Filosofo! Evviva Evviva!! Grandi cose vedo ora nel nostro futuro!
Sa… mi ha proprio convinto. Domani metterò un suo busto nell’ingresso di casa così tutte le volte che torno a casa la sera stanco potrò prendere meglio coscienza della mia attuale irrazionalità, e pronuncerò in suo onore questa orazione solenne:
“O Sommo prof. Veronesi, aiutaci tu a essere Razionali! Noi ti lodiamo e ti glorifichiamo, e ti rendiamo grazie! Noi ascolteremo la tua voce!”
e finalmente mi scrollerò di dosso questa ingenua e bambinesca immagine di Dio che mi porto dietro e la sostituirò con la sua esimia persona, che finalmente mi ha aperto definitivamente gli occhi! Così da domani mi sentirò più intelligente, sicuro, ma soprattutto, veramente Razionale!
Grazie!! Grazie!! Grazie!! Lei si che è la nostra salvezza!
Ave, Gloria, Lunga Vita al Grande Veronesi!!!
PS: mi perdoni umilmente, o Grande Professore, se ho usato parole inopportune in passato sulla sua persona in questo blog, (post del 18.07.2008) insinuando cose orribili sulla sua Somma Persona. Confido nella sua benevolenza e misericordia. Era dovuto alla mia irrazioanlità del passato. Ma ora che mi sono convertito, le prometto che non succederà più. Amen.
16 dic 2009
FabrizioPseudoscienza, Societa e Cultura
Il solito “autorevole” studio, quasi sempre chissà perché proveniente dal mondo britannico o anglosassone, sentenzia che il matrimonio fa bene!
E giù titoli di giornale a iosa: Il matrimonio fa bene alla salute[1], Il matrimonio caccia ansia e depressione[2], Se mi sposi mi salvi[3], Nuovo studio, il matrimonio fa bene e altre scempiaggini simili. Non è lo studio in se stupido, ma l’uso mediatico, sociale e sociologico che viene fatto con questi titoli e con questo “pensare collettivo”.
Quale è il punto? Il punto è che l’uomo moderno, anzi post-moderno, l’uomo del post-umano [4], rifiuta, non coglie, o ha smarrito il problema del senso di se stesso: in questo ambito anche il rapporto con la propria corporeità ne viene inesorabilmente affetto; l’unica preoccupazione possibile, quando si è eliminata ogni prospettiva trascendente, è per la salute, per il proprio benessere, per il proprio corpo; in una parola: salutismo; ecco quindi che anche una esperienza che dovrebbe coinvolgere l’uomo nella sua interezza, come ad esempio quella del matrimonio, viene ridotta e trattata a qualcosa che “fa bene alla salute”. Come una pillola per il mal di testa, o contro il diabete. Questo è il messaggio sociologico e antropologico che viene veicolato da questa letteratura giornalistica e pseudo-scientifica alla quale la scienza con le sue “ricerche” si presta ad alimentare, volente o no.
Nessun pensiero è neutro: veicola sempre una visione del mondo, un’ antropologia che “dice” quale è il posto dell’uomo nell’universo e nel mondo di cui fa parte. Ogni visione è, infondo, una visione religiosa, intendendo con questo termine il presupposto ontologico che sottende a ogni pensiero: più o meno esplicito che sia. E’ la risposta alle domande esistenziali di fondo.
I meccanismo mediatico è ancora più perverso: come un sistema dinamico con retroazione positiva [6], esso si autoalimenta e si autoamplifica. L’informazione mediatica va a “riempire” il bisogno disperato del post-umano con lo speudo-senso della corpo-dipendenza; essa alimenta e fa aumentare questa percezione di bisogno nelle masse e ne amplifica la richiesta e il “bisogno”; questa a sua volta fomenta e alimenta il bisogno di “ricerche scientifiche” in certi ambiti, veicolano ingenti fondi pubblici in certe ricerche piuttosto che in altre, le quali vanno a creare nuova informazione mediatica che va a colmare e ad alimentare quel bisogno inconscio, quindi nuovi medicinali per certe cure e così via…. e così il sistema retroattivamente cresce e si sviluppa: ma fino a quando?
Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con i propri nomi: schiavitù. Fino a quando potremo sopportarla? Se il sistema è retroattivamente positivo, come un microfono tenuto troppo vicino alle casse, prima o poi o lo si allontana, o si sfondano i timpani…
Oggi la “ricerca” parlerà del matrimonio, domani del fare un figlio (o del non farlo!), dopodomani il mangiare cavoli o grandi quantità di curry [5] o del fare un certo tipo di ginnastica. Non importa quanto vere, false, gonfiate, attendibili, raccontate bene o male, in mala o buona fede siano queste ricerche. Tali preoccupazioni fanno in realtà aumentare l’impressione che le malattie e il malessere non diminuiscono, anzi. Il punto è che in questa spasmodica ricerca del benessere, per il corpo e la psiche mediaticamente veicolata, non fa che andare incontro a un bisogno dell’uomo post-umano di cercare disperatamente: “cosa potrà salvarmi”? La dittatura della tecnoscienza pretende di darci una risposta, ma che risulta sempre effimera e parziale. Non possiamo sfuggire: abbiamo bisogno della salvezza. La cerchiamo. Sempre. E’ un fatto, non un idea.
06 ago 2009
FabrizioEtica, Pseudoscienza, Societa e Cultura
Devo ammette di aver fatto confusione fra RU486 e pillola del giorno dopo, che pensavo essere la stessa cosa.
In realtà la RU486 è veramente abortiva nel pieno del termine, perché agisce normalmente molto dopo d’impianto e serve a evitare l’intervento chirurgico, che però è tutto da dimostrare se sia effettivamente meglio in quanto non evita affatto il trauma da aborto.
Quanto ho scritto nel post precedente “RU486: risposta a Cristiano, primo commento” in realtà ho parlato della RU486 avendo però in testa in realtà la pillola del giorno dopo. Tuttavia le considerazioni che ho fatto nel post precedente ancora “RU-486: qualcosa non mi torna” non sono affette da questa distorsione.
Chiedo scusa ai mieli lettori. Se avessi letto con più attenzione il commento di Giovanni al primo dei post, non avrei commesso l’errore nel secondo. Quindi la risposta che ho dato al commento di Alessandro nel secondo post riguardo il fatto che verrebbe usata la pillola anche se non necessaria, non vale per la RU486, ma vale per la pillola del giorno dopo.
Tuttavia ritengo che a parte queste confusioni l’impostazione del primo post sia comunque tutta in piedi. Per il secondo post vale, ma non in riferimento alla RU486, ma in riferimento alla pillola del giorno dopo.
in effetti sarebbe bastato andare sulla solita wikipedia, per capire meglio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ru486
http://it.wikipedia.org/wiki/Pillola_del_giorno_dopo
Osservo inoltre come la definizione di anticoncezionale nella “pillola del giorno dopo” in wikipedia sia come al solito affetta dalla definizione OMS di gravidanza/aborto/anticoncezionale, che sarà anche valida sul piano medico, ma eticamente poco significativa.
05 ago 2009
FabrizioEtica, Pseudoscienza, Societa e Cultura Bioetica, Pseudoscienza, Risposte nominali
Rispondo in modo articolato a primo commento di “Cristiano” () sul post precedente “RU-486: qualcosa non mi torna” del 31.07.2009. Ma ci sono in parte risposte al suo successivo commento e anche al primo commento di Giovanni, in particolare per quanto riguarda OMS/ONU.
Buona lettura. (il grassetto quotato è riportato testo di Cristiano)
1 – Sono favorevole all’uso di meccanismi contraccettivi quali il profilattico, la pillola, il metodo Billings ecc.
Qui si apre un mondo di ambiguità, dipendenti tutte da come definiamo i temini:
il profilattico è in effetti un vero contraccettivo, purtroppo poco efficacie.
La così detta “pillola anticoncezionale” in realtà può anche avere effetti antininidatori (è raro, ma può succedere): questo non viene mai detto da nessuna parte, ma nel foglietto illustrativo c’è scritto; prova a chiedere a un ginecololo “lei mi garantisce assolutamente che la pillola non ha mai effetti antinidatori?”. Non ti potrà dire di si. Quindi il nome corretto sarebbe “pillola anticoncenzionale-abortiva” o se vogliamo sottilizzare sulle definizioni “pillola anticoncezionale-antinidatoria”, ma da un punto di vista etico il risultato è lo stesso: c’è il rischio di sopprimere il prodotto del concepimento, e per chi è sensibile a temi etici, se anche questa probabilità fosse molto bassa, non cambia i termini della questione: con l’assuzione di questa pillola pur non essendo un deliberato atto di “aborto” o “soppressione del concepito” che dir si voglia, ci si assume comunque il rischio che lo possa essere, e quindi ha comunque un tema “etico” importante che nessuno dice. Il vero scandalo è che questo non viene mai detto e si continua a ripetere come un mantra che la “pillola” è un anticoncezionale e basta. E molte donne lo assumono pensando che sia vero per sentirsi a posto con la coscienza. E invece è falso. Vogliamo parlare di libertà? Bene: facciamolo almeno con l’informazione corretta.
Anche la spirale è eticamente sensibile, a causa degli stessi motivi: può avere effetti antinidatori, anche più spesso della “pillola”.
Il metodo Billings invece non è propriamente anticoncezionale, piuttosto è un regolatore di fertilità perchè può essere usato efficaciemente anche da chi vuole avere o aumentare la probabilità di avere figli. Se ti piace chiamalo pure “concezionale / anticoncezionale” anche se fa un po’ ridere. Insieme ad altri metodi simili è l’unico che non ha problemi etici, a meno che qualcuno non ritenga eticamente sensibile la semplice intenzione di non concepire al momento dell’atto sessuale, ma non mi risulta ci sia davvero nessuno in giro con queste idee.
La verità è che non esiste niente di esclusivamente e certamente solo contraccettivo al di fuori del preservativo (però poco efficacie) e dei metodi naturali (se usati a questo fine) che però non piacciono perchè richiedono un certo rigore nella gestione della sessualità di coppia e del proprio corpo. Su alcuni siti leggo addirittura che vengono definiti poco efficaci, in realtà non dicono che sono poco efficaci se seguiti senza rigore, ma hanno il 100% di efficacia se seguiti come si deve, con tanto di training (che dura mesi); tutto questo viene taciuto: basta farsi un giro con google. Il motivo non è una censura da complotto: è che (1) la gente non vuole sentirselo dire e (2) i medici non hanno certo interesse a rimarcarlo.
Se la RU-486 è un meccanismo contraccettivo (come credo, in quanto previene l’impianto dell’ovulo) allora sono favorevole anche al suo utilizzo.
contraccettivo non di certo, perchè se contraccettivo vuol dire anticoncezionale allora come può la RU486 essere tale, se agisce dopo il concepimento? Chi definisce l’aborto come interruzione di una gravidanza che inizia dopo l’impianto, avrà difficoltà a definire cosa sia veramente la RU486: ma se è in malafede tenterà a chiamarla impropriamente anticoncezionale, contraddicendo però i termine anticoncezinale stesso e la realtà. Chi invece definisce la gravidanza iniziante fin dal concepimento, allora la RU-486 è abortiva. L’ OMS definisce gravidanza a partire dall’impianto e non dal concepimento: bisogna dire che tale definizione è stata fatta a solo scopo “di comodo” in quanto per convenzione la gravidanza si riconosce con qualche settimana di ritardo (mancanza di mestruazioni). Viene da se che in base a questa definizione una “interruzione di gravidanza” si avrebbe solo dopo l’impianto, per cui RU486 non sarebbe IVG. Quella OMS è una definizione di “comodità” utile in campo medico, ma non ha senso in campo etico. I maligni dicono che le lobby abortiste hanno fatto pressioni enormi al livello ONU per rendere la definizione dell’OMS più “docile” da questo punto di vista, d’altra parte il potere di influenza di queste lobby all’ONU non è un segreto. Non bisogna dimenticare che organismi quali OMS/ONU sono di carattere politico e non organismi scientifici. In ogni caso da un punto di vista etico non conta la definizione “formale” che diamo ai termini gravidanza o aborto (a volte puramente convenzionali) ma conta la sostanza dei fatti. Non c’è nessuna differenza oggettiva fra un embrione non impiantato e un embrione impiantato: in entrambi i casi si tratta di una vita umana con una corredo genetico autonomo e unico (anche se non è ancora un individio). Cosa cambia chiamarlo “aborto” o “soppressione di una vita umana”? o “soppressione di embrione”? Cambia solo avere un differente impatto psicologico su chi ascolta queste espressioni, ma non cambia la sostanza dell’atto in se. Inoltre l’impianto dell’embrione è solo il momento finale di un processo che dura fin dal concepimento: l’embrione e la madre si scambiano continuamente messaggi ormonali di comunicazione reciproca che servono a “preparare” la madre ad accogliere l’impianto dell’ovulo e all’ovulo a potersi sviluppare al meglio. Quindi non solo l’embrione è una vita umana unica geneticamente, ma già la “relazione madre-figlio” inizia prima dell’impianto. Lo stesso processo di impianto non è discreto, ma continuo. Questo ovviamente non viene detto in giro. Discutere se la gravidanza inizi prima o dopo l’impianto è questione di lana caprina, un approccio formalistico che si attacca a definzioni di “aborto” o di “gravidanza” puramente formali (e comunque controverse) convenzionali e arbitrarie la cui confusione non fa che nascondere al dibattito la vera realtà.
2 – Se, come detto, la RU-486 previene l’impianto dell’ovulo, allora sono francamente sconcertato che certa stampa, proveniente da “certi” ambienti, si ostini a definire la RU-486 una “pillola abortiva”, cosa assolutamente falsa, con il solo scopo di creare confusione e senso di colpa in chi la usa. Come vedi, la disinformazione e la truffa viene da entrambe le parti.
Come ho spiegato sopra dipende dalle definizioni di “aborto” o “gravidanza” che si assumono. Queste definizioni non sono affatto omogenee, anzi sono molto controverse. La medicina, l’etica e il linguaggio giuridico usano definizioni diverse di questi termini. Vedi ad esempio il documento “Incertezze prescrittive sulla pillola del giorno dopo” [1]
3 – Circa l’obiezione di coscienza, qualcuno dice che è illegale.
Chi? Perchè?
Io penso questo: le persone sono libere di usare il metodo contraccettivo che ritengono opportuno.
Questo lo penso anche io, e anche se sono contrario alla contraccezione non per questo ritengo che debba essere vietata. In realtà la legge dice molto di più: che le donne sono libere anche di fare un IVG. Diverso discorso per l’aborto per il quale chiedo e pretento in primis che ci sia corretta e completa informazione. Eticamente parlando “aborto” e “uso di anticoncezionali” sono due cose molto distanti, un po’ come lo possono essere (perdonami l’espressione un po’ forte) la differenza che c’è tra il portarsi dientro una pistola e sparare a una persona.
Ora, accertato che la RU-486 rientra in questa categoria, è assolutamente giusto che si debba passare dal medico per la prescrizione della RU-486 (come per la normale pillola contraccettiva),
Non è affatto “accertato”. Anzi è il contrario: come ho cercato di spiegare sopra, RU486 non è contraccettivo o anticoncezinale che dir si voglia. Anche la definizione di “farmaco abortivo” è controversa perchè è giocata tutta sulla definizione OMS di gravidanza, e rimane così indefinita la “fase di limbo” che è quella preimpianto. Ma l’embrione è già tale fin dal concepimento! Quindi non può essere un farmaco anticoncezionale, perchè il concepimento c’è già stato. Si potrebbero usare altre espressioni come “aborto di embrione” o “aborto preimpianto” piuttosto che “interruzione di gravidanza”, ma capisci bene da te che l’etica prescinde da questioni formalistiche o definizionistiche. Non è cambiando le definizioni che alteriamo la realtà. Non siamo come nella matematica dove possiamo usare le definizioni che ci fanno più comodo per ottenere un certo risultato: bisogna guardare alla realtà pratica, scevra di sovrastrutture, usando la ragione, possibilmente depurata da intossicazioni mediatiche (per le quali ammetto come dici tu che a volte si esagera da entrambe le parti – ma lasciami dire che questo non mette necessariamente le due posizioni sullo stesso piano).
C’è un effetto ancora più subdolo della RU486 che non viene detto: siccome viene usato come “emergenza” nell’eventualità di un possibile concepimento, potrebbe anche rivelarsi inutile nel caso il concepimento non ci fosse per cause naturali: tuttavia la donna viene ugualmente sottoposta a un forte stress psicofisico che la porterà ad avere una esperienza drammatica anche nel caso in cui non ci sia stato alcun concepimento. Questo è anche peggio di un IVG con intevento chirurgico perchè almeno in questo caso si ha la certezza della gravidanza e nel caso non ci fosse stata, non si sarebbe fatto semplicemente nulla. Se il mercato degli IVG chirugici ha un potenziale bacino di un tot-percento sulle potenziali gradivanze (ossia solo quelle che diventano verametne tali) al contrario la RU486 arriva al 100% di mercato potenziale di tutto il bacino delle gravidanze potenziali: un bella trovata machiavellistica per aumentare il bacino dei potenziali acquirenti, per non far così sfuggire neanche una donna come potenziale consumatore, giocando tutto sulla “paura di rimanere incinta”. Complimenti! Questo si chiama terrorismo, non libertà. Chi dice che la RU486 previene un aborto chilurgico, in realtà non dice che sottopone la donna a stress e traumi anche nel caso in cui non ci sia nessun embrione di cui impedire l’impianto, ma semplicemente la “paura” di poter essere incinta. Prova a leggere la drammatica esperienza e testimonianza raccontata in [4] e [5]: quella povera donna (che pure non si è “pentita”) non sa se si tratta o no di un embrione (lei parla di “grumo di sangue” che viene espulso come fosse un embrione ma la realtà è che l’embrione è così piccolo che è invisibile in ogni caso). Tuttavia lei ne rimane colpita come se lo fosse; l’esprerienza non ne riduce la drammaticità e la traumaticità. Come potrebbe dunque la RU486 “prevenire” gli aborti chirugici quando invece sottopone le donne a trauma e stress certi (e non meno gravi nel caso di IVG chirurigo) anche quanto la reale gravidanza (e quindi un potenziale IVG chirugico) fosse ancora solo probabile?
purchè lo stesso si limiti esclusivamente ad accertare che la pillola possa essere assunta senza controindicazioni (ad es. se vi è certezza che non ci sia stato impianto).
Qui casca l’asino: non esiste nessuna, nessuna diagnosi in grado di garantire che non ci sia stato impanto o che ci sia stato concepimento. Almeno fino ad oggi. E anche se ci fosse rimane il problema dello “status etico” dell’embrione prima dell’impianto. Quando una donna scopre di essere incinta, l’embione è già impiantato da un pezzo. Chi gioca su questo tormentone “prima dell’impianto / dopo dell’impianto” dovrebbe anche spiegare che differenza c’è tra l’embione prima e dopo l’impianto. Non è forse sempre lo stesso embrione? E’ per questo che chi spinge sui temi etici insiste a discutere sullo “status dell’embrione”, perchè è li che inizia la vita umana. Chi invece vuol “sviare” cerca di metterla in caciara usando strumentalmente la definizione OMS, ma questo non cambia la realtà dei fatti.
Ma il medico non è autorizzato a strumentalizzare questa sua “prestazione doverosa”, abusandone per limitare la libertà di un’altra persona di utilizzare un meccanismo contraccettivo solo per motivi ideologici
E qui cade ancora una volta la questione dell’ambiguità del termine: chi vuole introdurre a tutti i costi la RU486 insiste che non è abortiva giocando sulla definzione di gravidanza che inizierebbe dall’impianto (OMS). Ma chi fa obiezione di coscienza, lo fa appunto per motivo di coscienza, cioè per motivi etici e la definizione OMS (che non è l’unica e non è usata ne in etica ne in giurisprudenza) non ha alcun valore. In realtà anche una semplice “pillola anticoncezinale” (ma che abbiamo visto essere in realtà anticoncezionale+potenziale antinidatoria) avrebbe secondo me i requisiti per essere rifiutata per obiezione di coscienza. Stessa cosa per la spirale. Si può forse obbligare qualcuno a vendere armi? Se sono un pacifista sicuramente non aprirò un armeria, ma proprio per questo nessuno può obbligarmi ad aprirla. Il preservativo, invece, non può rientrare in questa categoria perchè non è abortivo (o “soppresivo di un embrione” che diri si voglia) in nessun caso, neanche il più improbabile. Sarebbe quindi completamente inconsistente una obiezione di coscienza di qualche farmacista o supermercato a vedere preservativi (non mi risulta infatti che sia mai accaduto) e infatti non si vendono solo in farmacia. Qui non si tratta di ideologia, ma di far funzinoare la propria ragione sulla base di fatti concreti e oggettivi senza giocare sporco con definizioni di comodo che fanno comodo appunto a chi vuole anestetizzare le coscienze per vendere farmaci. Perchè queste informazioni vengono tutte occultate? I motivi sono principalmente due: il primo è che le case farmaceutiche e il mondo medico pro-aborto non ha certo interesse a dirlo; il secondo è che la gente non vuole sentirselo dire. A dirlo e a ricordarlo rimangono solo le persone eticamente molto sensibili.
(i.e. essere contro qualsiasi meccanismo contraccettivo eccetto il metodo Billings che però rientra tra questi)
ripeto: non è solo un metodo contraccettivo. E’ un “regolazione della fertilità” perchè serve tanto a impedire/ritardare una gravidanza tanto ad ottenerla (dipende da come lo si usa). Un’altra differenza non da poco è che questi metodi detti “naturali” non introducono nessun mezzo meccanico o chimico: si limitano a sfruttare le potenzialità di fertilità/infertilità naturali della donna, ossia usare quello che la natura già mette a disposizione. Lasciami fare una ultima provocazione su questo punto: ti sei mai chiesto come mai non si vedono in giro ne prodotti ne tantomeno ricerche scientifiche per “misurare” in modo preciso e affidabile lo stato di fertilità femminile? Ce ne sono alcuni, ma sono poco affidabili. Se ci fossero strumenti di questo tipo come lo sono ad esempio gli apparecchietti che si vendono in farmacia per misurare il diabete, sarebbe davvero una rivoluzione: un modo semplice, più comodo e sicuro per regolare la fertilità. Evidentemente gli interessi intorno a questi strumenti sono pochi: primo perchè toglierebbero mercato ai farmaci, secondo perchè responsabilizzerebbero davvero le persone. Ma il potere non vuole gente libera e responsabile, vuole gente assoggettata al potere della tecnoscienza. E avere il potere sulla vita, è il massimo potere possibile. Al potere fa comodo avere gente che fa sesso per divertimento (panem et circenses dicevano i latini) e che poi con comodità si impasticca o va in sala operatoria, piuttosto che usi la propria sessualità in modo responsabile; Fa comodo perchè questo assottiglia le coscienze e predispone meglio al controllo delle masse.
che tale persona potrebbe non condividere: il medico italiano deve fornire un pubblico servizio e per questo gli è concesso di avere facoltà operative maggiori rispetto ai normali cittadini.
questo discorso non l’ho ben capito. Stai forse dicendo che il medico dovrebbe “mettere da parte le proprie convinzini personali in virtù della missione in qualche modo pubblica che ricopre?”. Se è così allora stiamo negando tout cour il principio cardine di ogni obiezione di coscienza.
Ma queste facoltà devono essere usate al solo scopo di permettere agli stessi di vivere la propria vita come meglio credono, nel rispetto delle leggi di uno stato laico.
in questa frase ci vedo un rapporto medico-paziente di tipo contrattualistico (vedi l’ottima spiegazione su wikipedia alla voce Giuramento di Ippocrate sul paragrafo “Modelli di relazione medico-paziente” [2]) ma questo non è l’unico esistente e non mi pare che uno stato laico dovrebbe imporre questo tipo di rapporto medico-paziente. Anzi, uno stato che facesse questo sarebbe affatto laico, bensì tiranno perchè appiattirebbe le relazioni medico-paziente sulla base di un unico modello, oltre che obbligare il medico a fare ciò che non vuole. Un medico ridotto ad eseguire le volontà del paziente vuol dire ridurre la medicina a “soddisfazione di desideri” di cui ho ampiamente parlato nel post [3].
Un’ultima osservazione e conclusione
penso che per farci delle opinioni oneste non dobbiamo andare in cerca di “visioni oggettive” o come va di moda dire “libere da pregiudizi o ideologie”, perchè la verità è che nessun pensiero ma proprio nessuno è libero da precondizioni o punti di vista che lo precedono nel logos. Con mia grande crescita personale ho imparato che chi vuol farti credere che il suo giudizio sia assolutamente “oggettivo” e “senza ideologie o preconcetti” in realtà ti sta vendendo una sottile bugia: nessun discorso, nessuno è veramente tale.
Penso che sia molto più onesto e sano andare alla ricerca di opinioni di parte che si presentano come tali e giudicare con il nostro giudizio e intelletto: ascoltandone diverse e con diversi punti di vista potremo farci la nostra idea. Penso sia molto più onesto un giudizio di parte che si presenta come tale, piuttosto di uno che vuole ergersi al di sopra di tutti con la presunzinone di non essere di parte.
Non esiste nessun logos (o pensiero) autenticamente neutro, ma si pressuppone sempre una certa visione ontologia sull’antropologia umana, anche se non dichiarata.
Soltanto sapendo quali sono le precondizini ideali/religiose/ideologiche che stanno dietro a un certo logos potremo con maggiore libertà aderire o rifiutare un certo logos con la giusta libertà e intelligenza. Chi invece vanta di essere “non di parte” a mio avviso inganna. Poi all’interno delle varie posizioni possono esserci formulazini più o meno rigorose, ma il rigore prescinde dall’essere di una parte o di un’altra: quindi dovremo effettuare un secondo livello di discernimento per selezionare quelle posizini che siano veramente rigorose. Solo selezinando posizini rigorose all’interno di famiglie di punti di vista differenti (ma dichiarati e palesi) si può avere un vero dialogo. Chi dice di essere “al di sopra delle parti” in realtà va diffidato, perchè vuole eludere il dialogo e il confronto, magari perchè questo è scomodo e sa di avere argomentazioni deboli (?).
Anche queste risposte e argomentazioni che ho scritto qui sono assolutamente di parte, e non aspirano ad essere “al di sopra delle parti”. Ma a me sembrano rigorose: lascio il giudizio libero al lettore libero.
Suggerisco anche di leggere questo articolo sulla RU486 che reputo rigoroso anche se assolutamente di parte: “La vera storia della pillola abortiva Ru486″ vedi [4] e [5]. Sarei felice di leggere un articolo altrettanto rigoroso e di parte “contraria”: di rigorosi non ne ho ancora trovati. Se li trovate segnalatemeli – grazie.
Riferimenti:
[1] http://www.pillole.org/public/aspnuke/print.asp?print=article&pID=84
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento_di_Ippocrate
[3] http://www.bzimage.it/blog/2009/07/ru-486-qualcosa-non-mi-torna.html
[4] http://zenit.org/article-17050?l=italian
[5] http://zenit.org/article-17063?l=italian
31 lug 2009
FabrizioEtica, Pseudoscienza, Societa e Cultura
La controversa pillola abortiva RU-486 sarà usata in Italia, in linea con la legge 194, come deliberato dall’Agenzia Italiana del Farmaco [1].
Visto che tutti i paesi “civili” la usano, l’Italia non può certo rimanere indietro. Argomentazione debole: fino a qualche anno fa i soliti benpensanti si lagnavano che le banche italiane erano deboli perché poco esposte agli investimenti esteri. Bisognava “allinearsi” agli altri paesi. Oggi si è visto come grazie proprio alla loro prudenza sono state più al riparo dalla crisi finanziaria. Quindi non tutto ciò che fanno “gli altri” deve essere copiato. Quando sento da politici e giornalisti frasi come “allinearci ai Paesi Europei” o “fare come gli altri paesi” in una buona percentuale di casi si tratta di una truffa per venderci qualcosa che non vorremmo fare: una anestesia celebrare per non pensare. I comportamenti vanno vagliati invece con spirito critico, uno per uno. Sempre. Quello che fanno gli altri può essere un buon esempio, ma non deve servire ad anestetizzare la nostra intelligenza. Se gli altri paesi mangiano molta meno pasta di noi italiani, dobbiamo forse rinunciare alla nostra tradizione di pastasciuttari?
A proposito di questa RU-486: tante solo le riflessioni che vorrei fare, ma non voglio unirmi a cori di polemiche da una parte e dall’altra. Come al solito chi la pensa in un modo troverà validissime argomentazioni a proprio sostegno e così farà chi la pensa in modo opposto.
Però non posso fare a meno di interrogarmi, visto che non rinuncio certo alla libertà dello spirito critico. Vediamo.
Per prima cosa mi colpisce la definizione di “farmaco” (da wikipedia [2]):
Un farmaco è una sostanza o un’associazione di sostanze con proprietà curative o profilattiche delle malattie; può essere utilizzato o somministrato allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
e mi chiedo:
quale sarebbe la malattia curata da questo “farmaco“?
Ho il vago sospetto che la gravidanza sia uno stato del tutto naturale e non una malattia.
Dunque la RU-486, non serve a curare, ma a soddisfare un desiderio di una persona: non voglio entrare nel merito se sia o no legittimo, se sia o no “giusto”, se sia un no un “diritto”, ma una cosa è certa: non si tratta di curare una malattia.
Se dunque la farmacologia e la scienza medica si trasformano da una attività che cura ad una che soddisfa i desideri delle persone, che futuro ha la scienza medica? Mentre le malattie sono un qualcosa indipendente dalla nostra volontà, i nostri desideri invece non lo sono. Dunque a mano mano che la potenza della tecnica e della farmacologia aumenta, quale limite potremo porre a ciò che è soddisfacibile o non soddisfacibile come “desiderio legittimo”? Con quali criteri orienteremo queste scelte? Perché non potremo impedire allora la vendita di un farmaco suicida? Sei depresso e non vuoi vivere? Prendi questa medicina, così realizzi il tuo desiderio (e soprattutto la smetti di romperci le scatole).
Visto che tutti si divertono a fare dietrologia (a me non piace ma stavolta provo) propongo una possibile chiave di lettura: perché così tanta spinta e pressioni anche politiche a introdurre questa RU-468 da parte delle case farmaceutiche? Non credo sia per i soli interessi economici di quel “farmaco”, che pure sono enormi. Penso ci sia dietro un progetto più ampio: il tentativo e la volontà di trasformare lentamente e progressivamente la medicina e la farmacologia mondiali da una attività umana curativa delle malattie a una che invece serve a soddisfare i nostri desideri. Per fare questo servono dei “passi” progressivi e la RU-486 è solo uno di questi. Obiettivo: ampliare il mercato, aumentando a dismisura la domanda. Infatti le malattie non si possono aumentare artificialmente (farlo sarebbe duro e rischioso), ma per fortuna ai desideri umani non c’è limite, perché l’uomo desidera sempre qualcosa di nuovo. Per fare questo però bisognerà fare in modo che un gran numero di “farmaci-desiderio” siano ormai consolidati nel mercato per poter iniziare progressivamente a rendere lo scomodo giuramento di Ippocrate [3] (cioè l’etica e le regole morali) un relitto della storia, un qualcosa di anacronistico e non in linea con la realtà, per renderne indolore e anzi democraticamente voluta la sua definitiva soppressione, che oggi risulterebbe (ancora) inaccettabile. Spesso accade un aspetto subdolo ma tipico dei regimi liberal-democratici (che sono comunque i migliori che abbiamo) ossia quello di renderci schiavi facendoci sentire liberi: un opera perfetta di manipolazione delle coscienze.
Questa è la manovra che c’è dietro: abolire del tutto il giuramento di Ippocrate [3], farlo apparire anacronistico, roba da vecchio moralismo paternalista, con tutto quello che esso rappresenta, per aumentare la richiesta e l’offerta del mercato farmacologico-medico mondiale. Ovviamente tutto questo sarà fatto in nome del progresso e della libertà!
Ma io vi chiedo, cari amici:
tutto questo ci farà più liberi, o più schiavi?
E’ questo il vero progresso della persona e dell’umanità che ci aspettiamo?
e ancora:
A cosa serve la scienza medica e a cosa servono i farmaci ?
Per quello che vedo intorno, qualcosa non mi torna. Mi sento confuso.
PS: molti miei lettori sanno che sono un convinto cattolico: chi volesse argomentare o polemizzare sul piano religioso, stavolta sarà censurato (non importa se mi da ragione o torno). Mi sembra di aver addotto motivazioni laiche e vorrei proporre risposte e argomenti laici, per evitare di impantanarci nelle eventuali discussioni andando “fuori tema” (Viva la laicità!).
[1] Notizia reuters.
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Farmaco (la definizione sul vocabolario DeMauro è simile)
[3] Giuramento di Ippocrate
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