23 lug 2006
FabrizioMedio Oriente, Religione Fede Chiesa
Oggi avrei dovuto pubblicare una poesia, che avevo preparato da un paio di giorni e che aspettava solo di ultimi ritocchi. E’ pronta. Ma ho deciso di non pubblicarla.
E’ una giornata di preghiera e solidarietà per il Libano.
Vivete in pace fra voi stessi. Vi esortiamo, fratelli, correggete gli indisciplinati, incoraggiate i pusillanimi, sostenete i deboli, usate pazienza con tutti. Guardate che nessuno renda male per male, piuttosto studiate sempre di fare il bene gli uni agli altri e a tutti. [1Ts 5,13-15]
Non siate saggi presso voi stessi, non restituite male per male [...] non vi vendicate [...] ma cedete il posto all’ ira divina: sta scritto infatti: “A me la vendetta. io darò ciò che spetta [...] se il tuo nemico ha fame, dàgli del cibo; se ha sete, dàgli da bere; [...]“. Non lasciarti vincere dal male ma vincete il male col bene [Rm 12,16-21]
Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. [Mt 5,9]
“Sono particolarmente vicino alle inermi popolazioni civili, ingiustamente colpite in un conflitto di cui sono solo vittime”[Papa Benedetto XVI, data odierna]
Oggi ho chiamato un mio caro amico che vive vicino Nazareth e lavora ad Haifa ed ha studiato e lavorato molti anni qui a Roma: “Arrivano i katiushia qui vicino ogni tanto. Speriamo bene…” dice. E aggiunge, scherzando “…beh però abbiamo vinto i campionati del mondo!”, per sdrammatizzare la mia telefonata.
20 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
E’ proprio di ieri la notizia che “LIBANO: 2 FRATELLINI NAZARETH PRIME VITTIME ARABO-ISRAELIANE” (Repubblica.it ) :
Due bambini di Nazareth sono le prime vittime arabo-israeliane della guerra in Libano.
Un razzo sparato da Hezbollah ha centrato la strada in cui stavano giocando, di fronte alla loro casa. Rabia Abed Taluzi, che aveva appena tre anni, e suo fratello Mahmoud, che ne aveva sette, non hanno neppure tentato di mettersi in salvo: l’allarme antiaereo a Nazareth non ha suonato perche’ le citta’ arabe non hanno sirene, ne’ rifugi.
Sono curioso di sapere a questo punto cosa ne pensa la signora di cui parlo nel mio post precedente. Forse la signora si sarà ricreduta ? Chissà se ora li chiama ancora così. Forse non pensa che le vittime siano tutte uguali. O forse pensa che questi «razzetti» hanno colpito per sbaglio un obiettivo che in realtà nella loro infinita e celestiale bontà, non volevano ? Poveri razzettini, che sbaglio imperdonabile!
Mi torna in mente anche una certa retorica, quando per giustificare le vittime di guerra e renderle meno dolorose per l’opinione pubblica, gli USA (e non solo) hanno inventato quella espressione di “fuoco amico”, quasi a dire “non ci hanno colpito i nemici, perchè noi siamo troppo forti! Ci siamo colpiti da noi per sbaglio!” ossia “non è stata un vera perdita, ma una perdità a metà”. Come se questo faccia qualche differenza per la morte di una persona.
Lasciate qui il vostro commento.
17 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
Ieri sono andato a una evento pro-palestina. Uno dei tanti cui partecipo da tempo. Il programma prevede: dibattito, teatro, danza, cena. Noi abbiamo fatto il nostro solito, goliardico, allegro spettacolino di Dabka, con il nostro gruppo (quasi tutti italiani, in realtà): si tratta di una danza folkloristica di quel popolo. Energica, allegra, coinvolgente. Forse l’unica cosa davvero divertente, visto che ogni volta che si fanno questi eventi, gli argomenti son sempre gli stessi e, haimè, sempre molto tristi.
Ma è giusto parlane: un popolo ingiustamente sofferente e spesso incompreso. Come incompresa è tutta la situazione in Medio Oriente. Magari, però, bisognerebbe farlo in modo diverso: facendo sì che non siano sempre i soliti ad ascoltarti e partecipare a questi incontri: dopututto si balla, si discute, si chiacchiera, si mangia del buon cibo (ottima la cucina palestinese!). Ma gira e rigira si incontrano sempre le stesse facce: la metà sono attivisti di rifondazione, l’altra metà arabi: quindi a cosa serve dirsi le cose se le si ripete a chi già le conosce benissimo e frequenta questi “ambienti” da anni ? Un autocompiacimento nell’autoreferenzialità: bello! E’ una manifestazione pro-palestina, o un incontro fra vecchi amici ? Non sarebbe il caso di cambiare linguaggio ? E metodo ?
Ma il bello doveva ancora venire: durante uno dei soliti e noiosi discorsi una signora (forse giornalista? forse una tipa delle ONG che tornava da quelle terre sventurate?) parlava della situazione nel sud del Libano, perchè visto il casino di questi giorni non si poteva che parlare di quello. Mi ha colpito molto, a un certo punto come avesse chiamato «razzetti» i missili che Hezbollah mandava verso Israele; un chiaro intento di sminuirne il peso e giustificarne l’uso.
“Cavolo!” mi sono detto… questi «razzetti» sembrano quasi simpatici. Ma come sono innocenti ! Quasi quasi fanno il solletico. Posso regalarli a mio nipote al posto dell’ orsacchiotto! Non resisto alla tentazione e alla voglia di dire la mia: non appena la signora termina il suo discorso e si siede nella platea, mi accosto a lei ed educatamete, in modo sincero e non ironico le dico: “bello intevento, complimenti…ma permette una crtitica?” e lei “prego…”. Le spiego la mia indignazione: un razzo è un razzo e serve per uccidere: come lo si può sminuire in questo modo?…quasi giustificandone in questo modo l’uso? Il loro utilizzo, in quanto strumenti di morte, è un atto vile, criminale e ingiusto. Un atto di guerra. punto. La signora intuisce il mio intento provocatorio e dissidente (ma non sono loro i “dissidenti”?) e insiste spiegandomi che Hezbollah fa solo atti provocatori e quei missili in realtà non fanno male a nessuno. Oggi su internet scopro che quei «razzetti» erano l’equivalente di centinaia di chilogrammi di tritolo. Ma bravi pacifisti! Mi dispiace per i poveri amici palestinesi che ancora vanno dietro a gente così, giusto perchè sono gli unici (questo è vero) ad ascoltarli. Ma anche, dico io, a strumentalizzarli.
Non è la prima volta che sento discorsi del genere in questi occasioni: una volta durante la preparazione di un’altro di questi così detti “eventi per la pace” sentii dire da qualcuno, qualcosa del tipo “Israeliano pezzo di merda”: non ho mai sentito nulla di simile da nessun pelestinese, ma dagli italiani si! Durante la serata, poi sempre alla stesso evento, avevano messo su un muro di cartone (simbolicamente metafora di quello in Cisgiordania) in cui i partecipanti potevano liberamente dipingerci un pensiero; molti erano belli, ma un paio di essi mi hanno turbato: il primo recitava “Hamas vince!”. Avrei avuto voglia di scriverci vicino “…e la violenza pure!”: mi pento di non averlo fatto. E poi un secondo, un disegno raffigurante la stella di David con affianco un segno di “=” e ancora affianco una bella svastica. Come a dire “Ebrei (o Israeliani) = Nazisti”, la peggiore delle offese. In quel momento mi sono sentito ebreo anche io. Non che io pensi che lo stato di Israele si comporti da santo, men che meno che sia nel “giusto”; è una grande beffa della storia che questo popolo, che ha tanto sofferto, debba così ingiustamente far soffrire un’altro popolo: sembra quasi che questa sofferenza invece di aprir loro gli occhi, li abbia accecati. Che Dio li aiuti.
Tornando alla signora dei «razzetti», mentre rispondendomi prosegue il suo delirio, mi allontano garbatamente e le dico “penso, signora, che se avessero colpito la sua casa, ora non sarebbe qui a chiamarli «razzetti»”.
E torno fra i miei amici.
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