Laicità a senso unico
16 ago 2010
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Ecco tre citazioni recenti di tre ecclesiastici “doc” e una mia riflessione: More
Αγαπάς με; Κύριε, φιλώ σε! agapâs me? Kyrie, filô se!
16 ago 2010
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17 giu 2010
Arte,Libri,Teatro,Cinema, Etica, Media, Societa e Cultura Etica, Media No Comments
Dedico questo post a tutte le donne.
Chi ha detto che tutte le provocazioni con erotico background sarebbero squallide e di cattivo gusto? E vero: se ne trovano tante in giro che sono infatti squallide e di cattivo gusto. Ma… More
08 ott 2009
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Mentre si svolge a Roma il sinodo dei vescovi africani, mentre i giornali ne parlano distrattamente e se lo fanno parlano solo del solito preservativo, di un possibile “papa nero”, del fatto che Obama è il primo presidente nero, del prossimo incontro in campidoglio del sindaco Alemanno con una delegazione, degli OGM etc… etc… ad nauseum!!!
Mi sembrano più significative, invece, le parole di denuncia pronunziate in questa assemblea, da mons. Francois Xavier Maroy Rusengo, Arcivescovo di Bukavu (Congo) che sta frettolosamente per ripartire nel suo paese, perchè:
“Mentre prendiamo la parola in queste riunioni, gli agenti pastorali nella nostra arcidiocesi vengono attaccati dai nemici della pace [...] Una parrocchia è stata incendiata lo scorso 2 ottobre, i sacerdoti sono stati maltrattati, altri presi in ostaggio da uomini in uniforme che hanno preteso un grosso riscatto che siamo stati costretti a pagare per risparmiare la vita dei nostri sacerdoti [...]
La Chiesa è rimasta l’unico sostegno di un popolo terrorizzato, umiliato, sfruttato, dominato che si vorrebbe ridurre al silenzio [...]
la riconciliazione non possa più limitarsi semplicemente ad armonizzare le relazioni interpersonali [...] le cause profonde delle violenze che sono essenzialmente le risorse naturali [...]
affinché la riconciliazione si attui attraverso la ricostruzione comunitaria [...]
Questo tipo di approccio va inteso come risposta ai traumi comunitari, spesso dimenticati, allo scopo di rendere la gente responsabile e protagonista di un cambiamento positivo [...]
Questo tipo di approccio richiede il potenziamento dell’istruzione di base e la creazione di spazi di dialogo per un’effettiva partecipazione della popolazione alla gestione delle ricchezze per concorrere alla ricostruzione, allo sviluppo, alla riconciliazione e a una coabitazione pacifica”.
Quanti (e quali) giornali hanno parlato di questo? Quando i media parlano di Africa e Chiesa (se lo fanno) il tema è uno solo: il preservativo, un tema molto “caro” a noi occidentali, ma gli africani pare abbiano altre priorità.
Chi ha occhi maliziosi, vedrà il mondo solo con occhi maliziosi e vedrà intorno a se solo malizia su malizia. Dove i media sono maliziosi, si genera e si alimenta una società maliziosa e una società maliziosa a sua volta chiederà notizie maliziose, prontamente fornite dai media in un circolo vizioso senza nessuna virtù. Ovviamente questo schema verrà strenuamente difeso in nome della libertà.
19 feb 2009
Media, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura No Comments
Proprio non capisco tutte queste polemiche dovute agli autobus atei, cui abbiamo assistito nei giorni scorsi in Europa: [1] [2] [3]
“Probabilmente Dio non esiste. Smetti di preoccuparti e goditi la vita”
Trovo lo slogan personalmente stimolante per il lettore. Penso che dovremmo dire grazie agli atei almeno per due ragioni: la prima è che grazie al loro accanimento contro il credere, mantengono alta l’attenzione sul problema di Dio, che non è affatto secondario per l’uomo. Vista la generale indifferenza in tema di spiritualità, non è poco! Grazie ai loro slogan qualcuno magari sarà portato a porsi delle domande e darsi delle risposte! Questo è già posivito. Siccome per ovvi motivi i credenti non possono mettere slogan di questo tipo in giro, gli unici a poterlo fare sono proprio gli atei militanti… grazie quindi!
Gli atei militanti sono certamente molto interessati a Dio. Altrimenti ignorerebbero il problema. Se a convertirsi è un ateo è più probabile che diventi santo, d’altra parte molti sono i santi che hanno avuto delle conversioni molto radicali. Io stesso conosco un missionario che era stato in gioventù ateo e marxista: l’ateo infatti è familiare al problema di Dio e non si trova in difficoltà a ragionare su di lui, al contrario di molte persone che non sanno cosa dire. E poi noi credenti sappiamo bene che lo Spirito Santo [4] agisce in tutti gli uomini, quindi anche un ateo che ascolta la ragione della propria coscienza può vivere secondo virtù. Sono certo (ma non sono io a dirlo [5]) che c’è piu spirito di Dio in un ateo militante che vive secondo coscienza, che in una persona dissoluta e completamente indifferente al problema o peggio ancora che si pensandosi credente si vede per questo più “giusta” [6].
Gli atei sono tali grazie alla fede dei credenti: se non ci fossero i credenti non ci sarebbero gli atei perchè non avrebbero nulla da negare, nulla da contestare, insomma non esisterebbe l’ateismo; ma il viceversa non è vero: se non ci fossero gli atei, per i credenti continuerebbero a credere ne più ne meno di prima.
La seconda e non meno importante ragione è che essi danno l’opportunità a noi credenti di svegliarci dal torpore che spesso ci assale. Per esempio mi viene da notare che anche Gesu ci invita a non preoccuparci! Guarda un po…. ma per una ragione ben diversa.
Ecco il testo di Matteo, 6;25-34:
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
[1] Bus atei: presto anche a Genova…
[2] Bus spot: «Probabilmente Dio non esiste»
[3] SPAGNA: ‘PROBABILMENTE DIO NON ESISTE’
[4] Video: Spirito Santo per Benigni (da YouTube)
[5] CCC 27-35
[6] Parabola del Fariseo e del Pubblicano
13 nov 2008
Media, Pseudoscienza, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura No Comments
Riporto un ANSA relativa alla conferenza ONU sull’ AIDS in Messico dell’8 agosto scorso: [1]
NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO PIU’ COLPITE LE DONNE SPOSATE
Nei Paesi in via di sviluppo sono le donne sposate e monogame le più colpite dal virus Hiv. Secondo il rapporto presentato dall’associazione Population Action International nella conferenza mondiale sull’Aids di Città del Messico, “il matrimonio viene spesso percepito come un fattore di protezione, ma non lo è”. Lo testimonia il fatto che anche i Paesi in cui il numero di nuove infezioni si è ridotto, la maggior parte di esse avviene adesso tra le donne sposate e monogame”. Accade per esempio in Cambogia, dove quella da marito a moglie è la principale modalità di trasmissione del virus Hiv, responsabile di due quinti delle nuove infezioni. Il problema, rileva l’indagine, è che “l’uso del condom continua ad essere molto poco diffuso nelle coppie sposate e con i partner fissi”, mentre “resta associato a infedeltà o prostituzione. E un recente studio del programma sull’Aids delle Nazioni Unite (Unaids) ha calcolato che il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito”. Nei Paesi più poveri le conseguenze di questi comportamenti trasformano il sesso non protetto nel secondo fattore di rischio per la salute delle donne e la quinta causa di morte. Una situazione tanto più grave considerando che, sempre nei Paesi in via di sviluppo, si calcola che nei prossimi dieci anni ben cento milioni di giovani si sposeranno prima di compiere 18 anni.
Il teorema che l’ONU e i mezzi di (dis)informazione ci propongono più o meno come messaggio è il seguente. Facciamo attenzione al sottile linguaggio e i toni che vengono usati:
Vi sembra scientifico e obiettivo tutto questo? A me no:
Mi domando se tutto questo è politica sanitaria e sociale oppure una ideologia che vuole vedere a tutti i costi la famiglia, il matrimonio, i figli come il problema del mondo da eliminare, mentre invece se tutti scopano senza freni col preservativo va tutto bene. Si, va bene per le tasche di chi produce questi miracolosi (e costosissimi) oggetti di plastica. Ok… sto esagerando coi toni.… ma non è che almeno in parte non ci sia un fondo di verità?
Della fame, della donne costrette alla prostituzione, dell’affettività nella coppia, del rispetto per il proprio partner, del valore della moderazione sessuale, della scarsa istruzione, soprattutto delle bambine, non sembra importare. Questo si è quasi una certezza dimostrata dai fatti.
PS: Se siete arrivati fin qui (e magari volete scrivere un commento) concludendo una mia “contrarierà di principio ai preservativi”, prima per favore chiudere gli occhi per 10 secondi, respirare profondamente e rileggere da capo tutto il post; all’occorrenza ripetere l’operazione più volte fino alla scomparsa del sintomo.
[1] notizia Ansa.it ripresa da corriere.it , swisscom
Si veda anche l’esperienza Ugandese:
http://allafrica.com/stories/200809011040.html
http://www.avert.org/aidsuganda.htm
http://www.who.int/inf-new/aids2.htm
http://www.un.org/ecosocdev/geninfo/afrec/vol15no1/151aid12.htm
Soprattutto il punto di vista ugandese riguardo la conferenza messicana: http://www.newvision.co.ug/D/8/459/646333
http://www.aidsuganda.org/
http://allafrica.com/stories/200808240010.html
11 set 2008
Media, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura No Comments
Secondo molti giornali [1] il Papa in questi giorni è andato in Sardegna a dire che l’Italia ha necessità di «una nuova generazione di laici cristiani impegnati ». Che serva una nuova classe politica lo dicono tutti, ma se lo dice il Papa è tutta un’altra storia; naturalmente non siamo ingenui per pensare che quelle parole siano state dette a caso.
E però qualcosa non torna: l’aspetto mediatico della faccenda; è solo questo il titolo, il tema centrale, e la frase che tutti gli organi di disinformazione di massa riportano, che tutti enfatizzano, che tutti commentano. Addirittura qualcuno aggiunge allegramente parole di comodo al virgolettato [2]. C’è anche un aspetto sociologico-nevrotico per cui ogni piccola parola, ogni piccola parentesi, ogni sternuto del Papa diventa “legge della Chiesa e/o di Dio” per la massa, atea o credente che sia.
Ma cosa ha detto veramente il Papa [3]? Mi sono divertito ad analizzare statisticamente il testo originale del Pontefice [4], partizionandolo in quattro categorie. E’ vero che il peso delle parole non si misura nella loro mera statistica e quantità percentuale; comunque, a me, i risultati hanno molto divertito.
Ve li mostro e lascio a voi ogni commento:
| Partizionamento del testo | Parole | % | Caratteri | % |
| Saluti e ringraziamenti | 293 | 15,78% | 1957 | 16,15% |
| Spiegazione teologica delle scritture | 663 | 35,70% | 4324 | 35,67% |
| La fede sarda oggi e nella storia | 891 | 47,98% | 5772 | 47,62% |
| “che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati” | 10 | 0,54% | 68 | 0,56% |
| Totale | 1.857 | 12.121 |
[1] Alcuni link: Vita.it / Il Giornale / Panorama / L’Unità
[2] Lucilla Bicocci in “L’opinione.it” addirittura aggiunge arbitrariamente al virgolettato la parola “Bisogna…”
[3] Discorso originale
[4] Benedetto a Calgiari – analisi statistica omelia
16 apr 2008
Ho visto e rivisto questo video ben 3 volte su “Pasolini – I Medium di Massa”, da un intervista di Enzo Biagi. Come si vede chiaramente dal video, era largamente incompreso ai suoi tempi; ma oggi ci appare davvero come una profeta: sembra che Pasolini stia parlando ai giorni nostri. Eppure sono passati decenni.
Nel frattempo è arrivata Internet: cosa direbbe oggi Pasolini su questo straordinario media di nome Internet? Sono sicuro che lo affascinerebbe enormemente… direbbe certamente che Internet, al contrario della TV, trasforma lo spettatore in operatore, protagonista, attore, giornalista, etc…. in una parola in un protagonista. Voi che ne pensate?
Guardate il video e riflettete.
31 gen 2008
Internet, Media, Societa e Cultura Diritti Umani, Media No Comments
C’è una simpatica e vecchia storia che gira su internet da molti anni, nota come Le «Palle dei Topi»: molti di voi certamente ne avranno sentito parlare. Si tratta di un simpatico equivoco linguistico dovuto al fatto che [1]:
…il mouse dei computer si chiama in francese «souris», in spagnolo «raton», in tedesco «maus» e solo noi, invece di chiamarlo «topo», lo chiamiamo «mouse».
Gli americani della IBM non lo sapevano e hanno tradotto un po’ troppo letteralmente un loro manuale di istruzioni distribuito in tutte le filiali del mondo, tra cui quella italiana…
….è un memorandum, realmente distribuito agli impiegati di tutte le filiali statunitensi IBM (nelle intenzioni di chi lo ha scritto è assolutamente serio, la traduzione è stata fatta dagli americani per gli impiegati della IBM Italia).
Potete leggerla cliccando qui; nulla di strano infondo: è la solita storiella dell’equivoco linguistico quando si traduce troppo letteralmente un testo.
Da qualche anno in italia non si traducono più neanche i titoli dei film [2] il che ha fatto anche nascere un dibattito [3]. Proprio in questi giorni alcuni titoli di film al cinema sono: American Gangster, Alvin superstar, Into the wild, Aliens Vs. Predator 2. Sul fronte opposto anche strafalcione traduzioni come Se scappi, ti sposo (Runaway Bride), Prima ti sposo poi ti rovino (Intolerable Cruelty), Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind), Ti odio, ti lascio, ti… (The break up), Una top model nel mio letto (La doublure).
Al di là dell’aspetto pragmatico per cui si traduce o non si traduce (manterne il senso linguistico, praticità, moda…) c’è un aspetto sociologico per cui fra gli italiani in particolare negli ultimi anni va sempre più di moda manterene e estremizzare l’uso dell’inglese, anche quando infondo non serve.
Secondo me ci sono due ragioni, entrambe per nulla positive:
Qualcuno afferma che per l’Italia si tratterebbe anche una tendenza dovuta alla storicamente tragica esperienza fascista, quando l’ideologia andava esattamente nella direzione contraria: tutto doveva per legge essere linguisticamente italianizzato, perfino i cognomi. Non sono d’accordo con questo punto in quanto nonostante possa essere una ragione, la moda del non tradurre e del dogma “inglese=fico” è solo degli anni recenti e non ha riscontro in quantità e fenomenologia nell’immediato dopoguerra. Inoltre i tedeschi, che hanno avuto simile e ancora più tragica esperienza nel nazismo, non sono affetti oggi dalla nostra stessa febbre.
L’inglese in particolare è associato nell’immaginario alla modernità, allo sviluppo, all’economia liberale e dinamica, a internet, alla ricerca scientifica… a tutti concetti che associamo a sviluppo e futuro che proprio non riusciamo a vedere nel giardino provinciale di casa nostra, perchè infondo non c’è.
Non dico certo che bisognerebbe cambiare le cose… ma riflettere su quello che accade e del perchè accade, si!
Ci siamo battuti tanto per passare dal latino come lingua colta usata solo dalla classe dirigente in nome di quella libertà figlia dell’illuminismo e dare finalmente spazio alle lingue nazionali: oggi stiamo tornando verso un altro latino. Stiamo tornando indietro? Ci aspetta un nuovo oscurantismo? In quanti si pongono questa domanda seriamente? [8]
Qualcuno potrebbe obiettare che questa è solo una fase transitoria e che presto tutti sapranno l’inglese… è solo questione di tempo. Ne siamo davvero sicuri? Io vedo giovani sotto i 20 anni che non sanno l’inglese meglio di quanto lo sapevo io a 20 anni e vedo i bambini che non lo sanno meglio di quanto lo sapevo io a 10 anni…..
[1] tratto da qui e molte altre pagine su internet
[2] I titoli dei film dovrebbero o no essere tradotti?
[3] Le orribili traduzioni dei titoli in italiano
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_complesso
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/Retroazione
[6] Anthony De Mello – Messaggio per un acquila che si crede un pollo
[7] «Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?» (Renzo a Don Abbondio, I Promessi Sposi, cap. II)
[8] Latinorum & Inglesorum
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