La donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità.
Venerdì scorso, con questa citazione, esordisce una collega in ufficio che, scandalizzata, dice di averla trovata su facebook e sarebbe attribuita nientemeno che a S. Agostino. La cosa mi ha incuriosito e stupìto, visto che mi considero un ammiratore di S. Agostino, e non mi risulta essere questo il suo pensiero. E’ vero che Agostino, come molti suoi contemporanei, e influenzato da Platone [16], considerasse l’uomo in qualche modo superiore alla donna in intelletto e la donna superiore all’uomo nelle relazioni affettive, ma quella citazione mi sembrava davvero esagerata e fuori dal suo pensiero.
Tuttavia molti, come risposta emotiva ad un cliché ormai consolidato, tendono a considerare plausibile questa citazione. Perchè?
Animato dallo spirito di ricerca, mi sono messo a cercare. Infatti molti siti su internet [1] in effetti fanno la stessa citazione attribuendola proprio a lui.
Ho indagato a fondo e il risultato devo dire è molto interessante, perchè mostra come avvengono certi meccanismi da “gran cassa” sulla rete e in particolare di come viene comunemente sovrastimanto il sito Wikipedia & Co. e usato con leggerezza. Soprattutto quando abbiamo a che fare con argomenti religiosi, politici, etc…
Una breve ricerca ma approfondita, mi conferma che:
sul sito augustinus.it [10] [15], che contiene tutto quello che il vescovo ipponiense ha scritto e tramandato, sia in latino che in italiano che in altre lingue, disponibile anche in HTML, quindi indicizzato da google, non esiste nessuna occorrenza contenente le parole chiave di questa frase [2].
la pagina di Wikiquote, un’altro progetto affiancato a Wikipedia, alla voce Agostino d’Ippona [3] compare effettivamente la stessa identica citazione, indicata però senza fonte (!).
Per maggior scrupolo ho cercato le stesse parole chiavi dove non comparisse “agostino”, per capire se è attribuibile a qualcun altro, ma senza successo [12]. Neanche il potente motore di ricerca GoogleBooks che cerca in valanghe di libri specializzati, fornisce alcun risultato su queste parole chiavi [13] [14].
Vediamo di ricostruire l’accaduto:
Qualcuno inserisce una citazione (evidentemente errata) su wikiquote senza indicare la fonte [3]; vedremo poi come forse egli stesso l’ha presa da qualche altra parte dove la fonte non era indicata. Utilizzando Wikiblame [4] è possibile ricostruire la storia delle voci:
“Versione delle 15:25, 24 feb 2008, autore: Gacio” [5] in cui non è presente la citazione.
“Versione delle 10:12, 19 mar 2008, autore: Nemo bis” [6] in cui invece è presente;
Quindi la citazione è stata inserita proprio da “Nemo bis” il 19 marzo 2008 alle ore 10:12, come conferma il confronto delle differenze [7].
La frase, evidentemente, colpisce l’immaginario collettivo: un cliché comunemente in voga dice che il cattolicesmo avrebbe sempre disprezzato le donne e che anzi è colpa della Chiesa se le donne hanno sempre avuto nella storia un ruolo marginale (come se nelle civiltà non cristiane fosse invece al centro della società). Una frase del genere attribuita a uno dei più grossi pensatori della Chiesa di tutti i tempi, sarebbe l’arma fumante di questo “scandalo”: l’obiettivo vero sono i cristiani e la Chiesa, i perenni cattivi di sempre. Per questo motivo la citazione non passa inosservata e diventa un piatto succulento per chi ha certi pregiudizi; si autoalimenta e conferma ciò che molti “vorrebbero” trovare in giro, e a supporto di questo cliché, la si cita in continuazione e così si diffonde come un virus. Se non è presente la fonte, poco importa: l’importate è che dica quello che a me fa piacere che dica.
La conferma viene anche dal fatto che molti siti facilmente identificabili con google con le funzionalità di ricerca avanzata [8], riportano la frase: ma le pagine sono tutte successive alla data 19 marzo 2008 [1] tranne forse uno: “aforismi” [9], di cui non sappiamo la data di aggiornamento, ed è ancora senza fonte. Questo ci fa pensare che “l’effetto virus” potrebbe essere partito dal sito “aforismi.it”.
Questo “Nemo bis” lo ha probabilmente copiato dal sito “aforismi” in Wikiquote e da qui è “esploso” con una marea di citazioni in giro per la rete in quanto le date sono ancora tutte successive al 19 marzo 2008 [8]; la gente si comporta come se wikipedia e i progetti che gli orbinato attorno, siano affidabili e autorevoli.
Come dicevano in un post precedente “ha ragione chi urla di più”, pare che sia proprio vero. La rete non fa eccezione.
A poco servirà rimuovere da wikiquote la frase erroneamente attribuita a S. Agostino, perché intanto l’effetto virus è stato innescato. E così una falistà ripetuta spesso, finisce per diventare percepita da tutti come una verità, alimentata da quel pregiudizio che ne “stimola” la diffusione, proprio come un virus ha bisogno di un adeguato “brodo” di cultura per potersi riprodurre.
Non facciamoci illusioni: non sono solo i semplici e la “massa ingenua” che scrive su Wikipedia a commettere grossolanerie di questo tipo: infatti quando si è accecati dal pregiudizio, anche esimi professori di Fisica possono prendere imbarazzanti abbagli, come è accaduto con la vicenda della mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma nel febbrario 2008 [11]: anche li c’entrò Wikipedia; ancora una volta non fu colpa di Wikipedia, ma dell’imbelcillità o anzi proprio del pregiudizio di alcune persone.
A me piace Wikipedia: lo ritengo un progetto straordinario, anche se con molti limiti. Proprio perché lo ritengo un bel progetto, mi attiverò comunque per la correzione dell’errore.
Quello che non mi piace sono proprio i pregiudizi: che operano spesso senza che ce ne accorgiamo. Contro la malafede o la semplice superficialità, nessuna legge, nessun regolamento, nessun sistema può evitare l’errore e la menzogna se non curiamo la pulizia della nostra mente, e soprattutto del nostro cuore.
PS: rimango comunque con la curiosità di chi sia questa citazione, se completamente inventata oppure erroneamente “modificata” nel senso e nell’attribuzione. Mistero della rete….
PS2: Non me ne voglia “Nemo bis” se si riconosce in questo post; non è mia intenzione accusarlo di pregiudizio: mi riferivo al meccanismo collettivo che si innesca, e non a singole persone, che non conosco direttamente; si sarà trattato certamente di un atto in buona fede.
Un attivista locale ha rubato i dati degli stipendi. Li sta rivelando ai media locali per chiedere giustizia in tempi di recessione
[....]
Secondo gli specialisti della polizia non si sarebbe trattato di un cyberattacco ma soltanto di misure di sicurezza non adeguate che sono state adeguatamente sfruttate
[....]
E cosa altro sarebbe un cyberattacco se non esattamente lo sfruttamento di misure di sicurezza inadeguate?
Mi pare strano che una testata informatica riporti certe osservazioni senza neanche commentarle per smarscherarne la debolezza.
E’ davvero il fenomeno del momento [1]. Ma a me facebook non convince. Non mi ha mai convinto.
Sia chiaro: è bello, interessante…. simpatico e teconologicamente fruibile. Una bella tecnologia.
Ma non mi piace questo modo disinvolto di gestire le informazioni private. E’ vero che l’utente può gestire le proprie informazioni private decidendone la politica, ma il sistema da questo punto di vista è molto carente. Ad esempio tutti possono vedere la lista dei miei amici (a patto che essi abbiano deciso di rendere pubblico il proprio profilo in tale contesto). Questo tiene conto del fatto che siano solo loro a dover decidiere circa questa visibilità. Ma la mia rubrica degli indirizzi, costituisce un aspetto importante dei miei dati: anche io dovrei poter decidie se renderla pubblica o no; ma questo non è possibile. E così tutti possono vedere che tipo di gente “frequento” anche se non l’ho mai vista in vita mia; peggio possono vedere che tipo di gente “frequentano” le persone che io “frequento” (e che io non conosco neanche virtualmente!). Qualcuno potrebbe farsi una idea sbagliata e pregiudizievole su di me, sul tipo di “amicizie” che ho: magari sono persone che non conosco veramente, mentre nella vita “vera” frequento tutt’alte persone. Ma chi dovesse “per caso” vedere il mio profilo (datore di lavoro ad esempio? o il padre della mia fidanzata?) potrebbe farsi una idea completamente errata di me. Perchè è un mondo virtuale, non reale. Tutto questo avviene senza il mio controllo e senza che io ne sia a conoscienza. Non posso neanche decidere se e chi può accedere a queste informazioni.
Non è possibile cancellare completamente le proprie informazioni da facebook, neanche se ci si disiscrive completamente: infatti le relazioni confermate come “amicizie” rimangono per sempre. Le amicizie che accettiamo vanno a formare una struttura matematica chiamata grafo [3] che costituisce il vero valore economico di un social network. E possibile solo creare relazioni (archi del grafo) con l’accettazione di una amicizia, ma non distruggerle, perchè altrimenti ogni persona che si disiscrive da facebook “spezzerebbe” un cammino del grafo, cioè la “catena”, cosa per loro sconveniente e inaccettabile, in quanto distrugge la loro ricchezza.
Frequento la rete internet da molti anni: non mi sono mai curato molto della mia privacy: è possibile trovare il mio numero di cellulare con una semplice ricerca con google e questo non mi disturba. Ma facebook mi ha lasciato perplesso fin dall’inizio: infatti pur essendo iscritto e aver confermato qualche amicizia, non lo faccio più da tempo nonostante i miei amici si lamentano che non accetto le loro amicizie da mesi.
Non solo. I paradossi e l’ipocrisia delle denunce e censure: censurano le foto delle mamme che allattano i bambini (cosa assolutamente naturale) mentre lasciano dei gruppi che inneggiano a Toto Rina e Provenzato [3]. Tutto questo in nome della libertà di espressione di una società per giunta libera da pregiudizi sessuali (dicono!) [4]. E invece ipocritamente pare che siamo sensibili e ci scandalizziamo solo a questioni sessuali: più che moderna questa società sembra ancora più bigotta e medioevale di quando anni fa in molti erano veementemente accusati di bigottaggine: qualcosa non mi torna; basta sfogiare i giornali per rendersene conto. Le notizie di strane storie di violazione della privacy si susseguono sempre di più [5] e non sono solo notizie da giornale o da gossip: penso che siano ragioni molto serie.
Il confine tra libertà e tutela della privacy è davvero incredibilmente lebile. Non credo a facebook. Non credo a questo modo di usare la rete. Penso che sia un fenomeno passeggero, una bella moda… ma non se non verrà profondamente rivisto…. non durerà a lungo. Un social network generalista come facebook se non si rinnoverà, morrà. Diverso discorso, invece per i social network tematici, dove delle comunità di riuniscono per scopi ben precisi, come ad esempio Linked In [6], orientata a condividere contatti per scopi professionali. Non penso che davvero tutti siano disposti a mettere in piazza così tanti aspetti della propria vita per così tanto tempo in un ambiente così affollato e popolare. Vedremo come andrà a finire. Intanto penso che mi disiscriverò: così i miei amici la finiscono di lamentarsi….
Mi pare che un grosso manager di Oracle disse una volta “nell’era dell’informazione la privacy è una mera illusione”. Posso anche starci che con l’avvento dell’era di internet forse dobbiamo rivedere alcuni aspetti del nostro modo di renderci visibili, ma a tutto c’è un limite.
Ho visto e rivisto questo video ben 3 volte su “Pasolini – I Medium di Massa”, da un intervista di Enzo Biagi. Come si vede chiaramente dal video, era largamente incompreso ai suoi tempi; ma oggi ci appare davvero come una profeta: sembra che Pasolini stia parlando ai giorni nostri. Eppure sono passati decenni.
Nel frattempo è arrivata Internet: cosa direbbe oggi Pasolini su questo straordinario media di nome Internet? Sono sicuro che lo affascinerebbe enormemente… direbbe certamente che Internet, al contrario della TV, trasforma lo spettatore in operatore,protagonista,attore,giornalista, etc…. in una parola in un protagonista. Voi che ne pensate?
C’è una simpatica e vecchia storia che gira su internet da molti anni, nota come Le «Palle dei Topi»: molti di voi certamente ne avranno sentito parlare. Si tratta di un simpatico equivoco linguistico dovuto al fatto che [1]:
…il mouse dei computer si chiama in francese «souris», in spagnolo «raton», in tedesco «maus» e solo noi, invece di chiamarlo «topo», lo chiamiamo «mouse».
Gli americani della IBM non lo sapevano e hanno tradotto un po’ troppo letteralmente un loro manuale di istruzioni distribuito in tutte le filiali del mondo, tra cui quella italiana…
….è un memorandum, realmente distribuito agli impiegati di tutte le filiali statunitensi IBM (nelle intenzioni di chi lo ha scritto è assolutamente serio, la traduzione è stata fatta dagli americani per gli impiegati della IBM Italia).
Potete leggerla cliccando qui; nulla di strano infondo: è la solita storiella dell’equivoco linguistico quando si traduce troppo letteralmente un testo.
Da qualche anno in italia non si traducono più neanche i titoli dei film [2] il che ha fatto anche nascere un dibattito [3]. Proprio in questi giorni alcuni titoli di film al cinema sono: American Gangster, Alvin superstar, Into the wild, Aliens Vs. Predator 2. Sul fronte opposto anche strafalcione traduzioni come Se scappi, ti sposo (Runaway Bride), Prima ti sposo poi ti rovino (Intolerable Cruelty), Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind), Ti odio, ti lascio, ti… (The break up), Una top model nel mio letto (La doublure).
Al di là dell’aspetto pragmatico per cui si traduce o non si traduce (manterne il senso linguistico, praticità, moda…) c’è un aspetto sociologico per cui fra gli italiani in particolare negli ultimi anni va sempre più di moda manterene e estremizzare l’uso dell’inglese, anche quando infondo non serve.
Secondo me ci sono due ragioni, entrambe per nulla positive:
un fondamentale complesso d’inferiorità che ci caratterizza rispetto ad altri popoli: pensiamo sempre che ciò che viene dall’estero è migliore. è “più fico”, più “trendy”… fondamentalmente ci sottostimiano e così se vogliamo dare un look qualitativo a qualche cosa… pensiamo che sia meglio che sia importato e che questo sia evidente. Questa sensazione non è certo inventata: è un effetto dovuto a cause altre che sono certamente vere: sappiamo di non essere il massimo; il punto è che i sistemi sociali sono anche sistemi complessi [4] e quindi retroattivi [5], e allora ecco l’effetto diventa anche con-causa: un aquila che si crede un pollo non riuscirà mai a volare [6].
un atteggiamento snobista, tipico italiano: l’inglese sta diventando come il latino nel medioevo e nei secoli passati: una fattore di discriminazione sociale. Così come Don Abbondio e il dottor Azzecca-garbugli potevano confondere Renzo con il loro “latinorum” [7], oggi chi sa l’inglese può vantare maggiori possibilità di distinzione sociale: può leggere, comprendere e comunicare come altri non possono fare. Qualcuno potrebbe obiettare che oggi la scuola e le possibilità sono per tutti: è vero, ma ne mia zia ne la signora del piano di sopra sanno l’inglese; e questo è un fatto. Si e no il 10% della popolazione può leggere e capire un articolo in inglese. Se poi è un articolo tecnico la percentuale scende. C’è uno snobismo, neanche tanto latente, sia fra classi sociali che generazionale (quante volte vediamo figli prendere in giro i genitori perchè pronunciano male certe parole?). E questo non è solo un fenomeno italiano: in un mondo globalizzato solo gli stati a madrelingua inglese ne sono immuni.
Qualcuno afferma che per l’Italia si tratterebbe anche una tendenza dovuta alla storicamente tragica esperienza fascista, quando l’ideologia andava esattamente nella direzione contraria: tutto doveva per legge essere linguisticamente italianizzato, perfino i cognomi. Non sono d’accordo con questo punto in quanto nonostante possa essere una ragione, la moda del non tradurre e del dogma “inglese=fico” è solo degli anni recenti e non ha riscontro in quantità e fenomenologia nell’immediato dopoguerra. Inoltre i tedeschi, che hanno avuto simile e ancora più tragica esperienza nel nazismo, non sono affetti oggi dalla nostra stessa febbre.
L’inglese in particolare è associato nell’immaginario alla modernità, allo sviluppo, all’economia liberale e dinamica, a internet, alla ricerca scientifica… a tutti concetti che associamo a sviluppo e futuro che proprio non riusciamo a vedere nel giardino provinciale di casa nostra, perchè infondo non c’è.
Non dico certo che bisognerebbe cambiare le cose… ma riflettere su quello che accade e del perchè accade, si!
Ci siamo battuti tanto per passare dal latino come lingua colta usata solo dalla classe dirigente in nome di quella libertà figlia dell’illuminismo e dare finalmente spazio alle lingue nazionali: oggi stiamo tornando verso un altro latino. Stiamo tornando indietro? Ci aspetta un nuovo oscurantismo? In quanti si pongono questa domanda seriamente? [8]
Qualcuno potrebbe obiettare che questa è solo una fase transitoria e che presto tutti sapranno l’inglese… è solo questione di tempo. Ne siamo davvero sicuri? Io vedo giovani sotto i 20 anni che non sanno l’inglese meglio di quanto lo sapevo io a 20 anni e vedo i bambini che non lo sanno meglio di quanto lo sapevo io a 10 anni…..
Va di moda parlare di caste. In questi giorni il blog di beppe grillo attacca con il suo solito modo tagliente, la casta dei giornali [1][2][3][4][5][6][7]: finanziamenti pubblici, libertà di stampa, etc..
Tutti temi interessanti e sacrosanti per una società libera e civile quale ci piace definirci – o illuderci di esserlo.
Bisogna però analizzare meglio i problemi e capire i dati. E’ facile per Grillo fare la voce grossa.
Un amico giornalista di una grande testata nazionale mi diceva che i giornali si reggono grazie a 5 entrate:
prezzo in edicola
contributi pubblici
pubblicità “normale”
pubblicità occulta: società o soggetti interessati pagano il giornale per inserire notizie di loro interesse per esempio con pubblicità gonfiate e altri intrallazzi (esempio pagamenti a società collegate all’editore)
pagamento in rosso dell’editore: come mai molti sono interessati ad acquistare per cifre mostruose il controllo di queste società editoriali anche se non fanno utili o ne fanno molto pochi? Controllare l’informazione da vantaggi in altri campi e interessi indiretti a chi ha le mani in pasta in tanti ambiti economici e finanziari
Solo grazie a queste entrate un giornale grande come il Sole, Il Corriere, Repubblica possono reggersi. Anche per giornali minori o locali è la stessa cosa.
Il giornalista concluse: sai quanto dovrebbe costare in edicola un giornale per coprire i costi se si reggesse solo su prezzo di copertina e pubblicità? Dai 4 ai 5 euro a copia! Chi li comprerebbe? Inoltre se il prezzo di copertina aumenta, i lettori diminuiscono e gli incassi per la pubblicità pure, il che farebbe ulteriormente lievitare il prezzo di copertina innescando un circolo vizioso etc… Non c’è modo di tenere in piedi un giornale in modo economicamente sostenibile. Non si spiega economicamente come mai negli ultimi anni tutti questi gruppi editoriali hanno investito tantissimo con i portali su internet che sono solo ulteriori costi, a fronte di incassi pubblicitari praticamente ridicoli. I giornali non fanno impresa. Fanno opinione.
Triste realtà. Ma viviamo in un mondo complesso! Ora mi chiedo: non è che negli USA, in Germania, in Francia la carta costa meno o i giornalisti li pagano zero: come fanno? Possibile che siamo sempre noi italiani a doverci sputare addosso? O il problema non è solo italiano?
Forse la soluzione non è chiedere che vengano chiusi i finanziamenti pubblici; la soluzione è non comprare più i giornali. Io ormai da anni mi documento solo grazie a l’informazione libera. Su internet. E’ più attendibile e ti fai la tua opinione. Non quella che altri hanno deciso.
Abbiamo un campione contro l’aborto: Giuliano Ferrara.
Una grande carriera [1]: sessantottino contestatore a Valle Giulia, responsabile fabbriche” del PCI nel ‘73, craxiano negli anni ‘80, berlusconiano a fine anni ‘90, “teocon” nel nuovo secolo. Oggi la Chiesa italiana, non trova altri interlocutori “laici” e lo considera utile alla sua causa in quanto “non credente” che però difende una identità “cristiana” e, in ultimo, ha avuto l’astuta intuizione della moratoria contro l’aborto [2]. Peccato che pare essere l’unico “laico” a pensarla così. E per questo non tanto credibile. La realtà è che il pensiero laico in Italia è morto (anzi… è morto il pensiero, sempre che un tempo sia esistito) ed è fermo alla retorica di 40 anni fa.
Nel frattempo in India, dove i problemi sono altri, Lenin Raghavarshi, un ateo, comunista attivista per i diritti umani, un tipo con le vere palle, sostiene argomenti simili, ma più calzanti e credibili:
“La cosa più ridicola e assurda è suggerire che l’aborto è una soluzione alla fame, perché permette il controllo sulla popolazione. In più la concezione – così tipica delle agenzie Onu – che la sovrappopolazione è il pericolo maggiore alla salute di una nazione non ha proprio alcuna base di verità… In realtà il mondo dovrebbe guardare con urgenza ai temi socio-economici e politici per eliminare fame, povertà, miseria fra la gente [...] Alla base di tutti i diritti umani vi è il diritto a vivere. [...] La comunità internazionale deve comprendere che il problema maggiore è la non equa distribuzione delle risorse. In India abbiamo questo grave male sociale dell’aborto selettivo [dei feti femminili]. Sono contrario a questa pratica in modo assoluto. È anzi allarmante che in India e in Cina si proceda all’uccisione delle bambine: ciò dà adito a squilibri fra uomini e donne, che produrrà pericoli per il futuro delle nazioni. Dobbiamo sostenere il diritto alla vita dell’embrione fin dal seno materno”. [3]
Caro Ferrara, non potevi rimanere comunista e continuare a usare la bella testona che hai per il bene di tutti e al servizio della ragione (come invece fa Lenin – e il suo nome non suona ironico?), invece che al servizio della tua pancia, che è già abbastanza grossa?
Propongo a Bagnasco [4] di invitare il comunista indiano Lenin come “testimonial laico” contro l’aborto, piuttosto che appoggiarsi all’ipocrita nostrano Ferrara, anche a testimonianza del fatto che in Italia laici credibili e coraggiosi proprio non ce ne sono.
La ragione umana e la credibilità non hanno colore.
Ecco una presunta poesia anonima, che ho ricevuto per email, con la solita “catena di S. Antonio”. In genere cestino queste cose, stavolta però non ho resistito alla banalità dilagante e ne ho tratto fonte di ispirazione per il mio blog. Il testo originario è quotato:
Ho imparato… che nessuno è perfetto…
…e hai dovuto addirittura impararlo?
Finché non ti innamori.
sono parzialmente d’accordo; c’è una sola persona (o se si preferisce, tre) di cui ti puoi innamorare che non ha difetti, ma questo non dipende dalla tua idea su di lei.
Ho imparato… che la vita è dura…Ma io di più!!!
sono d’accordo.
Ho imparato… che le opportunità non vanno mai perse.
sono d’accordo. il problema è definire cosa sia una opportunità: quale è la nostra intenzione nel cogliere o rifiutare quella opportunità? cosa ci dice il nostro cuore? quale è il nostro fine?
Quelle che lasci andare tu… le prende qualcun altro.
questo è vero solo se intendiamo come “opportunità” qualcosa di materiale.
Ho imparato… che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un’altra parte.
sono d’accordo.
Ho imparato… che bisognerebbe sempre usare parole buone…
sono d’accordo.
Perchè domani forse si dovranno rimangiare.
non sono d’accordo: vuol dire che quelle parole “buone” non venivano dal cuore, quindi non erano veramente “buone”.
Ho imparato… che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
il sorriso che viene dalla bocca, certamente. Quello che viene dal cuore no.
Ho imparato… che non posso scegliere come mi sento… Ma posso sempre farci qualcosa.
sono d’accordo.
Ho imparato… che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno… ti ha agganciato per la vita.
Bello…. molto empatico e con effetto. Ma cosa c’entra ? Basta scrivere “belle parole” per dare un senso a un lungo discorso?
Ho imparato… che tutti vogliono vivere in cima alla montagna….Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
… oppure mentre precipiti nel burrone…. e un amico, che ti ama, ti viene a salvare.
Ho imparato… che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.
Non sono assolutamente d’accordo. E’ la filosofia del “vivere per vivere”, fine a se stessa, vuota, fallimentare: sarà anche alla moda oggi ma a me non piace. La meta è amare, solo così la vita ha un senso e una meta da seguire. La meta è essere perfetti: è utopia? Secondo me no.
Ho imparato… che è meglio dare consigli solo in due circostanze… Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Non sono assolutamente d’accordo. Si danno consigli quando vengono dal cuore e quando questi ci fanno amare qualcun altro (vedi sopra).
Ho imparato… che meno tempo spreco… più cose faccio.
vero, ma è tautologico, scontato e banale. Ma cosa vuol dire “sprecare” e “fare” ?
E’ la settimana dell’ amicizia …Dimostra ai tuoi amici che ci tieni.
chi ha indetto questa settimana? Se questo messaggio va in giro da due anni, è sempre la settimana dell’amicizia? Ridicolo. Ai miei amici preferisco dire i miei pensieri, i miei consigli con il mio cuore.
Manda questa e-mail a tutti i tuoi amici, anche se significa rimandarlo a chi te l’ha mandata….Se ritorna … Hai tanti buoni amici. Buona settimana dell’amicizia….
No comment.
Dopo aver inviato il messaggio, premi F6 e vedrai quello che apparirà nel quadro….incredibile, ma reale….fa impressione ma é reale…. buona fortuna.
No comment.
Manda a 15 persone nei prossimi 143 minuti, poi premi F6 e il nome di chi ti ama apparirà in lettere maiuscole, fa tanta impressione perchè é.. reale
F6? Mi dispiace: oltre a non volerlo fare non posso farlo perchè sul mio computer F6 non ha alcun effetto, visto che uso Firefox+Linux e poiché non voglio essere schiavo della tecnologia: decido io cosa deve fare F6 sul mio computer: se visualizzare una barzelletta o aprire la posta elettronica!
Chiunque abbia scritto queste stupidaggini:
ha (forse intelligentemente?) dimostrato che tanti gli vanno dietro senza spirito critico visto che il messaggio continua a circolare in internet.
se ha imparato tutte queste cose è meglio che cambia maestro.
Conclusione: è un testo mediocre, anzi neanche raggiunge la sufficienza. Lo stampo sottilmente materialista, non ha nulla di profondo. La gente lo gira agli amici allegramente…. segno dei tempi, ahimè.
Preso dalla curiosità di che genere di siti si tratta, oggi ho deciso di graziare uno dei messaggi di spam e risparmiarmi i bottone “Segnala come Spam“; ho fatto la stessa cosa di molti: cliccare su uno di essi: http://www.22rx.com/, ma si… diamo un po’ di soddisfazione a questi spammers!
Al modico prezzo $234 si può acquistare una scatola di Viagra da 60 pillole (utili per due mesi). Mezza pillola 45 minuti prima dei pasti…., ehm… pardon!… del rapporto, e tornerai ad essere davvero un gran leone! Poi c’è la versione Viagra Soft Tabs, un po’ piu economica. Il sito è ben fatto, professionale con tanto di spiegazioni, suggerimenti e raccomandazioni, compreso quello ipocrita di consultare il medico per la somministrazione.
Ma la cosa più simpatica, un eufemismo, è “l’offerta” del fantastico ERECTION PACK:
Try our SPECIAL ERECTION PACK!Two best ED mediaction in one super pack! only $139.95 !
che suona come:
Prova il Pacchetto Speciale “Erezione”. I due migliori farmaci in un pacchetto super! a soli 107 Euro !
Ma se sto già prendendo un farmaco, cosa me ne faccio dell’altro, che serve alla stessa cosa? Facciamo un bel mix di farmaci, così me ne torno al Creatore prima dei tempi? Ah… no…. che idea! potrei regalarlo!!?? Mmmm…. forse rischio di uscire allo scoperto o di offendere qualcuno…. bah.
Però i prezzi sono modicissimi! Già… in una società dove non puoi permetterti di essere un mediocre sessuale, dove non puoi permetterti di invecchiare, dove devi essere un superuomo, sempre e comunque, proprio come i modelli della TV ti impongono… cosa vuoi che siano 100 euro ogni due mesi, per uno stipendio medio? E’ una vera occasione! E poi dicono che le società farmaceutiche speculano su queste cose!
Sconcertante. Delirante.
Per fortuna questi siti sarebbero illegali in Europa. Ma proliferano alla grande negli USA dove i farmaci vengono venduti come i biscotti o il formaggio in offerta. Ma internet, si sa, non ha confini e le spedizioni “discrete” e internazionali di questa merce è la regola, come questi siti dimostrano. Un vero traffico, più o meno legalizzato (in Italia è vietato spedire farmaci per posta).
Ma anche se ci trovassimo in un caso di effettivo e medicalmente ragionevole bisogno, e ammesso che si riesca così a soddisfare l’uomo, pone in grave difficoltà psicologica la donna, che si vedrebbe così sostituita! Già… perchè invece di essere lei a soddisfare e far regolarmente eccitare il suo uomo, quello che lei ama, è invece tutto merito di una volgarissima pillola. E lei diventa semplicemente il luogo fisico dove quella eccitazione trova il suo ricercato e finalmente vilire sfogo. E così comincerà magari a chiedersi se la presunta impotenza del suo uomo, non sia invece tutta colpa della sua incapacità: arrivano i sensi di colpa.
Ora, per carità, non voglio denigrare tout-court questo genere di farmaci. Però questi fenomeni di massa sono decisamente sintomatici. Se sono diventati prodotti di massa, non mi convince la storia che le disfunzioni erettili stiano crescendo così tanto come fenomeno clinico: questo può essere vero, ma è anche vero che in questo si giustifica l’aumento e l’enorme mercato di questi farmaci, quando in realtà tutti sanno che c’è un abuso spaventoso, nonchè un fiorentissimo mercato illegale. La storia dell’aumento delle malattie erettili non sarà una bugia, ma certo crea una certa confusione nella società, perchè questo grosso mercato può far pensare che davvero ci sia questo bisogno, più di quanto in realtà non sia.
Non appena si ha un qualche problema di questo tipo, sapendo che esiste il farmacomagico, ci si rivolge subito ad esso, naturalmente in buona fede. Semplicemente per emulazione sociale.
La gente ha perduto o sta perdendo il senso dell’amore, del viverlo anche se (anzi, soprattutto se) le “prestazioni” a volte non sono proprio come la TV o certi modelli ci propongono. Anche perchè quei modelli, spesso e volentieri, sono finti. Inumani.
Qualcuno parla del dono di se, in un atto sessuale? Oppure questo concetto deve per forza essere relegato a una concezione religiosa ritenuta anacronistica e superata? Quante pillole di viagra in meno si venderebbero se le persone mettessero al centro di questo fantomatico atto sessuale il concetto del dono di se?
Cosa vogliamo dunque mettere al centro di un rapporto sessuale?
Due organi genitali? Un orgasmo? Una pillola? O l’amore?
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