Comunismo, capitalismo, o nuovo moralismo

No Comments

Viviamo in un ambiente moralmente contaminato. Ci sentiamo malati moralmente perché ci siamo abituati a dire qualcosa di diverso da ciò che pensavamo. Abbiamo imparato a non credere in niente, a ignorarci l’un l’altro, a interessarci solo a noi stessi. […] Dobbiamo vedere questa eredità come un peccato che abbiamo commesso contro noi stessi. […] Se capiamo questo, la speranza tornerà nei nostri cuori”.

More

Provocazioni intelligenti

No Comments

Dedico questo post a tutte le donne.

Chi ha detto che tutte le provocazioni con erotico background sarebbero squallide e di cattivo gusto? E vero: se ne trovano tante in giro che sono infatti squallide e di cattivo gusto. Ma… More

Il giudice educatore e sequenzialista

No Comments

Nicola Gratteri è Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria. Nasce nel 1958 a Gerace ed è esperto di ‘Ndrangheta. E’ tra i magistrati più impegnati e conosciuti nel settore della lotta alla criminalità organizzata. Dal 1989 vive sotto scorta. [...] in un teatro gremito di ragazzi delle scuole superiori [...] [1]

e dice:

Nelle zone ad alta densità malavitosa c’è la più grossa percentuale di consumo psicofarmaci. Il che significa che dietro la ricchezza, il potere, c’è una vita infelice. Ecco perché quando parlo ai giovani evito di parlare di etica che non interessa a nessuno. E a loro dico: vedete? Fare gli ‘ndranghetisti non conviene sotto nessun profilo”. [1]

More

Quando il corpo si fa ricatto

5 Comments

Notizia di oggi:

Mariarca Terracciano, 45anni, per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi nella Asl 1 di Napoli, si è fatta prelevare 150 ml al giorno per quattro giorni, poi lunedì scorso, è entrata in coma e dopo tre giorni è morta. [1] More

Non rispetto le idee degli altri

8 Comments

Questo post è lungo; se non volete scandalizzarvi troppo avete due possibilità: non leggerlo affatto :roll: o leggerlo tutto 8-O

Il contrasto di ideeIn questa società politicamente corretta ci viene continuamente ripetuto che bisogna rispettare le idee degli altri. Che se non lo facciamo la società rischia il baratro della violenza. Che se non lo facciamo siamo degli intolleranti, dei fanatici, dei fondamentalisti. Che tutto il male del mondo viene dal mancato rispetto per le idee di chi la pensa diversamente da noi. More

Ai o kometa osekkai

1 Comment

Giappone. La patria dei suicidi. Uno ogni quarto d’ora. Anche la politica inizia a prendere sul serio coraggio il problema e a parlarne pubblicamente, abbattendo un tabù.

Non è raro che all’ingresso di una stazione della metropolitana di Tokyo si veda l’annuncio di un ritardo a causa di un “ginshinjico”, ossia un “incidente con una persona”: è la formula eufemistica con cui si definisce il suicidio di chi si è gettato tra i binari al passaggio di un treno. L’annuncio è ormai di routine. Il corpo viene rapidamente portato via, i moduli di polizia riempiti in tutta fretta e la circolazione riprende in tempi brevi, frenetica ed efficiente come sempre.

[...]

In un recente dibattito televisivo a cui hanno partecipato tre giovani donne che avevano tentato il suicidio, una di esse, la 26nne Shinohara Eiji, ha raccontato il suo dramma, iniziato alle scuole medie superiori dove era presa in giro perché grassa. La continua umiliazione, anno dopo anno, la portò alla decisione di togliersi la vita. Al ritorno a casa dall’ospedale dove era stata ricoverata con le vene dei polsi tagliate, fu accolta dal padre che l’abbracciò. Era la prima volta in tutta la sua vita che riceveva un abbraccio da suo padre [in giappone e in genere in oriente il contatto fisico è rarissimo e anzi evitato, anche tra gli affetti in famiglia, NdR]. “Non ci siamo detti una parola, ma in quel momento, tra le sue braccia, ho capito che la vita era bella e degna di essere vissuta”.

Tutte e tre le giovani si sono trovate d’accordo nel ritenere che ciò di cui avrebbero avuto bisogno per vincere la disperazione era “ai o kometa osekkai”. “Ai o kometa” significa “essere accompagnate, motivate, dall’amore”, mentre “osekkai” vuol dire “essere oggetto di interesse e di cura”: un modo giapponese per far capire che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che si fosse interessato con amore dei loro problemi. In parole più semplici, un po’ di amore le avrebbe trattenute da quel gesto estremo.

[fonte]


Infondo è questo che desideriamo tutti. E’ ciò che da senso alla vita: un abbraccio d’amore.

Nazismo di Carnevale

5 Comments

Rispondo al commento di Blogger mariagrazia al post precedente sotto forma di lettera aperta a un ipotetico “Amico”. Pensavo di aver detto quasi tutto sull’eutanasia in questo blog, tanti sono stati i post che ne hanno trattato. Ma evidentemente manca dell’altro.

* * *

Caro Amico, visto che è da poco finito il Carnevale, eccoti una mia storiella:

Il male, mascherato da Pulcinella,
dopo aver devastato la casa,
una volta smascherato,
esce dalla porta.

Ma poi,

mentre stiàmo ben attenti in giro
che non ci sìano maschere di Pulcinella
che girano sospette intorno alla casa,

e mentre celebriamo gloriose
“Giornate della Memoria
della Cacciata del Male
mascherato da Pulcinella”
per ricordare e insegnare ai
nostri figli quanto sìano davvero
pericolose le persone
mascherate da Pulcinella,

ecco che il male è già rientrato dalla finestra,
e, vestito da Arlecchino, gioca indisturbato con i nostri figli.

* * *

Ieri mi hai scritto che:

riguardo all’eutanasia sarebbe utile che si mettessero in campo tutte le possibili informazioni nei diversi casi e tutte quelle necessarie agli interessati ma la scelta spetta a chi è l’oggetto della scelta e non di altri.

Provo a tradurre queste tue parole così:

(1) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società è in grado di farsi carico è “dare tutte le possibili informazioni”. Come un efficiente sportello informazioni. E poi lasciare la “libera” scelta al singolo.

(ma è oggetto o soggetto?).

Si tratta del solito cliché “libertario” per cui il singolo che sceglie da solo e per se “non sbaglia mai”. Ma qui succede qualcosa di nuovo: con la sua “libera” scelta mette improvvisamente “a posto” la coscienza di tutti. Chi infatti si interrogherà sulla propria coscienza se il malato ha “deciso liberamente”?

un’altra via potrebbe essere invece:

(2) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società deve farsi carico è alleviare la sofferenza e aiutare i malati a dare un senso alla vita;

Secondo te, quali delle due società, è più “umana”?

E’ ovvio che la seconda strada è più costosa; sia economicamente che emotivamente; ma infondo riconosciamo che è la seconda strada sarebbe quella “giusta”, che tutti desideriamo. Perchè allora non si dibatte tanto animatamente se dare o no e come assistenza ai malati? Ho un forte sospetto: che la prima strada tanto declamata dai teorici della libertà sia un modo comodo e subdolo di evitare la seconda strada.

Sento già che mi stai per obiettare che si può certamente “offrire” tutte e due le cose, e che anzi il farle entrambe sarebbe veramente segno di una “vera società civile”.

Mi chiedo però: se già oggi la “libera morte” non è ammessa, e ci sono già schiere di malati che chiedono disperatamente aiuto e non lo hanno, come potremo pensare che tale assistenza sarà migliore nel momento in cui a queste orde di malati viene prima di tutto “offerta” la possibilità di farsi da parte? Non c’è qualcosa che non va in questo meccanismo?

Prova vivente è il caso Crisafulli e famiglia, proprio di questi giorni. Chiedevano disperatamente aiuto allo Stato. Che non è arrivato. E adesso vogliono andare in Belgio a praticare l’eutanasia: cosa è dunque che provoca quel desiderio di morte? Una vera e libera scelta, oppure la disperazione di sentirsi abbandonati (non solo lui, ma la famiglia e chi gli sta intorno?).
E pensare che lo stesso Crisafulli, “tornato” dallo stato vegetativo, aveva scritto a Beppino Engaro, implorandolo di non far togliere la vita a Eluana, perchè lui era un testimone vivente: sentiva “tutto” quando i medici dicevano che era una foglia di insalata, e ci ha raccontato in quale disperazione fosse per non poter far nulla per dire “sono vivo!” .

Se perfino la famiglia Crisafulli è arrivata a questo, dobbiamo davvero riflettere. Che cioè la richiesta di morte è causata da una mancanza di impegno, di relazione, da parte di chi invece sta bene e potrebbe fare qualcosa. Cioè “noi”, lo “Stato”, la “Società Civile”.

Io penso che è giusto che sia chi sta bene ed è in buona salute che è chiamato a fare “scelte difficili”, ovvero non abbandonare il sofferente; non possiamo scaricare la responsabilità su chi sta male ed è disperato, rimettendoci solo alla sua “libertà”; perché questo equivale, moralmente a dire “veditela tu”, “il tuo problema non mi interessa”.

Dobbiamo seriamente riflettere su tutto questo. Se non sappiamo più individuare il debole e il sofferente e venire incontro alle sofferenze del nostro fratello, diventeremo una società sempre più inumana, in un baratro di progressiva emarginazione dell’ handicappato, del debole, del piccolo, dell’anziano, del sofferente, del malato…

Amico, credimi: penso di non esagerare se dico che sta tornando di moda il nazismo: con la pratica dell’eugenetica, oggi ampiamente praticata, della soppressione e l’eliminazione dell’inadatto, del non desiderato, del più debole e indifeso;

E in alcuni casi avremo si avrà anche il coraggio di dire che lo abbiamo fatto “rispettando” la sua libertà. Che lo abbiamo fatto per “pietà”. Forse sarà bene ricordare che anche i nazisti invocavano un senso di “pietà” quanto facevano esperimenti sui malati di mente; e molti credevano che quelle idee si basavano su teorie che erano “scientificamente” dimostrate (in realtà darwinismo sociale).

L’unica differenza è che oggi non c’è un Hitler a capo di tutto questo; non c’è un volto di questa ideologia; non c’è un nome “nazismo”; perché la società post-moderna è “liquida”: abbiamo ideologie senza avere gli ideòlogi; tutto ci appare fatto in nome della democrazia; e siccome ci hanno insegnato che tutto ciò che è democratico è giusto e buono (e guai a chi discute questo dogma-tabù!!), ecco che la coscienza si assopisce ancora di più. E’ questa è la società del post-umano, in cui certe ideologie non provengono da un “centro” ma hanno molti “centri” e nessun volto. Quando avremo preso coscienza del bàratro in cui ci stiamo infilando, non avremo nessuno cui fare un processo: non ci saranno altri Norimberga; ma nel frattempo molti saranno stati soppressi in nome della falsa libertà e della falsa pietà.

Non mi fraintendere, ti prego: non ti sto dando del nazista; ma ricordiamoci che il nazismo ebbe il supporto “silenzioso” e “ingenuo” di molti che tacquero, pur non essendo nazisti e che si fecero convincere almeno in parte dalla propaganda e assopirono così le loro coscienze: è difficile dire quale sia stata la responsabilità (colpa) oggettiva di queste persone; a loro scusa c’è il fatto che furono plagiate; senza voler giudicarle, possiamo comunque dire che di fatto quello che è accaduto lo è stato anche grazie a questo meccanismo perverso.

La stesso meccanismo infatti accade oggi in TV dove tutto è sempre proclamato in nome della “libertà” e della “democrazia”. Peccato che non tutto viene raccontato come veramente è.
Nessuno dice ad esempio quale è la prima cosa che i malati e le loro famiglie in quelle condizioni chiedono: “aiuto”,”assistenza”, “amore”. Chiedono relazione. Solo quando queste cose gli vengono negate, allora chiedono la morte. Non a caso le associazioni dei malati insorsero dopo la “sentenza Englaro”. Perchè?

Però il messaggio che arriva alla gente è un’altro: che ci sìano orde di malati “costretti” a soffrire che chiedono solo di morire e che aspettano un nostro gesto di “pietà” e di “clemenza”. Il che può anche essere vero, ma alla fine ciò che viene trasmesso è una distorsione della realtà.

Forse sarebbe istruttivo rivedere certi filmati di propaganda nazista e di come invocassero lo stesso “senso di pietà” nei riguardi delle loro vittime innocenti; questo avveniva con abili mistificazioni di mezze verità e mezze bugie: le bugie credibili infatti non sono mai bugie al 100%, altrimenti verrebbero subito riconosciute e non ci crederebbe nessuno.

Forse dovremmo smettere un attimo di contare il numero di ebrei morti nei campi di concentramento e dare una occhiata nel nostro “giardino” di oggi; e dare così un senso a quei morti della storia e alle nostre tanto celebrate “Giornate della Memoria” (per carità, sacrosante!).

E allora non sarà importante solo celebrare le Giornate della Cacciata del Male mascherato da Pulcinella, ma saperlo riconoscere anche quanto gioca dentro casa indisturbato, vestito da Arlecchino.

PS: Nel frattempo, sempre in nome della libertà, dalla solita Olanda, una proposta per legalizzare il suicidio medicalmente assistito per tutti gli ultrasettantenni che ne faccian richiesta”
con tanto di “professioni deditate al fine vita, formata da infermieri specializzati, psicologi e religiosi”. Il grave rotola sempre più rapido giù dal piano inclinato; Arlecchino si comincia a far sentire. Qualcuno se ne è accorto?

Profezia animalista, 50%

2 Comments

Parlando nel corridoio con una amica e collega di lavoro, molto sensibile ai diritti degli animali (non so se ama definirsi animalista, ma preferisco non affibbiare etichette, se non ne sono certo) abbiamo parlato delle galline ovaiole, costrette in batteria in minuscole gabbie, della disumanità di questa cosa, del fatto che questa tecniche dal 2012 saranno illegali come da Direttiva Europea, del problema del cibo sano oggi etc…

Mi ha poi inviato questo link della lega antivivisezione, una delle associazioni animaliste più attive e radicali: http://www.lav.it/index.php?id=384.

Il tema è interessante, degno senz’altro di attenzione. Mette in luce il bisogno dell’uomo moderno di una maggiore veracità e genuinità di ciò che mangia. Ma non solo: i diritti per gli animali non sono da condannare tout-court necessariamente come una ideologia, nonostante a volte diventi in effetti un ideologia.

Tenere in considerazione la sofferenza degli animali, è anche segno di una sensibilità umana verso la natura. Se gli animali sono quegli esseri più simili a noi, che più ci assomigliano, essere sensibili alle loro sofferenze ci fa più umani. Infatti non siamo sensibili allo stesso modo verso la sofferenza animale: un cane agonizzante per strada non ci suscita la stessa empatia di una mosca cui è strata strappata un’ala o una cavalletta morente. Probabilmente il primo lo curiamo, la seconda la schiacciamo o la ignoriamo. La sensibilità che abbiamo verso gli animali, dunque non è neutra, ma antropocentrica: è la loro somiglianza e vicinanza a noi e alla nostra vita, che ci suscita maggiore sensibilità. In generale la gente comune ama di più le api degli scarafaggi. Non è un caso. Ne è la prova il fatto che la gran parte delle battaglie animaliste sono a favore di mammiferi e animali che sono biologicamente, antropologicamente, funzionalmente “vicini” all’uomo. Nessun animale è sensibile alla sofferenza degli altri animali e a quella dell’uomo allo stesso modo dell’uomo. Solo l’uomo, in virtù del proprio essere spirituale, è sensibile alla sofferenza in questo modo. Preservare e essere attenti alla sofferenza animale ci fa dunque più umani, in un modo speciale. Al contrario una eventuale attenzione o sensibilità di un animale verso la sofferenza di un proprio simile o di un uomo (pensiamo a un rapporto cane-cane o la simbiosi cane-uomo) non lo fa più “animale” di quanto non lo sia già, se mai lo fa più simile a un uomo. E’ inoltre significativo come il tema della sofferenza sia cruciale in questo schema.

E’ però anche necessario non mettere il “diritto” dell’animale al di sopra del diritto degli uomini. Bisogna ricordare che produrre tante uova (o tanta carne, o tanta verdura…) a basso costo fa si che sia possibile produrre grandi quantità di proteine e sostanze utili per tanta gente in questo mondo. Se possiamo sfamare tanta gente senza depauperare il patrimonio naturale è anche grazie a questo e alla rivoluzione verde che a partire dagli anni ’60 ha quadruplicato la produttività dei raccolti senza bisogno di aumentare la quantità di terra arata: abbiamo usato, si, diserbati, ormoni e concimi chimici… ma non avevamo forse il dovere di farlo?

E’ anche vero che però nei paesi ricchi si mangia troppo, le calorie non mancano e anzi andiamo in palestra per smaltire! Quindi mettere davanti a questo il diritto dell’animale a viviere un po’ più dignitosamente non è affatto sbagliato. Anzi direi che è un segno di virtù e di povertà spirituale. Una volta tanto do ragione agli animalisti. Ciò che invece non funziona nel loro schema ideologico, sono certi presupposti antropologici per cui viene messa da parte la dignità umana a favore di quella animale. E’ la conseguenza di un pessimismo, se non un odio dichiarato, verso l’uomo che è visto sempre e solo come il grande cattivo. Questo non contribuisce a preservare veramente la natura, perché il custode della natura è sempre e comunque l’uomo, e se l’uomo è solo cattivo allora anche la natura non avrebbe speranza. Non accetto questo pessimismo di fondo sull’uomo, perché lo ritengo anche ideologicamente pericoloso. E’ facile verificare come molti animalisti (ma non voglio generalizzare) siano in genere favorevoli a politiche anti-nataliste, pro-aborto, pro-eutanasia: come è possibile che una così grande sensibilità verso gli animali li porta a un odio e a un pessimismo così radicale verso l’uomo? Questa è una ideologia pericolosa. Il problema non è come guardiamo alla natura o agli animali, ma di come guardiamo all’uomo.


Chi è dunque l’uomo, e quale è il suo posto nell’universo e nel mondo?

In base a come rispondiamo a questa domanda, tutte le altre questioni e risposte ne sono una conseguenza, compresi i diritti degli animali. E’ la questione antropologica.

In un paese povero dove c’è poco cibo, non condannerei troppo le galline in batteria per sfamare la gente. La cosa drammatica e ironica è che nei paesi affamati questo non accade, perchè tipicamente le galline, se ci sono, sono ancora dentro pollai vecchio stile. Nei paesi ricchi e opulenti invece, ci sono queste orrende betterie, eccome! E’ questa una contraddizione del nostro tempo sulla quale dobbiamo riflettere. Di questi argomenti non vedo traccia nei siti animalisti.

Il messaggio di questi animalisti devo dire allo stesso tempo ha una componente profetica e un’altra decisamente pessimistico-distruttiva. Accetto la prima; rigetto con forza la seconda.

D’ora in poi farò caso anche io al codice stampigliato sulle uova, ma non perché ritengo il diritto della gallina sopra ogni cosa, ma perché ritengo di vivere in un paese ricco e opulento dove il cibo, proteine e calorie in circolazione sono già troppe e dove quindi un po’ di rispetto anche alla gallina sia dovuto, e che il valore di questo rispetto è in realtà segno di un rispetto verso noi stessi e verso la natura. O meglio vero il Creato.

Dunque non comprerò più quelle con il “CODICE 3″ e invito i miei lettori a fare altrettanto:

leggete il link della LAV

Speranza della città

No Comments

Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono.

Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Sul ruolo dell’imbruttimento del “sentire comune” causato dai mass-media, mi sento molto in sintonia con queste parole e ne abbiamo parlato più volte in questo blog.

Stavolta non sono parole mie: mi sono limitato a riportare un estratto di un discorso molto inusuale per chi l’ha tenuto, dal linguaggio particolarmente tagliente ed esplicito, tanto da apparirmi stupefacente e sconcertante allo stesso tempo.

Qui ho riportato solo le parti impietose, ma non manca la speranza e non vi dico il suo nome: se siete curiosi di questi due aspetti scropritelo da voi (Google aiuta).

Scrigno dell’ego 3: poesia

No Comments

(seque dal post precedente “Scrigno dell’ego 2: domande laiche”)

Diritto all’istruzione?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto al lavoro?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto alla Cura?
Si, perché è per i vivi e per vivere
Diritto di Amare?
Si, perché è per i vivi e per vivere

Morire non è un diritto.
Un desiderio non è un diritto.
La risposta al dolore non è la morte.
La risposta alla sofferenza non è la morte.

Che si faccia pure della libertà di coscienza,
lo scrigno dell’ego e arma di ogni umano desiderio…

Che venga pure questa eutanasia…
Che irrompa pure in nome della falsa libertà…

…ma non potrà farlo con il mio si.

Older Entries Newer Entries