cancelliamo la parola amore
21 lug 2006
Ciò che non si comprende, bigognerebbe tacerlo.
L’amore è quasi una ossessione dei nostri tempi. Un concetto sfuggevole, sul quale è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Eppure si continua a crederci, a volerlo, a cercare di comprenderlo.
Questa situazione, a mio avviso, deriva da una molteplice attribuzione di significato di questa parola che confonde non poco le persone e gli animi. E’ come se nel nostro vocabolario esistesse un unica parola per indicare “automobile”, “autocarro”, “furgone”: ci sarebbe più confusione tutte le volte che ci serve un automezzo per andare in vacanza oppure per fare un trasloco.
La parola “amore” si trova nelle stesse condizioni: una sola parola nella gran parte delle lingue occidentali (francese “amour”, inglese “love”, spagnolo “amor”) per indicare tre concetti diversi. I greci, avevano prima di noi capito tutte queste differenze e usavano infatti tre parole differenti: philia, eros, agàpe.
L’amore ha un soggetto (chi ama) e un oggetto (cosa viene amato). Quindi è una relazione dal soggetto all’oggetto. Ognuna di queste relazioni provocano benessere, soddisfazione e godimento in chi la esercita (soggetto). Non è detto che valga anche il viceversa, quindi la relazione può non essere simmetrica.
Ecco i tre concetti:
- Philia: il soggetto si compiace nel condividere qualità, sentimenti e cose insieme all’oggetto. Un esempio è il classico sentimento di amicizia: due amici stanno bene insieme perchè condividono qualcosa ed è questa condivisione il proprio legame.
- Eros: il soggetto si compiace nell’avere dell’oggetto qualità, sentimenti e cose che egli non ha e che desidera. E’ una relazione di desiderio appunto, di aspirazione ad avere o ricevere qualità che l’oggetto può offrirci. Egli gode e si compiace nel ricevere. Esempio classico, ma non unico, l’amore erotico fra i sessi: l’uno cerca nell’altro la complementarietà, il desiderio dell’altro per qualcosa che manca a ciuascuno di loro. Lo schema in questro caso è:
S <<--- O
a indicare che il soggetto “ama” perchè riceve “amore”. - Agape: il soggetto si compiace e gode nell’offrire al soggetto qualità, sentimenti e cose. E’ una relazione di donazione, fine a se stessa. Esempi: l’amore del genitore per un figlio, l’amore di Dio per l’uomo nel cristianesimo: Il Padre offre suo figlio, Cristo, per la salvezza degli uomini. Lo shema in questo caso è:
S —>> O
E’ l’offerta totale di “amore” verso l’alterità.
Può essere espresso con la relazione simbolica:
S –||– O
a indicare che fra soggetto e oggetto c’è un qualcosa di condiviso.
Ma la realtà non è così banalmente semplice: spesso questi “tipi di amore” si intrecciano e sovrappongono. Prendiamo ad esempio il solo caso dell’amore uomo-donna: quello che più forse ossessiona la società di oggi (perchè evidentemente è così in crisi): è innegabile che deve esserci una relazione di philia in quanto è difficile concepirlo senza che essi condividano qualcosa: una visione, un idea, un sogno, un valore. Deve necessariamente esserci eros perchè c’è un innegabile desiderio di “avere” l’altro tutto per se. Ma deve esserci anche agàpe ossia il desiderio di donare. Donare se stessi all’altro. Senza quest’ultimo questo “amore” è destinato a fallire presto. Anzi quest’ultimo deve essere il più forte di tutti perchè mentre in alcuni casi gli altri tipi di “amore” possono subire una crisi per cause esterne, l’ agape dipende solo da noi stessi ed è l’unico sul quale possiamo davvero agire e contare veramente.
La non-coscienza dell’agape nel cuore delle persone come forma di amore al di sopra degli altri (e questo senza escludere l’importanza degli altri) è la causa principale
della crisi dell’amore nei nostri tempi. Il dilagare dei divorzi, ad esempio, sono un fulgido esempio: essi sono quasi sempre dovuti alla mancanza di agàpe oppure a una sua falsa forma: un agàpe che termina quando termina l’eros o il philia non è un agàpe sincero, ma era un agape finto e non pienamente vissuto.
Faccio una proposta provocatoria: cancelliamo la parola “amore” dal vocabolario e sostituiamola con 3 parole derivate dal greco. Forse dovremmo chiedere consiglio a
l’Accademia della Crusca?
Approfondirò questi concetti nei prossimi post.
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