Ascensore politicamente corretta

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Lavoro, ufficio lunedì scorso. Scena in ascensore.

Due ragazze non giovani (o signore giovani, a seconda dei punti di vista) chiacchierano animatamente l’un l’altra sul pianerottolo con femminile complicità; odo in sottofondo stralci di soliti pettegolezzi. C’è anche una terza amica-collega e un’altro signore, del loro stesso decimo piano. E poi io all’ottavo. Saliamo.

L’ascensore, come al solito, salendo emette strani inquietanti rumori. Tutto il palazzo sa che spesso si blocca, e sono rogne. Una di loro fa la buttuta scaramantica, rivolta all’amica ma implicitamente a tutto l’ascensore: “siamo nelle mani degli dei“.

un momento: ma la frase non era “siamo nelle mani di Dio“?

Scendo in silenzio al mio piano, e rifletto.

Certi discorsi frivoli, certe battute, sono delle frasi fatte: niente di male; siamo in ascensone, mica in una conferenza! Allora, per dire qualcosa e sdrammatizzare, che si fa? Si pesca la più adatta frase dalla nostra biblioteca di “frasi fatte” forgiate dal dire comune; ma attenzione: prima di dirla, si badi bene, va adeguatamente filtrata secondo la rigida norma del politicamente corretto, e solo dopo la si può pronunziare con tranquillità.

Non mi si venga certo a dire che la tipa non ha detto la frase originaria, perché non crederebbe in Dio: infatti penso che, allo stesso modo, non creda neanche agli dei. E allora perché il suo filtro cerebrale ha effettuato la sostituzione? Poteva, ad esempio non dirla; o dire una frase completamente diversa. Quello che mi impressiona è quanto questa società sia malata di politicamente corretto. “Siamo nelle mani degli dei” è la variante conformista di “siamo nelle mani di Dio”: è l’apoteosi, il massimo del politicamente corretto e del conformismo: infatti non crea divisione per nessuno, perché agli dei non ci crede nessuno. Invece “siamo nelle mani di Dio” oggi crea imbarazzo; crea problemi; vorrebbe dire prendere una posizione; meglio evitare; perché a qualcuno può dare fastidio. E allora meglio dire qualcosa in cui non crede nessuno, così nessuno ci rimane male: non si sa mai in ascensore che gente hai a fianco. Un conformismo davvero impressionante; che appiattisce e ci rende tutti maledettamente uguali; deprimente; a tratti asfissiante:  come un’ ascensore piena.

Se avessi fatto la battuta io non avrei scelto la frase originaria, ma men che meno avrei effettuato la sostituzione.

E’ proprio vero che la verità del profondo del nostro animo viene fuori proprio nella “frasi frivole” quando abbassiamo l’apparente grado di “serietà” delle cose che facciamo. Eppure dietro frasi innocenti come questa, si nasconde un mondo di pensieri, di sovrastrutture e di condizionamenti sociali che il mondo moderno ci propone come modello. Ovviamente in nome della libertà e del rispetto degli altri, in nome dell’ armonia sociale e del consenso degli altri. Già… il consenso degli altri.

Oggi conta solo il dire per non dire.
La parola, senza contenuto.
Apoteosi del non-pensiero.
Dire davvero qualcosa, qualunque cosa, porta rischio.
Fa perdere il consenso.
Meglio evitare.

In ascensore… così come a un convengo. O a un comizio. Se è arrivato fino in ascensore, vuol dire che siamo già in fase socialmente molto avanzata.

E così il potere domina festoso le masse politicamente corrette, felici di esserlo, e allineante al conformismo.

Soprattutto, basta che non pensino. Al massimo discutano pure animatamente, ma solo di calcio e del Grande Fratello.

6 Comments (+add yours?)

  1. IlCensore
    21 apr 2010 @ 14:08:17

    Mah, io avrei pensato che magari è pagana. Tipo Wicca o roba del genere.

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    • Fabrizio
      21 apr 2010 @ 14:21:57

      Caro amico,

      Potrebbe essere come dici tu, ma non è questo il punto; potrebbe, in realtà, essere stata anche credente in Dio visto che il politicamente corretto affligge anche molti credenti, perché è un virus contagioso, un modello mimetico, al modo di René Girard; in ogni caso non posso avere alcuna pretesa di giudicare la persona, giudico piuttosto i comportamenti e non tanto del singolo, ma in senso collettivo: il quadro da me dipinto puoi prenderlo non come pretesa di giudizio rispetto a quella persona (cosa che non posso pretendere, perchè non posso conoscere le sue vere motivazioni), ma un quadro verosimile rispetto a un modello di società oggi in atto, che vedo e che osservo sempre più spesso: traggo spunto da comportamenti che vedo, sui quali poi rifletto. E condivido sul blog. Tutto qui.

      Quindi ti esorto a rileggere il post nella ipotesi che non sia pagana; ma ad esempio non credente; o indifferente rispetto a qualsiasi credo, che è la condizione della stragrande maggioranza delle persone oggi; come avrai notato questo post non è catalogato ne in “categorie” ne in “tags” con oggetto “Religione & Co.”

      Grazie per avermi dato occasione di puntalizzare questo aspetto.

      Rispondi

  2. Marco
    21 apr 2010 @ 15:54:17

    Secondo me il meccanismo scattato è diverso, avrà pensato:
    “Se dico Dio mi credono cattolica, e io non voglio dare questa immagine di me”

    Questo pensiero, per motivi diversi, possono averlo fatto cattolici e non cattolici.
    E che in questo periodo apparire da cattolici possa sembrare un problema per alcuni non mi stupisce poi tanto.

    Certo da da riflettere

    Rispondi

    • Fabrizio
      21 apr 2010 @ 15:59:46

      Ciao Marco: anche se non la ritengo molto probabile, è comunque molto interessante questa tua chiave di interpretazione; che però, per complessità, svierebbe dall’argomento originario; anzi meriterebbe un post a parte: ci penserò.

      Rispondi

      • Fabrizio
        23 apr 2010 @ 20:59:57

        Dunque, Marco. Prendo per buono quello che dici, pur considerandolo poco plausibile. Il post successivo che ho appena pubblicato approfondisce questo aspetto, anche se è in realtà la risposta ad un altra questione. Ti sembrerà strano del perchè quelle argomentazioni, apparentemente così diverse, in realtà sono facce diverse della stessa medaglia; ma se hai la pazienza (!) di leggerlo fino infondo, penso intuirai che la questione è proprio in questi termini: se la signora si fosse davvero comportata come tu proponi, allora vorrebbe dire che i suoi “criteri” di appartenenza sono meramente basati su parametri umani, come si trattasse di un partito o di una associazione di volontariato, senza alcun tipo di fondamento nella persona di Cristo: questa persona pensava (forse) di far parte della Chiesa, ma in realtà non ne aveva mai fatto veramente parte. Questo nel caso, come tu dici, fosse “stata” cattolica.

        Se invece non lo era, allora confermi tu stesso alla grande quanto ho scritto io sopra riguardo al politicamente corretto: che cioè questa cultura del politicamente corretto domina incontrastata in nostri modi di fare: se infatti il suo scopo fosse stato quello di non voler apparire tale, avrebbe semplicemente evitato la battuta.

        Rispondi

    • Fabrizio
      23 apr 2010 @ 21:03:08

      Dunque, Marco. Prendo per buono quello che dici, pur considerandolo poco plausibile. Il post successivo che ho appena pubblicato approfondisce questo aspetto, anche se è in realtà la risposta ad un altra questione. Ti sembrerà strano del perchè quelle argomentazioni, apparentemente così diverse, in realtà sono facce diverse della stessa medaglia; ma se hai la pazienza (!) di leggerlo fino infondo, penso intuirai che la questione è proprio in questi termini: se la signora si fosse davvero comportata come tu proponi, allora vorrebbe dire che i suoi “criteri” di appartenenza sono meramente basati su parametri umani, come si trattasse di un partito o di una associazione di volontariato, senza alcun tipo di fondamento nella persona di Cristo: questa persona pensava (forse) di far parte della Chiesa, ma in realtà non ne aveva mai fatto veramente parte. Questo nel caso, come tu dici, fosse “stata” cattolica.

      Se invece non lo era, allora confermi tu stesso alla grande quanto ho scritto io sopra riguardo al politicamente corretto: che cioè questa cultura del politicamente corretto domina incontrastata in nostri modi di fare: se infatti il suo scopo fosse stato quello di non voler apparire tale, avrebbe semplicemente evitato la battuta.

      Rispondi

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