A come Ateo, Alto, Al di sopra degli altri

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Questa immagine fa parte della campagna di ateisti militanti sponsorizzati dal noto Richard Dawkins (di cui ho letto l’interessante libro “Il gene egoista”).

C’è un atteggiamento incredibilmente violento e intollerante da parte di queste idee.

Un immagine, un icòna, non è mai innocente: rispecchia un modo di pensare e trasmette un modo di vedere la realtà, di vedere se stessi rispetto a “gli altri”. E lancia messaggi ben precisi.

Cosa “dice” questa immagine?

Dice sostanzialmente che chi ha una certa fede (le persone in basso che animatamente discutono – con tanto di punti esclamativi) si trovano “in basso”, sono dunque da compatire perché persone irragionevoli. Mentre chi si pone il dubbio (il punto interrogativo) si trova “in alto” e in atteggiamento decisamente altezzoso, misto a compassione commiserevole, si pone “sul gradino”, perché si crede più intelligente.

La cosa curiosa è che essi rimproverano alle religioni di mettersi dalla parte della verità, di ergersi un gradino più in alto degli altri. Ma loro non si mettono sul gradino: vanno direttamente sul podio, un podio anche più alto del solito; e di fatto, fanno la stessa cosa: la “A” di Ateismo, ti consentirebbe di “stare più in alto”, di essere superiore agli altri, di guardarli dall’alto verso il basso. E di dispezzarli.

E così, negando ogni verità, proclamano la propria verità: che loro sono meglio di tutti gli altri, che la loro prospettiva è “la più alta”.

Interessante anche il titolo di questa “innocente” immaginetta propagandistica, il cui file online contiene le parole inglesi extremist e moderate: estremista sarebbe chiunque crede in una fede e moderati sono senz’altro loro dall’alto della propria “A”: solo chi sarebbe ateo sarebbe “moderato”; solo chi si pone nel dubbio (ma è veramente un dubbio?) può guardare gli altri dall’alto verso il basso, come un sovrano déspota che scruta i suoi sudditi.

Hanno fatto della loro “A” il proprio idolo, usato per farsi superiori agli altri.

Questo modo di vedere le cose mi pare l’anticamera della discriminazione, dell’annullamento della libertà altrui, di rapace intolleranza e illiberalità. Non dobbiamo stupirici: questa è la logica conseguenza se si prende l’ateismo veramente sul serio, come fanno i fun di Dawkins, o come ha fatto di recente il tanto televisivo Umberto Veronesi in italia.

C’è poi un’altro volto, più ipocrita, della ideologia ateo-liberale: Michele, figlio di atei, di 31 anni e programmatore è un ragazzo (quasi coetaneo e collega) che ha ricevuto il battesimo in questa Pasqua e dice:

«Non mi ero mai reso conto – ammette adesso – che le mentalità atea e liberale hanno, ugualmente, una forte influenza sulla formazione di una persona, determinando ugualmente l’agire». Non essere stato battezzato, quindi, non ha significato essere «libero di scegliere», ma semplicemente vivere ed essere educato con altri valori e un’altra «bussola». [2]

Quello che non capisco è, allora, per quale ragione il non voler battezzare i propri figli spesso viene giustificato, con immensa ipocrisia, come un voler “lasciar libero di scegliere da grande”, quando invece non si ha la forza (o la consapevolezza?) in realtà di “volerlo educare ad altri valori”, il che sarebbe più coerente; ma in virtù di un falso senso di libertà, non lo si vuole ammettere.

Tutti abbiamo degli idoli, delle bussole e questo di per se non è un male ne un bene; li abbiamo sempre, che ne siamo coscienti o no. Perchè ne abbiamo naturalmente e ontologicamente bisogno: l’importante è conoscerli e soprattutto sapere dove ci portano. E i vostri idoli, dove vi portano? Le vostre bussole, che direzione segnano?

[1] formato originale dell’immagine qui:

[2] storie tratte da “Catecumeni, storie di una vita nuova @ RomaSette.it”

12 Comments (+add yours?)

  1. IlCensore
    06 apr 2010 @ 17:41:51

    Anzitutto fammi notare che sei andato a pescare una vignetta non ufficiale della campagna, un’immagine che non mi pare neppure raggiungibile dalla pagina della campagna stessa.

    Passo poi a notare che l’uso delle parole “violenza” e “intolleranza” in questo contesto è assolutamente fuori luogo. Anche se l’interpretazione da te proposta fosse proprio il messaggio che si vuole far passare con quell’immagine, non è assolutamente né violento né intollerante. L’immagine non propone di usare violenza su nessuno, né sostiene in alcun modo che le persone religiose debbano essere fatte tacere.

    Faccio infine notare che quell’infelice immagine raffigura un ateo che dall’alto del suo ateismo osserva interdetto le diatribe tra le varie religioni. E lo ribadisco: dall’alto del suo ateismo. Dove con quell’”alto” non mi riferisco alla superiorità epistemologica dell’ateismo (che tuttavia sostengo, ovviamente), ma al fatto che l’ateismo è come una gru che solleva una persona dalle lotte tra religioni, dalle sanguinose opposizioni tra fedi incompatibili e totalizzanti, e, ponendola “in alto” le mostra l’assoluta assenza di significato in tali diatribe.

    “Quello che non capisco è, allora, per quale ragione il non voler battezzare i propri figli spesso viene giustificato, con immensa ipocrisia, come un voler “lasciar libero di scegliere da grande”, quando invece non si ha la forza (o la consapevolezza?) in realtà di “volerlo educare ad altri valori””

    Perché “immensa ipocrisia”? Educare un figlio implica per forza di cose trasmettergli dei valori; in caso contrario non sarebbe educazione. Il significato del gesto “non battezzo mio figlio per lasciargli possibilità di scelta” è proprio quello di lasciare ai figli la possibilità di decidere se battezzarsi o meno, dato che il battesimo, come certo tu saprai, non è un sacramento reversibile, annullabile, neppure con la pratica dello “sbattezzo”.

    Il ragazzo di cui parli ha avuto la possibilità di scegliere coscientemente di battezzarsi. Chi è stato battezzato da bambino non può scegliere di annullare questo sacramento. A me la prima scelta, quella di non battezzare il neonato, pare molto più rispettosa della volontà del figlio che non la seconda, quella di battezzarlo quando non è in grado di comprendere il significato di quel gesto.

    IlCensore

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  2. Fabrizio
    06 apr 2010 @ 18:45:35

    1. non sarà ufficiale, ma sottoposta come libera rielaborazione da James Trent, è stata comunque accettata dal sito ufficiale e inserita nella pagina “Promotions” della campagna.

    2. Certo. Le mie parole erano ovviamente una provocazione. Comunque c’è un ergersi al di sopra degli altri che mi pare indiscutibile.

    3. Prendo atto che tu stesso definisci l’immagine infelice. E definisci la superiorità epistemiologica dell’ateismo: proprio come una religione. Attenzione però: mi pare che fai una grave confusione fra epistemiologia e verità ontologiche: la prima appartiene alle verità scientifiche, la seconda alla religione. Ma l’ateismo non può essere dimostrato scientificamente, quindi non può essere indagato epistemiologicamente. Visto così l’ateismo diventerebbe la pretesa di fare della scienza una religione, il che è antiscientifico per definizione.

    4. Sono completamente d’accordo con te quando dici “Educare un figlio implica per forza di cose trasmettergli dei valori; in caso contrario non sarebbe educazione. ” E’ infatti quello che penso anche io: perciò è ipocrita dire che non si battezza un figlio “affinchè faccia la sua scelta libera da grande” quando sarebbe piu onesto dire “non battezzo mio figlio perchè non credo e perchè voglio educarlo ad altri valori”: ora mentre sento dire spesso la prima affermazione, è rarissima la seconda: in questo secondo me risiede una certa ipocrisia alla cui radice c’è una idea falsa della libertà intesa come una sorta di “assenza” di valori.

    5. Nessun sacramento è reversibile, ovviamente. Ma se tu da grande non vuoi crederci non vedo quale sia il problema: se per te essere battezzato significa solo una sciaquatina d’acqua, tale rimane e vivrai tranquillo, beato e cosciente che hai solo ricevuto una sciaquatina d’acqua: e la tua libertà è comunque garantita. Il battesimo del neonato significa che i genitori assumono sul figlio l’onere dell’educazione religiosa, che fa parte integrante della vita del credente. Significa che non si entra nella Chiesa solo per convinzione, ma per grazia. Significa che non ci sono limiti minimo di età per essere figli di Dio, ma lo si può essere fin dalla nascita: non è come la maggiore età che la si acquista a 18 anni. La libertà non è negata: i genitori fanno la scelta per il proprio figlio, esattamente come sceglieranno come vestirlo da piccolo; a quale scuola mandarlo; cosa insegnarli; e tante altre cose che il piccolo non può scegliere da solo. Prima di farsi “sbattezzare” si dovrebbe, secondo me, quantomeno andare dai propri genitori, guardarli profondamente negli occhi e chiedere loro: “mamma, papà, perchè mi avete battezzato?”. Rimarranno con gli occhi sbarrati e sorpresti per qualche istante: ma poi ne potrebbe nascere una discussione seria e interessante. Secondo me nessuno di quelli che si fanno “sbattezzare” lo ha mai fatto. Forse il problema non era il battesimo: ma una fede mai veramente vissuta nella famiglia (che dovrebbe essere come una piccola Chiesa). Se la fede non è vissuta in famiglia o è vissuta solo ipocritamente, non c’è una famiglia-chiesa e quindi non si potrà riconoscere nella Chiesa la Sposa di Cristo, ma solo una mera e abietta organizzazione umana (come tutte le altre, d’altra parte). L’altra possibilità è che uno faccia nella propria vita altri tipi di incontri e (come ha fatto il Michele di cui sopra) prenda le cose per un altro verso. Anche a me è capitato una storia simile a quella di Michele nel senso che ho trovato la fede per conto mio e da adulto (anche se già battezzato).

    grazie per le tue parole.

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  3. Fabrizio
    06 apr 2010 @ 19:00:19

    Aggiungo che è un’ ipocrisia equivalente è anche quella di chi battezza suo figlio per puro conformismo sociale. Tuttavia, da credente, penso che questa seconda scelta sia comunque da preferire per il bene della persona, ma solo in virtù dell’intrinseca essenza del sacramento, fermo restando l’intenzione ipocrita ed errata dei genitori che alla radice permane.

    Rispondi

  4. IlCensore
    06 apr 2010 @ 19:14:52

    1. Naturalmente, come pure si scopre che “extremist-moderate” è il nome del blog di Trent (possiamo far cadere, quindi, l’interpretazione di quelle parole?).

    2. C’è un ritenere di avere ragione, di avere un punto di vista “altro” e “migliore”. E’ forse “violenza” e “intolleranza”, questa?

    3. L’associazione ateismo-religione è tua, non mia, e non la condivido. Dunque non mi pare pertinente il resto del punto.

    4. Posso però trasmettergli valori che comprendano la possibilità di mettere in dubbio tutti gli insegnamenti provenienti da “autorità”, la mia compresa, e che comprendano l’esaltazione di una presa di posizione basata su proprie convinzioni. Ma questi valori sono antitetici a quelli che simboleggerei col battesimo, dunque non è così strano dire “non lo battezzo perché voglio che scelga”.

    (al resto rispondo dopo).
    Saluti,
    IlCensore

    Rispondi

  5. IlCensore
    06 apr 2010 @ 21:50:35

    “Nessun sacramento è reversibile, ovviamente. Ma se tu da grande non vuoi crederci non vedo quale sia il problema: se per te essere battezzato significa solo una sciaquatina d’acqua, tale rimane e vivrai tranquillo, beato e cosciente che hai solo ricevuto una sciaquatina d’acqua: e la tua libertà è comunque garantita.”

    Falso, per due ragioni. (1) Perché un rito in cui non credo non è comunque “acqua fresca”. Altrimenti perché non fai circoncidere tuo figlio? O gli fai fare il battesimo mandeano o quello dei testimoni di geova, che tanto è acqua fresca? O, invece, perché non sacrifichi a Zeus, tanto non ci credi in Zeus… (2) Perché è un rito con effetti civili. Posso cambiare nome, nazionalità e persino sesso, ma non posso cancellare quei dati.

    ” Il battesimo del neonato significa che i genitori assumono sul figlio l’onere dell’educazione religiosa, che fa parte integrante della vita del credente.”

    Appunto. E chi dice “a mio figlio non impongo l’essere credente o l’essere ateo, ma permetto di scegliere di sua volontà quando sarà adulto” sarebbe un ipocrita? Ti faccio presente che esiste una enorme differenza tra chi, genitore, dice di sapere di non sapere (agnostico) e chi dice di sapere (credente o ateo).

    “Prima di farsi “sbattezzare” si dovrebbe, secondo me, quantomeno andare dai propri genitori, guardarli profondamente negli occhi e chiedere loro: “mamma, papà, perchè mi avete battezzato?”. [...] Secondo me nessuno di quelli che si fanno “sbattezzare” lo ha mai fatto.”

    Non ho capito per quale motivo questo passo sarebbe opportuno.

    Ad ogni modo, non era mia intenzione venire a sindacare sulla tua opinione sul pedobattesimo o cose simili. Ho trovato errata una certa interpretazione, che andava ben al di là dei simboli, e la conseguente accusa di “violenza” e “intolleranza”, che continuo a trovare fuori luogo.

    Saluti,
    IlCensore

    Rispondi

    • Fabrizio
      06 apr 2010 @ 22:42:18

      Penso di aver già risposto a tutte le tue questioni nelle cose che ho già detto. grazie per le tue osservazioni.

      Rispondi

  6. IlCensore
    06 apr 2010 @ 22:05:18

    Levami una curiosità: ma ricevi così tanti messaggi di spam da dover attivare la moderazione?

    Ciao,
    IlCensore

    Rispondi

    • Fabrizio
      06 apr 2010 @ 22:39:58

      si, i messaggi di spam sono la maggioranza.

      Rispondi

  7. IlCensore
    06 apr 2010 @ 23:58:19

    Fammi capire, dunque frasi come “C’è un atteggiamento incredibilmente violento e intollerante da parte di queste idee” era solo una “provocazione”?

    Rispondi

  8. mary
    07 apr 2010 @ 12:51:37

    come si fa a sapere esattamente dove ci portano le nostre “bussole” o “idoli”. chi può saperlo con certezza? credo onestamente nessuno.
    si possono conscere se si è consapevoli, ma concretamente nessuno può dirci dove ci portano.
    Possiamo sapere dove vorremmo che ci portino, ma non lo possiamo sapere con certezza dove andremo.
    è una sfida che si gioca giorno per giorno se non ora per ora.

    Rispondi

    • Fabrizio
      07 apr 2010 @ 16:46:45

      Vabbè… dai: provo a rigirare la domanda, se ti ha messo troppo in difficoltà:

      dove pensiamo che ci portino le nostre bussole?

      Rispondi

  9. ascanio
    12 apr 2010 @ 16:26:56

    LA PROFESSIONE
    DELLA FEDE

    SEZIONE PRIMA
    «IO CREDO» – «NOI CREDIAMO»

    1. Qual è il disegno di Dio per l’uomo?
    1-25
    Dio, infinitamente perfetto e beato in se stesso, per un disegno di pura bontà ha liberamente creato l’uomo per renderlo partecipe della sua vita beata. Nella pienezza dei tempi, Dio Padre ha mandato suo Figlio come redentore e salvatore degli uomini caduti nel peccato, convocandoli nella sua Chiesa e rendendoli figli adottivi per opera dello Spirito Santo ed eredi della sua eterna beatitudine.

    CAPITOLO PRIMO
    L’UOMO É «CAPACE» DI DIO
    30
    «Tu sei grande, Signore, e ben degno di lode [...]. Ci hai fatto per te e il nostro cuore non ha sosta finché non riposa in te» (sant’Agostino).

    2. Perché nell’uomo c’è il desiderio di Dio?
    27-30
    44-45
    Dio stesso, creando l’uomo a propria immagine, ha iscritto nel suo cuore il desiderio di vederlo. Anche se tale desiderio è spesso ignorato, Dio non cessa di attirare l’uomo a sé, perché viva e trovi in lui quella pienezza di verità e di felicità, che cerca senza posa. Per natura e per vocazione, l’uomo è pertanto un essere religioso, capace di entrare in comunione con Dio. Questo intimo e vitale legame con Dio conferisce all’uomo la sua fondamentale dignità.

    3. Come si può conoscere Dio con la sola luce della ragione?
    31-36
    46-47
    Partendo dalla creazione, cioè dal mondo e dalla persona umana, l’uomo, con la sola ragione, può con certezza conoscere Dio come origine e fine dell’universo e come sommo bene, verità e bellezza infinita.

    4. Basta la sola luce della ragione per conoscere il mistero di Dio?
    37-38
    L’uomo, nel conoscere Dio con la sola luce della ragione, incontra molte difficoltà. Inoltre non può entrare da solo nell’intimità del mistero divino. Per questo, Dio l’ha voluto illuminare con la sua Rivelazione non solo su verità che superano la comprensione umana, ma anche su verità religiose e morali, che, pur accessibili di per sé alla ragione, possono essere così conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza di errore.

    5. Come si può parlare di Dio?
    39-43
    48-49
    Si può parlare di Dio, a tutti e con tutti, partendo dalle perfezioni dell’uomo e delle altre creature, le quali sono un riflesso, sia pure limitato, dell’infinita perfezione di Dio. Occorre, tuttavia, purificare continuamente il nostro linguaggio da quanto contiene di immaginoso e imperfetto, ben sapendo che non si potrà mai esprimere pienamente l’infinito mistero di Dio.

    Rispondi

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