31 mar 2010
FabrizioPolitica Politica, Superstizione
Lazio. Meno male che non ha vinto l’iperabortista Bonino.
Ma cominciamo comunque male.
Renata Polveniri ha (inaspettatamente) vinto. E giustamente festeggia. Capisco la tensione delle ultime ore; Capisco che una campagna elettorale accumula tensione, stress, passione, adrenalina. E che quindi si festeggi intensamente, anche lasciandoci andare un po: va bene quindi l’inno di mameli, e va bene pure “la società dei magnaccioni”. Va bene pure l’uscita sui cornetti portafortuna….
Mi pare faccia una grave confusione fra i cornetti e Dio; Magari dovrebbe tornare al primo anno di catechismo per capire che affidarsi alla logica del secondo non è tanto assimilabile alla logica dei primi.
Qualcuno potrà dire: meglio la borsa piena di amuleti che di tangenti. Peccato però che le due cose non siano mutuamente esclusive.
Abbiamo chiuso con un presidente del Lazio che andava a trans e sniffava coca. (mio post “Buon inizio, Piero Marrazzo”)
Ora invece apriamo con una che confonde Dio con i cornetti portafortuna e vuole farci pure credere che si affida coerentemente a tutti e due.
Buona fortuna, Reglione Lazio.
29 mar 2010
FabrizioPolitica, Religione Fede Chiesa Europa, Politica, Radici cristiane, Relativismo
Un mio amico, che ha la passione vignette, rebus, giochi di parole, mi ha mostrato questo:

tentando di risolverlo ho proposto “radice crociata di italia”. Poi mi è stato svelato che era “radici cristiane dell’italia = ?”. Cioè le “radici cristiane” sarebbero una espressione artificiale e da polemica politica. E come prevedibile, dall’indovinello, si è passati a un tema politico.
E così ho raccolto la provocazione, ma mi sono permesso di prenderla un po’ alla larga. More
20 mar 2010
FabrizioReligione Fede Chiesa Cattopregiudizi, Chiesa
Mi perdonino i miei lettori per il complicato gioco di parole del titolo. Ma per chi avrà la pazienza di arrivare fino alla fine, ne sarà chiaro il senso.
C’è un gran scrivere e parlare sulla questione dei “preti pedofili”. Una questione che non può interrogare anche chi, come me, è credente.
Dopo aver analizzato a fondo i dati (e non i commenti emotivi) l’idea che mi ero fatto era che, infondo, per l’ennesima volta si presentava la solita ghiotta occasione per i detrattori della Chiesa e che, senza sminuire la gravità dei fatti, la Chiesa si trovava comunque a dover affrontare l’ennesima campagna diffamatoria (la diffamazione non è calunnia!). Pensavo quindi opportune posizioni come quelle di Luigi Accattoli su Liberal, ex vaticanista, che ci ricorda come la Chiesa non è in realtà un covo di pedofili come la stampa vuol far credere e volendo scrivere dei pezzi sulla visita di Benedetto XVI alla comunità luterana a Roma, denuncia rassegnato sul suo blog che “In queste settimane non c’è verso di scrivere qualcosa sui giornali che non riguardi la pedofilia”. Andrea Tornielli con un articolo su il Giornale, ci ricorda la reale (e da pochi detta) responsabilità del Vescovi, che non è solo quella di aver “occultato”, come molti pensano. E’ da anni che vado ripetendo che i giornali non “danno” informazione; “fanno” informazione. Anche la gerarchia vaticana si è messa in campo per mettere i puntini sulle “i” con comunicati vari (vedi ad esempio [1] e [2]). Insomma da parte cattolica si ha si una ammissione della gravità della cosa, ma anche un “giustificarsi” e un “denunciare” un eccessivo “accanimento”. Tutto “giusto”, tutto condivisibile.
Ma in quale prospettiva?
Questa volta ho deciso di mettere da parte la mia solita lettura polemica nei confronti della massmedialità e lanciare una sua difesa; ho provato ad analizzare i fatti in una prospettiva comunque diversa: non quella che si sollazza nel puntare l’indice; non quella che si preoccupa di ricercare le “cause” e analizzare i “fatti” pur importanti: altri lo sanno fare meglio di me.
La grande indignazione nei confronti della Chiesa è infondo infondo un riconoscimento implicito della sua alta e insostituibile autorità morale. E’ infatti fuori discussione che è in atto un accanimento mediatico nei confronti della Chiesa (i numeri lo dimostrano). Ma perchè questo “accanimento”? La risposta è che “la gente” si aspetta da lei “qualcosa di più” che non da altri ambienti. E questo non è poco. E’ un riconoscimento implicito: in tempi di secolarizzazione non è affatto scontato.
Se abusi sessuali avvengono in qualche setta (come notizie di questi giorni riportano [3] [4] [5]) oppure in ambienti già di per se “sospetti”, evidentemente si pensa: “vabbè… da loro ce lo potevamo aspettare, visto come va il mondo oggi”.
“Ma dalla Chiesa no!”
E perchè no? Non è forse la Chiesa un “luogo” come un altro? Fatto di peccatori, etc…. ? si … e no. Ansi, non tanto….
Infondo la gente sa, e implicitamente riconosce, che la Chiesa è la Chiesa di Cristo. E infondo “sa pur non sapendo” che Cristo l’ha scelta. E poiché la gente sente e vede comunque Cristo come Verità, si indigna ancora di più se proprio i primi testimoni di Cristo lo tradiscono (“guai a chi scandalizza uno di questi piccoli” – Mc 9,42).
Sente Cristo lontano, ma proprio per questo lo desidera di più.
E infondo “sa” che senza Chiesa, non c’è Cristo. Senza sposa, non c’è sposo. Forse non è una consapevolezza cosciente. Questo grido forse non è un grido pazzo, è un grido di aiuto: un grido di salvezza. E’ un desiderio collettivo di ritorno ancestrale -come un bambino desidera l’utero materno- ad una Chiesa ascetica, ieratica, che conduce veramente gli uomini a Dio. Che faccia delle beatitudini il suo “pane quotidiano”.
E’ per questo che la gente e la pubblica opinione si “accanisce”: c’è dietro questo un desiderio profondo, inconscio, che è infondo molto bello. Paradossalmente anche in questi fatti così tristi e incresciosi, si ha una epifania dell’universalità della Chiesa e il suo essere posta nel mondo per la salvezza degli uomini, anche se può apparire davvero paradossale proprio in un frangente del genere.
I cristiani debbono saper cogliere questi segni: si, esiste davvero questo desiderio inconscio di avere Cristo nel cuore e la Chiesa come vera Madre: altrimenti non vi sarebbe motivo di questo eccesso di indignazione o eccesso di accanimento nei confronti della Chiesa, anche se a volte può essere un accanimento ideologico, ma non credo sia tutto così.
Con questo accanimento la gente infondo denuncia (o testimonia!?) che la Chiesa è cosa seria. Non può accettare che essa venga trattata come ogni altro luogo. Perché non è un qualsiasi luogo. Disprezzandola e accusandola forse anche al di sopra del necessario e del ragionevole, infondo ne testimonia l’unicità, la preziosità, la insostituibilità.
Dunque i titoli di giornale certamente “esagerati” sono un grido di denuncia e di speranza allo stesso tempo, che urla:
“abbiamo sete di Dio!
E voi che dovreste farci vedere Dio, non ci state dissetando”.
Cosa dovrebbero fare i cristiani dunque? Semplice: quello che ha fatto Cristo: lui che era l’unico giusto, difronte all’ingiustizia è rimasto in assordante silenzio. Lui si è caricato delle colpe degli altri. La Chiesa faccia altrettanto: si carichi oltre che dei suoi, anche dei peccati degli altri; questa si che è una ascetica penitenza; e rinunci a dire cose che (anche se vere e ragionevoli) danno la sensazione di volersi giustificare. Perché non è così che ha fatto Cristo, nonostante fosse innocente.
Non sarebbe vera testimonianza se la Chiesa si assumesse il peso anche di un eccessivo accanimento? Se tacesse, pur avendo in parte “ragione”? Non la conformerebbe questo più a Cristo? E non sarebbe questo conformarsi che infondo la gente chiede alla Chiesa?
Qualcuno potrebbe vederci un autolesionismo eccessivo, misto ad autocommiserazione. Ma anche il gesto di Cristo avrebbe potuto essere interpretato allo stesso modo: e invece….
Quindi, per quanto “giusto e ragionevole” possano sembrare certi discorsi in chiave difensiva per via dell’ “accanimento”, rimangono sempre una giustizia “del mondo”: proprio quella giustizia che la gente non chiede ormai più.
Forse bisogna andare oltre. E fare la giustizia di Dio, che è la legge della Carità. Bisogna dissetare questa generazione, che, sempre più assetata, grida disperata, con la gola secca, che gli sia mostrata un po’ d’acqua viva. Per poi poter gridare, come la Samaritana al Pozzo, “venite e vedete!” (Gv 4).
15 mar 2010
FabrizioEtica, Societa e Cultura Amore, Libertà, Pseudolibertà, Suicidio
Giappone. La patria dei suicidi. Uno ogni quarto d’ora. Anche la politica inizia a prendere sul serio coraggio il problema e a parlarne pubblicamente, abbattendo un tabù.
Non è raro che all’ingresso di una stazione della metropolitana di Tokyo si veda l’annuncio di un ritardo a causa di un “ginshinjico”, ossia un “incidente con una persona”: è la formula eufemistica con cui si definisce il suicidio di chi si è gettato tra i binari al passaggio di un treno. L’annuncio è ormai di routine. Il corpo viene rapidamente portato via, i moduli di polizia riempiti in tutta fretta e la circolazione riprende in tempi brevi, frenetica ed efficiente come sempre.
[...]
In un recente dibattito televisivo a cui hanno partecipato tre giovani donne che avevano tentato il suicidio, una di esse, la 26nne Shinohara Eiji, ha raccontato il suo dramma, iniziato alle scuole medie superiori dove era presa in giro perché grassa. La continua umiliazione, anno dopo anno, la portò alla decisione di togliersi la vita. Al ritorno a casa dall’ospedale dove era stata ricoverata con le vene dei polsi tagliate, fu accolta dal padre che l’abbracciò. Era la prima volta in tutta la sua vita che riceveva un abbraccio da suo padre [in giappone e in genere in oriente il contatto fisico è rarissimo e anzi evitato, anche tra gli affetti in famiglia, NdR]. “Non ci siamo detti una parola, ma in quel momento, tra le sue braccia, ho capito che la vita era bella e degna di essere vissuta”.
Tutte e tre le giovani si sono trovate d’accordo nel ritenere che ciò di cui avrebbero avuto bisogno per vincere la disperazione era “ai o kometa osekkai”. “Ai o kometa” significa “essere accompagnate, motivate, dall’amore”, mentre “osekkai” vuol dire “essere oggetto di interesse e di cura”: un modo giapponese per far capire che avrebbero avuto bisogno di qualcuno che si fosse interessato con amore dei loro problemi. In parole più semplici, un po’ di amore le avrebbe trattenute da quel gesto estremo.
[fonte]
Infondo è questo che desideriamo tutti. E’ ciò che da senso alla vita: un abbraccio d’amore.
07 mar 2010
FabrizioInternet, Religione Fede Chiesa, Societa e Cultura Cattopregiudizi, Colleghi, Esperienze

La donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità.
Venerdì scorso, con questa citazione, esordisce una collega in ufficio che, scandalizzata, dice di averla trovata su facebook e sarebbe attribuita nientemeno che a S. Agostino. La cosa mi ha incuriosito e stupìto, visto che mi considero un ammiratore di S. Agostino, e non mi risulta essere questo il suo pensiero. E’ vero che Agostino, come molti suoi contemporanei, e influenzato da Platone [16], considerasse l’uomo in qualche modo superiore alla donna in intelletto e la donna superiore all’uomo nelle relazioni affettive, ma quella citazione mi sembrava davvero esagerata e fuori dal suo pensiero.
Tuttavia molti, come risposta emotiva ad un cliché ormai consolidato, tendono a considerare plausibile questa citazione. Perchè?
Animato dallo spirito di ricerca, mi sono messo a cercare. Infatti molti siti su internet [1] in effetti fanno la stessa citazione attribuendola proprio a lui.
Ho indagato a fondo e il risultato devo dire è molto interessante, perchè mostra come avvengono certi meccanismi da “gran cassa” sulla rete e in particolare di come viene comunemente sovrastimanto il sito Wikipedia & Co. e usato con leggerezza. Soprattutto quando abbiamo a che fare con argomenti religiosi, politici, etc…
Una breve ricerca ma approfondita, mi conferma che:
- sul sito augustinus.it [10] [15], che contiene tutto quello che il vescovo ipponiense ha scritto e tramandato, sia in latino che in italiano che in altre lingue, disponibile anche in HTML, quindi indicizzato da google, non esiste nessuna occorrenza contenente le parole chiave di questa frase [2].
- la pagina di Wikiquote, un’altro progetto affiancato a Wikipedia, alla voce Agostino d’Ippona [3] compare effettivamente la stessa identica citazione, indicata però senza fonte (!).
- Per maggior scrupolo ho cercato le stesse parole chiavi dove non comparisse “agostino”, per capire se è attribuibile a qualcun altro, ma senza successo [12]. Neanche il potente motore di ricerca GoogleBooks che cerca in valanghe di libri specializzati, fornisce alcun risultato su queste parole chiavi [13] [14].
Vediamo di ricostruire l’accaduto:
- Qualcuno inserisce una citazione (evidentemente errata) su wikiquote senza indicare la fonte [3]; vedremo poi come forse egli stesso l’ha presa da qualche altra parte dove la fonte non era indicata. Utilizzando Wikiblame [4] è possibile ricostruire la storia delle voci:
- “Versione delle 15:25, 24 feb 2008, autore: Gacio” [5] in cui non è presente la citazione.
- “Versione delle 10:12, 19 mar 2008, autore: Nemo bis” [6] in cui invece è presente;
- Quindi la citazione è stata inserita proprio da “Nemo bis” il 19 marzo 2008 alle ore 10:12, come conferma il confronto delle differenze [7].
- La frase, evidentemente, colpisce l’immaginario collettivo: un cliché comunemente in voga dice che il cattolicesmo avrebbe sempre disprezzato le donne e che anzi è colpa della Chiesa se le donne hanno sempre avuto nella storia un ruolo marginale (come se nelle civiltà non cristiane fosse invece al centro della società). Una frase del genere attribuita a uno dei più grossi pensatori della Chiesa di tutti i tempi, sarebbe l’arma fumante di questo “scandalo”: l’obiettivo vero sono i cristiani e la Chiesa, i perenni cattivi di sempre. Per questo motivo la citazione non passa inosservata e diventa un piatto succulento per chi ha certi pregiudizi; si autoalimenta e conferma ciò che molti “vorrebbero” trovare in giro, e a supporto di questo cliché, la si cita in continuazione e così si diffonde come un virus. Se non è presente la fonte, poco importa: l’importate è che dica quello che a me fa piacere che dica.
- La conferma viene anche dal fatto che molti siti facilmente identificabili con google con le funzionalità di ricerca avanzata [8], riportano la frase: ma le pagine sono tutte successive alla data 19 marzo 2008 [1] tranne forse uno: “aforismi” [9], di cui non sappiamo la data di aggiornamento, ed è ancora senza fonte. Questo ci fa pensare che “l’effetto virus” potrebbe essere partito dal sito “aforismi.it”.
- Questo “Nemo bis” lo ha probabilmente copiato dal sito “aforismi” in Wikiquote e da qui è “esploso” con una marea di citazioni in giro per la rete in quanto le date sono ancora tutte successive al 19 marzo 2008 [8]; la gente si comporta come se wikipedia e i progetti che gli orbinato attorno, siano affidabili e autorevoli.
Come dicevano in un post precedente “ha ragione chi urla di più”, pare che sia proprio vero. La rete non fa eccezione.
A poco servirà rimuovere da wikiquote la frase erroneamente attribuita a S. Agostino, perché intanto l’effetto virus è stato innescato. E così una falistà ripetuta spesso, finisce per diventare percepita da tutti come una verità, alimentata da quel pregiudizio che ne “stimola” la diffusione, proprio come un virus ha bisogno di un adeguato “brodo” di cultura per potersi riprodurre.
Non facciamoci illusioni: non sono solo i semplici e la “massa ingenua” che scrive su Wikipedia a commettere grossolanerie di questo tipo: infatti quando si è accecati dal pregiudizio, anche esimi professori di Fisica possono prendere imbarazzanti abbagli, come è accaduto con la vicenda della mancata visita di Benedetto XVI all’università di Roma nel febbrario 2008 [11]: anche li c’entrò Wikipedia; ancora una volta non fu colpa di Wikipedia, ma dell’imbelcillità o anzi proprio del pregiudizio di alcune persone.
A me piace Wikipedia: lo ritengo un progetto straordinario, anche se con molti limiti. Proprio perché lo ritengo un bel progetto, mi attiverò comunque per la correzione dell’errore.
Quello che non mi piace sono proprio i pregiudizi: che operano spesso senza che ce ne accorgiamo. Contro la malafede o la semplice superficialità, nessuna legge, nessun regolamento, nessun sistema può evitare l’errore e la menzogna se non curiamo la pulizia della nostra mente, e soprattutto del nostro cuore.
PS: rimango comunque con la curiosità di chi sia questa citazione, se completamente inventata oppure erroneamente “modificata” nel senso e nell’attribuzione. Mistero della rete….
PS2: Non me ne voglia “Nemo bis” se si riconosce in questo post; non è mia intenzione accusarlo di pregiudizio: mi riferivo al meccanismo collettivo che si innesca, e non a singole persone, che non conosco direttamente; si sarà trattato certamente di un atto in buona fede.
[1] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi
[2] Salvataggio ricerca Google su augustinus.it su parole chiavi
[3] Voce “Agostino d’Ippona” su Wikiquote alla data di oggi
[4] Wikiblame
[5] Voce “Agostino d’Ippona” su wikiquote, Versione delle 15:25, 24 feb 2008
[6] Voce “Agostino d’Ippona” su wikiquote, Versione delle 10:12, 19 mar 2008
[7] Differenze fra le versioni in [5] e [6]
[8] Salvataggio ricerca Google su pagine precedenti a [6]
[9] Citazione 5725 su aforismi.meglio.it (screenshot di oggi: qui)
[10] Opera Omnia di S. Agostino
[11] che siano però accaduto a dei professori di Fisica, che dovrebbero ben conoscere il valore di sottoporre a verifica certe ipotesi, è ancora più grave e sintomatico. Si veda l’articolo “Copia e incolla da Wikipedia: 67 docenti per un errore”
[12] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi, trante “agostino”
[13] Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi – ricerca ristretta
[14] Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi – ricerca allargata
[15] Motore Tematico in Augustinus.it
[16] si veda la pubblicazione “Agostino – il battesimo del pensiero antico” di John M. Rist, Vita e Pensiero, 1997, pp. 149-152 (disponibile in google book)
01 mar 2010
FabrizioInternet

Lettonia, hack per vendetta
Un attivista locale ha rubato i dati degli stipendi. Li sta rivelando ai media locali per chiedere giustizia in tempi di recessione
[....]
Secondo gli specialisti della polizia non si sarebbe trattato di un cyberattacco ma soltanto di misure di sicurezza non adeguate che sono state adeguatamente sfruttate
[....]
E cosa altro sarebbe un cyberattacco se non esattamente lo sfruttamento di misure di sicurezza inadeguate?
Mi pare strano che una testata informatica riporti certe osservazioni senza neanche commentarle per smarscherarne la debolezza.
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