Catene su Internet, bufale e superficialità

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Sono un informatico di professione e so come certe “catene” vengono spesso utilizzate per diffondere all’insaputa virus,
carpire dati personali, email per lo spam etc…. Il tutto avviene all’insaputa e con la collaborazione “in buona fede” di
tutti quelli che “girano” certi messaggi.
Altre motivazioni sono delle vere e proprie “bufale” che diffondono notizie che sono abili condimenti di verità e falsità. E ripendendone la duplicazione si “diffonde” un certo modo di pensare. Proprio come fa la TV con telegiornali scandenti
cui ormai siamo haimè abituati da tempo.
Come può accadere questo? Il motivo è semplice: pochi, anzi quasi nessuno, va veramente a verificare se
quelle notizie sono vere, e se meritano che noi, in prima persona, ci impegnamo e diamo consenso attivo a certe iniziative.
Spesso infatti basta una ricerca su google, per capire se si tratta di una bufala.
In genere questi messaggi, sembrano verosimili, oppure mescolano verità e mezogne, oppure cercano di colpire la sensibilità collettiva su certi temi. Proprio perchè sembrano innocui e “in buona fede” e proprio perchè il diffonderli ci costa poco, proprio perchè sembrano sempre “una giusta” causa trovano facili consensi e supporti da parte di tutti. Ma con poco spirito critico. E grazie a questi meccanismi si diffondono. E non sempre dicono la verità.
Nel merito del messaggio inviatoci da Deborah per esempio si dice che il Regno Unito avrebbe rimosso l’Olocausto dai piani di studio formativo; questo non è esatto ma viene detto in chiave politica anti-islam.
Se ne parla nel blog specializzato in questo genere di bufale che smaschera tutte queste falsità:
http://attivissimo.blogspot.com/2010/01/per-non-dimenticare-per-non-diffondere.html
e in particolare qui:
http://attivissimo.blogspot.com/2008/09/olocausto-tolto-dalle-scuole-in-gran.html
Mi pare che in questo tipo di mail viene strumentalizzata la causa nobile e da tutti condivisa dell’ Olocausto
per ben altri motivi.
Il mio invito non è quello di non inviare catene: se siente convinti e motivati, fatelo pure.
Ma non abbassate il vostro senso critico, soltanto perchè qualcun altro di cui vi fidate ve lo ha inviato (perchè se tutti
fanno così il senso critico generale si abbassa e tutti ci rimettono, a vantaggio di chi vuole farci credere qualunque cosa)
fatelo con cognizione di causa, e assicuratevi prima direttamente e in prima persona che quello che
viene detto corrisponde a verità, sottoponendola a verifica. Se non siete sicuri o non vi va di approfondire
perchè non avete il tempo , vuol dire che infondo la cosa non vi motiva davvero: cestinarla è la cosa migliore.
In generale, il mio invito è quello di cestinare ogni catena a meno che non siate convinti di ogni dettaglio in esso contenuto
e se non abbiate verificato personalemente il contenuto di quello che si dice. Girare una email la pensiamo come una operazione stupida “che infondo” ci costa poco, qualche secondo al massimo. Ma l’atto che facciamo è un sostegno a delle idee, proprio come lo era un tempo scendere in piazza a fare una manifestazione politica. Riflettiamoci e non abbassiamo la guardia.
Il sito
http://attivissimo.blogspot.com/
si occupa proprio di smascherare questo genere di bufale: dare una occhiata a questo sito prima, spesso aiuta: scoprirete che certi messaggi vanno in giro da anni e anni su internet….. indisturbati e raccontano tonnellate di fandonie.
Fabrizio

 

Sharia nella laica Europea

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[In] Inghilterra,[..], i tribunali islamici della “Sharia” possono da anni legiferare e giudicare in tema di diritto familiare. E in Germania non pochi verdetti emessi dai tribunali tedeschi citano principi o consuetudini legate al diritto islamico. Ad esempio, un giudice di Dortmund ha stabilito che un padre può picchiare la figlia quindicenne che non vuole indossare il velo; e un altro di Francoforte, sempre facendo riferimento ad un passaggio del Corano, ha stabilito che il marito può picchiare la moglie, “in quanto ambedue sono musulmani”.

(dal Blog di Piero Gheddo, giornalista del PIME).

E’ questa, amici, la “Laica Europa” che tanto ci viene professata e decantata?
Stiamo diventando come l’Arabia Saudita? Perché non ci indignamo di queste sentenze? Perchè non se ne parla? Possibile che la laicità deve essere sempre invocata solo quando si parla di pillole abortive, staminali, eutanasia… insomma solo quando è utile per evitare di argomentare certi temi un po’ scottanti?

La “laicissima” Europa con il solo veto “laicissimo” della “laicissima” Francia, ha rifiutato di inserire nella propria costituzione il riferimento alle radici cristiane, negando così la realtà storica. Nel frattempo i tribunali in Europa, ripeto in Europa, usano la Sharia come fonte di diritto…. qualcosa non mi torna. A Rotterdam, nella liberale olanda, nei cinema ci sono le aree “riservate” alle donne velate. Ragioni di mercato dicono. Mi sento confuso.

Questa contraddizione si spiega solo con il fatto che siamo ipocriti. Vogliamo essere a tutti i costi “politicamente corretti“, per non creare lo “scontro di civiltà” che tanto ci fa paura. E per questo siamo disposti noi stessi a rinunciare ai nostri valori per i quali in Europa sono morte tante persone in passato: lo “scrontro di civiltà” lo abbiamo avuto noi in casa per molti secoli. A partire dalle guerre di religione e continuando anche con ben due guerre mondiali centrare proprio sul continente Europeo. Siamo una società libera perché abbiamo pagato più di ogni altra e a caro prezzo la nostra libertà, con il sangue di tanti nostri avi e in molti secoli. Gli altri non l’hanno fatto, o se volete non gli è capitato. Ma c’è poco da essere relativisti.

Dove finisce la tolleranza del diverso, e dove comincia il far rispettare i principi e i fondamenti di quella “società civile” che con tanta fatica abbiamo costruito ? Possiamo fare a meno di “fondamenti” in nome del relativismo culturale o morale o religioso?

Non venderò il sangue dei miei avi per un piatto di lenticchie, a causa di questa smania di “politcamente corretto” traversitita da intellettualismo relativista. Diamo per scontato che ormai la libertà di cui godiamo è “data”, e che quindi dovrà esistere per sempre. E invece è un tesoro che dobbiamo coltivare gelosamente, altrimenti la pianta appassisce e l’albero si secca. Non mi pare che il relativismo culturale, ormai imperante ovunque, sia un buon concime; anzi mi pare accelleri l’insecchimento.

Temo che, se si continua a ignorare questi problemi, in un futuro non troppo lontano si potrebbero anche creare le condizioni per cui, se la gente viene messa di fronte alla paura, magari in seguito a scontri di piazza e problemi di ordine pubblico, possano esserci reazioni eccessivamente autoritarie anche da parte dei governi in preda a politiche populiste. Ne è la prova il fatto che partiti di estrema destra stanno crescendo velocemente, proprio in Olanda. In Italia la Lega Nord non è da meno.
Un società in preda solo al materialismo e al consumismo ha ormai dimenticato cosa è veramente è, e perché. Ha rinunziato al bene comune, centrando tutto sui presunti “diritti dell’individuo” e del singolo: una ideologia ormai presente ovunque dove tutto è immolato sull’altare dell’individualismo. Si è rilassata nel facile relativismo, che infondo è immobilismo. Ha rinunziato a se stessa. Forse deve perderla di nuovo questa libertà, per capire davvero quanto era importante?

Profezia animalista, 50%

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Parlando nel corridoio con una amica e collega di lavoro, molto sensibile ai diritti degli animali (non so se ama definirsi animalista, ma preferisco non affibbiare etichette, se non ne sono certo) abbiamo parlato delle galline ovaiole, costrette in batteria in minuscole gabbie, della disumanità di questa cosa, del fatto che questa tecniche dal 2012 saranno illegali come da Direttiva Europea, del problema del cibo sano oggi etc…

Mi ha poi inviato questo link della lega antivivisezione, una delle associazioni animaliste più attive e radicali: http://www.lav.it/index.php?id=384.

Il tema è interessante, degno senz’altro di attenzione. Mette in luce il bisogno dell’uomo moderno di una maggiore veracità e genuinità di ciò che mangia. Ma non solo: i diritti per gli animali non sono da condannare tout-court necessariamente come una ideologia, nonostante a volte diventi in effetti un ideologia.

Tenere in considerazione la sofferenza degli animali, è anche segno di una sensibilità umana verso la natura. Se gli animali sono quegli esseri più simili a noi, che più ci assomigliano, essere sensibili alle loro sofferenze ci fa più umani. Infatti non siamo sensibili allo stesso modo verso la sofferenza animale: un cane agonizzante per strada non ci suscita la stessa empatia di una mosca cui è strata strappata un’ala o una cavalletta morente. Probabilmente il primo lo curiamo, la seconda la schiacciamo o la ignoriamo. La sensibilità che abbiamo verso gli animali, dunque non è neutra, ma antropocentrica: è la loro somiglianza e vicinanza a noi e alla nostra vita, che ci suscita maggiore sensibilità. In generale la gente comune ama di più le api degli scarafaggi. Non è un caso. Ne è la prova il fatto che la gran parte delle battaglie animaliste sono a favore di mammiferi e animali che sono biologicamente, antropologicamente, funzionalmente “vicini” all’uomo. Nessun animale è sensibile alla sofferenza degli altri animali e a quella dell’uomo allo stesso modo dell’uomo. Solo l’uomo, in virtù del proprio essere spirituale, è sensibile alla sofferenza in questo modo. Preservare e essere attenti alla sofferenza animale ci fa dunque più umani, in un modo speciale. Al contrario una eventuale attenzione o sensibilità di un animale verso la sofferenza di un proprio simile o di un uomo (pensiamo a un rapporto cane-cane o la simbiosi cane-uomo) non lo fa più “animale” di quanto non lo sia già, se mai lo fa più simile a un uomo. E’ inoltre significativo come il tema della sofferenza sia cruciale in questo schema.

E’ però anche necessario non mettere il “diritto” dell’animale al di sopra del diritto degli uomini. Bisogna ricordare che produrre tante uova (o tanta carne, o tanta verdura…) a basso costo fa si che sia possibile produrre grandi quantità di proteine e sostanze utili per tanta gente in questo mondo. Se possiamo sfamare tanta gente senza depauperare il patrimonio naturale è anche grazie a questo e alla rivoluzione verde che a partire dagli anni ’60 ha quadruplicato la produttività dei raccolti senza bisogno di aumentare la quantità di terra arata: abbiamo usato, si, diserbati, ormoni e concimi chimici… ma non avevamo forse il dovere di farlo?

E’ anche vero che però nei paesi ricchi si mangia troppo, le calorie non mancano e anzi andiamo in palestra per smaltire! Quindi mettere davanti a questo il diritto dell’animale a viviere un po’ più dignitosamente non è affatto sbagliato. Anzi direi che è un segno di virtù e di povertà spirituale. Una volta tanto do ragione agli animalisti. Ciò che invece non funziona nel loro schema ideologico, sono certi presupposti antropologici per cui viene messa da parte la dignità umana a favore di quella animale. E’ la conseguenza di un pessimismo, se non un odio dichiarato, verso l’uomo che è visto sempre e solo come il grande cattivo. Questo non contribuisce a preservare veramente la natura, perché il custode della natura è sempre e comunque l’uomo, e se l’uomo è solo cattivo allora anche la natura non avrebbe speranza. Non accetto questo pessimismo di fondo sull’uomo, perché lo ritengo anche ideologicamente pericoloso. E’ facile verificare come molti animalisti (ma non voglio generalizzare) siano in genere favorevoli a politiche anti-nataliste, pro-aborto, pro-eutanasia: come è possibile che una così grande sensibilità verso gli animali li porta a un odio e a un pessimismo così radicale verso l’uomo? Questa è una ideologia pericolosa. Il problema non è come guardiamo alla natura o agli animali, ma di come guardiamo all’uomo.


Chi è dunque l’uomo, e quale è il suo posto nell’universo e nel mondo?

In base a come rispondiamo a questa domanda, tutte le altre questioni e risposte ne sono una conseguenza, compresi i diritti degli animali. E’ la questione antropologica.

In un paese povero dove c’è poco cibo, non condannerei troppo le galline in batteria per sfamare la gente. La cosa drammatica e ironica è che nei paesi affamati questo non accade, perchè tipicamente le galline, se ci sono, sono ancora dentro pollai vecchio stile. Nei paesi ricchi e opulenti invece, ci sono queste orrende betterie, eccome! E’ questa una contraddizione del nostro tempo sulla quale dobbiamo riflettere. Di questi argomenti non vedo traccia nei siti animalisti.

Il messaggio di questi animalisti devo dire allo stesso tempo ha una componente profetica e un’altra decisamente pessimistico-distruttiva. Accetto la prima; rigetto con forza la seconda.

D’ora in poi farò caso anche io al codice stampigliato sulle uova, ma non perché ritengo il diritto della gallina sopra ogni cosa, ma perché ritengo di vivere in un paese ricco e opulento dove il cibo, proteine e calorie in circolazione sono già troppe e dove quindi un po’ di rispetto anche alla gallina sia dovuto, e che il valore di questo rispetto è in realtà segno di un rispetto verso noi stessi e verso la natura. O meglio vero il Creato.

Dunque non comprerò più quelle con il “CODICE 3″ e invito i miei lettori a fare altrettanto:

leggete il link della LAV