Triplice essenza (poesia)
22 dic 2009
Poesie, Sentimenti Poesie No Comments
Nell’augurare buone feste ai miei lettori, vi propongo una icona natalizia fuori dai generi e la poesia che avevo anticipato nel precedente post.
Triplice essenza
Αγαπάς με; Κύριε, φιλώ σε! agapâs me? Kyrie, filô se!
22 dic 2009
Poesie, Sentimenti Poesie No Comments
Nell’augurare buone feste ai miei lettori, vi propongo una icona natalizia fuori dai generi e la poesia che avevo anticipato nel precedente post.
16 dic 2009
Pseudoscienza, Societa e Cultura 2 Comments
Il solito “autorevole” studio, quasi sempre chissà perché proveniente dal mondo britannico o anglosassone, sentenzia che il matrimonio fa bene!
E giù titoli di giornale a iosa: Il matrimonio fa bene alla salute[1], Il matrimonio caccia ansia e depressione[2], Se mi sposi mi salvi[3], Nuovo studio, il matrimonio fa bene e altre scempiaggini simili. Non è lo studio in se stupido, ma l’uso mediatico, sociale e sociologico che viene fatto con questi titoli e con questo “pensare collettivo”.
Quale è il punto? Il punto è che l’uomo moderno, anzi post-moderno, l’uomo del post-umano [4], rifiuta, non coglie, o ha smarrito il problema del senso di se stesso: in questo ambito anche il rapporto con la propria corporeità ne viene inesorabilmente affetto; l’unica preoccupazione possibile, quando si è eliminata ogni prospettiva trascendente, è per la salute, per il proprio benessere, per il proprio corpo; in una parola: salutismo; ecco quindi che anche una esperienza che dovrebbe coinvolgere l’uomo nella sua interezza, come ad esempio quella del matrimonio, viene ridotta e trattata a qualcosa che “fa bene alla salute”. Come una pillola per il mal di testa, o contro il diabete. Questo è il messaggio sociologico e antropologico che viene veicolato da questa letteratura giornalistica e pseudo-scientifica alla quale la scienza con le sue “ricerche” si presta ad alimentare, volente o no.
Nessun pensiero è neutro: veicola sempre una visione del mondo, un’ antropologia che “dice” quale è il posto dell’uomo nell’universo e nel mondo di cui fa parte. Ogni visione è, infondo, una visione religiosa, intendendo con questo termine il presupposto ontologico che sottende a ogni pensiero: più o meno esplicito che sia. E’ la risposta alle domande esistenziali di fondo.
Nel prossimo post pubblicherò una poesia su questo argomento e queste domande.
[1] www.newsfood.com
[2] www.romagnaoggi.it
[3] italiasalute.leonardo.it
[4] Postumano
09 dic 2009
Etica, Societa e Cultura No Comments
Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono.
Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. E’ un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.
La città, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.
Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E’ vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E’ l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Sul ruolo dell’imbruttimento del “sentire comune” causato dai mass-media, mi sento molto in sintonia con queste parole e ne abbiamo parlato più volte in questo blog.
Stavolta non sono parole mie: mi sono limitato a riportare un estratto di un discorso molto inusuale per chi l’ha tenuto, dal linguaggio particolarmente tagliente ed esplicito, tanto da apparirmi stupefacente e sconcertante allo stesso tempo.
Qui ho riportato solo le parti impietose, ma non manca la speranza e non vi dico il suo nome: se siete curiosi di questi due aspetti scropritelo da voi (Google aiuta).
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