25 ago 2009
FabrizioMedio Oriente
“Se ci portano via di qui, in pericolo sarà l’aeroporto internazionale Ben Gurion”
Sembra una minaccia pronunciata da qualche “dirigente di Hamas” o qualche altro “terrorista palestinese”.
E invece questa frase è pronunciata da coloni israeliani che vivono negli avamposti dei controversi insediamenti, ben oltre la linea verde. Leggendo un interessante reportage [1] viene fuori il tipo di mentalità che muove la vita di queste persone, di fatto anarchiche.
Pensavo di sapere quasi tutto sulla questione israelo-palestinese visti i numerosi libri e articoli al riguardo che vado leggendo ormai dal 1993, quando assassinarono Rabin. E invece questa testimonianza ha aperto in me una visione che mi fornisce una nuova chiave di lettura secondo cui uno dei problemi di Israele sarebbe anche quello di fronteggiare l’eventuale terrorismo interno nel caso di una fine definitiva agli insediamenti (come oggi chiesto -almeno ufficialmente- da Obama): è più comodo affrontare il “terrorismo palestinese” che quello “ebraico”: il primo compatta l’opinione pubblica, il secondo sarebbe un vero shock nazionale che obbligherebbe la società israeliana a interrogarsi seriamente su se stessa e sulla propria storia: cosa che potrebbe mettere in crisi lo stesso stato ebraico e forse financo la sua sopravvivenza, vista la sua composita natura interna. L’dentità religiosa non sarebbe più quel collante sufficiente a tenere insieme quella società. Sembrerebbe dunque che lo stato ebraico attualmente non sia in grado di esistere senza la guerra: una trappola mortale per se stesso in un disperato tentativo di sopravvivenza.
E’ sempre comodo vedere il male al di fuori di se, proiettato “nell’altro” e nel “diverso” ed è invece sempre doloroso vederlo “nel se”, scoprirlo nel proprio giardino di casa.
Per quanto potrà durare? La storia prima o poi presenta il conto: più passa il tempo, più sarà salato.
Deve esserci un’altra strada, ma quale?
[1] http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1339692
06 ago 2009
FabrizioEtica, Pseudoscienza, Societa e Cultura
Devo ammette di aver fatto confusione fra RU486 e pillola del giorno dopo, che pensavo essere la stessa cosa.
In realtà la RU486 è veramente abortiva nel pieno del termine, perché agisce normalmente molto dopo d’impianto e serve a evitare l’intervento chirurgico, che però è tutto da dimostrare se sia effettivamente meglio in quanto non evita affatto il trauma da aborto.
Quanto ho scritto nel post precedente “RU486: risposta a Cristiano, primo commento” in realtà ho parlato della RU486 avendo però in testa in realtà la pillola del giorno dopo. Tuttavia le considerazioni che ho fatto nel post precedente ancora “RU-486: qualcosa non mi torna” non sono affette da questa distorsione.
Chiedo scusa ai mieli lettori. Se avessi letto con più attenzione il commento di Giovanni al primo dei post, non avrei commesso l’errore nel secondo. Quindi la risposta che ho dato al commento di Alessandro nel secondo post riguardo il fatto che verrebbe usata la pillola anche se non necessaria, non vale per la RU486, ma vale per la pillola del giorno dopo.
Tuttavia ritengo che a parte queste confusioni l’impostazione del primo post sia comunque tutta in piedi. Per il secondo post vale, ma non in riferimento alla RU486, ma in riferimento alla pillola del giorno dopo.
in effetti sarebbe bastato andare sulla solita wikipedia, per capire meglio:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ru486
http://it.wikipedia.org/wiki/Pillola_del_giorno_dopo
Osservo inoltre come la definizione di anticoncezionale nella “pillola del giorno dopo” in wikipedia sia come al solito affetta dalla definizione OMS di gravidanza/aborto/anticoncezionale, che sarà anche valida sul piano medico, ma eticamente poco significativa.
05 ago 2009
FabrizioEtica, Pseudoscienza, Societa e Cultura Bioetica, Pseudoscienza, Risposte nominali
Rispondo in modo articolato a primo commento di “Cristiano” () sul post precedente “RU-486: qualcosa non mi torna” del 31.07.2009. Ma ci sono in parte risposte al suo successivo commento e anche al primo commento di Giovanni, in particolare per quanto riguarda OMS/ONU.
Buona lettura. (il grassetto quotato è riportato testo di Cristiano)
1 – Sono favorevole all’uso di meccanismi contraccettivi quali il profilattico, la pillola, il metodo Billings ecc.
Qui si apre un mondo di ambiguità, dipendenti tutte da come definiamo i temini:
il profilattico è in effetti un vero contraccettivo, purtroppo poco efficacie.
La così detta “pillola anticoncezionale” in realtà può anche avere effetti antininidatori (è raro, ma può succedere): questo non viene mai detto da nessuna parte, ma nel foglietto illustrativo c’è scritto; prova a chiedere a un ginecololo “lei mi garantisce assolutamente che la pillola non ha mai effetti antinidatori?”. Non ti potrà dire di si. Quindi il nome corretto sarebbe “pillola anticoncenzionale-abortiva” o se vogliamo sottilizzare sulle definizioni “pillola anticoncezionale-antinidatoria”, ma da un punto di vista etico il risultato è lo stesso: c’è il rischio di sopprimere il prodotto del concepimento, e per chi è sensibile a temi etici, se anche questa probabilità fosse molto bassa, non cambia i termini della questione: con l’assuzione di questa pillola pur non essendo un deliberato atto di “aborto” o “soppressione del concepito” che dir si voglia, ci si assume comunque il rischio che lo possa essere, e quindi ha comunque un tema “etico” importante che nessuno dice. Il vero scandalo è che questo non viene mai detto e si continua a ripetere come un mantra che la “pillola” è un anticoncezionale e basta. E molte donne lo assumono pensando che sia vero per sentirsi a posto con la coscienza. E invece è falso. Vogliamo parlare di libertà? Bene: facciamolo almeno con l’informazione corretta.
Anche la spirale è eticamente sensibile, a causa degli stessi motivi: può avere effetti antinidatori, anche più spesso della “pillola”.
Il metodo Billings invece non è propriamente anticoncezionale, piuttosto è un regolatore di fertilità perchè può essere usato efficaciemente anche da chi vuole avere o aumentare la probabilità di avere figli. Se ti piace chiamalo pure “concezionale / anticoncezionale” anche se fa un po’ ridere. Insieme ad altri metodi simili è l’unico che non ha problemi etici, a meno che qualcuno non ritenga eticamente sensibile la semplice intenzione di non concepire al momento dell’atto sessuale, ma non mi risulta ci sia davvero nessuno in giro con queste idee.
La verità è che non esiste niente di esclusivamente e certamente solo contraccettivo al di fuori del preservativo (però poco efficacie) e dei metodi naturali (se usati a questo fine) che però non piacciono perchè richiedono un certo rigore nella gestione della sessualità di coppia e del proprio corpo. Su alcuni siti leggo addirittura che vengono definiti poco efficaci, in realtà non dicono che sono poco efficaci se seguiti senza rigore, ma hanno il 100% di efficacia se seguiti come si deve, con tanto di training (che dura mesi); tutto questo viene taciuto: basta farsi un giro con google. Il motivo non è una censura da complotto: è che (1) la gente non vuole sentirselo dire e (2) i medici non hanno certo interesse a rimarcarlo.
Se la RU-486 è un meccanismo contraccettivo (come credo, in quanto previene l’impianto dell’ovulo) allora sono favorevole anche al suo utilizzo.
contraccettivo non di certo, perchè se contraccettivo vuol dire anticoncezionale allora come può la RU486 essere tale, se agisce dopo il concepimento? Chi definisce l’aborto come interruzione di una gravidanza che inizia dopo l’impianto, avrà difficoltà a definire cosa sia veramente la RU486: ma se è in malafede tenterà a chiamarla impropriamente anticoncezionale, contraddicendo però i termine anticoncezinale stesso e la realtà. Chi invece definisce la gravidanza iniziante fin dal concepimento, allora la RU-486 è abortiva. L’ OMS definisce gravidanza a partire dall’impianto e non dal concepimento: bisogna dire che tale definizione è stata fatta a solo scopo “di comodo” in quanto per convenzione la gravidanza si riconosce con qualche settimana di ritardo (mancanza di mestruazioni). Viene da se che in base a questa definizione una “interruzione di gravidanza” si avrebbe solo dopo l’impianto, per cui RU486 non sarebbe IVG. Quella OMS è una definizione di “comodità” utile in campo medico, ma non ha senso in campo etico. I maligni dicono che le lobby abortiste hanno fatto pressioni enormi al livello ONU per rendere la definizione dell’OMS più “docile” da questo punto di vista, d’altra parte il potere di influenza di queste lobby all’ONU non è un segreto. Non bisogna dimenticare che organismi quali OMS/ONU sono di carattere politico e non organismi scientifici. In ogni caso da un punto di vista etico non conta la definizione “formale” che diamo ai termini gravidanza o aborto (a volte puramente convenzionali) ma conta la sostanza dei fatti. Non c’è nessuna differenza oggettiva fra un embrione non impiantato e un embrione impiantato: in entrambi i casi si tratta di una vita umana con una corredo genetico autonomo e unico (anche se non è ancora un individio). Cosa cambia chiamarlo “aborto” o “soppressione di una vita umana”? o “soppressione di embrione”? Cambia solo avere un differente impatto psicologico su chi ascolta queste espressioni, ma non cambia la sostanza dell’atto in se. Inoltre l’impianto dell’embrione è solo il momento finale di un processo che dura fin dal concepimento: l’embrione e la madre si scambiano continuamente messaggi ormonali di comunicazione reciproca che servono a “preparare” la madre ad accogliere l’impianto dell’ovulo e all’ovulo a potersi sviluppare al meglio. Quindi non solo l’embrione è una vita umana unica geneticamente, ma già la “relazione madre-figlio” inizia prima dell’impianto. Lo stesso processo di impianto non è discreto, ma continuo. Questo ovviamente non viene detto in giro. Discutere se la gravidanza inizi prima o dopo l’impianto è questione di lana caprina, un approccio formalistico che si attacca a definzioni di “aborto” o di “gravidanza” puramente formali (e comunque controverse) convenzionali e arbitrarie la cui confusione non fa che nascondere al dibattito la vera realtà.
2 – Se, come detto, la RU-486 previene l’impianto dell’ovulo, allora sono francamente sconcertato che certa stampa, proveniente da “certi” ambienti, si ostini a definire la RU-486 una “pillola abortiva”, cosa assolutamente falsa, con il solo scopo di creare confusione e senso di colpa in chi la usa. Come vedi, la disinformazione e la truffa viene da entrambe le parti.
Come ho spiegato sopra dipende dalle definizioni di “aborto” o “gravidanza” che si assumono. Queste definizioni non sono affatto omogenee, anzi sono molto controverse. La medicina, l’etica e il linguaggio giuridico usano definizioni diverse di questi termini. Vedi ad esempio il documento “Incertezze prescrittive sulla pillola del giorno dopo” [1]
3 – Circa l’obiezione di coscienza, qualcuno dice che è illegale.
Chi? Perchè?
Io penso questo: le persone sono libere di usare il metodo contraccettivo che ritengono opportuno.
Questo lo penso anche io, e anche se sono contrario alla contraccezione non per questo ritengo che debba essere vietata. In realtà la legge dice molto di più: che le donne sono libere anche di fare un IVG. Diverso discorso per l’aborto per il quale chiedo e pretento in primis che ci sia corretta e completa informazione. Eticamente parlando “aborto” e “uso di anticoncezionali” sono due cose molto distanti, un po’ come lo possono essere (perdonami l’espressione un po’ forte) la differenza che c’è tra il portarsi dientro una pistola e sparare a una persona.
Ora, accertato che la RU-486 rientra in questa categoria, è assolutamente giusto che si debba passare dal medico per la prescrizione della RU-486 (come per la normale pillola contraccettiva),
Non è affatto “accertato”. Anzi è il contrario: come ho cercato di spiegare sopra, RU486 non è contraccettivo o anticoncezinale che dir si voglia. Anche la definizione di “farmaco abortivo” è controversa perchè è giocata tutta sulla definizione OMS di gravidanza, e rimane così indefinita la “fase di limbo” che è quella preimpianto. Ma l’embrione è già tale fin dal concepimento! Quindi non può essere un farmaco anticoncezionale, perchè il concepimento c’è già stato. Si potrebbero usare altre espressioni come “aborto di embrione” o “aborto preimpianto” piuttosto che “interruzione di gravidanza”, ma capisci bene da te che l’etica prescinde da questioni formalistiche o definizionistiche. Non è cambiando le definizioni che alteriamo la realtà. Non siamo come nella matematica dove possiamo usare le definizioni che ci fanno più comodo per ottenere un certo risultato: bisogna guardare alla realtà pratica, scevra di sovrastrutture, usando la ragione, possibilmente depurata da intossicazioni mediatiche (per le quali ammetto come dici tu che a volte si esagera da entrambe le parti – ma lasciami dire che questo non mette necessariamente le due posizioni sullo stesso piano).
C’è un effetto ancora più subdolo della RU486 che non viene detto: siccome viene usato come “emergenza” nell’eventualità di un possibile concepimento, potrebbe anche rivelarsi inutile nel caso il concepimento non ci fosse per cause naturali: tuttavia la donna viene ugualmente sottoposta a un forte stress psicofisico che la porterà ad avere una esperienza drammatica anche nel caso in cui non ci sia stato alcun concepimento. Questo è anche peggio di un IVG con intevento chirurgico perchè almeno in questo caso si ha la certezza della gravidanza e nel caso non ci fosse stata, non si sarebbe fatto semplicemente nulla. Se il mercato degli IVG chirugici ha un potenziale bacino di un tot-percento sulle potenziali gradivanze (ossia solo quelle che diventano verametne tali) al contrario la RU486 arriva al 100% di mercato potenziale di tutto il bacino delle gravidanze potenziali: un bella trovata machiavellistica per aumentare il bacino dei potenziali acquirenti, per non far così sfuggire neanche una donna come potenziale consumatore, giocando tutto sulla “paura di rimanere incinta”. Complimenti! Questo si chiama terrorismo, non libertà. Chi dice che la RU486 previene un aborto chilurgico, in realtà non dice che sottopone la donna a stress e traumi anche nel caso in cui non ci sia nessun embrione di cui impedire l’impianto, ma semplicemente la “paura” di poter essere incinta. Prova a leggere la drammatica esperienza e testimonianza raccontata in [4] e [5]: quella povera donna (che pure non si è “pentita”) non sa se si tratta o no di un embrione (lei parla di “grumo di sangue” che viene espulso come fosse un embrione ma la realtà è che l’embrione è così piccolo che è invisibile in ogni caso). Tuttavia lei ne rimane colpita come se lo fosse; l’esprerienza non ne riduce la drammaticità e la traumaticità. Come potrebbe dunque la RU486 “prevenire” gli aborti chirugici quando invece sottopone le donne a trauma e stress certi (e non meno gravi nel caso di IVG chirurigo) anche quanto la reale gravidanza (e quindi un potenziale IVG chirugico) fosse ancora solo probabile?
purchè lo stesso si limiti esclusivamente ad accertare che la pillola possa essere assunta senza controindicazioni (ad es. se vi è certezza che non ci sia stato impianto).
Qui casca l’asino: non esiste nessuna, nessuna diagnosi in grado di garantire che non ci sia stato impanto o che ci sia stato concepimento. Almeno fino ad oggi. E anche se ci fosse rimane il problema dello “status etico” dell’embrione prima dell’impianto. Quando una donna scopre di essere incinta, l’embione è già impiantato da un pezzo. Chi gioca su questo tormentone “prima dell’impianto / dopo dell’impianto” dovrebbe anche spiegare che differenza c’è tra l’embione prima e dopo l’impianto. Non è forse sempre lo stesso embrione? E’ per questo che chi spinge sui temi etici insiste a discutere sullo “status dell’embrione”, perchè è li che inizia la vita umana. Chi invece vuol “sviare” cerca di metterla in caciara usando strumentalmente la definizione OMS, ma questo non cambia la realtà dei fatti.
Ma il medico non è autorizzato a strumentalizzare questa sua “prestazione doverosa”, abusandone per limitare la libertà di un’altra persona di utilizzare un meccanismo contraccettivo solo per motivi ideologici
E qui cade ancora una volta la questione dell’ambiguità del termine: chi vuole introdurre a tutti i costi la RU486 insiste che non è abortiva giocando sulla definzione di gravidanza che inizierebbe dall’impianto (OMS). Ma chi fa obiezione di coscienza, lo fa appunto per motivo di coscienza, cioè per motivi etici e la definizione OMS (che non è l’unica e non è usata ne in etica ne in giurisprudenza) non ha alcun valore. In realtà anche una semplice “pillola anticoncezinale” (ma che abbiamo visto essere in realtà anticoncezionale+potenziale antinidatoria) avrebbe secondo me i requisiti per essere rifiutata per obiezione di coscienza. Stessa cosa per la spirale. Si può forse obbligare qualcuno a vendere armi? Se sono un pacifista sicuramente non aprirò un armeria, ma proprio per questo nessuno può obbligarmi ad aprirla. Il preservativo, invece, non può rientrare in questa categoria perchè non è abortivo (o “soppresivo di un embrione” che diri si voglia) in nessun caso, neanche il più improbabile. Sarebbe quindi completamente inconsistente una obiezione di coscienza di qualche farmacista o supermercato a vedere preservativi (non mi risulta infatti che sia mai accaduto) e infatti non si vendono solo in farmacia. Qui non si tratta di ideologia, ma di far funzinoare la propria ragione sulla base di fatti concreti e oggettivi senza giocare sporco con definizioni di comodo che fanno comodo appunto a chi vuole anestetizzare le coscienze per vendere farmaci. Perchè queste informazioni vengono tutte occultate? I motivi sono principalmente due: il primo è che le case farmaceutiche e il mondo medico pro-aborto non ha certo interesse a dirlo; il secondo è che la gente non vuole sentirselo dire. A dirlo e a ricordarlo rimangono solo le persone eticamente molto sensibili.
(i.e. essere contro qualsiasi meccanismo contraccettivo eccetto il metodo Billings che però rientra tra questi)
ripeto: non è solo un metodo contraccettivo. E’ un “regolazione della fertilità” perchè serve tanto a impedire/ritardare una gravidanza tanto ad ottenerla (dipende da come lo si usa). Un’altra differenza non da poco è che questi metodi detti “naturali” non introducono nessun mezzo meccanico o chimico: si limitano a sfruttare le potenzialità di fertilità/infertilità naturali della donna, ossia usare quello che la natura già mette a disposizione. Lasciami fare una ultima provocazione su questo punto: ti sei mai chiesto come mai non si vedono in giro ne prodotti ne tantomeno ricerche scientifiche per “misurare” in modo preciso e affidabile lo stato di fertilità femminile? Ce ne sono alcuni, ma sono poco affidabili. Se ci fossero strumenti di questo tipo come lo sono ad esempio gli apparecchietti che si vendono in farmacia per misurare il diabete, sarebbe davvero una rivoluzione: un modo semplice, più comodo e sicuro per regolare la fertilità. Evidentemente gli interessi intorno a questi strumenti sono pochi: primo perchè toglierebbero mercato ai farmaci, secondo perchè responsabilizzerebbero davvero le persone. Ma il potere non vuole gente libera e responsabile, vuole gente assoggettata al potere della tecnoscienza. E avere il potere sulla vita, è il massimo potere possibile. Al potere fa comodo avere gente che fa sesso per divertimento (panem et circenses dicevano i latini) e che poi con comodità si impasticca o va in sala operatoria, piuttosto che usi la propria sessualità in modo responsabile; Fa comodo perchè questo assottiglia le coscienze e predispone meglio al controllo delle masse.
che tale persona potrebbe non condividere: il medico italiano deve fornire un pubblico servizio e per questo gli è concesso di avere facoltà operative maggiori rispetto ai normali cittadini.
questo discorso non l’ho ben capito. Stai forse dicendo che il medico dovrebbe “mettere da parte le proprie convinzini personali in virtù della missione in qualche modo pubblica che ricopre?”. Se è così allora stiamo negando tout cour il principio cardine di ogni obiezione di coscienza.
Ma queste facoltà devono essere usate al solo scopo di permettere agli stessi di vivere la propria vita come meglio credono, nel rispetto delle leggi di uno stato laico.
in questa frase ci vedo un rapporto medico-paziente di tipo contrattualistico (vedi l’ottima spiegazione su wikipedia alla voce Giuramento di Ippocrate sul paragrafo “Modelli di relazione medico-paziente” [2]) ma questo non è l’unico esistente e non mi pare che uno stato laico dovrebbe imporre questo tipo di rapporto medico-paziente. Anzi, uno stato che facesse questo sarebbe affatto laico, bensì tiranno perchè appiattirebbe le relazioni medico-paziente sulla base di un unico modello, oltre che obbligare il medico a fare ciò che non vuole. Un medico ridotto ad eseguire le volontà del paziente vuol dire ridurre la medicina a “soddisfazione di desideri” di cui ho ampiamente parlato nel post [3].
Un’ultima osservazione e conclusione
penso che per farci delle opinioni oneste non dobbiamo andare in cerca di “visioni oggettive” o come va di moda dire “libere da pregiudizi o ideologie”, perchè la verità è che nessun pensiero ma proprio nessuno è libero da precondizioni o punti di vista che lo precedono nel logos. Con mia grande crescita personale ho imparato che chi vuol farti credere che il suo giudizio sia assolutamente “oggettivo” e “senza ideologie o preconcetti” in realtà ti sta vendendo una sottile bugia: nessun discorso, nessuno è veramente tale.
Penso che sia molto più onesto e sano andare alla ricerca di opinioni di parte che si presentano come tali e giudicare con il nostro giudizio e intelletto: ascoltandone diverse e con diversi punti di vista potremo farci la nostra idea. Penso sia molto più onesto un giudizio di parte che si presenta come tale, piuttosto di uno che vuole ergersi al di sopra di tutti con la presunzinone di non essere di parte.
Non esiste nessun logos (o pensiero) autenticamente neutro, ma si pressuppone sempre una certa visione ontologia sull’antropologia umana, anche se non dichiarata.
Soltanto sapendo quali sono le precondizini ideali/religiose/ideologiche che stanno dietro a un certo logos potremo con maggiore libertà aderire o rifiutare un certo logos con la giusta libertà e intelligenza. Chi invece vanta di essere “non di parte” a mio avviso inganna. Poi all’interno delle varie posizioni possono esserci formulazini più o meno rigorose, ma il rigore prescinde dall’essere di una parte o di un’altra: quindi dovremo effettuare un secondo livello di discernimento per selezionare quelle posizini che siano veramente rigorose. Solo selezinando posizini rigorose all’interno di famiglie di punti di vista differenti (ma dichiarati e palesi) si può avere un vero dialogo. Chi dice di essere “al di sopra delle parti” in realtà va diffidato, perchè vuole eludere il dialogo e il confronto, magari perchè questo è scomodo e sa di avere argomentazioni deboli (?).
Anche queste risposte e argomentazioni che ho scritto qui sono assolutamente di parte, e non aspirano ad essere “al di sopra delle parti”. Ma a me sembrano rigorose: lascio il giudizio libero al lettore libero.
Suggerisco anche di leggere questo articolo sulla RU486 che reputo rigoroso anche se assolutamente di parte: “La vera storia della pillola abortiva Ru486″ vedi [4] e [5]. Sarei felice di leggere un articolo altrettanto rigoroso e di parte “contraria”: di rigorosi non ne ho ancora trovati. Se li trovate segnalatemeli – grazie.
Riferimenti:
[1] http://www.pillole.org/public/aspnuke/print.asp?print=article&pID=84
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento_di_Ippocrate
[3] http://www.bzimage.it/blog/2009/07/ru-486-qualcosa-non-mi-torna.html
[4] http://zenit.org/article-17050?l=italian
[5] http://zenit.org/article-17063?l=italian
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