La controversa pillola abortiva RU-486 sarà usata in Italia, in linea con la legge 194, come deliberato dall’Agenzia Italiana del Farmaco [1].
Visto che tutti i paesi “civili” la usano, l’Italia non può certo rimanere indietro. Argomentazione debole: fino a qualche anno fa i soliti benpensanti si lagnavano che le banche italiane erano deboli perché poco esposte agli investimenti esteri. Bisognava “allinearsi” agli altri paesi. Oggi si è visto come grazie proprio alla loro prudenza sono state più al riparo dalla crisi finanziaria. Quindi non tutto ciò che fanno “gli altri” deve essere copiato. Quando sento da politici e giornalisti frasi come “allinearci ai Paesi Europei” o “fare come gli altri paesi” in una buona percentuale di casi si tratta di una truffa per venderci qualcosa che non vorremmo fare: una anestesia celebrare per non pensare. I comportamenti vanno vagliati invece con spirito critico, uno per uno. Sempre. Quello che fanno gli altri può essere un buon esempio, ma non deve servire ad anestetizzare la nostra intelligenza. Se gli altri paesi mangiano molta meno pasta di noi italiani, dobbiamo forse rinunciare alla nostra tradizione di pastasciuttari?
A proposito di questa RU-486: tante solo le riflessioni che vorrei fare, ma non voglio unirmi a cori di polemiche da una parte e dall’altra. Come al solito chi la pensa in un modo troverà validissime argomentazioni a proprio sostegno e così farà chi la pensa in modo opposto.
Però non posso fare a meno di interrogarmi, visto che non rinuncio certo alla libertà dello spirito critico. Vediamo.
Per prima cosa mi colpisce la definizione di “farmaco” (da wikipedia [2]):
Un farmaco è una sostanza o un’associazione di sostanze con proprietà curative o profilattiche delle malattie; può essere utilizzato o somministrato allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
e mi chiedo:
quale sarebbe la malattiacurata da questo “farmaco“?
Ho il vago sospetto che la gravidanza sia uno stato del tutto naturale e non una malattia.
Dunque la RU-486, non serve a curare, ma a soddisfare un desiderio di una persona: non voglio entrare nel merito se sia o no legittimo, se sia o no “giusto”, se sia un no un “diritto”, ma una cosa è certa: non si tratta di curare una malattia.
Se dunque la farmacologia e la scienza medica si trasformano da una attività che cura ad una che soddisfa i desideri delle persone, che futuro ha la scienza medica? Mentre le malattie sono un qualcosa indipendente dalla nostra volontà, i nostri desideri invece non lo sono. Dunque a mano mano che la potenza della tecnica e della farmacologia aumenta, quale limite potremo porre a ciò che è soddisfacibile o non soddisfacibile come “desiderio legittimo”? Con quali criteri orienteremo queste scelte? Perché non potremo impedire allora la vendita di un farmaco suicida? Sei depresso e non vuoi vivere? Prendi questa medicina, così realizzi il tuo desiderio (e soprattutto la smetti di romperci le scatole).
Visto che tutti si divertono a fare dietrologia (a me non piace ma stavolta provo) propongo una possibile chiave di lettura: perché così tanta spinta e pressioni anche politiche a introdurre questa RU-468 da parte delle case farmaceutiche? Non credo sia per i soli interessi economici di quel “farmaco”, che pure sono enormi. Penso ci sia dietro un progetto più ampio: il tentativo e la volontà di trasformare lentamente e progressivamente la medicina e la farmacologia mondiali da una attività umana curativa delle malattie a una che invece serve a soddisfare i nostri desideri. Per fare questo servono dei “passi” progressivi e la RU-486 è solo uno di questi. Obiettivo: ampliare il mercato, aumentando a dismisura la domanda. Infatti le malattie non si possono aumentare artificialmente (farlo sarebbe duro e rischioso), ma per fortuna ai desideri umani non c’è limite, perché l’uomo desidera sempre qualcosa di nuovo. Per fare questo però bisognerà fare in modo che un gran numero di “farmaci-desiderio” siano ormai consolidati nel mercato per poter iniziare progressivamente a rendere lo scomodo giuramento di Ippocrate [3] (cioè l’etica e le regole morali) un relitto della storia, un qualcosa di anacronistico e non in linea con la realtà, per renderne indolore e anzi democraticamente voluta la sua definitiva soppressione, che oggi risulterebbe (ancora) inaccettabile. Spesso accade un aspetto subdolo ma tipico dei regimi liberal-democratici (che sono comunque i migliori che abbiamo) ossia quello di renderci schiavi facendoci sentire liberi: un opera perfetta di manipolazione delle coscienze.
Questa è la manovra che c’è dietro: abolire del tutto il giuramento di Ippocrate [3], farlo apparire anacronistico, roba da vecchio moralismo paternalista, con tutto quello che esso rappresenta, per aumentare la richiesta e l’offerta del mercato farmacologico-medico mondiale. Ovviamente tutto questo sarà fatto in nome delprogresso e della libertà!
Ma io vi chiedo, cari amici:
tutto questo ci farà più liberi, o più schiavi? E’ questo il vero progresso della persona e dell’umanità che ci aspettiamo?
e ancora:
A cosa serve la scienza medica e a cosa servono i farmaci ?
Per quello che vedo intorno, qualcosa non mi torna. Mi sento confuso.
PS: molti miei lettori sanno che sono un convinto cattolico: chi volesse argomentare o polemizzare sul piano religioso, stavolta sarà censurato (non importa se mi da ragione o torno). Mi sembra di aver addotto motivazioni laiche e vorrei proporre risposte e argomenti laici, per evitare di impantanarci nelle eventuali discussioni andando “fuori tema” (Viva la laicità!).
Il commento di “Cri” (mia cugina) nel post precedente “Brutta Befana” mi ha ispirato un nuovo tema riguardo la fantascienza: in certe serie televisive di fantascienza, telefilm, episodi, manca sempre e completamente l’argomento: “gioa e convivialità”.
In questi film, episodi, serie televisive, romanzi non c’è quasi mai un sorriso di affetto, di empatia, di amore, un espressione di intensa gioia. E soprattutto mai un momento di convivialità: ma questi avventurieri dello spazio non mangiano mai? Non si mettono mai a tavola? Non fanno mai convivialità? Non bevono mai un bicchierino? Una specialità spaziale trovata su qualche pianeta? Ah gia… un tempo pensavamo che “nel futuro” avremmo mangiato con le pillole. Però nei film e romanzi non ti fanno vedere neanche quelle. Intanto “il 2000″ mitico è già passato da un pezzo, ma le gite in campagna e le cene in famiglia sembrano essere ancora l’unico standard e momento preferito per “ritrovare se stessi” per molte persone in tutto il mondo.
Essere a tavola ci fa “entrare in contatto con l’altro”. Non è che forse il mangiare insieme ha un non so che… un qualcosa di antropologicamente profondo e irrinunciabile? Voglio dire… non è soltanto un “prendere cibo”. Gli animali “prendono cibo”; l’uomo invece socializza, fa convivialità, parla, si arrabbia, ride, scherza, canta. Si dice spesso che mangiare da solo non è bello: è vero, diventa solo una assunzione di cibo. Eppure “mettersi intorno alla tavola” è qualcosa di molto di più che assumere cibo. E’ come un rito.
Questa poesia di Aldo Fabrizi, “Ner Duemila” scritta nel lontano 1930 ci dice molto su come un tempo immaginavamo fosse il futuro, “il mitico duemila” che è gia passato da nove anni:
Ner duemila godremo in tutto er monno trasformato quant’è largo e quant’è tonno: ce sarnno le grandezze der progresso e la vita nun sarà più com’è adesso. … Io ciò ‘n’appartamento su la luna nun pago gnente e fò come me pare: … mi’ moje sta impegnata ar Polo Norde e grazziadio me posso accontentà. … Ner duemila nun ciavremo tante noie vestiremo tutti gnudi, senza foje, er magnà sarà der tutto differente e li denti serviranno a poco e gnente. … ‘N’ignezione de brodo de gallina, quattro confetti de lasagne ar forno ‘na pillola d’abbacchio con contorno e poi facioli e cotiche in cascè. … Ner duemila li Musei saranno pieni d’aeroplani, d’automobili e de treni, Bastimenti, Zeppelli, sottomarini, serviranno a fa giocà li regazzini. … Io vado qui in America un momento perchè m’hanno invitato colazione … Tu aspetteme su Giove o su Saturno oppuramente aspetteme su Marte, fatte magara ‘na partita a carte che tra mezz’ora se vedemo li. … (cliccare qui per consultare il testo completo della poesia)
Che illusione! Guardiamo a come siamo oggi: gite fuori porta, cene in famiglia, e crisi globale rampante. Mentre riusciamo a fare una gita a Parigi per pochi euro in aereo, il Concorde non è piu un aereo di linea. Non dobbiamo dispiacercene, per una mancata realizzazione di un sogno che fu: vuol dire piuttosto che il sogno era falso e inflazionato. Meglio quindi non averlo realizzato.
Sono certo che ci ritroveremo ancora intono a una tavola anche nell’anno 4000, anche se saremo davvero su Marte o nello spazio e con cibi transgenici o insalate lunari. Aldo Fabrizi, da buon intenditore delle dinamiche conviviali, nella sua poesia lo aveva almeno già intuito: che non avremmo comunque rinunciato alla buona tavola con la prenenza umana di familiari e amici.
Quando ero piccolo mio padre mi insegnò questa canzoncina. Un suo amico gliela aveva raccontata anni prima che io nascessi. Ancora oggi la canta con gli amici e parenti quando capita, nelle cene di Natale, nelle serate estive… è il suo cavallo di battaglia. Mia zia ha avuto un successone in una sua vacanza anni addietro, telefonando a mio padre e facendosi dettare il testo per telefono! Anche mia moglie ne è stata “contagiata” e ogni volta che faccio qualche cosa che non le va proprio a genio mi recita il ritornello personalizzato a modo suo “che devo dire, che devo fare…”
E’ un testo poco noto, non sappiamo chi ne sia l’autore: non sono riuscito a trovarlo su internet, ma soltanto questo video su Youtube. Ci sono arrivato da un sito che si chiama italien-facile.net un sito tedesco, multilingua.
Il bello di internet è che riesce a “immortalare” o “congelare” anche cose rare, poco note, che nel nostro vissuto familiare sono qualcosa che pensavi appartenesse solo a te, mentre invece anche qualcun altro…. in giro per il mondo fa o ha fatto altrettanto… ciò che pensavi appartenesse solo a te… ora appartiene al mondo: il video ha totalizzato attualmente oltre 35000 visualizzazioni.
A proposito dei funerali di Michael Jackson, Alain de Benoist su Giornale.it scrive:
Jacko, ma se questo è l’evento del secolo allora il mondo è ridotto male [1]
e prosegue polemicamente:
Negli Stati Uniti, dove l’isteria pare una componente della vita sociale, ci sono già state varie decine di suicidi. Il pianeta vacilla. Nasce una nuova religione! Non è una novità che immense folle siano pronte ad attraversare il mondo per assistere a un grande fatto sportivo o musicale, mentre i partiti politici, i sindacati e le Chiese non mobilitano più molta gente – il che qualcosa significa. Ma ora ogni confine è stato apparentemente varcato anche nella dismisura. È la distrazione nel senso che al termine dava Pascal: ciò che distrae distogliendo dal resto.
Nel settembre 1995, cinquecento uomini politici e dirigenti economici di primo piano s’erano riuniti [...] [e] concordò che le società occidentali erano sul punto di divenire ingestibili e che andava trovato un modo per mantenere, con nuovi procedimenti, la soggezione al dominio del Capitale. La soluzione fu proposta [...] col nome di «tittytainment». Il termine scherzoso alludeva al «cocktail di svago abbrutente e alimentazione che mantiene di buon umore la popolazione frustrata del pianeta».
Da buon romano io dico che già Il Colosseo e il Circo Massimo erano centinaia di volte più grandi dell’Ara Pacis (luogo di culto dell’Imperatore) e del più grande tempio dedicato agli dei, più grande di qualunque piazza del Foro. Una qualche ragione c’era. Non mi pare che le cose siano così diverse da allora: il «tittytainment» è un invenzione antica. Mutatis mutandis. E poi… non era già così ai tempi dei Beatles?
Perché abbiamo sempre la sensazione che tutto stia per precipitare e che tutto sia irreversibile e ormai perduto? Abbiamo sempre come la sensazione che l’Apocalisse sia dietro l’angolo. Ma questo ci deprime, questo è ciò che vuole il potere, l’imperatore di turno e le varie massonerie: che siamo pessimisti e depressi, e che rimaniamo dentro al Colosseo per vincere questa depressione, mentre loro sollazzano nel Tempio.
Ma questo non deve scandalizzarci: d’altra parte non si può obbligare nessuno a uscire dal Colosseo: la cosa importante è che noi, come uomini liberi, possiamo scegliere da che parte stare: se negli spalti del Colosseo, o nel Tempio degli Dei. E magari aiutare a portar fuori dal primo, i nostri compagni di strada, se lo vogliono.
Scacciamo via questi dèmoni pessimisti apocalittici dai nostri pensieri, e viviamo invece di speranza. Che arrivi pure l’Apocalisse, oggi, domani o fra milioni di anni: l’importante è che, per quel giorno, abbiamo fatto ciò che dovevamo.
Gb, creato sperma umano da staminali. Gli studiosi: tra una decina d’anni potrebbe essere prodotto sperma usando solo cellule staminali femminili (link)
Sterilità maschile, dall’Inghilterra arrivano gli spermatozoi artificiali (link)
Sterilità maschile? Arrivano gli spermatozoi artificiali (link)
INFERTILITÀ MASCHILE: CREATI IN LABORATORIO SPERMATOZOI ARTIFICIALI (link)
Osserviamo il linguaggio ipocrita e falso: ci viene venduto “lotta alla sterilità maschile” quello che invece potrebbe significare anche produrre spermatozoi da staminali femminili il che equivale a dire, di fatto, creare un mondo dove il maschio non è più necessario. Il maschio che non produce sperma, viene “curato” eliminandolo. Peggio ancora: anche se adatto, non è necessario: è il sogno femminista di un mondo di sole donne (mentre il maschilismo voleva un mondo con le donne sottomesse).
In una decina d’anni possiamo dire addio alla parità tra i sessi che abbiamo conquistato (o stiamo conquistando) con tanta fatica, e che nella radicalizzazione di questa pazza ideologia, unita alla dittatura della tecnoscienze, secondo il cui dogma qualunque cosa è lecita e la libertà di ricerca non va violata (quindi è sacra, altro dogma): tutto questo ci si sta rivoltando contro. Con conseguenze antropologiche pesantissime, per la società, per i nostri figli e i nuovi nati, per i quali “avere un padre” non sarà più un diritto (come oggi sancito dalla dichiarazione ONU sui diritti del fanciullo [1]) ma piuttosto una concessione, anzi un arbìtrio della madre.
La tecnoscienza, slegata dall’etica, diventa dittatura, produce questi mostri. Cosa hanno da dire i paladini della libertà di ricerca? E i paladini della laicità? E i paladini della libertà di scelta? Oppure urleranno solo i soliti chiamati bigotti cattolici fondamentalisti retrogradi maschilisti da vecchia famiglia patriarcale e magari pure fascisti etc..etc.. e altre etichette simili…. ?
Scusate lo sfogo… ma come maschio sono un po’ incazzato.
E non mi vengano a dire i paladini della libertà, che non verrebbe violata la mia libertà: non voglio che i miei figli possano avere la facoltà di poter dire un giorno alla mamma: “grazie mamma che hai deciso di generarmi anche con papa, e non solo da te stessa!”. Non voglio che mia moglie mi possa (anche solo teoricamente) considerare un “optional” per la sua procreazione. Vorrei che tanto i primi tanto la seconda mi considerino necessario, non accessorio. Altrimenti la mia liberà e diritti di maschio e di padre sono violati. Viva la libertà!
“Sporco negro, noi facciamo la volontà del governo, dovete tornare a casa vostra”
con queste parole un congolese è stato picchiato e ferito con una bottiglia a Roma in questi giorni.
Qualcuno potrebbe gridare: “governo fascista!” visto che certi atteggiamenti governativi ricordano tristi eventi di squadristica memoria: un po’ come quando gli ebrei venivano marginalizzati con delle leggi, e di conseguenza molti si sentivano autorizzati a fare di peggio. Lo facevano con l’appoggio e la copertura politica. Forse oggi questo appoggio e copertura politica non c’è esplicitamente, ma c’è in compenso una tremenda ignoranza e incapacità, con anche l’illusione di risolvere i problemi con il populismo, convinti che possendendo l’informazione la possano dare a bere a tutti gli italiani.
“Ringraziamo” Bossi & Compagni: sono persone come queste che forse Bossi aveva in mente quando pensava alle sue amate “ronde”? Forse Bossi dovrebbe valutare di candidare la Lega anche a Roma visto che troverebbe facilmente manovalanza per le sue ronde (o squadre?).
Ok… mi sto un po’ scaldando: ma per quanto potremo sopportare tutto questo? Forse il nostro egoismo che ci lega a vedere solo i nostri piccoli problemi quotidiani ci fa abbassare la guardia su certi problemi?
Amici, non nascondiamoci sotto il tappeto o dietro un dito. Le nostre coscienze non ce lo permettono. Reagiamo. Facciamo qualcosa. Scriviamo ai nostri politici, facciamo sentire la nostra voce e indignazione.
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